24/07/1925 – #755
Ho compiuto alcune faccende ‘n Lylcoin, movendomi a passo smunto pe’ vie che già conoscevo sin saperne nome ma solo volto, e lassiando ch’il tempo s’adattasse al mio procedere più di quant’ì m’adattassi a lui. Il passeggio m’è servito a poco sul piano dell’utile, e assai su quello dell’osservazione, ché le strade, quando ‘n dimandano fretta, concedono alli sguardi di posarsi ov’altrimenti scivolerebbero via. Ho crociato molti visi, alcuni chini sulle proprie urgenze, altri sospesi ‘n un’attenzione vaga, e ‘n ciascuno m’è parso di riconoscere un moto già avviato, un corso che seguitava diritto sin avvedersi di me. Vi sono individui che camminano come s’il suolo stesso le chiamasse, altre che paiono trascinate d’un pensiero posto sempre un poco più ‘n anticipo del passo. L’ho mirate sin protratto indugio, sapendo ch’‘n avrei serbato memoria alcuna di loro, e tuttavia cogliendo ‘n ciascuna un frammento d’intento, una direzione che, pur ignota, risultava ferma. M’è occorso di pensare ch’ognuno d’essi seguisse una calle che difficilmente verrà a intersecarsi colla che tengo, e che tale mancarsi sia norma più ch’eccezione. Le vite scorrono fiancate, si sfiorano talvolta, ma raramente s’arrestano l’una per l’altra. In codesto ire, m’è parso ben chiaro quant’ì stesso proceda su un sentiero che s’è fatto manmano più solitario, non sempre pe’ deliberata rinuncia, ma p’una serie d’allineamenti evitati che col tempo s’induriscono ‘n solitanza. Le genti incontrate ‘n Lylcoin proseguivano sin darmi conto, e ì, di fondo, faceo altrettanto, con una naturalezza che non m’ha destato rammarico né sollievo. È un equilibrio cheto, lo del transito sin contatto, che permette di incanalarsi frall’altri sin lassare impronta e sin marcarsene. Rientrando, colle bisogne assolte e ‘l capo più sgombro di quanto m’aspettassi, ho accolto tale constatazione sin opporvi resistenze alcune. Ben venga ch’i percorsi restino distinti, che le traiettorie si consumino ciascuna nel proprio corso, sin crociarsi solo per errore o bisogna. V’è una forma d’ordine che, pur priva di conforto, mi riesce sopportabile.