12/04/1926 – #1017
L’appartamento mi compagna ancora dormito ‘n quest’ora presta. L’occhi s’han aperti sin trilli esterni un mezzora fa e, pe’ quanto utile ne’ prossimi dì, oi avrò di che sentire la nostalgia del sonno nel meriggio. Quissà avrò la maniera di spengere un poco il cranio poscia ‘l desino, frattanto che Lilian s’occuperà dell’attività che l’accademia làssale pe’ ‘l fine di settimana. Ierdì ha scorso celermente, vuolsi pe’ le faccende domestiche ch’ho intrapreso sin Ada di torno, vuolsi pe’ l’ore chete che ‘n sono mai sufficienti ne’ dì dediti al ricupero. Ì e Lilian non abbiamo avuto contatti esterni e vi sono state molte occasioni ‘n cui abbiamo potuto ciarlare trannòi di maniera leggera. Credo di parlare per ella pure quan dico che ne bisognavamo non poco. Oi quasi stento a discorrere d’altro che ‘n sia l’inerzia del dì innanzi, quasi a ‘n volere oltrare ‘l confino dell’obbligazioni che da dimani partiranno ancora, neppure col cogito. Non sono venuto ancora a capo delle mie prossime decisioni sul circolo letterario: aveo nel cranio l’idea ch’il fine di settimana m’offrisse una prospettiva lucida e consona con lo ch’ho di che fare dimani, ch’il circolo riunìscesi ‘n Streamver qual ogni settimana, m’ancora tentenno quasi temendo una risposta che, di contro, m’è già palesàtasi ne’ giorni addietro. Tuttavia, la spirale d’emotività debbo tenerla fuori di tali considerazioni, ch’in fondo, com’ho predicato anche all’altri, debbo frontare ‘l progetto qual missione di travaglio – e ben ha poco di ch’esistere la mia emotività ‘n una serie di travagli. Vi sarà modo di decidere un qualché, oi, una volta ch’avrò quell’ora, circa ‘l vespro, ov’il ragionare cauto e mirato ha di che prendere parte e, quissà, v’è anche un qualché d’epifanico che debbo raggiungere pe’ sorvolare sull’ultime alterazioni avute in prossimità dei membri. In uno scenario ideale, i membri hanno continuato nel progetto colla stessa misura che garantisco ì stesso durante le settimane scorse, ma poco vi conto. Ben so quanto ‘l progresso costante dipenda dal sottoscritto, nonostante le maniere mie poco ortodosse e chete. Pe’ quanto riguarda, di contro, il contorno, ha fatto capolino l’idea di bassare il cartellino d’acquisto dell’appartamento, di circa dieci lingotti d’oro. Parecchio, ben lo so, ma credo ch’una fuga verso Powles si faccia sempre più necessaria – sopra di tutto poscia l’ultimi inquinamenti acustici de’ dintorni quivi, fatto a cui paio ser sempre più sensibile. Vero è che ‘n tollero un silenzio assoluto, ov’il core si fa colonna sonora di parpasso ai respiri, ma ‘n paio sopportare l’incontrollabilità de’ suoni del mio ambiente circostante. La periferia di Powles, probabilmente, porrìa offrirmi una base molto meno chiassosa lassandomi la decisione d’aver di ch’esperire ‘l centro urbano se lo desidero o l’isolamento d’ogni tipo di ciarla e verso del mondo. Ben passo pe’ rumori e voci durante ogniddì, col travaglio che possiedo d’uno stabilimento all’altro, e rincasare ‘n una quiete rigida e costante pàremi benedizione omai, cosa ch’in Lylcoin non ottengo vista la posizione dello stabile e la densità di popolazione di torno. Ierdì ho ceduto a qualche chiara ‘n più dello che m’ero promesso e n’ho fatto tesoro; oi, tuttavia, avendo terminato ‘l nettare, non vi sarà maniera di trasgredire le promesse fàttemi. Ciò vale per la pipa pure, che continuerò a tenere ‘n scacco fuor de’ pasti. Ramméntomi sempre ch’in fine cessare tali vizi permane come mira annuale ch’ho impostomi qualche mese addietro. Se ‘n è aprile, quissà maggio. Ma riverà, non vi saranno mire lassàte intoccate. Non più.