Marco Delrio

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22/07/1923 – #23

Sto raccogliendo le pile di fogli sparsi pe’ l’intere librerie ove solevo stipare le mie divagazioni sin meta o logica collo scopo d’apporre in fine tutto per iscritto in un solo spazio ad esse dedicato, scevro della preoccupazione di tornarvici per una rilettura, per le correzioni casi certamente dovute e per le riconsiderazioni ch’infine parranno a lor volta pleonastiche. Questo impavido quaderno rilegato ad opera d’arte vorrìa ser meramente un altro cassetto ‘n qual gettar il cotidiano tangibile, la nenia d’un viver che mai par alto e ‘l rispettivo tumulto che di dentro scellera e che ‘sì pochi per vero lassan strabordare. M’accingo a copiar, in questa prima parte frammentata, questo insolito avventurarmi ove quissà mai finii, nanche pe’ sbaglio, sin contar appena liriche e brevi novelle scadenti ch’iscrissi sparse. Esso non resta, però, scopo di queste carte, ove vorrò attenermi solo a cronache del fare e non di vago o pensiero. Ma ‘n sarò ‘sì fedele. Non per ora. Non per molto. Non sovente. Non è fine mio maginar lettori che scialacquan l’ore su questi trialoghi interiori né meno emmeno rivangar tra le stesse pagine per coerenza, senno e costanza, poichè non è tale il percorso ch’intendo incipire e ‘l qual quissà già ho fatto. Ma divago.