Marco Delrio

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17/04/1924 – #293 · 01/05/1924 – #307

Ricostruzione congetturale del periodo #293–#307
(17 aprile 1924 – 1 maggio 1924)

Tratto da: Theodore Brooke, The Quiet Machinery, Vol. I (Hillfoot University Press, 1998)

I. Una lacuna dichiarata

Fra la #292 del 16 aprile 1924, un appunto sparso scritto alle 22:07, e la #308 del 2 maggio 1924, il corpus presenta un vuoto di quindici entrate. A differenza delle lacune del Libro Primo, questa non è un silenzio che va interpretato per sottrazione. Arthur, alla ripresa, ne fornisce una diagnosi completa e spietata, con una lucidità che il cronista ha il dovere di prendere alla lettera prima di procedere a qualsiasi congettura.

“Due lunghissime settimane sin aver avuto il tempo, la voglia o la forza di pormi a scrivere su questo libello.” Le tre cause sono elencate in ordine di crescente gravità: il tempo mancava, la voglia pure, e infine la forza. Arthur aggiunge, quasi immediatamente, una quarta: il corpus stesso, “ormai di 'sì tante pagine”, ha contribuito al latitare, come se il peso materiale del diario fosse diventato un ostacolo alla sua prosecuzione. E poi la diagnosi si stringe: la partenza del progetto Kryomont, gli orari “completamente stravolti”, le “peripezie vorticose” delle finanze, e la “salute mentale tornata a camminar sin ritegno su’n filo teso sopra d’un baratro scuro”. Le parole non lasciano margine. Arthur non è semplicemente stanco o pigro. È crollato.

II. Ciò che precede

Le entrate che conducono alla lacuna documentano un uomo che sta accelerando verso un muro. La #290, scritta la domenica 14 aprile, è un inventario di fragilità: tosse notturna causata dall’eccesso di alcol e tabacco, l’ultimo bicchiere di chino “ch’avrei potuto evitare”, la consapevolezza che la spirale è “autodistruttiva” e la promessa di porvi rimedio. Nella stessa entrata Arthur descrive il progetto di acquistare una vettura per facilitare gli spostamenti fra le contee, un’ambizione pratica che tradisce la consapevolezza di quanto il lavoro stia per intensificarsi. La giornata si chiude con la previsione del lunedì: Wedgeville come prima di tre tappe, Pynenuts come ultima. “Sarà il colpo di grazia.”

La #291, datata 15 aprile, è scritta alle 20:02 ed è la prima giornata del progetto Kryomont. Arthur si è destato alle tre del mattino. Si è recato all’officina delle vetture di Lylcoin. Il testo si interrompe a metà frase, con la nota editoriale: “lo scritto si interrompe”. È un dato materiale di prima importanza: il manoscritto della #291 esiste ma è incompleto. Arthur ha cominciato a scrivere e ha smesso, oppure la parte restante è andata perduta. In entrambi i casi, la frattura è fisica, non solo psicologica. Il flusso di scrittura che aveva accompagnato Arthur fin dal giugno 1923 si spezza qui, nel mezzo di una frase, nell’atto stesso di raccontare la giornata.

La #292, l’appunto sparso del 16 aprile, è l’ultimo testo prima del vuoto. Solbourne ne potrà offrire una lettura più minuziosa di quanto competa al sottoscritto, ma il cronista non può ignorare il contenuto: una scena domestica di degrado, un ambiente sporco e stantio, un “recipiente d’oppio su la credenza” che “restava dove 'l dito l’avea scartato”. L’oppio non è nuovo nel corpus come sostanza del mondo, ma la sua comparsa in uno sparso scritto da Arthur alla vigilia di un crollo psicologico merita di essere registrata senza speculazioni indebite. Che lo sparso sia autobiografico, onirico o puramente letterario, la sua collocazione cronologica non è casuale (Solbourne, 1997).

III. Le due settimane

La ricostruzione dei quindici giorni mancanti si fonda quasi interamente sulla #308, che è, fra tutte le entrate di ripresa dopo una lacuna, la più esplicita e dettagliata del Libro Secondo. Arthur vi fornisce un elenco delle cause del crollo che vale la pena scomporre.

La prima causa è operativa. Il progetto Kryomont è partito e ha stravolto gli orari di Arthur. Dalla #290 sappiamo che il primo intervento era previsto per il 15 aprile, con una levata alle tre del mattino e una giornata di tre tappe. Dalla #309, scritta il 3 maggio, sappiamo che gli interventi inventariali presso le fabbriche dell’Activa Corp. hanno richiesto turni fino a mezzanotte, con Claudette e Stewart al fianco. La #312, scritta il 6 maggio da Sheer Valley, conferma che il progetto ha portato Arthur lontano da Lylcoin per notti consecutive, in alloggi scomodi e senza le sue solitanze. È ragionevole concludere che le due settimane del vuoto siano state occupate da un’attività inventariale ininterrotta, con spostamenti quotidiani fra le contee, orari dilatati e nessun margine per sedersi allo scrittoio.

La seconda causa è finanziaria. Le “peripezie vorticose” delle finanze non sono generiche. Nella #290, Arthur menzionava la necessità di risparmiare i congedi dall’impiego e il tentativo di procurarsi una vettura. Nella #308, parla di aver “sfiorato la corona” nel mercato finanziario prima di “perdere l’instabile equilibrio”. Nella #331, scritta tre settimane dopo la ripresa, precisa di aver dovuto “contattare un lontano conoscente gestore di fondi e rinsavire il mio patrimonio temporaneamente”. La crisi finanziaria del periodo è dunque duplice: da un lato lo sfasamento fra attività e retribuzione che già conoscevamo dalle entrate di gennaio, dall’altro un investimento o una speculazione andata male che ha eroso le riserve. Arthur non entra nei dettagli, e il cronista non ha modo di ricostruirli, ma il quadro è coerente con un uomo che, nel tentativo di accelerare la propria stabilizzazione economica, ha preso un rischio e l’ha perso.

La terza causa è psicologica. Arthur scrive di essersi trovato “le mani legate ai talloni, rannicchiato 'n un fugiglio polveroso a conversare meco”. L’immagine è di una contrazione totale: il corpo piegato su se stesso, le mani che non possono agire, la conversazione ridotta a un monologo interiore. La dottoressa Nauer ha dovuto “ricorrere a lunghe sedute col mio ego”, il che indica che le sessioni terapeutiche si sono intensificate durante il periodo del vuoto, non dopo. Arthur non ha smesso di vedere Camille. Ha smesso di scrivere, ha smesso di gestire le proprie finanze, ha smesso di reggere il ritmo delle obbligazioni, ma le sedute con la dottoressa sono continuate, probabilmente come unico argine rimasto.

IV. Lo sparso e il vuoto

La posizione della #292 nel corpus merita una riflessione di metodo. È l’ultimo testo prima di quindici giorni di silenzio, ed è uno sparso, non un’entrata regolare. Il pattern è lo stesso delle lacune del Libro Primo: prima del vuoto estivo (#58–#98), le ultime entrate erano gli sparsi #54 e #55; prima del vuoto novembrino (#121–#164), le ultime erano gli sparsi #119 e #120. Ogni volta che Arthur si avvicina a un periodo di silenzio, la scrittura abbandona il registro cronachistico per quello lirico, come se il diarista cedesse terreno gradualmente, prima rinunciando ai fatti e poi rinunciando anche ai simboli. La #292 è il punto in cui anche i simboli si spengono.

V. La ripresa e il nuovo Arthur

La #308 non è solo una spiegazione del vuoto. È un programma. Arthur scrive da Bleedbig Street, dal “piccolo ufficetto” che ha riordinato e tirato a lucido, dove intende isolarsi nei mesi a venire per “costringersi a lavorare su tutti l’aspetti che ancor tormentano il mio essere”. Il trasloco operativo dallo scrittoio di April Street all’ufficio di Bleedbig Street è un dato concreto che il corpus non aveva registrato prima di questa data: Arthur si è procurato uno spazio di lavoro separato dall’abitazione, il che implica un investimento, per quanto modesto, e una decisione di ordine pratico che contraddice l’immagine dell’uomo rannicchiato nel fugiglio polveroso. La crisi ha prodotto, come le precedenti, un riassetto.

L’elenco delle debolezze che Arthur stende nella #308 è il più sistematico del corpus fino a questa data: l’“insufficienza caratteriale”, gli “strascichi irrazionali per Valerie”, l’incapacità di stabilirsi economicamente, la “propensità all’isolamento sociale”. Non è un lamento. È un inventario, scritto con la lucidità di chi ha toccato il fondo e sta catalogando i detriti. Arthur nota che “quissà ho sottovalutato l’influenza ancor materiale e somatica ch’il fanciulletto percosso e deriso che fui ha di modo ancora sui miei cotidiani”, una frase che apre per la prima volta nel diario una connessione esplicita fra il passato infantile e le difficoltà del presente.

La chiusa della #308 è combattiva in un modo che le chiuse delle lacune precedenti non erano. Dopo il vuoto estivo, Arthur riprendeva con una “palude vischiosa”. Dopo il vuoto novembrino, con la promessa di “domesticar le tempeste emozionali”. Dopo il capodanno taciuto, con un ottimismo cauto e una frase sulla strada che forse è quella giusta. Qui il tono è diverso: “Non v’è singolo fallimento che possa far impallidire la maestosità delle mie mire a lungo termine.” Arthur sta dichiarando che il crollo non lo ha convinto a ridimensionare le ambizioni. Lo ha convinto che le ambizioni sono più grandi di qualsiasi crollo. È una posizione che può essere letta come resilienza o come hybris, e il corpus dei mesi successivi fornirà elementi per entrambe le letture.

VI. Ciò che resta

Di quindici giorni possiamo affermare quanto segue. Arthur ha lavorato intensamente per il progetto Kryomont, con orari estenuanti, spostamenti fra le contee e turni notturni. Ha subito un rovescio finanziario di natura non precisata. Ha attraversato una crisi psicologica che la dottoressa Nauer ha trattato con sedute prolungate. Ha smesso di scrivere il diario, non per scelta programmatica come nel capodanno taciuto, ma per esaurimento delle risorse. Si è procurato un ufficio in Bleedbig Street, separato dall’abitazione di April Street, come spazio dedicato al lavoro e alla ricostruzione.

Ciò che non possiamo affermare è la cronologia interna del crollo: non sappiamo se il cedimento è stato graduale o improvviso, se ha avuto un singolo innesco o una somma di fattori simultanei, se il punto più basso è stato raggiunto nei primi giorni o verso la fine delle due settimane. La #291 interrotta e la #292 con il suo oppio sulla credenza suggeriscono che il collasso era già in atto il 15 e il 16 aprile, ma non sappiamo quanto si sia protratto né come ne sia uscito.

Sappiamo solo che il 2 maggio Arthur è seduto al suo scrittoio nuovo, in un ufficio pulito, con una lista di debolezze da affrontare e una determinazione che, questa volta, non si esprime come promessa ma come constatazione: “cada volta che mi ritrovo alla base della scala, paion sempre più bassi gli scalini”. Non sta promettendo di non ricadere. Sta dicendo che sa ricadere meglio.