Sotterfugi Tragicomici (II)
Al funerale del maestro Gino Albero si presentarono in centodue.
D’altronde, non si conoscevano; passarono il tempo a presentarsi.
La funzione iniziò appena arrivò il prof .di matematica.
Purtroppo ci si accorse solo dopo un’ora che il carro funebre non era ancora arrivato.
Pioveva talmente forte che i presenti tenevano l’ombrello al contrario per evitare gli schizzi di rimbalzo.
Il pastore arrivò insieme al carro funebre. Le pecore arrivarono qualche minuto dopo; si erano addormentate contandosi per l’appello.
Venne preparata la camera ardente, per coerenza con la morte da incendio del maestro Gino Albero. Al suo interno vennero rinchiusi tutti i partecipanti coi bollenti spiriti.
La funzione religiosa venne iniziata dal prete/parrucchiere del paese, rinomato per la sua messa in piega.
«Fratelli e sorelle benvenuti…»
Camillo, Gianfrancarlo, Alcida e Lucilla lo salutarono con la testa.
«E benvenuti anche agli altri.» continuò il prete.
«Perché la mette sul familiare, signor parroco?» disse uno dei presenti, dato che gli assenti erano piuttosto silenziosi.
Il parroco ristette e lo guardò male.
Poi lo guardò bene e capì chi fu ad aver parlato: una sua vecchia conoscenza, Palmiro Sbubbia, il prete della parrocchia rivale.
«Sbubbia! Anche lei qui?»
«Dice mia moglie?»
«No, dico lei tu… aspetta! Moglie?»
«Cosa?»
«Niente, niente. Allora aveva ragione mio figlio…»
«Figlio?»
«Cosa?»
«Cosa?»
«Mi faccia continuare.»
«Prego…»
«No. Solo quando lo dico io.»
«Raccordo…»
«Raccordo? Semmai d’accordo!»
«Non siamo a Roma?»
«No, siamo a Messina!»
«Ecco perché lei è così piccolo…»
«Non la seguo.»
«Lo faccia, sono @donpalmiro su X.»
«Provvederò. Ora posso continuare?»
«Ci mancherebbe.»
«Bene, come dicevo…»
«Un’ultima cosa…» disse Palmiro alzando la mano.
Il parroco sbuffò. «Si, don Palmiro, mi dica.»
«Avremo l’Ostia anche se non siamo a Roma?»
Il parroco lo guardò perplesso per qualche secondo; per precisione, centosei.
Un po’ troppi, forse, se si passano a guardare qualcuno in modo perplesso, tanto che i chierichetti andarono a toccargli il polso per controllare il battito.
«Ma passiamo alla funzione!» disse poi d’improvviso, per la gioia dei matematici accorsi. Qualcuno di quest’ultimi però, non accontentandosi cominciò a urlare «Prima la parabola!»
Due tecnici Sky si scaldavano a bordo campo santo.
Il parroco poi prese il pane e lo spezzò con troppa facilità:
«Ma è secco!»
«Tagli ai fondi, don parroco.» disse un chierichetto.
«Parroco con la P maiuscola.»
«Ma se parlo mica si vede.»
«No ma si sente.»
«Se lo dice lei.»
«Lei, la moglie di Palmiro?»
«No lei, don parroco, tu, con la P…»
«Figliolo non mi interrompere anche tu.»
«Si papà… Parroco… Parroco, volevo dire…»
Il parroco vide tra il pubblico Palmiro che se la rideva sotto i baffi e sopra le ciglia. Un sorriso a 323 denti.
«Oh, Cristo, uno squalo!»
«Non bestemmi, Parroco…» disse Palmiro con le branchie.