Marco Delrio

Introduzione di Rebecca Lena

E tutti i fondi del caffè? Ancora caldi e pressati nel filtro della moka. E lo sgretolarsi dei mozziconi di sigaretta, a migliaia nelle buche del marciapiede. Chi dimentica gli ombrelli rotti, lasciati sopra i cespugli, e chi, nel fondo di tasche bagnate, arrovella fra le dita certe briciole di ricordi, foto spiegazzate e pastelli; un guizzo, l’ombra sulla pozzanghera? Forse del piccione, adesso ben aggrappato al cornicione scalcinato, che sporge un po’ il becco per guardare il formicaio in mezzo alla piazza, si direbbe che osservi con rabbia, e qualcuno là sotto direbbe: con invidia? No, forse con paura? Magari non è sicuro di volare bene. Oppure con rimorso? Nostalgia? Se non fosse per nessuna di queste ragioni, ma tutte quante fuse insieme, se non guardasse davvero gli esseri che camminano, ma il loro camminare. Lo scivolare via, inquieto, tra le buche e le pietre aguzze di rimorsi, di colpe, di errori che non si possono più livellare col terreno.