07/03/1926 – #981
Non v’è molto di che narrare, oi, ch’il mio stato malfermo ha posto un ostacolo ben arduo da valicare pe’ compiere lo che m’ero promesso di fare; la mane ha incipito colla mia condizione fisica precaria ch’anelava gotto poscia gotto di arabica, qual fosse una panacea che m’avrebbe trascinato verso un benestare non divinato. Nulla di più contrario. I tremori febbrili ei ripetuti colpi di tosse hanno avuto di ch’elidere la pianificazione odierna ed ì, mesto e sconsolato, ho dovuto accettare tale condizione. La mane spesa dissotto di spessi dressi e sittato allo scrittoio ha avuto, tuttavia, un effetto benevolo; non che la mia produzione creativa, oi, abbia di che ser la che solgo vedere ne’ dì usuali, ma ben poco vi mancava. Ed ì non posso ch’esserne lieto. Rendere produttive le mani e i meriggi ov’il corpo casi s’oppone al moto è cagione d’orgoglio. Nell’ultimi giorni, quissà ‘n ne ho narrato quivi, ho terminato alcune sinfonie, sebbene tale esercizio non fosse previsto ‘n le mire annuali o nella pianificazione settimanale che disegno ‘l fine di settimana. Vi sono stati spurghi ispirazionali ch’hanno meritato la mia attenzione ed ì ho lassato che lo stilo s’affacendasse sin remore. N’è sortito un libello di sinfonie, nemmeno breve, che lasserò all’editore alla prima occasione disponibile. Nulla ch’abbia di che restare nell’annali de’ grandi componimenti, ma debbo ammettere che vi sono alcune prospettive melodiche ch’hanno il proprio piglio originale. Ho dedicatomi alla creazione del materiale pubblicitario pe’l circolo letterario, in vista dello spettacolo di fine mese ‘n Bolinthos. Ho spedito una bozza delle rappresentazioni grafiche ai colleghi coordinatori ed attendo ancora un responso sull’idoneità dei manifesti ch’ho creato. L’ora è presta ma v’è una parte dimmé ch’anela quasi già ‘l giaciglio e temo sia dovuto alla mia infermità passeggera. Non so bene chi debbo ascoltare, orora, s’il mio macilento corpicino infreddolito o ‘l senno delle mie solitanze che pretendono almeno la ventunesima ora pe’ considerare ‘l reposo. Ben venga ch’ì sia riuscito inoltre a scribacchiare un’entrata pe’ questo diario, d’altronde. Dimani confido ‘n una condizione quasi normale, s’il cielo vorrà, ed aveo pensato d’invitare la signorina Calvin p’un cordiale e due ciarle. È molto tempo che ‘n condivido ‘l mio meriggio sin travaglio con individui e voci che ‘n siano Lilian. Cesso, son eccessivamente stracco.