Introduzione alla Prefazione
Dal diario di Marzo:
A mia mamma si ruppero le acque mentre andava in bicicletta. Si pensò subito a un parto pedalico. D’altronde pedalare senza sellino non era consigliato.
Cadde tra i cocci di acqua come quel giorno che i miei mi ruppero l’acquario per far stare meglio i miei pesci rotti.
La gamba le si incastrò nella catena che improvvisamente si chiuse; la bici gliel’avevano data chiavi in mano ma ora non ricordava in quale mano le tenesse.
Suonò il campanellino del manubrio ma nessuno uscì.
In quel momento, mio padre stava rincorrendo, per il giardino, Fido, il nostro cane banchiere che aveva appena deviato il satellitare nella sua cuccia e disdetto successivamente l’abbonamento lamentandosi per la monotonalità dei canali non ricordandosi di essere un cane che non distingue i colori.
Informato del lieto arrivo tramite cellulare dall’urlante consorte, mio padre si precipitò all’ospedale.
Purtroppo si accorse solo all’ultimo di non essere passato a raccoglierla.
Per il nervoso e la frustrazione, il mio futuro genitore schiaffeggiò tutti i bambini del nido per ricordare loro che lo schiaffo che ricevevano appena nati era solo un avvertimento, un antipasto.
Le ostetriche gli chiesero troppo tardi di non usare il tirapugni e molti miei coetanei, visibilmente sfigurati, ancora non mi parlano.
Come il sasso di Davide, mio padre poi si fiondò a prendere mia mamma ormai incastrata da qualche ora e la trovò che cercava di incollare le acque rotte.
Tornarono a casa non appena lei capì come lasciarle intatte.
Non si parlarono per tre giorni.
Furono i tre giorni più felici di mio padre.
Mia mamma passava il tempo a sentirmi scalciare e mio padre mi rimproverava per la violenza eccessiva.
Mia mamma poi un giorno decise che io dovessi nascere ma era pieno periodo Coppa Italia e mio padre, che aveva bisogno di soldi per permettersi la macchina nuova, aveva scommesso sul Casal Pusterlengo vincitore.
Il giorno dopo la sconfitta per tredici a zero nella prima partita anche mio padre decise che forse era il momento giusto per farmi nascere: si alzò dal divano e fingendo un agguato appostato dietro il frigorifero, si lancio con un drop-kick nel ventre di mia madre inducendole naturalmente il parto.
Ecco perchè ancora oggi faccio fatica ad apprezzare chi si lancia contro di me a gambe unite.
Oddio, forse avrei paura lo stesso ma non ci metterei la mano sul fuoco.
Me la misero poi i miei coetanei ancora sfigurati per colpa di mio padre.
Ma questo molto più avanti.
Ancora dovevo nascere.