Sotterfugi Tragicomici (I)
Alcuni bruciarono vivi.
Altri morirono in volo e bruciarono morti.
Alcuni vissero spenti.
Altri ardevano dal desiderio di bruciare vivi.
Arrivò una vettura della polizia nel corridoio. Ma prese fuoco.
«Autocombustione!» disse uno.
«Sì ma è più strano che sia riuscita ad arrivare al quarto piano su per le scale!»
Alcuni professori presero fuoco, per portarlo via.
Teodoro intanto cercava di uscire dall’aula nello stesso modo in cui era entrato: vivo.
Si faceva largo tra le macerie dei banchi.
«Ingrasso a vista d’occhio» disse facendosi largo. «Ma sarebbe meglio se mi facessi lago, in questo momento.»
«Non è quello che dice sempre un pagliaio?» disse Fulvia Dupont, alunna della 7D, ripetente.
«Non è quello che dice sempre un pagliaio?»
«Sì, avevo capito, signorina…»
«Sono ripetente.»
«Ah, mi perdoni.»
«Sono ripetente.»
«Sì, ok, mi perdoni, non avevo capito…»
«Non la posso perdonare, sono atea.»
«Ah! Anche io!»
«Non la posso perdonare, sono atea.»
«Eh, io ora non più.» disse Teodoro cominciando a pregare. Il fuoco aveva quasi completamente invaso l’aula magna 41 quando in lontananza si sentirono le sirene dei pompieri.
«Sentite?! Sono le sirene! Sono le sirene!» strillò Attilio Lanfranchi della 3K.
«Legatelo all’albero maestro!» disse Teodoro ulissianamente.
«Ma il maestro Albero è stato il primo a morire nelle fiamme!!»