21/02/1926 – #967
Orbene vengo di dar conto al tempo in le mani che seguono le vicissitudini teatrali, poscia vespri d’ore tarde, scure a ettolitri, baraonde goliardiche e fatiche di corpo e mente. Son rivato ‘n April Street ch’era già ‘l dì appresso, ossia oggidì, una o due ore dopo l’incipio, non rammento. Ho tiratomi indosso un copertoio spesso e m’ho lassato spengermi sul sofà del tino sin la pretesa d’una qualsivoglia sveglia. Il cranio pulsa e ricòrdami ch’anche i gotti d’acqua e l’astinenza dal tabagismo reca i suo’ benefici. Lo spettacolo ‘n Floodgate ‘n è stato de’ peggiori ma v’è molto di cui pentirsi al venire della lucidità postuma: parecchi falli della mia esibizione avranno di che tormentarmi cotidianamente fin’al prossimo appuntamento intrattenitore, previsto p’un mese di distanza – su d’esso ne confabulerò colle pagine nelle settimane ‘n arrivo. Debbo ammettere, in vece, ch’i membri della Fox Reprise hanno compiuto un ottimo lavoro, sopra di tutti Jerome, Stewart e Flo hanno di ch’essere fieri della prestazione offerta. L’attendenti s’han mostrati calorosi e comprensivi coll’opera proposta, pe’ quanto sia omai inusuale ch’un gruppo teatrale offra componimenti originali alli spettacoli serali. D’un lato, v’è una convinzione ancor più consolidata ch’il mio ruolo abbia di che scostarsi dai legni del palco ed operare nell’ombre della scrittura e coordinamento scenico, oltrecché lo della composizione sinfonica in la quale paio aver sviluppato abilità invidiabili poscia quest’ultimo ventennio d’esercizio ed affilatura. Lunedì vi sarà la settimanale riunione presso il circolo ‘n Streamver ov’avremo di che riesaminare ‘l tutto co’ ciarle leggere e sin la tensione ch’ha di che influenzare i giudizi ne’ giorni delli spettacoli. Confido che vi siano ulteriori lezioni di cui tesorare a seguito de’ confronti ch’avremo di che esporre in la saletta della Fox Reprise. Oi, di contro, non ho granché di ch’occuparmi: l’agendicola che mi compagna in l’attività diarie mostrami un viso gianco e vacuo, un poco com’immagino l’espressione ch’or mi s’è dipinta ‘n volto pe’ lo stremo. L’ora è ancor presta e s’avrò di che fare un qualché si limiterà alla scesa pe’ rifocillare la mia scorta di cicche – or ch’il vizio compagnerà ‘l periodo del progetto Kryomont – e, quissà, un balzo alla taverna di Mark ov’avrò di che spengere ‘l cogito chinato sul bancone. L’anni hanno una maniera antipatica di farsi contare; ed ì ancor non ho compreso qual sia l’antidoto pe’ tali rughe di consapevolezza.