Introduzione (IV)
Per (s)fortuna, caso o destino, posso dar un volto alla musa ch’ogni mattina mi tien per mano mentre rovescio gaudi e patimenti in quattro versi e due rime; lo stesso volto ch’accompagna il passo pe’ l’errori che faccio e rifaccio scordandomi d’imparare, ricordandomi di sbagliar meglio, maledicendo l’inerzia egoista ch’anela la perfezione, in me, d’intorno, nella stessa musa ch’ancora resta carnefice e benedizione.
“Croissants” dura due anni ma dura un istante, picchia in testa e in testa resta, ma forse solo come un’eco che strascicata pe’ i giorni s’ovatta e si scorda del senso che una volta urlava al cielo. È il resto di venti centesimi che scordi nella tasca del tuo miglior paio di pantaloni.