Stufo, so ancor d’ostriche e limone
Nel bagliore di un crepuscolo annoiato
Canticchiando come pioggia sul balcone
Troppi giorni da sciacquare nel passato.
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Fronde
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Ci sei anche tu oggi appesa alle nubi
Chissà se dormi ancora o se pensi
A quanto poco dureranno i mesi
Soprattutto se li vivi in versi.
Ma il sapore del Maestrale mi confonde
E questa fredda sabbia sembra fuoco
Con lei un anno, con Lei tre: fronde
Di un albero a cui m’impicco per gioco.
E son passati tre anni e ti vedo ancora
In una foto ingiallita rubata al destino
E il tuo sorriso gentile al sapore d’aurora
Tra le ombre spietate di un bosco corvino.
Tra il rimpianto e i racconti mai scritti
Le mille canzoni che sanno di te
Come se tutti sapessero che non mi aspetti
Come se tutti sapessero quanto sai uccidere
C’erano i passi del tuo fermarti qui
Tra le deboli e le fragili ombre
Di alberi nati per gioco, così,
Senza tronchi, né rami ma fronde.
Ho sciolto la luna in tre anni sconnessi
Nel mare di cose che non eravamo
E parlo di tutto in milioni di versi
Ma ancora mi è dura dirti che -
Mi commuove l’ombra del tuo scappare
Verso strade di nebbia e canzoni
Dove mi è così facile sostare
Nel triste sonno dei lampioni.
Fuman le dita appoggiate sul legno
Tra i discorsi che faccio alla eco
Tra le note di un madido sogno
Tra il silenzio che mi è nemico.
Ricordami il motivo del patire
Per qualcosa che non senti
Ché la sera mi sa solo ferire
Non bastasse viver di stenti.
Come quando fuori grandina
Ed io mi perdo dentro a un film
Nella scena più romantica
Odio pensarti ancora qui.
La cosa peggiore della bolla
In cui vivo senza angoli
E’ il rivolo caldo di colla
Su cui s’appoggian coriandoli.
Levito lascivo nel sogno
Lucido e limpido e torno
A gettarlo nel foglio
A grattarmi il polso.
Ci si perde nel tema pastello
Di porcellana scadente
E si sbuffa in un carosello
Di nostalgia incontinente.
Solo uno spicchio di verde smeraldo
Dal doppio vetro a cui parlo
Il resto è nebbia di grigi e cobalto
E sangue che fisso fermo sul palmo.
Stai tra gli occhi che stropiccio
E un accordo minore
Tra le cose che faccio
E rododendri in fiore.
Mi manca l’autunno e il tappeto
Di tiepide foglie d’arancio dorate
E il mare di brina, splendente e gelato
Comunque più caldo di ogni mia estate.
Seguimi nei giorni che dipingo
Con ossimori e criptica retorica
Dormendo sveglio, commosso, fingo
D’esser felice con metrica scolastica.
E’ la domenica che sembra ancora
Nel crear gli stessi pensieri
Se un secondo dura mezz’ora
Quando vorresti fosse ieri.
Non è vicina la nostra primavera
E ne son lieto, non mi serve
Ho già una penna, fogli e caffettiera
E stonerebbe nel buio tutto quel verde.
A volte riscrivo il tuo nome
A volte mi fa solo paura
Chè è come un bastione
Che s’erge da acqua scura.
Oggi è cannella e zucchero a velo
Ghirlande di carne e peperoncino
E tutto l’amore cui stupido anelo
Lo sposto dal piatto a un altro mattino.
Come le smorfie contro il vento
E il mal di testa da curare
Sei il fiume sotto il ponte
Da cui sto per saltare.
Piova,
D’accordo.
M’odia
Il mondo.
A volte torni e non lo sai
Come Sirio sul mio tetto
E so che nessuno mai
T’amerà come 'sto matto.
Girovagavo per le strade di una sera
Con le solite parole in tasca
Per descrivere una notte nera
In cui non riesco a fare festa.
L’indomita rugiada mi rincuora
Mi incupisce e sfregia
Il sorriso dell’alba rosa
Che guardo dall’ultima sedia.
E quasi un mese s’aggiunge
E il tepore del tuo salutare
Al tramonto di nuovo raggiunge
Il mio innocuo finger di ridere.
Ho perso un passo oggi al salire
La scalinata del portone
E mi ritrovo a ricucirti
Dentro un verso di canzone.
Comincio a non capirci molto
Sarà l’assenza di coraggio
O forse il fatto che sono morto
In quel lontano e freddo maggio.
Scavo negli occhi che fermi mi fissano
Come fa Orione ogni notte oramai
E parlo con tutti e tutti mi dicono
Che tutto è illusione se ancora non sai.
Sospiro, sbuffo e mi odio
Per quello che già ho patito
Ché stavo correndo pel podio
Ma non ero ancora partito.
Ho lanciato una pietra nel lago
E son l’unico a esser increspato
Sulla riva di un fiume di volti
Come ieri ancora ritorni.
C’è poesia anche di sole e buone cose
Anche sforzate, anche sul pelo
Di specchi di acqua e bianche parole
C’è poesia nel pianto che celo.
Ti vedo respirare strano
Dalle rughe sotto agli occhi
Nel tremore della mano
Quando non mi riconosci.
Non c’è stagione nel parlarti
Ché per me rimani sveglio
Anche se sento il tuo accasciarti
Dentro quello che non voglio.
Erano poche le cose rimaste
Quando voltasti per sempre il tuo sguardo
E non era tempismo o sorte
Per te ero sempre troppo in ritardo.
M’urta il fatto che non t’urta
Esser stata sangue e inchiostro
Or ch’hai chiuso quella porta
Chissà come son io il mostro.
Sarà che ho perso tempo in giro
Tra fredde lacrime di cielo
Ma oggi ogni mio respiro
Duole quanto un tuo pensiero.
E se ci fosse un tempo nuovo
Per le storie che inventavi
Sì sapresti cosa provo
Ogni dì tra gli scaffali.
Son cinque ceri in cerchio intorno
Agli occhi stanchi di una sera
Quattro frasi sopra un foglio
Che cancello con la cera.
E il paese dorme ancora
Non per scelta perlomeno
E la mia pace è prigioniera
E il tuo ricordo il mio veleno.
C’è l’odore del weekend nel muro
Dove il vino fa scontrar un uomo
Tosse, un Cristo, poi cammina
Verso un’altra sudicia panchina.
Speravo potessi scender ora
Ché la guerra è finita
Ti lascio la tua aria
E nasconderò il mio mitra.
Ci guardi da lontano
E ci fa male pensarti
Con un basso sul divano
Ripieghiamo sul Bacardi.
Con l’umore di uno scoglio
Consumato dalle onde
Torno in camera e mi spoglio
Per tornare nelle tombe.
Sei come il piede fuori dal letto
Una mattina di febbraio
Come il libro che ho già scritto
Con un plaid e il calamaio.
Son le quattro di mattina
E sto appoggiato sul bicchiere
Tra una foto e l’Aspirina
E il mio triste canzoniere.
Li giudicai diversi, tempi addietro
Ma non biasimo l’egoismo
Pur se a volte esser sincero
Sfoci in antropocentrismo.
Ti regalerei le ore che perdo
Davanti alle macchie del tuo ricordo
Ché tanto per starmene sempre qui fermo
Converrebbe quasi esser morto.
Chissà se un giorno avrò modo
Di dirti sul serio che senso ha avuto
Diventare vuoto e cacciare di frodo
La mia sanità mentale, stando muto.
Tra le piante al freddo a bestemmiare
Contro Eros, Atena ed Orione
E le unghie su un’altra parete
Sentirmi più stanco, più vivo e coglione.
Sterco d’argento
Tra mille bastardi
Senza il talento
Per fare i miliardi.
Dov’è il mio Ronzinante fidato?
Dove la tana del coniglio?
Dove quel capitolo inventato
Grazie al più errato consiglio?
Accordi insicuri
E provo a dormire
Se solo 'sti muri
Smettessero di parlare.
Non ho amici al chiaro di luna
Ma serpi deformi e nasi allungati
E ill rasoio mentale d’una venere bruna
E una lista mal scritta dei loro peccati.
Com’è più facile odiarsi a vicenda
Che far la pace con qualche parola
Mi ritroverai impiccato in veranda
E tu come sempre al terz’anno di scuola.
Brucio un Nietzche nel camino
Con un saggio su Baudelaire
Tra Piossasco e Nichelino
Come un falso Kurt Cobain.
Vorrei nascer oggi sotto una quercia
Con volpi e castagne a far da cornice
Vorrei morire poi perso nella Grecia
Che m’ispiri come la meglio Beatrice.
Languido e senza la minima voglia
Di darmi risposta o starmi vicino
E’ il tuo immobile ramo che senza una foglia
Mi fissa senz’occhi dal mio comodino.
Tra le liti dei passanti e i piccioni
Cammino aderente ai palazzi
Sebbene le gocce dai cornicioni
Sian fredde ed eleganti come i tuoi pizzi.
Nel correr strano tra le strade di un posto
Così familiare, straniero e pauroso
Ho trovato parole che dirti non riesco
E tra i mille stornelli per questo riposo.
All’alba penso che sia fortuna
Anche solo il poterti pensare
Ché non sei soltanto qualcuna
Con cui vorrei camminare.
Dicono che stia andando tutto a puttane
Che con un foglio non si faccia niente
Senza il fardello d’un cognome importante
O tasche di diavoli e gente.
La semplicità l’ho persa nel vento
Tra le buche dell’asfalto
Nell’odore del cemento
Della pioggia e del tuo smalto.
Parcheggio nel buio e il silenzio è moneta
Che lucidi avara con stracci di seta
Soltanto il sapore della vecchia pineta
E il colore sbiadito del tuo trench color creta.
E se dovessi scendere al loro livello
Per regalare anche un solo sorriso
Dovrei ignorare il sangue nel lavello
E un sentirsi adulto mai condiviso.
Pagine di pagine di tutto ma di poco
Come se sentissi quanto di te ora scrivo
Come si diverte a giocare dentro il fuoco
Il carbone che ha il mio volto sul cuscino.
E lascerò star la politica
Tra questi versi
A patto che lei
Lasci stare me.
Due ore col berretto e frasi stanche
Fuori dal locale illuminato
Dove tu perdesti mutande
Ed io fui poi giustiziato.
Marzo ha solo voglia di passare
Come un tir sulla mia schiena
E se non fosse per il male
Starei già chino questa sera.
Cominci a far male
E ho paura
Che le tue pistole
Sian senza sicura.
Dalla tua finestra scorgo la mia
Mentre ti rivesti in fretta
E un po’ per tutta la tua follia
Capisco che sei più che perfetta.
Vorrei cantare delle storie non tristi
Ma non esce che nero da queste matite
E penso a quando li abbiam visti
Guardarci lacerar le nostre vite.
Ho spento tutto per riposare in pace
Vicino alla cupa mietitrice
Che adoro adorare anche senza parlare
Anche senza una rima che non sia il suo nome.
E’ sempre dura dopo il sedici
Per le cicatrici e i pianti
E non è per scrupoli etici
Che m’azzoppo e tiro avanti.
Lasciami in questi prati
Legami alla mia follia
E nascondi le chiavi
Per non lasciarmi andar via.
Nonostante ognuno mi dica che sono cresciuto
Giaccio fermo, pensieri come spasmi
E pensare che mi basterebbe un saluto
Per tornare ad aver voglia di alzarmi.
Solo più tramonti grigi
E un malessere eterno
Con l’animo sdraiato a Parigi
E i piedi bloccati all’inferno.
Credo di aver perso un po’ il senso
Dell’incedere tra i giorni
Ché è due ore che fisso il vuoto
Ripensando ai miei sogni.
Troppo tempo perso nel riflesso
Del ricordo del tuo nome, tu…
E l’unica cosa complicata adesso
E’ finger di saper esser felice.
E guardo la sera sparire nel blu
Mentre bestemmio controvento
Tra il sapore salmastro di gioventù
E il sentore acìdulo di fallimento.
La tua vita al momento mi ignora
E cerco conforto in un’altra stella
Ché ero troppo stupido allora
E tu già troppo bella.
Mi dimentico del mio esser asociale
Del mio vivere triste e stanco
Quando ridi mentre salgo le scale
Quando piango mentre dormi di fianco.
E come puoi essere ovunque in questi fogli
Ch’ancor sanno di tabacco e passiflora?
Se vuoi portarmi via qualcosa oggi
Porta via gli anni che ho perso finora.
Ogni mio muscolo oggi mi implora
Di riposar dal continuare a cercarti
Ma ho perso il fiato per qualche ora
Tra la monotonia del mio pensarti.
Mi rinchiudo nel diario a calcolare i danni
Guardando la mia serenità ammuffire
Ché pensavo passasse dopo un paio d’anni
Pensavo davvero di poter guarire.
Un caffè corretto con le note d’un piano
Ma forse è questo quel famoso crescere
Giocar col destino senza carte in mano
Ché forse ho sempre cercato di perdere.
Dal mare il pensiero atroce
Del tuo non tornare
Ed io codardo e senza voce
Nel costante procrastinare.
Sempre le stesse parole
Sempre lo stesso pensiero
E riscrivo ancora il tuo nome
Ché mi basta, per davvero.
Lancio pietre in acqua
Seduto come i sogni miei
E ogni schizzo in faccia
Mi ricorda che non ci sei.
Questo ti darei, tutto questo
Rosa calar del sol tra i boschi
E il tiepido sonno che detesto
Per uno sguardo dei tuoi occhi.
Tra oceani di rime nuoto
Per dirti cose che non sai
Anche se parlo al vuoto
Anche se non leggerai mai.
Vestito del lenzuolo
Di bugie e depressione
Mi sento così solo
In mezzo a mille persone.
Crogiolando nel torpore del mezzogiorno
In un turbinìo di cocci appuntiti
Polvere e parassiti intorno
Gli occhi sbiaditi
Poi ritorno
Sui libri.
Arrancando tra i deserti
Della tua lontananza
Fa più male vederti
Che sentir la tua mancanza.
Soffioni di cartapesta
Contagiano il mio umore
E non è proprio festa
Ma provo a festeggiare.
Quando mi esplodon le tempie
E nel fumo mi trascuro
Quando mi bruci tra le costole
E voglio picchiare il muro.
Li scruto serio dal poggiolo
Stretti come regina e re
E non mi peserebbe star solo
Se non dovessi farlo con me.
Sono ossimori romantici
Che ignara scali
Trampolini semantici
Su piscine di mali.
Cala la sera sospetta e lasciva
Su sete dorate lasciate a marcire
Come le scarpe lontane da riva
Io perso nell’umido tremare
Le mani fredde tra le pagine
Di un romanzo che non scrivo
Ché sarebbe troppo facile
Descriver ciò che vivo.
Ti ho risentito nella nebbia di oggi
Come quando parlavi con l’altre dee
E ora lo narro all’olmo a cui t’appoggi
Vestita di male, ricordi e d’idee.
Se non fosse per la pioggia di ieri
Starei in mezzo ai fiori a pensare
Fingendomi uno di quei poeti seri
Che han qualcosa di cui parlare.
E pure su scogli di fredde maree
Nascondo lo sguardo dal mondo
Sebbene le facce da cui scappo sian ree
Solo di esser un pallido contorno.
E mi piace questo crepuscolarismo
Di grigio, di felpe e parole
E quel debole ottuso ottimismo
Che possiede la neve al sole.
Riflessi di perla e canzoni di mare
Dal lungo silenzio di mille balconi
Dal punto più alto del mio navigare
Si perdono in eco tra vili tensioni.
Eclissiamoci col prossimo sole
Ché tanto non devono sempre sapere
Che ho perso un altro set con l’amore
Che ho voglia di ricordar il tuo sapore.
Cercar di capire ogni sera sul tardi
Perché nel pensier tuo ancor m’annullo
Come Silvia sconfiggeva Leopardi
Come Lesbia devastava Catullo.
Tra vuote conchiglie e zanzare
Tra alghe che non sanno nuotare
Giaccio al profumo di sale
Nel mio pleonastico mentire.
Sei solo inchiostro cara
E nottate insonni quaggiù
E il plotone non spara
E ogni giorno è più blu.
Un’ora da un miliardo di minuti
Tra l’inferno e il mio ritorno al freddo
Valanghe di giorni sprecati
Tra il mio freddo e il ritorno all’inferno.
Sul corrimano della chiocciola
Il segno di un graffio
Accompagna il distratto
Rumore d’un passo che scricchiola.
Parlami fingendo ché mi basta
Un’altra ora di illusioni
Ché lo sai quanto mi costa
Venir meno alle canzoni.
E’ Natale quasi ovunque stasera
E lo guardo dal tappeto in marmo
Poi solerte con presenti, la chimera
Del tuo incedere scaltra nel mio canto.
E se piovesse sarei già morto
Tra le pozze del sapere
Quanto poco pensi al porto
In cui i tuoi baci sanno attraccare.
Piove sul grigio di un sabato stanco
Tra briciole, carta e frutta candita
Un letto di noia che accoglie il mio pianto
E mi chiedo a che serve adorare la vita.
Nuvole, sole e sciarpe di sale
Tre giorni di festa da buttare via
Il sorriso mi regge lungo le scale
Ma è intriso di noia e di gelosia.
Nelle ricostruzioni distorte
Di un passato recente
Sei le frasi contorte
Che scrivo col niente.
Mai così fredda la città
Così appuntito il male che covo
Oh, se solo provassi la metà
Della metà di quel che provo.
Quest’anno dei rimorsi si spoglia
Mentre ogni specchio mi dà del fesso
E non ho mai avuto così tanta voglia
Di star fermo e piangermi addosso.
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