14/03/1925 – #623
Non le ho mai dimandato il nome e, ancor stamane, ho evitato di farlo. Inutilmente, per chiaro, e di maniera infantile. Probabilmente ciò è lo che potrebbe pensare ogniqualvolta mi vede giungere in Glasspool e rivolgermi uno de’ sorrisi più solari che spero di ‘ncrociare durante le mie visite pe’ le fabbriche di Hillfoot. Frontai tale questione già qualche mese addietro, ben mi ricordo d’averne tentato di richiamarne il nome udito per caso durante conversazioni alle quali non partecipavo. Or mi pare risponda a Sophie, quissà Simonne. Tutto ciò è stupidamente evitabile se tengo ‘n considerazione che mi vien di che modificare i tragitti pe’ non giungere in Glasspool a orari contorti e rischiare di non incrociarne il guardo. Mi son promesso più volte di tentare d’instaurare una conversazione eppure v’è un qualché che mi ferma ogni volta. Ben so che ciò fa anche parte del carattere ch’ho sempre avuto nell’interazione col sesso femminile, attendendo in maniera attiva, mostrando le che chiaman approcci di maniera ‘sì sotterfugiata che par che sian esse a venirmi contro. Quissà è pure tempo d’approcciare il tutto in maniera differente, or che le mie ricerche e studi sull’ottimizzazione della persona cominciano a fruttare, perlomeno su carta. Che temo, in fondo? Or che sovente letturo la signorina Calvin sulle stesse quistioni, paio un altro individuo se lassato sguinzagliato per le mie, sin occhi familiari a confortarmi nella sicumera ch’ostento con chi oramai conoscemi. E, di più, qual che sia ‘l magnetismo che verso ella m’attrae, dubito sia un qualché che possa spingersi oltre la conoscenza superficiale, maledetta dalla distanza, cesellata e finita dal bagaglio personale che debbo mostrare all’interlocutore dopo poche serie di ciarle. Mostro frequentemente l’opposto di ciò che frulla pe’ le tempie e ‘n codesto aspetto ‘sì grottesco debbo travagliare ancora molto. Già ho esplicato quanto necessiti d’un esteso lavoro in ambito sociale e discorsivo, ì che l’ore oramai solo tra le carte e gli scritti non contole piute. Mi viene ‘l timore ch’ho di che praticare un poco ogni dì pe’ non dimenticare come interagire col prossimo, coi bipedi che ben continueranno a corniciare le mie giornate, sopra di tutto or che la carriera presso la Frontprice diverrà sempre più salda e confermata con ogni uno di codesti aspetti interattivi. Per certo, una definizione del mio proponimento discorsivo e sociale in maniera più efficiente sarebbe un trampolino di lancio sin rivali pe’ tale ascesa carrieristica. Ella, di fatto, potrebbe far da copertina a codesto nuovo libercolo che necessito iniziare a scrivere, lo che narra d’un Arthur che si districa in lo parlato con ‘sì tanta destrezza com’ormai sa fare colli motti su carta.