24/03/1925 – #633
S’è ita più d’una settimana sin ch’ì mi sia imposto di tornare su codeste pagine. Non tornerò a scrivere lo ch’è passato cangiando ‘l dì in capo all’entrate e poco m’importa se vi saranno buchi o errori vari nella compilazione numerica dell’entrate stesse. Oi mi son promesso di spurgare di maniera concreta lo che didentro pare voler scatenarsi strillando. Che sta accadendo, Arthur? Indulgere nelle chiare fin dalle prime ore della mane, lassarsi trascinare dall’impulsi bestiali d’in tra un abluzione e le ciarle colle conoscenti. Dannazione, paremi d’essere regredito a una qualunque creatura da novella, incapace di controllare le proprie brame e la salivazione, smunta dall’agogna pe’ violenze e manifestazioni di supremazia, una qualche bestia sin nome ch’ha lo scopo unico di mantenersi viva e satolla, appagata e stolida. Chi ha preso le mie sembianze al riflettente in codesti ultimi dì? Pare detestarmi, chiunque elli sia, pare tentare di corrodere lo che di sano e incommensurabile ho di che mostrare e vantare all’altri. L’aria entra faticosamente didentro delle cavità nasali, la sento freneticare per rivare ai polmoni e subito sortire sin aver portato nulla che ‘n sia la consapevolezza de’ secondi che sfuggono. Or sono in Bolinthos, fori del teatro adibito alle prove pe’ li spettacoli, oi ch’ho di che supervisionare lo ch’abbiamo costruito nell’ultimi anni colla Fox Reprise, oi che debbo far in modo che l’evento ch’avrà di che prender luogo all’inizio del prossimo mese sia all’altezza di tutte l’ore ch’ho passato a scrivere e aggiustare. Eppure nelle palme v’è solo rabbia, insoddisfazione, pece, urgenza d’urlare ai cieli. Ma urlare che, ebbene, non ne so nulla. Quissà ch’abbia di che stravolgere di maniera inaspettata ulteriori aspetti del mio esistere. Non so. Non sono io, oi. Chi sono, in fine?