Marco Delrio

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27/01/1926 – #942

Non mi dilungo anch’oi sulle zonze ne’ dintorni di Naught Port e Greenrice checché v’è poco di che narrare, per vero, salvo quissà un poco di contento personale p’aver concluso l’obbligazioni previste per la mane. Un telegramma del signor Tinsteel mi conferma l’avvio d’alcune nuove attività in fabbrica per alcuni clienti minori che da quest’anno fanno parte del portafoglio della Frontprice; ancor non mi so muovere riguardo e attendo l’avvento della settimana successiva pe’ tastare ‘l terreno e aggiornarmi colle richieste specifiche d’ognuno. In Lylcoin v’è una temperatura rigida e spietata e mi trovo a scribacchiare ‘l dì sittato allo scrittoio ‘n un silenzio ch’or paremi impaziente. V’è quasi ‘n sospeso un pioggino di contrattempi ch’attende dì ov’ì sono meno preparato alle intemperie per interferire coll’umore paradossalmente positivo dell’ultimi dì. Ho già discusso ‘n precedenza delle fatiche cotidiane nell’aspetti svariati del mio esistere e, pur di questo, non mi dilungo. Medesmo approccio pe’ lo spurgo di chincaglierie che sto effettuando a tempo perduto. Di che discorro, orsù? Ch’in fondo, carissimo diario ch’oramai da anni mantieni un pezzetto d’Arthur, la sfida maggiore dì per dì par essere ‘l mantenere tenacia e disciplina ‘n lo che fo’. Or che ben so quali sono le mire, i percorsi – ‘sì pàremi – ch’ho di che seguitare, ebbene, non viene a sfarzi e tromboni ‘l movermi costante e sin deterrenti pe’ le giornate. V’è di che ingoiare i vizi, la brama di coricarsi, l’anelo all’urlo talvolta, e in fine costringersi al perseguire lo ch’un individuo ben letto e sano com’ì professo d’essere ha da seguire. Il mero gittarmi dosso di questi gianchi volti affamati è grande orgoglio, eppure ben so ch’è minima cosa e minuto scalino ‘n lo ch’ogniddì ho di che scalare. S’avessi di che contentarmi di tale riuscita, ebbene, ì sarei lo che tiene memorie, che svanvera dello ch’altri, in vece, fori vivono. ‘Sì non mi garba, e so bene che non alletterebbe alcuno. V’è di che apprendere, tuttavia, come divincolarsi dell’ostacoli che si pongono fra me e la tanto agognata disciplina stoica e rigorosa che ben predico ma ch’a malapena tango, stringo e attuo.