Marco Delrio

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22/03/1926 – #996

Ier son giunto ‘n Streamver alla terza ora del meriggio poscia una breve sosta presso la bottega di Lylcoin pe’ recuperare tre fiaschette di chiara da trarre meco pe’ un bronzo e qualche pricciolo, qual fosse acqua di fonte. Le future tappe per darmi sollievo ai servizi, durante ‘l meriggio, sono state un frequente impedimeento tragicomico. Colla truppa, successivamente, siamo giunti presso il teatro alla quinta ora del meriggio, co’ quintali d’attrezzatura di scena di che scaricare e rimontare. Pareva fossimo l’unico con sittante cianfrusaglie pe’ uno spettacolo. Maddison, la sovrintendente del teatro, m’ha mozzato casi ‘l fiato colla sua presenza cordiale e goliardica, e l’aspetto ben curato. Ho notàtomi tentare di crociare il guardo suo ogniqualvolta ella s’approssimava sebbene la folla ch’aleggiava di torno ben possedesse invidui ch’aveano ben più d’offrire d’Arthur. Orbene, le fugaci seguenti conversazioni a brandelli con ella durante la sera m’hanno ‘n seguito confermato ch’il lampo attrattivo fu solo una reazione al bel viso e al dresso conciato; poc’avea l’indole e ‘l carattere suo di che spartire meco. Non poteo d’ogni modo non menzionare codesta parentesi. L’attesa pe’ lo spettacolo s’è mostrata più clemente dello ch’aveo maginato: v’erano individui d’ogni età e classe sociale, figuranti ed esperti, taluni colla brama d’accalappiarsi qualche ciarla assennata, talaltri chini all’angoli delle quinte a tentare di rimembrare i propri brani. Poscia le consuete remore iniziali, ì stesso tendo ad alcuni convenevoli e rimarchi ch’hanno di ser percepiti com’estroversi, pe’ quanto ossimorico poscia tre anni di effemerida che strilla il contrario. Tuttavia, tali contesti debbono ser considerati colla vena impiegatizia e trattare l’espansione artistica qual travaglio ha di che fornire prospettive ben differenti rispetto al mero passatempo ludico. Codesta è una delle linee di pensiero che tento d’instillare all’altri membri didentro la Fox Reprise. Vi erano parecchie facce note – un segmento de’ nostri proseliti han occupato ‘l vespro solo coll’evento previsto – ed ho notatomi indossare ‘l medesmo viso ch’utilizzo presso apoteche e fabbriche, ov’il mio talento nel disegnare un ghigno genuino e interessato ha di che rivaleggiare tutti i teatranti presenti ‘n loco. Venendo allo spettacolo ‘n sé ho poco di che dire: l’altri membri di fatto hanno di che ser orgogliosi pe’ la messa in scena e l’esecuzione e non trattengo l’elogi quand’hanno di che meritarli. Ì ho raccolto i frutti a seguire – in contrasto coll’altri ch’hanno di che rammentare l’ora sul palcoscenico piute d’ogni altra cosa – ch’eran parecchie lune che ‘n aveo di che stringere mani e recuperare contatti ‘sì a dismisura poscia un’esibizione. Lìvi giace ‘l mio compenso: l’individualità seppur sparsa e sparuta dell’apprezzamenti precisi, genuini e interessati, pe’l sottoscritto vale dieci volte d’una folla ch’applaude pe’ automatismo o convenzione dissotto de’ gradini del palco. Eppoi, l’ora s’è fatta tarda. O, quanto detesto le membra intorpidite, l’occhi a mezz’asta, la voce arida e ‘l dresso stropicciato ch’ha sol brama di finire ‘n terra. Son giunto a casa di torno la prima ora del dì appresso, oi ossia, e m’ho lassato spengere ‘n tino. Stamane Lylcoin piange qual infante scomodo ed ì e la fantesca abbiamo di che nettare quarti e sbrigare qualche faccenda. Ella ancora zompetta quiellì nel tentativo di lassare l’appartamento lustro entro l’ora del desino. Ì m’accosto ad ella ancora qualch’ora e, s’il meteo avrà di che ser d’accordo, aveo previsto un incontro con la signorina Calvin nel medio meriggio p’una chiara e qualche ciarla sin impegno.