23/08/1923 – #56
Vi son vespri ‘n cui l’unico conforto parmi venire del fugiglio ‘n cui mesto mi cuccio pe’ scribacchiare dello ch’in pochi_istanti tento d’estrarre del cranio, sin per vero la brama di cronacare un qualché ma più qual stratagemma pe’ lassarmi scorrere ‘n dosso l’ore che mi distanziano dal momento del coricarmi. Chessìa didentro l’idea ch’il dimani porteràmmi un qualché di dissimile di cui essere ben più lieto ‘n paragone all’oi, ebbene, non m’importa poi sittanto, giunto a tal punto. Capitan meriggi ‘n cui v’è ancora l’inerzia ch’hanno i mie’ cogiti all’assenza d’attrito contro ‘l vortice d’illusioni che m’attrae didentro un fosso fatto solo d’immagini d’Ella ed ella solamente, e di tutto lo ch’or compirei ‘n maniera differente; ì vado dilungandomi sovente, in questo diario e ‘n fogliastri d’altrove, dello ch’ho avuto di ch’apprendere della storia che abbiamo ‘n due condiviso nell’ultimi anni precedenti all’incipire di tale effemerida. E pure par ch’ì non riesca a decidere s’il mio continuare pei dì abbia di che ser meschino nel piagnucolio afflitto o s’ho di ch’infatuarmi della nostalgia e bracciarla sin biasimi o rimorsi. Ne convengo ch’in tale bivio, la tendenza mia volga piute verso l’antecedente, o già ‘n sarei quivi a discuterne. Vi sarà un dì ch’avrò di che scorrere ‘l dito sulli scritti nel tentativo di trarne un qualché di prezioso, quissà, ma l’ignoto tempo ch’ho di ch’attendere prima d’una tal epifania destabilìzzami oltre lo ch’avrei desiderato, nonostante l’immonde promesse d’un vivere miserabile fatte nella priscia dell’attimi caldi. Or ch’il gelo cala cheto e inesorabile, tuttavia, v’è un retrogusto salmastro ‘n questa solitudine oggettiva ch’in fondo pareo cercare e rincorrere. Par ch’ì viva d’ossimori e contraddizioni ‘n questi motti. Onnò.