Marco Delrio

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16/02/1926 – #962

Wedgeville, stamane, è stata clemente, or dalle condizioni atmosferiche ch’han retto ‘l nevischio fino all’ultima mezz’ora di obbligazioni, or dalla semplicità dell’urgenze ch’aveo di che completare ‘n loco. Di contro, la mia vettura pare sul ciglio d’una distruzione, di mezzo a gorgheggi e singhiozzi ch’avrebbero di che preoccupare chiddunque n’esperisca un tragitto giunto. Ho pianificato una visita presso l’officina pe’ mercoledì nelle prime ore della mane, in accordo col signor Tinsteel ch’avrà di che condividere alcune ore d’obbligazioni col sottoscritto nel mentre che l’esperti facciano lo che devono a codesto catorcio logoro. Non m’intendo di vetture, le mie conoscenze meccaniche sono vergognosamente ristrette al mio ruolo di venditore pe’ la Fontprice; chi sa ch’un dì avrò di ch’apprendere anche le minuzie d’un motore di vettura nel dì ch’un cliente del panorama motoristico abbia di che richiedere i servigi della Meanwhile e della Frontprice. Oi, nel meriggio inoltrato, ho avuto di che ultimare l’ultima sessione di riaratura col circolo letterario presso Streamver, in vista dello spettacolo programmato pe’ venerdì presso Floodgate, un paesello a media distanza tra Streamver e Lake Bird. Proprio da quest’ultima m’aspetto ch’il signor Tinsteel, residente a pochi minuti di carrozza, ci degni d’una presenza fuorlavoro di modo ch’anche l’aggiornamenti personali abbiano di che inumidirsi colle chiare della taverna del teatrino. Dubito n’approfitti p’una scappatoia pure la consorte coll’erede ma vi spero intensamente: han scorso troppe lune dall’ultime ciarle giunti. All’ora di chiusa colla Fox Reprise, n’ho profittato pe’ discorrere più leggermente col signor Cauque e la signorina Calvin, macerando in compagnia sulle misere possibilità economiche ch’or avvolgono i nostri cotidiani. Stewart tende a idealizzare le mire del circolo, sottendendone una positiva famelicità di cui farò tesoro ma lassando poco spazio al realismo oggettivo; Florence non s’ha di che moversi d’un peso l’altro della bilancia e la sua omertà riflessiva lassami pensieroso riguardo, dimandandomi se tale apprensione mia sia affetto genuino o strascichi d’un empatia che manomano ha di che sfociare ogniqualvolta. Un poco mi conforta sapere che l’esile rete finanziaria regge a malapena sotto i pie’ di più conoscenti e, didentro, mi sovviene di riconoscere una speme ch’anche l’altri abbiano una spinta qual la mia nel ribaltare la situazione or tragicomica. Ì debbo solo confidare nella pazienza de’ creditori ch’han di che legittimamente bussare all’androne dimandando lo ch’è lor dovuto. Avrò di che sanare a breve, ben lo so. Debbo persistere ‘n questo mio attuale corso diario.