21/01/1926 – #936
Il tragitto ch’ha riportatoci ‘n Hillfoot ha concessoci ‘l colpo di grazie, a me e al signor Cauque. L’energie sono deplete e confido ch’il sonno, al buio ch’ha da rivare, sia ristoratore e sereno. Serbo i mie’ dubbi, oramai. Profitto d’una mezz’ora allo scrittoio pe’ la cotidiana sciorina, tentando pure d’alleviare un poco ‘l peso d’alcuni pensieri nel cranio. Vi sono molte quistioni ‘n sospeso che ‘n ho la condizione pe’ frontare, al momento, ma che verranno novamente a bussare all’uscio ne’ prossimi giorni. Tra queste vi sono alcune organizzazioni pei nuovi impegni che Lily occuperà nel meriggio dei venerdì, ov’ella, partendo dallo che viene, incipirà un apprendistato ‘n un circolo teatrale come figurante e studiosa, più dettagli sarannomi disponibili appena avrò ‘l modo di ciarlare un poco con ella; vi sono alcune urgenze economiche cui debbo ottemperare nel minor tempo possibile che stànnomi facendo considerare l’ultimo ragionamento effettuato coi Parker, nel fine settimana ito da poco: i quarti d’April Street cominciano e essere piuttosto ridotti pe’ l’evoluzione di Lilian e la prospettiva ch’in futuro trascorra molto più tempo ‘n Hillfoot. Una delle soluzioni più efficaci, sebbene intrisa di gabule e burocrazie, è la della vendita dell’intero appartamento ov’or dimoro, lo che mi sta ospitando da un lustro esatto, e spendere alcune lune pe’ trovare un loco più adeguato e consono alle necessità della mia saltuaria coinquilina. Colle mire annuali ‘n corso e le fatiche d’un allineamento soddisfacente, tale argomento arreca più spavento ch’ottimismo ma debbo anche dar conto al fatto d’essere appena venti dì didentro di quest’anno e v’è modo pe’ ricalibrare la situazione ‘n una maniera meno orrifica. Vi sarebbe di che chiedere un supporto persino ad Ada, Flo e i Parker, se tal ipotizzare divenisse ben più concreto e imminente. Avrò di che ragionarne molto ancora, ne sono ben certo. Dimani m’attendono l’obbligazioni in Wedgeville, transiti ‘n temperature molto meno compiacenti che, però cominciavano a mancarmi, quissà pe’ via della minore energia fisica che tal compiti lavorativi mi richiedono. Pur vero è ch’ho di che recuperare codesti tre giorni ‘n Lakelike e non vi sarà pietà se non terminassi tutte le tabulazioni a tempo debito. Sopra di tutto ‘n codesto periodo di difficoltà nell’ottenere risarcimenti pecuniari pe’ l’attività omesse o posposte. Mi sono azzardato, in giornata, a lassare al postino una missiva pe’ la signorina Rommer, ove mi limito a dimandare dell’ultime nuove, se ve ne fossero, e della sua condizione attuale. Nulla di cui ciarlare, a dire ‘l vero, ma erano mesi che non v’erano aggiornamenti su tale fronte. Probabilmente ‘l suo genetliaco ‘n arrivo ha punzecchiatomi a sufficienza pe’ cedere a un poco di socialità sin fini. Orora, di contro, attendo Ada, confidando che la di lei presenza possa motivarmi a un rassetto ben più che necessario dell’ambienti quivi, di modo da facilitare, perlomeno ‘sì spero, il tant’agognato reposo ch’abbisogno. E ben n’ho bisogno.