18/08/1923 – #50
Allison suole visitarmi sovente ora che so con certezza che ‘n tornerà più, e ciò m’è parso strano sin dal primo affacciarsi del cogito riguardo. Quand’era ancora possibile, quand’ella dimorava nel novero delle presenze date per stabili e inamovibili, la mente mia sapea come divagare altrove con facilità disarmante. Oi che il ritorno è escluso, il ricordo sovviene con una geometria che m’inquieta, come se la perdita avesse legiferato una chiarezza che prima rifiutavo di concedermi. Mi sorprendo a pensarla senza speme, e proprio per tal motivo, quissà, con una nitidezza che mai le aveo riservato. V’è in ciò una lezione che l’uomo apprende sempre tardi, che le fortune più grandi si van consumando nella silente abitudine. Ciò che credeo saldo e garantito non dimandava riguardi, per questo venia lassato ‘n disparte. Ho compreso sol ora quanto dessi per scontata la onnipresenza d’Allison, quanto la sicurezza mia nel suo esserci mi dispensasse dal custodirla qual gemma rara. È facile e semplice, pare, riconoscere il valore d’un qualché quand’esso è perduta, ed è agro constatare quanto tale riconoscimento giunga sempre fuori de’ limiti temporali graditi. L’evasione ‘n Fairing, un viaggio ch’allora giudicai lieve e privo di particolare rilievo, picchietta spesso d’in tra le tempie. Ho ancora molte fotografie di que’ dì, scatti presi sin anelo di cronistoria, solo spasso, come si fa quan si presume che vi sarà sempre occasione di rifarne di novelle. In quelle immagini Allison appare come parte simmetrica della mia figura, quasi elemento costante che ‘n necessita d’essere fissato coll’occhi differenti. Rimirandole ora, m’accorgo che ciò che vi traspare ‘n è tanto ‘l loco, quanto la mia distrazione. La presenza della mia metà era ‘sì ovvia da divenire invisibile, ed ì, convinto d’aver tempo a sufficienza, mai aveo pensato ch’un dì avrei dovuto imparare a starne privo. Questo, quissà, l’aspetto che più m’opprime: l’idea che l’assenza richieda una sorta d’apprendistato. Mai m’è stato insegnato al solitare ‘n una vita ‘n cui Allison non figura, e di contro, mi trovo a farlo, ogniddì. Pensarla ora, con la consapevolezza che nulla verrà a correggere l’errori miei del’l’anni iti, rende ‘l ricordo più composto e insieme più gravoso. Permane la certezza che ciò ch’ho perduto ‘n era fragile per natura, ma reso tale dalla mia stolida incuria egocentrica. E cotanta consapevolezza, piute d’ogni nostalgia, è quanto mi compagna nel memorare d’ella.