19/07/1925 – #750
Lo strascico de’ pensieri del dì addietro è ancora vivo, e sin dalle prime ore m’è parso chiaro che ‘n avrei potuto ignorarli oltremodo. Ho tentato di dar loro una forma un poco più ordinata, di comprendere se tale mia inclinazione a tenermi discosto dall’altri sia frutto d’una volontà consapevole oppure un mero modo che collo scorrere del tempo ho reso abituale. Più vi torno addosso, più persuàdomi che tale distanza m’aggrada poiché mi semplifica il tratto col mondo, diminuenedo l’impegno che l’ascolto vero richiederèbbemi. Ne’ dialoghi recenti, mi sono visto riconoscere una certa durezza, o almeno una scarsità empatica che ‘n mi è novella. Ho mòssomi pe’ giustificarla richiamando quell’unicità che d’anni mi racconto come peculiare e degna di rispetto, quasi necessaria a reggermi ritto. Tenermi d’un lato, pur emotivamente, m’è parso ‘sì tante volte un modo pe’ ‘n dissipare energie che sento limitate, e ‘n ciò ho scovato una spiegazione discretamente accettabile pe’ procedere senza troppe incrinature. Pure, nel corso della mane, m’è balenato un pensiero che quissà ancora ‘n ho scacciato. Codeste riflessioni non avrebbero ‘sì tanto peso se ‘n mi obbligassi a scrivere ogni singolo dì. Quest’esercizio continuo porta seco moti e motti che, ‘n altra forma di vita, resterebbero indistinti o si consumerebbero sin impronta lassata. Mi chiedo se per vero mi soffermerei tanto su tali mancanze e ritrosie, se ‘n fossi ì medesmo a convocarle sulla pagina con sittanta regolarità. Nel tardo meriggio, avvertendo l’umor mio incupirsi sin cagione immediata, mi sono recato alla taverna di Mark. Ho indugiato sulle chiare con misura, lassando ch’il rumore e le presenza altrui svolgessero ‘l loro ufficio ovattante, sin pretendere nulla più da tale inerzia. In quel luogo almeno la distanza non pesa, poiché non viene messa in questione. Rientrato a sera, non ho placcato conclusioni nuove sulli pensieri precedenti. Resta, di contro, la consapevolezza che questo scribacchiare diario spulcia e amplifica, chiarisce e sa anche insistere. Ben so che contribuisce a dar corpo a immagini ch’altrimenti avrebbero di che star lìvi, marginali, e nondimeno continuo a servirmene.