Marco Delrio

ProgettiProjects › Parkerverse ›

Saggio (volume)Essay (volume) · 2003

The Quiet Machinery, Vol. II

diby Theodore Brooke

Testo in italiano.Text in Italian.

#742 — Il mentore, la signorina Bush e le medaglie che non si lucidano

La #742 cade di sabato 11 luglio 1925. Arthur scrive alle 13:59 da April Street, nel primo pomeriggio di una giornata che il testo non colloca in nessuna attività lavorativa, coerente con il sabato e con l'andamento delle entrate circostanti del Libro Terzo. L'entrata è breve, monotematica, e interamente dedicata a un'associazione mentale che Arthur non sa se apprezzare o maledire: il legame fra la figura di Fernand Shores e il ricordo di Valerie. È un'entrata che il corpus preparava da tempo senza mai portare a compimento, e che nella #742 trova la formulazione più esplicita e più amara della connessione fra il mentore professionale e la "musa inquinata" che ha segnato gli anni di Arthur al Moore Shop di Wish Street.

Il contesto del luglio 1925 va ricostruito con cura. La #732 del 1 luglio apriva il Libro Terzo con una dichiarazione di silenzio protratto: "da mesi oramai, ché mesi furono" in cui "nulla s'è scorto d'una lena qualsivoglia" che lo spingesse a scrivere. Il Libro Terzo, Contraddizioni Epifaniche, ricomincia dove il Libro Secondo si era interrotto, dopo una lacuna che copre buona parte della primavera del 1925, e le prime entrate di luglio mostrano un Arthur che si riappropria dello strumento diaristico con la cautela di chi è stato lontano dalla scrittura per mesi. La #733 del 2 luglio registrava questioni bancarie irrisolte e obbligazioni per la Frontprice. La #734 del 3 luglio apriva una giornata fra le contee con la signora Roisin dell'apoteca di Naught Port, e la #735 del 4 luglio portava Arthur fino a Gersburg per un'attività presso la Activa Corp. di Lakelike. Dopo la #735, il corpus presenta un vuoto fino alla #742: sette giorni senza entrate, dal 5 all'11 luglio. Arthur torna alla scrittura il sabato, e ciò che scrive non riguarda il lavoro, non riguarda le obbligazioni, non riguarda la cronistoria del quotidiano. Riguarda due fotografie e un uomo che vi compare accanto a lui.[1]

Il nucleo dell'entrata è costruito su un'associazione che Arthur presenta come involontaria e ricorrente. Fernand Shores, definito "l'individuo più simile a un mentore ch'ho avuto nell'ultimo decennio", si avvinghia ai "ricorrenti malesseri che profumano di Valerie". Il verbo è importante: non si accompagna, non si collega, si avvinghia, con la forza di qualcosa che si aggrappa e non molla. La ragione va cercata nelle circostanze dell'incontro con Valerie, che la #742 rivela con una chiarezza che le entrate precedenti non avevano ancora raggiunto. Shores, con "la mano proattiva ch'avea trascinato la signorina Bush presso 'l Moore Shop", è stato il tramite fisico dell'incontro. Shores ha portato Valerie nel luogo dove Arthur lavorava, e da quel giorno il destino del diarista ha preso una direzione che due anni di diario hanno documentato fino all'esaurimento. La "signorina Bush" è Valerie, e il cognome che Arthur le attribuisce qui conferma un dato che il corpus conteneva già in un'entrata precedente, dove Arthur scriveva di dover sigillare "tutti i ninnoli rimastimi della signora Bush" insieme a "ogni parvenza di scusa che mi trattiene indietro".[2]

Le "due consunte istantanee" sono fotografie fisiche, consumate dall'uso, che ritraggono Arthur e Shores "sollevati dall'attuali tormenti". Il plurale "attuali" è riferito a sé stesso: Arthur guarda le foto e vede un sé precedente, alleggerito dai pesi che il presente gli impone. Le foto non mostrano Valerie, ma il luogo e il periodo che esse documentano, il Moore Shop, gli anni sotto la supervisione di Shores, la quotidianità nella quale Valerie è entrata, producono l'associazione che Arthur descrive come inevitabile. Non è raro, scrive, che "tali immagini scorrano pei mie' palmi di tant'in quando": Arthur le prende in mano, le guarda, le rigira. È un gesto fisico ripetuto, un rituale non programmato che produce ogni volta lo stesso effetto. Le foto di Shores portano con sé il fantasma di Valerie, e Arthur "ne aborre un poco 'l risultato".

L'analisi che Arthur sviluppa del proprio rapporto con Shores è strutturata su due livelli distinti. Il primo è il riconoscimento del debito. Shores "indossa medaglie" per ogni decisione nei riguardi di Arthur che ha avuto esito positivo. La metafora è militare e affettiva insieme: le medaglie sono meriti accumulati, e Arthur fatica a "lucidarle", cioè a riconoscerle, a onorarle come dovrebbe. Il debito è multiplo: Shores è stato mentore professionale, il primo superiore a investire tempo e attenzione nella formazione di Arthur, come la #39 dell'agosto 1923 documentava quando descriveva che "le doti di coordinamento" di Arthur avevano trovato in Shores l'unico che "s'è offerto sovente di mentorarmi nella direzione corretta", mentre nessun superiore successivo aveva speso altrettanta energia. Ma Shores è stato anche, e qui il debito diventa avvelenato, il "collante" fra Arthur e "l'altra metà dell'alma". La parola "collante" è precisa nella sua ambivalenza: tiene insieme e incolla, unisce e intrappola. Shores ha unito Arthur e Valerie, e nel farlo ha innescato la catena di eventi che il corpus ha documentato dalla #33 dell'agosto 1923, con il suo "avviluppata ne' tuo' dressi fini", attraverso la #358 del 21 giugno 1924, il congedo del terzo anniversario che si chiudeva con "alla prossima esistenza, Rirì", fino alle entrate del Libro Secondo dove la presenza-assenza di Valerie è il basso continuo di ogni riflessione sentimentale.

Il secondo livello è l'ammissione della conseguenza. Arthur scrive: "non ne biasimo le conseguenze dell'aver avuto ruolo di collante nel fato del sottoscritto e dell'altra metà dell'alma ch'ormai ha reciso ogni contatto colla che serbo in petto". La frase è importante per la sua struttura logica. Arthur non biasima Shores. Il "non ne biasimo" è netto. Ma la ragione per cui non lo biasima non è che Shores abbia fatto bene: è che la responsabilità del tormento è di Arthur, non del tramite. "Il tormento resta 'n grembo mio e di niunaltro", scrive, con una formulazione che separa la causa dall'agente. Shores è la causa occasionale, l'uomo che ha aperto la porta. Arthur è l'agente che vi è entrato e non è più uscito. La distinzione è coerente con la riflessione della #52 dell'agosto 1923, dove Arthur già collocava Valerie nel novero delle figure femminili che esercitano una presa sul suo "benestare" senza che la presa fosse imputabile a loro: il meccanismo è di Arthur, non della donna che lo attiva.[3]

Ma il prezzo della non-colpa è l'amarezza residua. Arthur ammette che "v'è un velo d'amaro che m'inonda l'interno delle gote al ciarlare con egli". Parlare con Shores produce un disagio che non è rabbia, non è risentimento, non è nemmeno tristezza: è amaro, una sensazione gustativa, fisica, localizzata nell'interno delle guance. L'immagine è corporea in un modo che il cronista deve registrare: l'associazione Shores-Valerie non è un pensiero che Arthur elabora, è una sensazione che il corpo produce quando il pensiero viene innescato dal contatto col mentore. E il contatto, Arthur lo ammette nell'ultima parte dell'entrata, è diventato sempre più rado per ragioni che non sono logistiche ma psicologiche.

La confessione di latitanza epistolare è il passaggio conclusivo e il più onesto. Arthur riconosce un "qualché d'ingrato" nel proprio sottrarsi alle "ripetute missive che mi prometto d'inviare al signor Shores". Le missive sono promesse e non mantenute, argomenti di lavoro e di aggiornamento che Arthur potrebbe discutere col mentore e che avrebbero una funzione pratica, "l'obbligazioni pe' fabbriche ch'ho di che mancare ne' giorni di colloquio coi colleghi attuali". Il legame con Shores ha dunque anche un valore professionale attivo: Shores potrebbe fornire ad Arthur informazioni che i colleghi della Frontprice non hanno, contatti che la sua posizione al Moore Shop rende accessibili, consigli che la sua esperienza di supervisore e sovrintendente qualifica. Arthur lo sa, e ciononostante non scrive.[4]

La chiusa è una domanda retorica seguita dalla propria negazione: "ch'il mio latitare ne venga dell'associazione inferma ch'ha aperto codesta entrata? Non v'era bisogno dell'interrogativo." Arthur sa che la risposta è sì. Il motivo per cui non scrive a Shores è lo stesso motivo per cui guardare le foto di Shores produce amarezza: Shores è Valerie, nel circuito neurale di Arthur, e ogni contatto col mentore è un contatto involontario con la "musa inquinata". L'aggettivo "inquinata" è il più duro che Arthur abbia usato per Valerie fino a questa data del corpus. Non dice perduta, non dice amata, non dice rimpianta. Dice inquinata: contaminata, avvelenata, corrotta da qualcosa che ne ha alterato la purezza originaria. La musa è ancora musa, ma è una musa il cui influsso è diventato tossico, e tutto ciò che vi si associa, Shores compreso, ne porta la contaminazione.

In definitiva, la #742 è un'entrata che spiega un'assenza. Arthur non scrive a Shores perché Shores è il custode involontario di un ricordo che Arthur non vuole visitare. Le due fotografie consumate, portate in mano di tanto in tanto, sono il dispositivo materiale che attiva l'associazione, e Arthur, dopo averla descritta con una lucidità che rasenta la diagnosi clinica, non propone soluzioni. Non dice che scriverà a Shores. Non dice che getterà le foto. Non dice che troverà il modo di separare il mentore dalla musa. Si limita a diagnosticare il meccanismo e a chiuderlo con un interrogativo che si risponde da solo. È la posizione di un uomo che comprende il proprio funzionamento psicologico ma non dispone ancora degli strumenti per modificarlo, e che affida al diario la registrazione del guasto in attesa di una riparazione che, a questa data del luglio 1925, non è ancora in vista.

#929 — Sanders, la cisterna e il ciclo lunare

La #929 cade di mercoledì 14 gennaio 1926. Arthur scrive alle 18:52, rientrato in April Street dopo una giornata di tabulazioni nella contea di Sanders con Claudette Blotte. L'entrata è tripartita: la cronaca della trasferta, le comunicazioni epistolari con Annie, e una nota sulla produzione letteraria che chiude il testo con un interrogativo speranzoso. Nessuna delle tre componenti, presa isolatamente, produrrebbe un'entrata memorabile. Lette insieme, restituiscono il quadro completo del gennaio 1926 di Arthur: lavoro scarso, denaro insufficiente, disciplina creativa in crescita, e un rapporto con la figlia che, per la prima volta nel diario, si proietta a sei mesi di distanza con un piano concreto.

Il primo dato che merita attenzione è la destinazione. Sanders è una contea che Arthur non frequenta abitualmente. La #969 del febbraio 1926 la descriverà apertamente come "una cittadina che raramente frequento essendo distante dalle fabbriche di mia competenza", e ciò che sappiamo dalla geografia operativa del corpus è che Sanders è appannaggio di altri venditori Frontprice. La presenza di Arthur lì nel gennaio 1926 è dunque un'anomalia giustificata dalla penuria di incarichi nella propria zona: il giorno prima, nella #928 del 13 gennaio, Arthur descriveva lo stallo lavorativo di inizio anno e la necessità di "serrare 'n vita una cinghia ch'ha bisogno or d'alcuni buchi addizionali". Le obbligazioni scarseggiano, e Arthur prende ciò che c'è, anche se ciò che c'è significa una trasferta in una contea remota.

La giornata è condivisa con Claudette, e il tono con cui Arthur descrive l'interazione è quello della familiarità consolidata. Il rapporto fra i due è uno dei più antichi e più stabili del corpus. Nella #109 dell'ottobre 1923, Arthur li descriveva, Claudette e Cauque, come persone che "son spesso in anticipo" alle riunioni, e notava con sollievo la loro presenza come antidoto alla propria svogliatezza sociale. Nella #110, dello stesso periodo, Arthur scriveva di aver "apprezzato condividere gli spostamenti con Claudette, divagando 'n una plètora d'argomenti poco mondani". Nella #118, ancora ottobre 1923, dopo una giornata di prestanza "mediocre", era Claudette insieme a Tinsteel ad aver "rinvigorito il mio ottimismo fin a un livello ch'oggi non avrei creduto possibile". Il rapporto ha attraversato tre anni di collaborazione, giornate condivise in fabbrica, uscite con le rispettive figlie, e la confidenza che si è costruita fra i due non ha mai avuto bisogno di dichiarazioni nel diario: si manifesta nei fatti, nelle trasferte scelte insieme, nella naturalezza con cui Arthur ne descrive la compagnia senza sentire il bisogno di giustificarla.[5]

Nella #929, Arthur nota che Claudette opera "principalmente ne' dintorni di Bolinthos", zona che lui tende a evitare perché le sue obbligazioni lo portano in contee più distanti. Le giornate condivise, dunque, sono incastri di calendario, non la norma. Sanders è un'eccezione, e il tono della descrizione conferma che Arthur la vive come una pausa di socialità nel lavoro solitario delle contee: "i colloqui con ella tràggonmi sempre piacere e m'è divenuto abitudine rimanere aggiornato sulle quisquilie che circondano la d'ella cotidianità".

Dell'attività inventariale effettuata in Sanders, Arthur sceglie di non scrivere nulla: "mi ridurrei alle solite ciarle tediose e sin vere lezioni di che rammentare". La formula merita una nota, perché segna un cambiamento di registro rispetto alle entrate del primo anno. Nella #110, le tabulazioni ricevevano descrizioni dettagliate: luoghi, tempi, procedure, difficoltà. Nella #929, il lavoro è liquidato in una frase. Arthur, nel terzo anno di diario, ha raggiunto il punto in cui la routine operativa non merita spazio nel testo. Il diario ha diritto a materia diversa, e Arthur, ha imparato a distinguere ciò che è degno di cronaca da ciò che è ripetizione.

Il secondo nucleo riguarda Tinsteel. Il superiore gli ha comunicato di essere impossibilitato "pe' complicazioni fisiche" ad espletare un censimento di carburanti a base organica presso due stabilimenti di Bolinthos il giorno seguente, e Arthur si è proposto come sostituto. L'incarico è di quelli che Arthur detesta: il censimento di carburanti a base organica è un lavoro specifico che il corpus menziona in varie occasioni come attività tecnicamente semplice ma fisicamente sgradevole, e Arthur usa il verbo "aborrire" senza mediazioni.[6] Ma la logica dello stallo di gennaio prevale sulla repulsione: Arthur si offre "date le lacune interminabili d'urgenze di questi dì, colla speranza di non dover utilizzare i mie' preziosi congedi dall'impiego già ne' primi giorni del primo mese dell'anno". Il calcolo è pragmatico. Le giornate pagate che la Frontprice non assegna diventano congedi a carico del venditore, e Arthur, nel clima finanziario documentato dalla #928, non può permettersi di consumare ferie nei primi quindici giorni dell'anno.

La descrizione della condizione finanziaria è condensata in un'immagine che il corpus ha consegnato una sola volta fino a questa data: "la fatica economica aleggia sin pietà, 'n codesto periodo di riassestamento delle condizioni contrattuali d'ogni gestore di servizi dell'individui della società e ogni minima opportunità pe' colmare un poco la cisterna debitoria è ben accetta". La cisterna debitoria è l'immagine di un serbatoio di debiti che si riempie goccia a goccia, e Arthur la usa con una naturalezza che suggerisce un rapporto di lunga data con la ristrettezza. Non è un'emergenza improvvisa: è una condizione stagionale, il "riassestamento delle condizioni contrattuali" che ogni inizio d'anno impone ai venditori della Frontprice. Il dato è strutturale e va collocato nel quadro più ampio del ciclo finanziario che il corpus documenta fin dai primi mesi del 1924, dove la #193 del gennaio di quell'anno registrava già un bilancio di "non un anno stellare" e una ristrettezza che pesava sulla pianificazione dei mesi a venire. La differenza, nel gennaio 1926, è che Arthur ha imparato a gestire la ristrettezza senza il panico che le prime entrate del corpus gli attribuivano: non dispera, calcola.[7]

Il passaggio su Tinsteel contiene anche un dettaglio che va registrato per ciò che rivela del rapporto fra Arthur e il superiore. Arthur scrive che domani avrà modo di "stabilire coll'occhi l'effettiva impossibilità fiisca" di Tinsteel, e immediatamente si corregge: "non ch'ì ne dubiti, più p'una calibrazione empatica del sottoscritto". La "calibrazione empatica" è una formula che Arthur non ha mai usato altrove nel corpus fino a questa data, ed è precisa nel suo significato: Arthur non sta verificando una giustificazione, sta cercando un pretesto per accertarsi delle condizioni di un uomo che gli importa. Il rapporto con Tinsteel è documentato fin dalla #102 dell'ottobre 1923, dove il nome del superiore compariva fra le prime figure della Frontprice, e ha attraversato tre anni di collaborazione quotidiana senza che il diario registri mai un conflitto serio fra i due. Il meccanismo della #929, il bisogno di controllare di persona mascherato da passaggio di consegne, ne è la conferma operativa: Arthur vuole guardare Tinsteel in faccia non per diffidenza ma per premura.

Il terzo nucleo riguarda Annie. La missiva ricevuta nella mattinata riguarda il rinnovo del contributo di sostegno domiciliare per Lily, una pratica burocratica annuale che richiede documentazione da entrambi i genitori. Arthur ne sbriga la parte che gli compete e approfitta dell'occasione per inserire un dato che, nella cronologia della pianificazione familiare, è rilevante: nel luglio corrente avrà modo di ottenere un lungo congedo dall'impiego e ha in programma "la prolungata visita della pargola presso April Street". Annie non ha obiettato. Il dettaglio conta per almeno due ragioni. La prima è cronologica: Arthur, al quattordicesimo giorno dell'anno, sta già disegnando il proprio calendario intorno alla figlia con sei mesi di anticipo. È un grado di pianificazione che nel primo anno di corpus sarebbe stato impensabile. Nella #52 dell'agosto 1923, Arthur parlava di relazioni e solitudine in termini generici, con una vena filosofica che non toccava mai il terreno della logistica familiare. Nella #929, il padre che emerge è un uomo che programma i congedi in funzione della permanenza di Lily, negozia con Annie, e ne registra il risultato con la soddisfazione misurata di chi ha imparato a ottenere ciò che vuole senza generare frizioni. La seconda ragione è relazionale: la gestione del rapporto con Annie richiede una tecnica che Arthur ha sviluppato nel corso degli anni. L'assenza di rigetti o confutazioni non è casuale: è il prodotto di una comunicazione calibrata sull'umore della destinataria, come la #995 del 21 marzo 1926 documenterà quando Arthur spiegherà che "col tempo ho appreso che la maniera migliore di gestire e confortare 'l carattere vivace e spinoso d'Annie è concederle l'attenzione celere e precisa ch'esige subliminalmente co' suo' modi esclamativi".

Il quarto nucleo è la produzione letteraria. Arthur constata che, mantenendo il ritmo attuale, "entro la fine del ciclo lunare 'n corso" avrà completato una mira annuale che non avrebbe creduto di raggiungere in così poco tempo. Il "ciclo lunare in corso" colloca la scadenza intorno alla fine di gennaio o ai primi di febbraio, il che significa che Arthur, in due settimane dall'inizio dell'anno, ha quasi terminato un progetto che nella pianificazione occupava dodici mesi. Le entrate circostanti confermano la produttività del periodo: la #925 del 10 gennaio parlava di articoli "terminati ed adornati a punto", la #926 dell'11 gennaio del riordino degli appunti sparsi e della riflessione sulla loro natura deliberatamente criptica, la #928 del 13 gennaio della bussola puntata sulle mire annuali. Il "libercolo" cui Arthur dedica le proprie giornate libere è il progetto editoriale che il corpus menziona fin dalle prime entrate. Nella #6 del luglio 1923, Arthur usava il termine in senso generico, quasi sprezzante. Nella #282 del marzo 1924, vi lavorava con Lilian sulle "miniature di contorno". Nella #929, il libercolo è una macchina produttiva funzionante, e Arthur, per la prima volta nel Libro Quarto fino a questa data, si concede un bilancio positivo senza correzioni immediate.

L'ultima frase chiude l'entrata con un interrogativo che va letto nel suo registro: "E se la calle sia per vero la corretta, al voltare di quest'anno?" Arthur non sta dubitando. Sta formulando come domanda ciò che non si concede ancora di affermare: che questa, al cambiare dell'anno, possa essere la direzione giusta. Il condizionale è prudenza, non scetticismo. Dopo anni di cammini imboccati e abbandonati che il corpus documenta fin dal Preambolo del giugno 1924, dove Arthur descriveva il proprio "vagabondare pe' viottoli ch'han sol di ch'incipiare ma 'n sembrano mai giunger in loco", la cautela è il massimo della fiducia che Arthur si permette. La frase non è un dubbio: è un barlume che si affaccia, e che Arthur tiene al riparo dall'enfasi per non bruciarla.

In definitiva, la #929 è un'entrata di stasi operosa. Arthur è in una contea che non frequenta, fa un lavoro che detesta, conta le monete per arrivare a fine mese, e tuttavia scrive più del previsto, pianifica l'estate con la figlia, e si concede la domanda più pericolosa che un uomo in costruzione possa farsi: se questa volta sia quella giusta. Il giorno è grigio su Sanders. L'inverno non è finito. Ma la cisterna, per quanto ancora vuota, ha smesso di sembrare infinita.

#930 — Restmount Avenue, il tabacco d'Augustine e le sessioni dello scrittoio

La #930 cade di giovedì 15 gennaio 1926. Arthur scrive alle 19:14 da April Street, nel tardo pomeriggio, di ritorno da una mezza giornata di obbligazioni presso la Crosspath di Bolinthos in Restmount Avenue. L'entrata è la terza di una serie quotidiana iniziata il 13 gennaio con la trasferta in Augustine (#928) e proseguita il 14 con la giornata a Sanders con Claudette (#929), e ne continua il registro operativo aggiungendo tre elementi nuovi che il cronista deve scomporre: il dato topografico sulla vicinanza alla vecchia dimora di Valerie, la diagnosi sull'esaurimento causato dalla scrittura, e l'anticipazione della trasferta nella regione di Lakelike.

Il primo nucleo è la cronaca della giornata, e va letta in continuità con la #929 del giorno prima, dove Arthur registrava le "complicazioni fisiche" di Tinsteel che lo avevano reso impossibilitato a espletare un censimento di carburanti organici a Bolinthos. Arthur si era proposto come sostituto. Nella #930, Tinsteel compare in persona, "pur zoppicando", e Arthur annota che il superiore "riesce a gestire gli spostamenti 'n autonomia e non necessita alcun supporto veicolare". La precisazione è significativa perché rivela il modo in cui Arthur calibra la propria attenzione verso Tinsteel. Nella #929 scriveva di voler "stabilire coll'occhi l'effettiva impossibilità fisica" di Tinsteel, correttasi immediatamente in "calibrazione empatica del sottoscritto": voleva accertarsi delle condizioni del collega, non verificarne l'onestà. La #930 conferma che Tinsteel è effettivamente acciaccato ma operativo, e che Arthur ha visto ciò che voleva vedere: un uomo che zoppica ma cammina.[8]

Arthur ha consegnato a Tinsteel "le miscele di tabacchi" che il superiore gli aveva chiesto dalla contea di Augustine, "ove 'l costo al grammo è ben inferiore alli concorrenti" locali. Il dettaglio è minuto ma prezioso per la comprensione delle reti commerciali informali che il regime delle trasferte produce. Arthur, che percorre le contee di Hillfoot per lavoro e che nella #928 del 13 gennaio era proprio in Augustine, approfitta degli spostamenti professionali per effettuare acquisti personali per conto dei colleghi, sfruttando il differenziale di prezzo fra contee. È una pratica che il corpus documenta implicitamente nelle trasferte di lunga percorrenza, dove Arthur tende a combinare obbligazioni Frontprice con commissioni private, e che qui viene esplicitata con una concretezza che rivela l'economia minuta del venditore itinerante: non solo il lavoro rende di più quando si combinano i percorsi, ma anche gli acquisti personali costano meno quando si comprano nella contea giusta. La busta di tabacchi di Augustine è, in miniatura, l'intero principio operativo di Arthur: ottimizzare ogni spostamento, non sprecare un chilometro.

Il dato topografico sulla vicinanza della Crosspath di Restmount Avenue alla vecchia dimora di Valerie è il secondo nucleo dell'entrata, e Arthur lo tratta con un'onestà che merita di essere registrata per intero. Il passaggio è costruito come un'irruzione: Arthur sta descrivendo la Crosspath e improvvisamente la frase si apre su una parentesi che non è più lavorativa ma emotiva. "Pericolosamente prossima alla vecchia dimora di Valerie", scrive, e il "pericolosamente" non è retorica, è una valutazione del rischio psicologico che il quartiere rappresenta per lui. Ciò che segue è un inventario sensoriale di una densità che le entrate del Libro Quarto, normalmente più asciutte di quelle del primo anno, raramente raggiungono: "ogni crocicchio o platano, ogni passante o nidore, ogni profilo urbano o caciara da calle mi sussurrava 'l di lei nome". L'elenco è costruito per coppie: un elemento visivo e uno olfattivo-sonoro, intrecciati in modo che lo spazio urbano si trasformi in un catalogo di ricordi involontari. Arthur non sceglie di pensare a Valerie. Il quartiere glielo impone attraverso i sensi.

Il dato va collocato nel contesto delle entrate precedenti del Libro Quarto. Siamo al quindicesimo giorno dell'anno, e il diario non ha ancora prodotto, in questo periodo, una delle sue grandi digressioni su Valerie come quelle che la #358 del giugno 1924 ospitava con il celebre congedo del terzo anniversario dell'incontro. Ma i segnali sono disseminati. La #925 del 10 gennaio, cinque giorni prima, registrava "intemperanze nella quiete" che "trapelano delli scritti" senza che Arthur le ponesse intenzionalmente. La #926 dell'11 gennaio documentava il ritrovamento di frammenti su Berenice negli sparsi e la riflessione sulle omissioni intenzionali del diario. La #927 del 12 gennaio era dedicata interamente al ricordo della serata con Susan alla Foamy Carpet e alla capannina del rapporto lasciata all'intemperie. Le presenze femminili del passato stanno riemergendo con una frequenza che non è casuale: il gennaio del 1926, con le sue settimane vuote di lavoro e le ore colme di scrittura, sta producendo nel diarista una saturazione di ricordi che l'attività ordinaria, nei mesi più densi, tiene normalmente a bada. Il quartiere di Restmount Avenue è il detonatore fisico di una carica che le entrate precedenti avevano già innescato per via letteraria.[9]

La frase con cui Arthur chiude il passaggio, "ne son venuto fuori sin drammi, nonostante tutto", è una delle sue formule di contenimento: ha attraversato il quartiere, ha fatto il lavoro, non è crollato. Il "nonostante tutto" è la misura di ciò che il contenimento è costato, e il fatto che Arthur lo menzioni è segno che il costo non è stato trascurabile. Ma ha retto. Per un uomo che nella #52 dell'agosto 1923 descriveva la propria facilità nel "recidere" i legami e la difficoltà nel "reggere ciò che ne seguita", la traversata di un quartiere che sussurra il nome di Valerie senza crollarvi è un dato che va registrato come prova di tenuta, non come prova di guarigione. Arthur non è guarito da Valerie. Ha imparato a camminare nei suoi quartieri senza fermarsi.

Il terzo nucleo riguarda il sonno e la scrittura, e il cronista deve trattarli come un unico sistema perché Arthur li presenta come tali. Il dato è il seguente: Arthur ha tentato, dall'inizio dell'anno, di mantenere un orario di veglia uniforme, il che implica levarsi alla stessa ora ogni giorno indipendentemente dalle obbligazioni. La conseguenza è che, raggiunta una certa ora dopo il pranzo, necessita di "un attimo di ricalibrazione", qualche dozzina di minuti di semi-coscienza nel tinello. Il regime è quello di un uomo che ha deciso di trattare il proprio corpo come una macchina a orario fisso, concedendo le manutenzioni intermedie necessarie per arrivare alla sera senza crolli.

Ma la diagnosi che Arthur formula sulla causa dell'esaurimento è il dato più rilevante del passaggio, perché rovescia l'equazione che il lettore del diario potrebbe aspettarsi. Le obbligazioni lavorative del periodo "non richiedono estreme fatiche fisiche o mentali". La #928 del 13 gennaio confermava che il mese di gennaio è uno stallo della Frontprice, con pochi contratti e poche urgenze. Le giornate di fabbrica sono brevi, i rientri sono nel primo pomeriggio, le energie residue sono "ben oltre la soglia critica". Non è il lavoro a consumare Arthur. Sono le "infinite sessioni di scrittura cui partecipo nel tentativo d'elidere presto una delle mire annuali". La formulazione è di una lucidità che merita una nota. Arthur sta dicendo che il proprio progetto letterario, quello che le entrate dalla #925 alla #929 documentano come la vera occupazione delle giornate di gennaio, ha un costo energetico superiore a quello del lavoro retribuito.[10]

Il dato è coerente con la cronistoria della produttività letteraria che le entrate del mese hanno tracciato. La #925 del 10 gennaio parlava di articoli "terminati ed adornati a punto" per il libercolo. La #926 dell'11 gennaio documentava il riordino degli sparsi. La #928 del 13 gennaio collocava le "proiezioni pratiche delle mie mire" in una posizione avanzata, con un ciclo lunare in cui Arthur prevedeva di completare un obiettivo annuale. La #929 del 14 gennaio chiudeva con l'osservazione che la produzione letteraria era ai massimi del periodo e con la domanda speranzosa: "e se la calle sia per vero la corretta, al voltare di quest'anno?". La #930 aggiunge il costo che quella produttività impone. Arthur sta scrivendo a un ritmo che il corpo non sostiene senza i micro-riposi del pomeriggio, e ne è consapevole. La diagnosi non produce un rallentamento, però: Arthur registra il dato e lo archivia, senza annunciare contromisure. La scrittura è la mira annuale, il corpo è il mezzo per raggiungerla, e se il mezzo richiede qualche minuto di "semi-coscienza" nel tinello, si tratta di manutenzione ordinaria, non di un problema.

La nota sul sonno notturno, breve ma significativa, completa il quadro. Le notti portano "svariati scenari immaginifici" che Arthur tende a dimenticare dopo il secondo caffè della mattina, ma che nel momento in cui si verificano lo portano a domandarsi "se 'n vi sia un qualché di drastico ch'ho di che effettuare pe' stabilire un ordine e una disciplina reposante". I sogni disturbano il sonno, e Arthur, che nella #925 del 10 gennaio dichiarava di aver "appreso coll'anni a 'n flagellarmi" per le inerzie del corpo, qui riconosce che il sonno è un'area della propria vita che non ha ancora padroneggiato. Il riferimento ai "vanti al narrare de' mie' sonni ristoratori sin sogni o veglie, alli ch'avean di che ascoltarne" è un flashback a un passato in cui Arthur poteva vantarsi di dormire senza interruzioni, e la formulazione al passato suggerisce che quel vantarsi non è più giustificato. L'anno appena iniziato, conclude Arthur, avrà "di ch'esplorarne", con un'apertura al futuro che è insieme programma e speranza.

Il quarto nucleo è l'anticipazione della trasferta nella regione di Lakelike, e fornisce dati operativi preziosi per la cronistoria della Frontprice. Tinsteel ha confermato il viaggio, al quale parteciperanno, oltre ad Arthur e Tinsteel stesso, Stewart Cauque, Vincent McNear e Andrew Hankle. Sono cinque venditori in trasferta: un dispiegamento raro nella pratica ordinaria della Frontprice, dove le giornate documentate nel corpus vedono di norma Arthur solo o con un singolo collega. Le trasferte nella regione di Lakelike, documentate nel corpus fin dalla #257 del marzo 1924 e dalla #281 dello stesso mese, dove Arthur veniva inviato a coprire un'urgenza presso uno stabilimento della regione, e dalla #559 del novembre 1924, dove Arthur e colleghi raggiungevano Sageville per tabulazioni trimestrali, richiedono spostamenti di lunga durata e pernottamenti fuori sede, il che spiega la necessità di una squadra più ampia.[11]

La menzione di Claudette è l'ultimo dato dell'entrata, e Arthur la tratta con il riserbo che le entrate circostanti gli hanno insegnato a esercitare sulle vicende altrui. La signorina Blotte era prevista per la trasferta a Lakelike, ma "pare vi siano state complicazioni ch'ancora debbo esplorare s'ella gradirà narrarmene". Il rapporto fra Arthur e Claudette, consolidato dalla giornata di lavoro condivisa a Sanders il giorno prima (#929), è di quelli che non impongono la confidenza: Arthur aspetta che Claudette decida di parlare, e nel frattempo registra il dato senza forzarlo.

La chiusa è asciutta e programmatica: "ben viene un fine di settimana sin Lilian, impegni o nulla che mi mantenga distante dalla seggia dello scrittoio". Arthur avrà un fine settimana senza Lily, senza obbligazioni, e con l'intenzione dichiarata di stare allo scrittoio. La "seggia" è la sedia del tavolo da lavoro, e il fatto che Arthur la identifichi come destinazione desiderata del fine settimana conferma ciò che l'intera entrata ha documentato: nel gennaio del 1926, in pieno stallo della Frontprice, la vera occupazione di Arthur è la scrittura, e il corpo paga il prezzo che la mente non è disposta a negoziare.

#931 — Il venerdì di transito e le quistioni evitate

La #931 cade di venerdì 16 gennaio 1926. Arthur scrive alle 21:08, in un orario serale inconsueto per il Libro Quarto, dove la maggior parte delle entrate si colloca fra il primo pomeriggio e il tardo pomeriggio. L'ora tarda è coerente con il contenuto: una giornata priva di obbligazioni esterne che ha lasciato Arthur ad April Street fino a sera, senza il rientro affannoso dalle contee che governa il ritmo delle entrate dei giorni feriali. È un venerdì di stallo, e Arthur lo sa e lo dichiara fin dall'apertura: "oi m'è parso fosse un dì di transito, uno di quelli ch'han poco di che raccontare e vengono posti lìvi più com'astanteria e per esubero d'ore ch'in qualche modo han da spargersi lungo l'anno". La frase è fra le più esplicite del corpus sulla percezione che Arthur ha del tempo vuoto: le ore non impiegate non sono libere, sono in eccesso, e vanno distribuite lungo l'anno come merce da smaltire. Il tempo senza compiti è una materia da gestire, non da godere, e la #925 del 10 gennaio, sei giorni prima, aveva già formulato il principio in termini analoghi: "restare 'n balia dell'arbitrio e colle tasche colme d'ore da indorare può parere più terrificante del contrario".

L'entrata, per quanto Arthur la presenti come povera di contenuto, è in realtà una delle più informative del mese di gennaio sul piano della logistica quotidiana e della rete relazionale.

Il primo nucleo è la mattinata domestica. Arthur ha lavorato con Ada alla pulizia generale dell'appartamento "in vista della visita ormai consueta dei Parker". I genitori, stanziati a Newbrick per l'inverno secondo il pattern documentato dalla #922 del 7 gennaio dove Arthur annotava la loro presenza allo spettacolo di Powles, sono attesi nel fine settimana. L'aggettivo "consueta" è significativo: le visite dei Parker, durante i mesi del loro soggiorno invernale a Newbrick, si sono stabilizzate in un ritmo settimanale o quasi settimanale, tanto da essere prevedibili e da richiedere una preparazione che Arthur affronta il venerdì precedente. La collaborazione con Ada per la pulizia, che la #928 del 13 gennaio, tre giorni prima, annunciava già come "rassetto gargantuesco nei dì or glabri d'urgenze", trova qui la sua continuazione operativa. Il rapporto fra Arthur e Ada, in queste settimane di stallo lavorativo di inizio anno, si configura come un tandem domestico che lavora sulla manutenzione dell'appartamento con una regolarità che il cronista deve notare: la #925 del 10 gennaio descriveva i quarti nel "candore ch'ella suole regalarmi ne' suo' passaggi", la #928 pianificava il rassetto, la #931 lo esegue. L'appartamento è tenuto in ordine non per piacere estetico ma per ospitalità calcolata.[12]

La spesa alla bottega di Lylcoin, motivata dalla necessità di "non presentare una dispensa vuota dimani", è un dettaglio che il cronista deve registrare nel contesto della ristrettezza finanziaria che il mese di gennaio documenta per via indiretta. La #928 del 13 gennaio parlava di cinghia da stringere e di "cisterna debitoria". La #929 del 14 gennaio definiva la situazione come "fatica economica" che "aleggia sin pietà" nel periodo di riassestamento contrattuale di inizio anno. La spesa della #931 non è un approvvigionamento ordinario: è una spesa mirata a coprire l'apparenza, a evitare che i genitori trovino la dispensa vuota e ne traggano conclusioni sulla condizione economica del figlio. Il pudore finanziario di Arthur nei confronti dei Parker, che il corpus documenta come costante fin dalla prima stagione del diario, si manifesta qui nella forma più elementare: riempire il frigo prima che arrivino.

Il secondo nucleo è il pomeriggio di scrittura, e Arthur lo tratta con una brevità che è essa stessa un dato. Dopo qualche minuto di "vuoto cognitivo" a seguito del pranzo, ha ripreso gli scritti che "in questo periodo stanno assumendo forme sempre più ingombranti sul mio scrittoio". L'immagine è concreta: i fogli si accumulano, le composizioni crescono in volume, e lo scrittoio ne è fisicamente invaso. La produttività letteraria del gennaio 1926 è documentata con insistenza nelle entrate circostanti: la #925 parlava di articoli "terminati ed adornati a punto" e di componimenti che fiorivano "d'in tra le gianche facce dell'altri tomi", la #926 del riordino degli sparsi e del piacere di sperimentare nei frammenti lirici, la #929 dell'obiettivo annuale quasi demolito in due settimane. La #931 conferma il ritmo senza aggiungere dettagli, e la parentesi con cui Arthur specifica che l'ingombro sul tavolo non lo infastidisce ma al contrario lo allieta è un raro cenno di soddisfazione che, nel registro solitamente austero delle giornate di stallo, suona quasi come un lusso.

Il terzo nucleo è il censimento delle missive, ed è qui che l'entrata rivela la propria ricchezza strutturale. Arthur elenca sei corrispondenze ricevute nella giornata, e ciascuna merita di essere scomposta perché il loro insieme restituisce la mappa relazionale completa di Arthur al sedicesimo giorno dell'anno.

Annie, da Gersburg, chiede informazioni su pratiche burocratiche relative alla gestione amministrativa di Lily. Il dato è coerente con la #929 del 14 gennaio, dove Annie chiedeva precisazioni per il rinnovo del contributo di sostegno domiciliare. Il rapporto fra i due genitori, nella prima metà di gennaio, è dominato dalla componente burocratica: Arthur fornisce documentazione, Annie la trasmette agli uffici. Non c'è traccia di conflitto, non c'è traccia di affetto dichiarato. C'è un funzionamento.

Juliet si è "dilungata un poco sulle fatiche attuali presso la sua nuova località d'impiego", e Arthur annota il debito di una risposta. Il dettaglio sulla "nuova località d'impiego" è un dato biografico che Arthur menziona senza specificare né la località né la natura del lavoro, e il cronista deve limitarsi a registrare ciò che il testo offre. Ciò che conta è il registro della comunicazione: Juliet non chiede, non esige, si "dilunga" sulle proprie fatiche, e Arthur percepisce il messaggio come un invito alla reciprocità che non ha ancora onorato. Il rapporto con Juliet, in questa fase, è fatto di corrispondenza che attende risposta, non di silenzi imposti.[13]

Il signor Tinsteel e un'addetta della segreteria della Frontprice hanno confermato dettagli sulla trasferta prevista per la settimana successiva nella regione di Lakelike. È la prima menzione di questo viaggio nelle entrate del Libro Quarto, e le entrate successive ne forniranno la cronaca. Il dato operativo è che la Frontprice sta organizzando un intervento fuori dalla regione di Hillfoot, cosa che il corpus documenta come rara per il periodo invernale: la stagione Kryomont cade in primavera, e il lavoro di gennaio è perlopiù concentrato nelle contee vicine. Una trasferta a Lakelike, la regione in cui Arthur è nato e dove i Parker svernano, implica spostamenti considerevoli e un'assenza da Lylcoin di più giorni.

Stewart Cauque ha chiesto che Arthur si rendesse disponibile per alcune domande non specificate. Arthur non sa di cosa si tratti e lo dichiara con franchezza: "non ne so niente più riguardo, sfortunatamente". Il dato è minimo ma va registrato perché rivela la natura del rapporto fra i due cofondatori della Fox Reprise in queste settimane: Cauque non anticipa il contenuto delle domande, e Arthur non lo incalza. C'è una fiducia reciproca che non ha bisogno di preamboli.

Florence, indicata con il diminutivo "Flo", "par ch'avesse brama di ciarlare un poco", e Arthur si impegna a invitarla "a qualche cordiale 'l prima possibile". Il diminutivo è un segno di familiarità che Arthur si concede nei confronti dell'amica più stabile del corpus, la stessa Florence che nella #52 dell'agosto 1923 era portatrice di una "compagnia piana" che "non pesa e non distrae", e che nella #919 del 3 gennaio 1926 era fra le prime visite dell'anno. L'intenzione di invitarla a un incontro informale conferma che il rapporto attraversa una fase di tranquillità.

Lily conferma che il fine settimana in corso non la vedrà a Lylcoin. Il dato è coerente con il regime di custodia alternata: Lily trascorre un fine settimana su due con Arthur, e questo è uno dei fine settimana in cui resta a Gersburg. L'assenza di Lily dalla #931 non è un'omissione ma un dato del calendario, e Arthur la registra senza commento, inserendola nella lista delle corrispondenze come qualsiasi altra comunicazione ricevuta.

Arthur chiude il censimento ammettendo di essersi "obliato un qualché", il che aggiunge alla lista la consapevolezza della propria fallibilità mnemonica, la stessa che il Preambolo, scritto nel giugno 1924, collocava all'origine del progetto diaristico: "non vanto una buona memoria".[14]

Il quarto nucleo è la chiusa, e contiene la frase più densa dell'entrata, collocata in un contesto di apparente leggerezza. Arthur scrive: "vi sono, didentro, di contro, parecchie quistioni che vado evitando e ch'al più presto avrò di che frontare". La frase è l'unica dell'intero testo in cui Arthur guarda dentro di sé anziché intorno a sé, e lo fa con una formulazione che il cronista deve pesare nella sua struttura. Arthur non dice quali siano le questioni. Dice che le sta evitando. Dice che dovrà affrontarle. E aggiunge che non crede che una giornata come questa, un venerdì di transito, sia il luogo adatto per farlo.

Il corpus fino alla #931 offre indizi ma non certezze su cosa Arthur stia evitando. La #927 del 12 gennaio, quattro giorni prima, era interamente dedicata al ricordo della serata con Susan Rommer alla Foamy Carpet e alla constatazione di aver "lasciato all'intemperie la capannina ch'andavamo issando giunti". La #925 del 10 gennaio registrava il meccanismo dell'"intemperanze nella quiete didentro" che trapelano negli scritti letterari senza che il diarista li controlli. La #930 del 15 gennaio, il giorno prima, descriveva la prossimità alla vecchia dimora di Valerie durante un'obbligazione a Restmount Avenue e la cascata di associazioni che il quartiere produceva: "ogni crocicchio o platano, ogni passante o nidore, ogni profilo urbano o caciara da calle mi sussurrava 'l di lei nome". Le questioni evitate potrebbero riguardare Susan, Valerie, o entrambe, o nessuna delle due specificamente: potrebbero essere le domande più generali sulla direzione della vita che il Preambolo di quasi due anni prima formulava come "ché vuole dirmi tutto ciò?" e che il diario, per sua natura, registra ma non risolve.

La chiusa è dove Arthur rovescia il tono dell'entrata. Dopo aver dichiarato che ci sono questioni da affrontare, scrive: "l'incipio dell'anno sta plasmandosi con coerenza e una chiarezza di visione che mai prima potei mirare e lasso che tale cementificazione d'una costanza promettente e sin precedenti si stabilizzi con fermezza prima d'usarla come solida base donde pigliare la rincorsa ch'abbisogno pelle lune innanzi". La metafora è edile: la costanza è un materiale da cemento, la base va lasciata asciugare prima di costruirci sopra, e la rincorsa verrà dopo, quando la fondazione regge. Arthur sta distinguendo fra la fase attuale, che è di consolidamento, e la fase che verrà, che sarà di azione. Non è il momento di risolvere le questioni evitate: è il momento di cementare la disciplina che permetterà di risolverle quando sarà il momento.

La frase finale è la più concentrata: "v'è fretta, per chiaro. Ma son l'aspettative mie ch'hanno tal fame." Arthur ha fretta, e la fretta non è di uscire dalla stasi: è di cominciare la rincorsa. Le aspettative sono affamate, non i bisogni. La distinzione è importante. Un bisogno affamato è un'emergenza. Un'aspettativa affamata è un'ambizione. Arthur, al sedicesimo giorno del 1926, sta costruendo la base da cui partire, e la fame delle aspettative è ciò che lo spinge a cementare più forte, non ciò che lo distrae dal cemento. Le questioni evitate restano nella loro nicchia di silenzio, e la fondazione procede. Il venerdì di transito, quello che non aveva nulla da raccontare, ha raccontato una mappa relazionale completa, un programma di stabilizzazione e un'ammissione di fuga che il diarista ha nascosto fra le righe come si nasconde un chiodo nel cemento fresco: lo si mette adesso, lo si troverà dopo.

#932 — I trialoghi coi Parker e la caverna di quiete

La #932 cade di sabato 17 gennaio 1926. Arthur scrive alle 22:58, quasi le undici di sera, in un orario che nel corpus del Libro Quarto è il più tardo della giornata che Arthur si conceda di registrare. La stanchezza dichiarata nella chiusa, "è tardi, debbo coricarmi", non è formulare: è il dato che governa l'intera entrata, scritta dopo un giorno che Arthur definisce "lungo" e "sin pause", e che condensa in poco più di un paragrafo tre argomenti distinti, nessuno dei quali riceve lo sviluppo che in un'entrata diurna avrebbe preteso. L'analisi deve tenerne conto: ciò che Arthur scrive alle undici di sera, dopo una giornata di obbligazioni e una serata con i genitori, è la coda di una giornata che ha già consumato tutte le risorse disponibili.

L'entrata si articola su tre nuclei: il colloquio con i Parker sulla possibilità di vendere l'appartamento, le notizie su Lily e il suo percorso accademico, e la proiezione sui giorni a venire che incrina un umore altrimenti stabilizzato.

Il primo nucleo è il più denso e il più gravido di conseguenze per la cronistoria del Libro Quarto. Arthur scrive che i "trialoghi coi Parker", le conversazioni a tre con Samuel e Dalila, "divergono sovente pelli soliti: incongruenze nelle solitanze, stabilità finanziarie e 'l poco mondano che s'ha di che esperire cotidianamente". La formula è sbrigativa e tradisce la fatica, ma il contenuto è preciso: i colloqui coi genitori ruotano sempre intorno ai medesimi argomenti, le differenze nelle abitudini quotidiane, le questioni economiche, e le scarse novità della vita sociale.[15] Poche notizie arrivano da Newbrick, dove i Parker sono stanziati fino a primavera inoltrata, e poche Arthur ne aveva da comunicare. La cornice è quella di un rapporto che si mantiene attraverso la ripetizione, dove ciascuna visita ricalca la precedente nei contenuti e nel tono, e dove la familiarità non produce profondità ma consuetudine.

La #931 del giorno prima documentava i preparativi per questa visita: la collaborazione con Ada per un riordino generale dell'appartamento e l'acquisto di cibarie per non presentare "una dispensa vuota". Il fatto che Arthur prepari l'appartamento e la cucina prima dell'arrivo dei genitori è un dato di relazione che il cronista deve registrare: è il gesto di un figlio che non vuole mostrare trascuratezza, anche quando la condizione delle proprie finanze è precaria. La #928 del 14 gennaio, tre giorni prima, parlava esplicitamente di "cinghia da stringere" e di "buchi addizionali" nel bilancio di gennaio, e la #929 del giorno stesso menzionava la "cisterna debitoria" da colmare. Arthur, in questo contesto, fa la spesa per i genitori e pulisce l'appartamento: è la medesima dinamica di pudore economico che il corpus documenta fin dal Preambolo, dove Arthur dichiarava che le mura di April Street dovevano offrire "ordine e funzionalità" a prescindere dalle condizioni interne di chi le abitava.

Ma il colloquio ha toccato un argomento nuovo, e Arthur lo registra con una concisione che il cronista deve scomporre. Padre, madre e figlio hanno "confabulato un poco più profonditamente sull'ipotesi d'un cambio d'appartamento". La formulazione è cauta: "ipotesi", non piano; "confabulato", non deciso. I "recenti aumenti nel valore domestico" hanno creato un'opportunità: vendere l'appartamento di April Street, dove Arthur vive dal 1921, in un momento in cui il mercato immobiliare è favorevole, e cercare "una nuova caverna di quiete per me e Lilian". L'espressione "caverna di quiete" è importante per due ragioni. La prima è che Arthur concepisce la nuova dimora non come un miglioramento ma come un rifugio, un luogo definito dalla sottrazione piuttosto che dall'aggiunta: non una casa più grande, non un appartamento più comodo, ma una caverna, cioè uno spazio essenziale, naturale, protetto.[16] La seconda è che la nuova dimora è concepita "per me e Lilian", il che implica che Arthur sta progettando uno spazio dove Lily abbia una collocazione stabile, non più il divano del tinello o la brandina nell'ufficetto durante i fine settimana alterni. Il progetto è familiare prima che immobiliare.

La reazione immediata di Arthur al proprio stesso progetto è il freno della burocrazia: "solo 'l pensiero delle carriole di burocrazia mi demotiva non poco". L'immagine delle carriole è concreta e rivela la percezione che Arthur ha del processo: non una serie di passaggi ordinati ma un ammasso di pratiche da trascinare manualmente, un lavoro fisico più che intellettuale. Arthur aggiunge, con l'onestà che la fatica serale impone, che "avrei di che vederne piute i lati positivi s'avessi la lucidità solita ch'ho alla mane", ammettendo che il giudizio negativo sulla burocrazia è almeno in parte prodotto dall'orario in cui scrive. La mattina porterebbe una valutazione diversa. È una delle rare occasioni in cui il diarista dichiara esplicitamente il condizionamento dell'ora di scrittura sul contenuto del testo, un dato metodologico che chi legge il corpus non dovrebbe mai dimenticare: ciò che Arthur scrive alle undici di sera non ha lo stesso peso analitico di ciò che scrive alle sette della mattina, e la #932 lo dice.[17]

Il secondo nucleo riguarda Lily e la scelta dell'istituto scolastico per l'anno successivo alla pausa estiva. Domani, domenica, Lily visiterà "una succursale dell'Accademia" per valutare se il programma offerto per il prossimo lustro corrisponda alle sue aspettative. La visita è accompagnata da Annie, e la coppia madre-figlia sta "vagando pe' Gersburg e dintorni raccogliendo più informazioni possibili". Il dato cronologico è significativo: Arthur colloca la scelta dell'istituto come evento di "enorme importanza 'n questo periodo", il che indica che Lily, a tredici anni, si trova di fronte a un bivio formativo, la selezione del percorso di specializzazione che occuperà i prossimi cinque anni della sua vita. La #918 del 3 gennaio, quattordici giorni prima, menzionava già il "previsto rientro 'n Accademia poscia i fermi d'inizio anno" e le preoccupazioni di Arthur sulle prestazioni della figlia dopo le vacanze. La #932 fa un passo avanti: non si tratta più del rientro ordinario, ma della scelta dell'indirizzo, con visite a succursali e comparazioni fra programmi.

Il ruolo che Arthur si attribuisce nella decisione merita attenzione per la sua modestia. Scrive che il proprio compito "s'allinea con lo d'un supporto più morale ch'intellettuale, datasi la quantità di dettagli che rìvami filtrata dall'impressioni delle due". Arthur non sta prendendo le decisioni per Lily, e non sta nemmeno partecipando attivamente alla raccolta di informazioni. Il suo contributo è di sostegno emotivo, non di valutazione tecnica. Le informazioni gli arrivano "filtrate" dalle impressioni di Annie e Lily, il che implica che le due hanno già elaborato un giudizio prima di comunicarglielo, e Arthur riceve il prodotto della loro analisi, non i dati grezzi. La distribuzione dei ruoli genitoriali è qui esplicita: Annie è il genitore operativo, quello che accompagna, visita, confronta, seleziona; Arthur è il genitore di sfondo, quello che ascolta, sostiene, e lascia che la propria figlia e la madre di lei conducano il processo. Non è una rinuncia. È il riconoscimento, maturo e non privo di un certo sollievo, che il proprio contributo migliore non sta nella logistica ma nella presenza.[18]

Il terzo nucleo è la proiezione sui giorni a venire, ed è il più breve ma il più indicativo dello stato emotivo di Arthur alla data della #932. L'umore, scrive, "ultimamente pare aver trovato un sentiero pianeggiante e dall'attrito ridotto". La metafora è di quelle che nel corpus vanno prese alla lettera: Arthur sta camminando su un terreno che non sale e non scende, dove i piedi non incontrano resistenza. È un'immagine di neutralità, non di felicità: il sentiero è piano, non panoramico. Dopo i mesi del Libro Terzo, dove le entrate del secondo semestre del 1925 documentavano la ripresa lenta dopo il lungo silenzio della primavera, e dopo le prime settimane del Libro Quarto, dove il rientro alla quotidianità diaristica dal dicembre 1925 in poi ha prodotto una sequenza ininterrotta di entrate con un tono operativo e relativamente stabile, il "sentiero pianeggiante" è la descrizione di una condizione che Arthur non vuole celebrare per paura di comprometterla. Non dice di stare bene. Dice che il terreno è piano. La distinzione, nel lessico di un diarista che ha attraversato voragini documentate, è fondamentale.

E il sentiero si incrina subito. La prospettiva dei tre giorni della prossima settimana lontano da Lylcoin "sbriciola un poco l'umore". Il verbo è preciso: non distrugge, non demolisce, sbriciola. È un'erosione minuta, granulare, che produce non un crollo ma una perdita di compattezza. La ragione non è dichiarata esplicitamente ma è desumibile dal contesto: i tre giorni lontano significano tre notti fuori dall'appartamento, tre mattine senza la routine di April Street, tre giornate di obbligazioni nelle contee senza il rientro serale nel proprio spazio. Per un uomo che nella #22 del luglio 1923 descriveva il proprio appartamento come un "modesto nido" dal quale usciva solo per necessità, e che nella #53 dell'agosto 1923 definiva la propria socialità come una maschera indossata per rendere "docili l'ore e scorrevoli le trattative", tre giorni consecutivi di trasferta sono una violazione delle abitudini che il sentiero pianeggiante aveva reso tollerabili. L'equilibrio di gennaio, costruito sulla sequenza quotidiana di rientri in April Street, sulla pulizia dei quarti con Ada, sulla scrittura produttiva documentata dalla #925 alla #929, vacilla non per un evento traumatico ma per la semplice prospettiva di un'interruzione della routine. È la fragilità di un equilibrio fondato sulla ripetizione: basta la previsione di tre giorni diversi per sbriciolarlo.

La chiusa, "è tardi, debbo coricarmi", è la frase più breve e più funzionale che Arthur abbia scritto nelle entrate del Libro Quarto fino a questa data. Non c'è commento, non c'è digressione, non c'è il consueto inciso meta-diaristico su ciò che il diario ha ricevuto o non ricevuto dalla giornata. Arthur ha esaurito le parole come ha esaurito le ore, e chiude con l'unica azione che resta disponibile: dormire. La domenica porterà Lily e la visita all'Accademia. Il lunedì porterà la partenza per le contee. La caverna di quiete, quella nuova, quella che Arthur e i genitori hanno cominciato a immaginare questa sera intorno al tavolo di April Street, è ancora un'ipotesi pronunciata a mezzanotte, fra la stanchezza e le carriole di burocrazia. Ma è stata pronunciata.

#997 — Le quattro Crosspath e la bussola della Fox Reprise

La #997 cade di lunedì 23 marzo 1926. Arthur scrive alle 13:30, rientrato in April Street dopo una mattinata di colloqui nelle fabbriche Crosspath della contea di Bolinthos. L'entrata è lunga, operativa e bipartita: la prima metà è un resoconto dettagliato delle visite agli stabilimenti per il progetto Kryomont, la seconda è una riflessione sul futuro della Fox Reprise in vista della riunione serale a Streamver. Il giorno dopo lo spettacolo del Neighborhood Theatre, Arthur è tornato al lavoro.

La mattinata è ricostruibile con precisione. Arthur ha visitato quattro fabbriche Crosspath in poche ore, un ritmo che segnala efficienza e familiarità con il territorio. La prima tappa è Craneville, il grande complesso industriale nella zona settentrionale di Bolinthos che il corpus menziona fin dalla #112 dell'ottobre 1923, quando Arthur lo descrive come "monumentale e storico, ormai segnato dagli anni".[19] Qui incontra Euris Farnsworth, la nuova responsabile del reparto combustibili a freddo, con la quale stabilisce il calendario operativo per la seconda settimana d'aprile. La descrizione della Farnsworth è breve ma positiva: "un donnino di non più di quarant'anni, dall'affabilità antitetica al ruolo". Il contrasto con i responsabili abituali, evidentemente meno cordiali, è notato con sollievo. La seconda tappa è la Crosspath di Plugged Avenue, nel centro di Bolinthos, "poco distante da Wish Street", la calle che ospita il Moore Shop dove Arthur ha lavorato in passato sotto la direzione di Fernand Shores. Il responsabile, Michael Brest, è formale ma occupato: chiede un secondo passaggio in giornata più tranquilla. Arthur non insiste, una disciplina relazionale che nel primo anno di corpus non gli era naturale. La terza fabbrica, su Bigsilk Avenue nella cintura settentrionale, produce un incontro ancora più rapido e cordiale. La quarta, la Crosspath di Oilbury, è l'unica remota: Arthur aveva tentato di gestirla interamente per corrispondenza telegrafica, ma il responsabile insiste per un incontro di persona. Arthur accetta, pragmaticamente, perché "creare un rapporto collaborativo lungimirante" richiede un volto, non solo un telegramma. L'ultima tappa, la Crosspath di Lylcoin, si conclude con un nulla di fatto: il responsabile è in riunione e un'addetta suggerisce di fissare un appuntamento. Arthur prende nota senza irritarsi.

Cinque stabilimenti in una mattina, quattro contatti stabiliti, uno rimandato. È il ritmo del progetto Kryomont nella sua fase preparatoria, che nella #975 Arthur annunciava come imminente e che ora, a tre settimane dall'inizio ufficiale, sta prendendo forma concreta. Il quadro che ne emerge è quello di un'operazione logistica considerevole: Arthur deve visitare personalmente ogni fabbrica della regione dove avranno luogo le tabulazioni inventariali, incontrare i responsabili, concordare calendari e modalità, e farlo in parallelo con le obbligazioni quotidiane per la Frontprice e gli altri clienti. Il fatto che riesca a condensare tutto questo in mezza giornata, tornando a casa in tempo per il pranzo, conferma la competenza operativa che nella #993 si attribuiva collocandosi da solo al terzo ramo della gerarchia dei venditori.

L'intermezzo epistolare è breve ma significativo. Arthur ha ricevuto un telegramma da Juliet che lo informa della sua presenza a Bolinthos per questioni burocratiche legate a quelli che Arthur definisce "imminenti seggi che dimandano opinioni al popolo dell'intera Britannia Latiromica". Arthur non indaga, ammette di non conoscere l'ubicazione esatta della dimora di Juliet in Stretchnote, e si limita ad apprezzare la corrispondenza quotidiana che da qualche tempo condividono, "sebbene priva di contenuto eclatante". Il rapporto con Juliet, nel corpus, è fra i più stabili e meno tormentati: non c'è l'ossessione di Valerie, il rimpianto di Allison, la complicazione di Susan. C'è una stima intellettuale reciproca e una discrezione che Arthur rispetta perché gli somiglia.

La seconda metà dell'entrata è dedicata alla Fox Reprise e al bivio che Arthur sente di aver raggiunto. La riunione di Streamver, prevista per il meriggio, ha un'importanza che trascende l'ordinaria amministrazione del circolo. Arthur ha preparato un "plico di fogli" con un piano operativo artistico per i primi sei mesi, e l'esito della riunione determinerà la direzione del progetto. Le due opzioni sono dichiarate con una chiarezza che nel corpus non è frequente quando Arthur parla della Fox Reprise. La prima: il circolo resta ludico, amatoriale, una piacevole distrazione senza pretese professionali. La seconda: i membri decidono di "salire i gradini" e trasformare l'avventura in qualcosa di "potenzialmente celebre", con tutto l'impegno supplementare che ciò comporta.

Ciò che colpisce è che Arthur dichiara di non preferire nessuna delle due opzioni. "Non disprezzo niuna delle opzioni", scrive, e la frase va presa al suo valore nominale. Se la Fox Reprise resta ludica, Arthur avrà più tempo per gli altri suoi progetti, i tomi, le sinfonie, il libro ispirato dalla Kryomont, il trasferimento a Powles. Se diventa professionale, "m'alletta e sprona" ma richiederà un investimento di tempo che in questo momento della sua vita è la risorsa più scarsa. La posizione è genuinamente aperta, e l'incertezza è estesa perfino a sé stesso: "Quissà pur io son ancora incerto."

Il contrasto con la #984, scritta tredici giorni prima, è istruttivo. Lì Arthur aveva tenuto un discorso di tre ore dal tono "acceso e alquanto frustrato", chiedendo "responsi ben chiari" sui piani del circolo. Qui il tono è diverso: non più frustrato ma equidistante, non più impositivo ma interrogativo. Lo spettacolo del sabato sera, con le strette di mano e i contatti recuperati che Arthur descriveva nella #996, potrebbe aver contribuito a questo ammorbidimento. Il circolo ha dimostrato di funzionare sul palcoscenico. La domanda non è più se la Fox Reprise valga la pena, ma quale versione della Fox Reprise valga il tempo che resta.

La chiusa dell'entrata è domestica e pacificata. Arthur è in April Street, ha pranzato alla propria mesa, un evento che nella vita di un uomo che desina quasi sempre in locande e carrozze ha il sapore di un piccolo lusso. Il progetto Kryomont è stato messo da parte per il giorno, le carte della Fox Reprise sono sul tavolo, la riunione attende. La domenica colma d'ore della #995, quella che Arthur aspettava "spasmodico", è passata. Il lunedì è arrivato, e con esso il lavoro, i piani, le decisioni da prendere. Arthur è nel mezzo di tutto, solo al suo scrittoio, con l'inchiostro e le agende come unici interlocutori prima di uscire nel mondo.

#998 — Il ciondolo dall'oblatura e il libro quinto

La #998 cade di martedì 24 marzo 1926. Arthur scrive alle 15:11, da April Street, nel meriggio. L'entrata si apre con due digressioni riferite al giorno precedente e si chiude su un rendiconto finanziario che aggrava il quadro della #994. È un'entrata di spoliazioni: un diario che si annuncia prossimo alla fine, un oggetto di Valerie gettato da un finestrino, degli averi portati al commerciante per racimolare un argento.

La prima digressione è strutturale. Arthur annuncia che il diario corrente terminerà con il trasferimento nella nuova dimora, "probabilmente nella contea di Powles", e che il quinto libro inizierà "coll'avvento della prima notte ch'ho di che vivere nell'appartamento conseguente allo d'April Street". Il progetto di far coincidere la chiusura con l'entrata numero mille è ammesso come tentazione e subito scartato: mancano "due mani" da quivi, ossia un paio di mattine, e Arthur riconosce che la simmetria numerica è "vezzosa" e non pratica. Aggiunge, con l'onestà che il Libro Quarto gli ha insegnato, che "nemmeno per vero mille sono l'entrate" se si contano le lacune. La numerazione progressiva, alla quale Arthur attribuisce un valore quasi totemico fin dalla #1, è in realtà una finzione contabile. I numeri ci sono, i giorni corrispondenti non tutti.

La seconda digressione è il centro emotivo dell'entrata. Arthur ha gettato dall'oblatura della carrozza, durante il tragitto verso Streamver il giorno prima, un ciondolo a forma di atalanta con brillocchi di vetro che apparteneva all'anello di chiavi di Valerie.[20] Il ciondolo era rimasto appeso alla bisaccia da lavoro di Arthur dopo che lui lo aveva rimosso dalle chiavi, e "or giace 'n un praticello tra Bolinthos e Streamver". Una farfalla di vetro in un campo. Arthur ne prevede la decomposizione, "chessìa la fiamma del sole o 'l gelo del prossimo verno a rosicchiarne la sostanza", e la paragona al processo che sta compiendo nella propria testa: "'sì com'ho di che fare pur nel cranio ogniddì ancora. Sempre meno." Quelle due parole staccate, "sempre meno", sono la frase più importante dell'entrata. Arthur sta dichiarando che il lavoro di erosione del ricordo è in corso e sta funzionando.

Il gesto va collocato nella sequenza delle operazioni di distacco che Arthur compie nel marzo 1926. Nella #984 ha scritto il telegramma conclusivo a Susan. Nella #975 ha avviato la vendita dell'appartamento. Qui si libera di un oggetto di Valerie che portava con sé quotidianamente. Non è l'ultimo: Arthur conserva ancora il ritratto piccicato al muro del suo quarto, menzionato nella #358, e le "miniature dai righi subliminali" che definiscono le sue "signature e 'l mio stesso araldo identificativo". Il ciondolo non è l'ultima reliquia, è la prima ad andarsene. Ed è significativo che Arthur scelga di liberarsene gettandolo da una carrozza in movimento, non deponendolo in un cassetto o consegnandolo a qualcuno. Il gesto è rapido, quasi impulsivo, e produce un oggetto abbandonato in un prato che nessuno verrà a cercare. L'atalanta di vetro, la farfalla che non vola più, resterà lì finché il tempo la dissolverà. Arthur prevede di dimenticarsene entro il giorno dopo. Che ci riesca o meno, il corpus non lo dice.

La menzione del sogno di Allison, inserita fra il gesto su Valerie e il resoconto della Fox Reprise, è breve e venata di rammarico: "poco rammento e un poco me ne dispiace, or ch'ella avrebbe di che vivere solamente didentro dell'immagini dell'inconscio, e 'n esse avremmo di che sanare tanto dello che fu". La frase conferma il pattern della #992: Allison brucia differente, con un fuoco che non distrugge ma che, nel sogno, offrirebbe perfino la possibilità di "sanare". Arthur lo sa, ma è un sapere che esiste solo nell'inconscio, e che la veglia dissolve.

La sezione sulla Fox Reprise completa il racconto della riunione di Streamver che la #997 annunciava. Arthur ha parlato per più di un'ora, forse due, con "cruda schiettezza", delineando ogni scenario. Lo scetticismo iniziale dei membri era percepibile, e Arthur non lo nasconde. Ma il tono, rispetto alla #984 dove la frustrazione era dominante, è diverso: non più impositivo ma pragmatico. Ha distribuito "manoscritti e tabelle coi compiti" da svolgere prima della prossima riunione, e i primi telegrammi del meriggio indicano che qualcosa si è mosso. Arthur annota con lucidità che il suo carico sarà "tre volte tanto" quello degli altri, un sacrificio calcolato in anticipo. La formula con cui chiude la parentesi, "siamo ai primi bagliori d'una alba nova", è prudente nella metafora: un'alba, non un mezzogiorno. La luce è poca ma c'è.

La chiusa finanziaria è la più cruda del mese. Arthur è sceso a "due argenti e qualche pricciolo". Nella #994, quattro giorni prima, ne aveva sei. La discesa è rapida e coerente con i costi dei tragitti, dei pasti fuori casa, delle fiaschette di chiara prima dello spettacolo. Il rimborso atteso per il giorno seguente, quattro argenti per i tragitti di febbraio, è un palliativo. La vera soluzione è il primo d'aprile. Nel frattempo Arthur progetta di vendere "alcune cianfrusaglie" a Samuel Once, il commerciante, per recuperare almeno un argento. La frase "m'apparirebbe qual tanica d'aria limpida" non è retorica: è il respiro di un uomo che conta le monete per arrivare a fine settimana.

In definitiva, la #998 è un'entrata in cui Arthur si alleggerisce di tutto ciò che può. Del ciondolo di Valerie, delle cianfrusaglie da vendere, dell'illusione del numero mille, del diario stesso nella sua forma corrente. Il quinto libro è annunciato. Il prato fra Bolinthos e Streamver ha inghiottito una farfalla di vetro. La bisaccia è più leggera di una fibbia. E Arthur, con due argenti in tasca, si prepara a chiudere un capitolo che dura da quasi mille giorni.

#999 — La febbre e il giorno prima del mille

La #999 cade di mercoledì 25 marzo 1926. Arthur scrive alle 11:05 del mattino, rientrato in April Street dopo un colloquio alla Crosspath di Lylcoin, la fabbrica che nelle settimane precedenti gli aveva opposto ripetuta indisponibilità: nella #979, il 5 marzo, il responsabile non era presente; nella #997, due giorni prima, era in riunione. Stamane è riuscito finalmente a incontrare il responsabile del reparto dei carburanti a freddo, completando l'ultimo tassello della fase preparatoria del progetto Kryomont nella contea di Bolinthos. Ma il colloquio si è svolto in condizioni fisiche già compromesse, e al rientro Arthur si è trovato costretto a fermarsi.

"Ho dovuto rincasare." L'esordio è fra i più secchi del Libro Quarto. Non c'è preambolo, non c'è digressione, non c'è il consueto riscaldamento retorico con cui Arthur di norma si avvicina all'argomento del giorno. Il corpo ha imposto la sua gerarchia e Arthur vi si è piegato, cosa che nel sistema parkeriano equivale a una piccola capitolazione.

La sequenza dei sintomi è descritta con lucidità: "le fauci son aride, l'intestino par calpestato brutalmente, il capo oscilla sin ragione e i labbri restano di poco aperti allo spiro". I primi segnali erano comparsi già verso le sei del mattino, davanti allo specchio, mentre si preparava per la giornata lavorativa: "v'era un alone di malessere e foschia ch'avea di che seguirmi pe'l dì innanzi". Arthur ha scelto di ignorarli, portandoseli dietro alla fabbrica e nascondendoli dietro "la mascara ridente e loquace". La maschera è la stessa della #996, quella che Arthur ha descritto al Neighborhood Theatre come strumento professionale, il sorriso che sa disegnare meglio dei teatranti sul palco. Qui la maschera serve a nascondere non il disagio sociale ma il disagio fisico, e il fatto che Arthur la indossi anche in queste condizioni conferma quanto il meccanismo sia automatico: la cordialità è un riflesso, non una decisione. Ma la fabbrica se n'è accorta, o quantomeno Arthur sa di non averla ingannata del tutto: "v'era un macigno poggiato in dosso che a stento celavo", scrive, e la formula del macigno è di una concretezza che non ammette dubbi sulla gravità percepita.

Il corpus documenta almeno due episodi precedenti di malattia significativa. Nella #175 del 21 dicembre 1923, Arthur descriveva una scena quasi identica: "Latteo e sbriciolato siedo sul divano, strati su strati di coperte ritrovate in un cassetto, le fauci aride e vapori febbrili ch'evadono ad ogni respiro." Il medico era intervenuto, Ada aveva portato cibarie, e la degenza si era protratta per tre giorni, fino alla #177 del 23 dicembre. Nella #265 del 20 marzo 1924, esattamente due anni prima a pochi giorni, un'altra influenza lo aveva confinato per quattro giornate: "la temperatura corporea non ha cessato d'aumentare, la tosse s'ha fatto più persistente e violenta", con crampi dalla nuca alle tempie e occhi lacrimanti. In quell'occasione Arthur aveva formulato il proprio protocollo di guarigione: chiudersi nell'appartamento rabbuiato, finestre appena socchiuse, niente vizi, pazienza. Nella #999 il protocollo non è ancora in atto ma se ne intravede l'avvio: Arthur menziona "intrugli e pastiglie nello stipetto del lavatoio poco dillà; pochi, per vero, ma d'ottima qualità", e si prepara a cedere alle difese del corpo al termine dell'entrata.

La riflessione centrale è sulla ribellione contro l'infermità, e il suo interesse non è psicologico ma strutturale. Arthur non si limita a lamentare la malattia: si interroga sul meccanismo che lo spinge a combatterla anche quando la ragione gli consiglia di arrendersi. "Sovente ribèllomi, spingendo l'arti e 'l cogito a gittarsi 'n l'attività ch'ho di che fare qual nulla avesse di che ostacolarmi. Raramente vi riesco." L'ammissione è doppia: ribellione abituale, fallimento altrettanto abituale. La domanda non è nuova: nella #925, undici giorni prima, Arthur aveva descritto "l'assuefacente dose di chimicità ch'il cranio permèttemi di godere al completamento de' propositi" come forza superiore agli istinti primordiali. Qui rovescia la prospettiva: non chiede cosa lo spinge a produrre, ma cosa gli impedisce di fermarsi. E offre quattro ipotesi, enumerate con la puntigliosità che gli è propria.

La prima è "il timore atavico d'essere oi e sfumare dimani, sin nulla ch'abbia di che lassare un marchio dovunque": la paura di svanire senza traccia. La seconda è "il disìo di sentire 'l sottoscritto qual dissimile dell'altri, del globulo informe che sovente nomeo massa": il bisogno di non essere come tutti. La terza è "la brama d'aver di che dimostrare meco pe' primo ch'ho lo che necessito pe' proseguire nonostante l'ostacoli e i danni, qual modo di redimermi dell'ozi e l'agi iti ch'ho concessomi": il riscatto dai cedimenti passati. La quarta, collocata in coda con un tono quasi dimesso, è che si tratti del "normale sviluppo di pensiero ch'ogni uno possiede 'n momenti tal codesto". L'ordine non è casuale: Arthur parte dal titanico e arriva all'ordinario, e l'approdo all'ordinario è la concessione più difficile. Ammettere che il proprio tormento possa essere banale è, nel sistema parkeriano, più arduo che ammettere di essere sconfitti.

Poi il bilancio si asciuga: "pe' tanto ch'ì convìncami che spinta e inerzia possano inniorare le debilitazioni fisiche, ebbene, quivi resto, scomposto allo scrittoio coll'occhi lucidi". Il verbo è restare, non avanzare. Arthur è fermo, e lo sa. Le quattro ipotesi titaniche si infrangono contro la realtà di un uomo seduto storto alla scrivania con gli occhi che bruciano.

La chiusa è governata da due preoccupazioni concrete. La prima riguarda il fine settimana con Lily: Arthur teme che la febbre comprometta la visita, e la preoccupazione è amplificata dal dettaglio che si tratta dell'ultimo fine settimana "prima della ripartenza verso Eightown dei Parker".[21] Non è una visita qualsiasi: è l'ultima prima che la distanza geografica fra Arthur e la famiglia torni a dilatarsi con la stagione. Che Arthur tema la febbre non per sé ma per l'effetto che avrebbe su quei giorni con la figlia è coerente con la priorità che il diarista assegna alla presenza di Lily fin dalla pianificazione di inizio anno documentata nella #929.

La seconda preoccupazione è diaristica. Arthur è consapevole che l'entrata seguente sarà la millesima. Nella #998 aveva scartato l'idea di chiudere il diario con quel numero, ma il millesimo resta un confine simbolico, e il fatto di arrivarci malato aggiunge un'ironia che Arthur formula come sfida: "avrò di che vedere ì stesso se l'entrata a quattro cifre di dimani avrà di che celebrare 'l malanno oppure 'l ripristino della frenesia invidiabile che nell'ultime settimane ha colorato i dì". La "frenesia invidiabile" è il ritmo produttivo che le entrate di marzo documentano con insistenza: il progetto Kryomont avviato, il Needled e lo Sting in parallelo, lo spettacolo della Fox Reprise portato a termine, il ciondolo di Valerie gettato dall'oblatura, i manoscritti completati, i contatti stretti. Tutto questo è ora minacciato da un corpo che rifiuta di collaborare, a un giorno dal traguardo numerico che Arthur finge di non volere ma che, evidentemente, avrebbe preferito raggiungere in piedi.

Vi è infine una nota che merita segnalazione per la sua modestia. Arthur scrive che c'è "un bruscolo d'orgoglio nella premura ch'ho dimostrato orora allo scrivere l'entrata odierna prima ch'ì rimanga piccicato 'n la torba febbrile che sento vicinarsi". Un bruscolo, non un macigno. Arthur è fiero di aver scritto, non di ciò che ha scritto. Il diario, in questo passaggio, cessa di essere strumento di riflessione e diventa atto di resistenza fisica: mettere inchiostro sulla carta mentre le dita ancora rispondono. È il rovescio esatto della #925, dove Arthur scriveva nel tepore della produttività soddisfatta. Qui scrive nel brivido della febbre che sale, e il gesto è lo stesso. Il "barlume benigno" che Arthur vi scorge è, nella sua piccolezza dichiarata, la conferma che il diario è l'ultima cosa a cui rinuncia.

In definitiva, la #999 è un'entrata di cedimento. Il corpo cede, la maschera cede, la giornata lavorativa cede. Ma il diario no. Arthur arriva alla soglia del millesimo giorno con le ossa che cigolano e le guance che bruciano, e la prima cosa che fa, rientrato a casa, è sedersi allo scrittoio. Scomposto, lucido, febbrile, a un'entrata dal numero che non ha voluto trasformare in traguardo ma che, suo malgrado, lo è.

#1000 — Il giaciglio di Rirì

La #1000 cade di giovedì 26 marzo 1926. Arthur scrive alle 05:01 del mattino, un'ora che nel corpus è quasi senza precedenti per un'entrata regolare. Il buio è ancora fuori. Il corpo, che nella #999 era in cedimento febbrile, "ha reagito all'infermità del dì addietro", formula che Arthur inserisce quasi come inciso nel penultimo periodo, come se la notizia del miglioramento fisico fosse secondaria rispetto a ciò che l'entrata contiene. E ciò che l'entrata contiene è Valerie. Tutta Valerie, dalla prima riga all'ultima, senza deviazioni lavorative, senza parentesi epistolari, senza il consueto rimbalzo fra sentimento e cronistoria. È l'entrata più interamente dedicata a Valerie del Libro Quarto, e Arthur la colloca esattamente dove nella #998 aveva detto di non volerla: sul numero mille.

L'esordio è programmaticamente noncurante. "Che cangia, in fine, or che la cifra 'n anticipo all'entrata ha di che ser 'sì tonda e lunga?" Nella #998, Arthur aveva scartato l'idea di far coincidere la chiusura del diario con il millesimo, definendo la simmetria "vezzosa" e riconoscendo che "nemmeno per vero mille sono l'entrate" se si contano le lacune. Qui mantiene la posizione ma la aggira con eleganza: non celebra il numero, ci "giuocola appena", concedendo all'occasione il diritto di esistere come pretesto per una digressione che evidentemente premeva. Il pretesto è sottile ma onesto. Arthur sa che sta usando il mille come permesso per dire ciò che altrimenti non direbbe, e lo ammette: "sarebbe quasi uno spreco se 'n avessi di che giuocolare appena sull'evento".

Poi viene la dichiarazione che, dal punto di vista della struttura del corpus, è la più importante dell'intera entrata. "Il dì appresso all'ultimo contatto con Valerie fu 'l primo avvento dell'entrate, l'uno e solo." L'entrata #1 del 30 giugno 1923 è dunque, per dichiarazione esplicita dell'autore, il giorno successivo alla separazione da Valerie.[22] Il diario non nasce da un proposito letterario, non nasce da un'ambizione archivistica, nasce da un vuoto. La #1 è il primo giorno senza Valerie, e tutto ciò che segue, le novecento novantanove entrate successive, le tabulazioni, le fabbriche, la Frontprice, la Fox Reprise, Lily, Allison, Susan, Berenice, Ada, i Parker, il trasferimento a Powles, gli sparsi, i componimenti, il libercolo, è ciò che Arthur ha fatto nel tempo che si è aperto dopo quella separazione. Arthur lo formula con una precisione simmetrica: l'entrata uno fu "l'incipio d'un silenzio ma, nel medesmo modo, come 'l termine d'un altro silenzio". Il diario ha chiuso un silenzio, quello della convivenza che si stava disfacendo, e ne ha aperto un altro, quello della vita senza.

La ricostruzione del rapporto è condotta con un registro che Arthur non aveva ancora usato per Valerie nel Libro Quarto. Non è il tormento incendiario della #358, dove il terzo anniversario dell'incontro produceva pagine di lirismo esaltato e straziato. Non è la dismissione pragmatica della #998, dove il ciondolo gettato dall'oblatura segnalava un distacco in corso. È una retrospettiva calma, quasi testamentaria, che procede per blocchi: le cause, i fatti, il bilancio, il residuo.

Le cause sono enumerate con una lucidità che nelle entrate dei primi due libri sarebbe stata impensabile: "l'incompatibilità caratteriale, l'approccio al cotidiano dissimile e contrastante, le continue recriminazioni, l'atavici rancori". Non c'è pathos in questa lista. È un referto. Arthur vi aggiunge una distribuzione del biasimo che merita attenzione: "ben biasimo 'l sottoscritto quant'ella, quissà piute ancora omai, or che ho ruminato didentro e che la pletora d'erri ha pigliato colori e pizzi ai quali 'sì cieco fui prima". La formula è importante. Arthur non sta dicendo che la colpa era di entrambi in parti uguali. Sta dicendo che la sua parte di colpa gli è diventata più visibile col tempo, proprio perché lui è cambiato e Valerie, a quanto ne sa, no. "Quasi certo resto, di contro, dello stato immobile d'ella durante l'anni ch'han scorso numerati da codesto diario." Valerie non si è mossa. Arthur sì. E nel muoversi ha potuto vedere, retrospettivamente, ciò che da fermo non vedeva: i propri errori, le proprie rigidità, il veleno che usciva "d'una fauce l'altra, d'uno strillo a una fuga, quale scudo e spada al medesmo tempo". Lo scudo e la spada sono la stessa arma: entrambi si difendevano attaccando, e nessuno dei due era "disposto o capace d'una scesa al compromesso".

Il passaggio sugli ultimi giorni prima della separazione è il più doloroso dell'entrata, e Arthur lo sa, tanto da premunirsi: "non v'è citazione ora che porrìa fare esatta, non v'è materiale ch'avrei di ch'offrire queste pagine ch'abbia un resoconto dell'ultimi dì prima dell'entrata uno". La #1 è il giorno dopo; ciò che è accaduto prima non è stato scritto, o è stato scritto e distrutto. Arthur dichiara di averlo "gittato ai venti dell'etere", con la stessa formula e lo stesso gesto con cui nella #998 gettava il ciondolo di Valerie dall'oblatura della carrozza. I materiali precedenti al diario sono andati, deliberatamente.

Poi viene la frase su April Street. "Ed April Street è Valerie." Tre parole che riconfigurano la vendita dell'appartamento, il rassetto con Ada, i sopralluoghi del signor Paulson, il trasferimento a Powles, tutto il complesso logistico delle ultime settimane, in un'operazione di esorcismo topografico. Arthur non sta vendendo un appartamento. Sta vendendo il luogo dove ha vissuto con Valerie, dove ha visto "li stralci e l'attimi ch'ogni poeta canta e brama, l'affezione totale ch'ha di che parere infantile all'occhi altrui", e dove poi ha visto arrivare "le tormente ch'han vintoci". L'appartamento è il contenitore fisico della relazione, e lasciarlo significa lasciare l'ultimo oggetto di Valerie. Dopo il ciondolo gettato nel prato, dopo il telegramma conclusivo a Susan che chiudeva un altro capitolo, April Street è l'ultima reliquia, la più grande, quella che non si lancia da un finestrino ma si vende a un compratore con tanto di carte bollate.[23]

La scelta che Arthur ricostruisce come il momento della rottura è formulata in termini binari: "aver di che ingollare tanto dello ch'ero divenuto e regredire a una forma ch'ella avrebbe gradito e non poco, oppur aver di che stringere le mani torno 'l fato ch'aveo dinnanzi, al costo esoso d'aver di che farlo solo". Regredire per restare con lei, o avanzare da solo. Arthur ha scelto la seconda. "Fu 'n qualché che venne dammé e me solo", scrive, e la rivendicazione è netta: la decisione fu sua, non reciproca, non imposta, non subita. Scelse la solitudine come prezzo dell'evoluzione. È la frase più adulta dell'intero corpus sul tema di Valerie, e il fatto che arrivi alla millesima entrata, dopo quasi tre anni di ruminazione, ne misura il costo temporale.

Segue la dichiarazione che Arthur stesso sospetta di non aver mai formulato prima: "L'amai come s'ama 'l proprio essere e quissà mai lo scrissi o dissi per vero nelle mille entrate ch'hanno di che sproloquiare 'n queste pagine." Nella #358, Arthur aveva descritto Valerie in termini di fato, convergenza, eternità. Ma "amare come si ama il proprio essere" è un'altra cosa: non è il destino cosmico, è l'identificazione totale, l'incapacità di distinguere l'altra persona da sé stessi. Se Arthur ha ragione nel sospettare di non averlo mai scritto, la #1000 è il luogo dove il diario raggiunge il fondo della confessione e vi trova una frase che novecento novantanove entrate non erano riuscite a produrre.

L'episodio del profumo nell'androne è il passaggio che ancòra l'intera entrata al presente fisico, impedendo che la riflessione si trasformi in elegia astratta. "Ierdì passai pe' l'androne dell'edificio 'n April Street, e lame d'un profumo ch'in tre anni mai sentii novamente ma ch'in un battito dell'occhi mi portarono a que' tempi, quell'essenze ch'ella vestìa sin pudore e ch'aleggiavano d'in tra le mura de' quarti pe' le settimane a venire." L'olfatto è il senso della memoria involontaria, e Arthur ne subisce il meccanismo con una resa che non oppone difese: il corpo si è voltato verso la cassetta della corrispondenza "qual fosse ovvio ch'avrei scorto una missiva d'ella, preannunciata dall'aroma lassato pe' le scale". Sapeva che non c'era nulla. Ne ha riso. E il riso, "sin dedicarvici altri pensieri", è il gesto più sano dell'intera entrata: il riconoscimento che il corpo ricorda ciò che la mente ha elaborato, e che non c'è contraddizione in questo, solo una sfasatura fra due orologi che battono a velocità diverse.

La chiusa è rivolta direttamente a Valerie, e il vezzeggiativo Rirì sigilla l'entrata con la stessa intimità della #358 e della #992. Arthur offre la millesima entrata come "un ultimo dono e giaciglio tepido ov'ha di che stare pei millenni a venire", e si domanda se "codesta, in fine" non sia "la forma d'amor ch'entrambi pensammo d'aver trovato l'un l'altro". La domanda è rivolta a lei, non a sé stesso, e il cambio di interlocutore è il segno che Arthur ha abbandonato, per un'entrata, la regola fondamentale del diario: parlare con sé stesso. Qui parla con Valerie. E l'apostrofe "nevvero, Rirì?" ha il tono di chi conosce già la risposta e non la vuole, o di chi sa che la risposta, comunque sia, non cambierà nulla.

In definitiva, la #1000 è l'entrata che il diario doveva a Valerie e che Arthur ha trattenuto per mille giorni, dispensandola in frammenti, sparsi, sogni, ciondoli, ritratti al muro, profumi negli androni. L'occasione del numero tondo gliene ha fornito il pretesto, e l'alba del 26 marzo, col corpo che si rialza dalla febbre e la casa ancora buia, gliene ha fornito il silenzio. Il diarista che nella #998 dichiarava di voler chiudere il Libro Quarto con il trasferimento a Powles ha appena scritto, senza dirlo, la vera chiusura. Non del libro, ma del filo che lo ha generato. Il diario è nato il giorno dopo Valerie. La millesima entrata è il giorno in cui Arthur, per la prima volta, riesce a dirle addio senza fuggire dalla pagina.

#1001 — Il collante, il biciclo e la fuga da Lylcoin

La #1001 cade di venerdì 27 marzo 1926. Arthur scrive alle 13:08 da Wedgeville, durante una pausa fra le tabulazioni del mattino e il tragitto verso Gersburg per raggiungere Lily. L'entrata è dichiaratamente compensativa: Arthur "profitto dello spazio 'n cima" per recuperare le vicissitudini del giorno precedente, "dato che l'entrata precedente l'ho dedicata interamente al numeretto 'n cima e all'anima di poco non gemella ch'ha incipito codesto sparlare". La formula è fra le più concise con cui Arthur abbia mai riassunto il rapporto con Valerie: anima "di poco non gemella", quasi gemella ma non abbastanza. Due parole, "di poco", che contengono tutto il senso della #1000 e lo archiviano. Il diarista è tornato alla cronistoria.

La prima sezione riguarda il signor Sharv. La storia del rapporto fra Arthur e William Sharv è documentata nel corpus fin dalla #49 dell'agosto 1923, dove Arthur rievoca la compagnia teatrale fondata insieme circa dieci anni prima, dunque intorno al 1907, quando i due operavano con David Jones "nei bassifondi delle zone meno luminose di Bolinthos".[24] La compagnia si era sciolta, Jones era tornato nella sua regione natale del Southyap, e Arthur e Sharv avevano tentato nuove avventure insieme prima di separarsi a loro volta. Nella #351 del giugno 1924, Arthur racconta la riconciliazione: un cordiale all'Ursus, una taverna di Knighthill, dove i due avevano riassunto "l'ultimi mesi nel modo più pacato e comprensivo possibile". In quell'occasione avevano anche composto un'epistola per il terzo membro fondatore della compagnia, Stewart Bees, con il quale Arthur aveva perso i contatti "datisi ulteriori disguidi e litigi, col senno di poi, ammetto, cagionati dal mio infantilismo egoista".

Ciò che la #1001 aggiunge è il dato sulle condizioni di Sharv. Arthur scrive di essersi "sicurato ch'il signor Sharv fosse tornato a condizioni mentali stabili, sebbene strascichi dell'ultimi anni penso siano percebili perfino dalle missive". La cautela con cui Arthur tratta la questione, il verbo "sicurato" che implica una verifica attenta, la precisazione sugli strascichi visibili nello scritto, indicano che il periodo di instabilità di Sharv non è stato breve né lieve. Arthur non entra nei dettagli, ma la premura con cui gestisce il ritorno dell'amico nella sfera sociale, "m'assicurerò di garantirgli un'esperienza ben confortevole", è di una delicatezza che il corpus riserva a pochissime figure. La ragione per cui Arthur si sta adoperando è dichiarata: Sharv possiede "capacità non da poco colli strumenti musicali ed una passione pe' l'esibizioni" che sarebbero utili alla Fox Reprise. Ma la ragione vera traspare dalla frase che segue il tentativo di contattare anche Bees: "Debbo fungere da collante. Sono davvero pochi e rari l'individui per cui travaglierei 'sì assiduamente pe' donare benessere e svaghi." Arthur non sta reclutando. Sta ricomponendo un trio.

La sezione su Bees è breve: il contatto è stato tentato ma non ha ancora prodotto risposta. Nella #351, Bees aveva risposto alla prima epistola proponendo una riunione a Whogburg, il che suggerisce che il rapporto, pur compromesso, non fosse del tutto reciso. Qui il silenzio è più lungo, e Arthur non commenta, si limita ad attendere. La formula "per ora sin fortuna" è neutra, non allarmata.

Il secondo nucleo dell'entrata è finanziario e va letto come continuazione diretta della sequenza della #994, della #998 e della #999. Nella #994, Arthur contava sei argenti. Nella #998 era sceso a due argenti e qualche pricciolo. Nella #999 non menzionava il denaro ma la febbre lo aveva costretto a rincasare, il che significa nessun guadagno per quel giorno. Nella #1001, il giorno dopo la #1000 che non conteneva informazioni pratiche, Arthur rivela di aver venduto il biciclo a Closewall per una moneta d'oro e otto monete d'argento.[25] La vendita è avvenuta nel meriggio del 26 marzo, "di ritorno dall'obbligazioni tabulative 'n Naught Port e Greenrice", il che significa che Arthur, il giorno della #1000, non aveva passato l'intera giornata a scrivere di Valerie: aveva lavorato nelle contee al mattino, venduto il biciclo nel meriggio, e poi scritto l'entrata millesima all'alba del giorno dopo. La cronistoria pratica corre sotto la confessione sentimentale, come sempre nel corpus.

L'importo ricavato deve bastare "ancora cinque dì", ossia fino al primo d'aprile, quando arriveranno i compensi di marzo. Arthur "confida di riuscire a garantire i beni primari persino a Lilian", e la formulazione di quel "persino" è rivelatrice: Lily è la priorità, e il fatto che Arthur dubiti di poterla soddisfare misura la gravità della situazione. Le "lunghe liste debitorie ch'ogniddì bussanno all'uscio" sono un dato nuovo nella sua esplicitezza: non si tratta solo di ristrettezza ma di debiti accumulati, creditori che reclamano, e Arthur che non ha nulla da dare. "Non posseggo nulla di che dar loro, hanno di ch'attendere, pe' quanto mi mortifichi." Il verbo "mortifichi" è fra i più pesanti che Arthur usi per descrivere il proprio stato d'animo: non frustrazione, non fastidio, ma mortificazione, la vergogna di non poter onorare un impegno.

La parte lavorativa è sintetica ma ricca di dati. Arthur ha completato tabulazioni a Wedgeville, le urgenze in scadenza sono state evase, e restano arretrati per i prossimi giorni. Le condizioni fisiche sono "tornate ottimali", con una spossatezza residua che si concentra nelle ore diurne e risparmia le mattine. Il malanno della #999 è dunque durato un giorno e mezzo, un decorso breve che Arthur registra senza enfasi.

Il passaggio su April Street è il più interessante dal punto di vista della cronistoria immobiliare. Nessuna notizia dal signor Paulson, nessun interesse da parte di acquirenti. Arthur ne è impaziente pur sapendo che i tempi del mercato non sono quelli della sua urgenza. Poi aggiunge una riflessione retrospettiva: "Dimàndomi sovente ove sarei ora se 'n avessi acquistato l'appartamento 'n April Street e fossi rimasto presso il bordo occidentale di Lylcoin, 'n l'appartamento ch'ha ospitatomi circa tre anni." La risposta è secca: "rèplicomi ch'avrei meno guai finanziari, per certo". Il dato è rilevante. Arthur ha vissuto in un appartamento nel bordo occidentale di Lylcoin per circa tre anni prima di trasferirsi in April Street. Considerando che nella #1000 dichiara di essersi trasferito in April Street "nell'estate di cinque anni addietro", ossia nell'estate del 1921, il periodo nel precedente appartamento si colloca approssimativamente fra il 1918 e il 1921. L'acquisto di April Street è stato dunque un investimento che Arthur, a distanza di cinque anni, giudica finanziariamente svantaggioso. La vendita non ha ancora prodotto nulla, e il risultato netto è un debito che la precedente dimora non avrebbe generato.

La chiusa rivela un dettaglio operativo che collega la giornata lavorativa al progetto artistico: Arthur impiegherà l'ora che gli resta a Wedgeville nella riscrittura di componimenti per il signor Sharv, "di modo ch'il signor Sharv, all'incipio della prossima settimana 'n Streamver, abbia di che lavorare su materiale ben disposto pe'l suo modo d'apprendere. E ben lo conosco." La frase di chiusura è di una confidenza che nel corpus Arthur riserva a chi ha frequentato a lungo: conoscere il modo d'apprendere di qualcuno presuppone anni di collaborazione, non una riconciliazione recente. Arthur e Sharv si sono separati e ritrovati, ma il sapere accumulato in quei primi anni di compagnia teatrale è rimasto intatto. Arthur sa come Sharv impara, sa quali materiali gli servono, sa come prepararli. Il collante non è solo affettivo: è tecnico.

In definitiva, la #1001 è l'entrata del ritorno al mondo dopo la parentesi della millesima. Arthur la costruisce come un inventario del presente: i debiti, le tabulazioni, il biciclo venduto, il clima gelato di Wedgeville, i campi agricoli congelati, il tragitto verso Gersburg, Lily da raggiungere, Sharv da accompagnare, Bees da stanare, April Street da vendere, la fuga da Lylcoin da formalizzare. L'elenco è lungo, concreto, privo di lirismo. È il tessuto di cui è fatta la vita quotidiana di Arthur Parker nel marzo 1926: un uomo che il giorno prima ha scritto la pagina più intima del proprio diario e che oggi vende una bicicletta per comprare da mangiare alla figlia.

#1002 — Il sabato dello scriba e della figlia

La #1002 cade di sabato 28 marzo 1926. Arthur scrive alle 13:59, da April Street, con Lily seduta poco distante. L'entrata non contiene cronistoria lavorativa, non contiene corrispondenze, non contiene trasferte. È interamente dedicata alla scrittura, al rapporto con Lily e alla riflessione sul proprio mestiere di autore. Dopo la confessione della #1000 e il ritorno alla cronistoria della #1001, la #1002 si colloca in uno spazio diverso da entrambe: è il sabato che Arthur nella #994 desiderava e non ebbe, rubato dallo spettacolo della Fox Reprise. Questo sabato, una settimana dopo, lo ha ottenuto.

La scena d'apertura è domestica e va fissata per ciò che è: un padre e una figlia adolescente seduti nella stessa stanza, ciascuno chino sui propri fogli, in un silenzio operoso. Arthur dichiara di proporsi "ad esempio ben concentrato" per suscitare in Lily interesse per lo studio e la scrittura. Il meccanismo pedagogico è indiretto: non insegna, non corregge, non sorveglia. Si siede e lavora, confidando che il gesto stesso sia una lezione. Nella #995, Arthur descriveva la corrispondenza di Lily come "ermetica ma zuccherata" e vi leggeva una somiglianza genealogica con la propria cripticità. Qui la somiglianza è messa in pratica: padre e figlia scrivono fianco a fianco, ciascuno nel proprio registro.

Le valutazioni accademiche di Lily sono "estremamente positivi", e Arthur le riconosce "una tenacia e costanza" che né lui né Annie possedevano alla stessa età. L'ammissione è significativa perché Arthur, che nel Preambolo si presentava come uomo formato dall'autodisciplina tardiva, sta dichiarando che la figlia lo ha superato su un terreno che lui ha impiegato anni a conquistare. Il dettaglio sugli argomenti scientifici in cui Arthur "fatica a esserle d'aiuto" conferma che Lily, a quattordici anni, si muove in ambiti che il padre non padroneggia, e che il sostegno che può offrirle è "più emotivo che pratico". Nella #929 del 14 gennaio, Arthur pianificava il congedo estivo per trascorrere tempo con Lily. Nella #995, attendeva spasmodico la domenica per avere ore vuote. Nella #1002, il tempo con Lily è arrivato, e Arthur lo riempie facendo ciò che sa fare: stare presente, scrivere, e lasciar scrivere.

Il corpo centrale dell'entrata è un inventario dei progetti letterari in corso, e la sua importanza per chi studia la cronistoria produttiva di Arthur è considerevole. Arthur elenca almeno quattro filoni attivi.

Il primo è il "tomo sull'attività inventariali", un progetto che qui compare con una descrizione operativa inedita. Arthur sta scrivendo un libro ispirato dal proprio lavoro per la Frontprice e la Kryomont, ma il progetto è in stasi "dovuto principalmente alla quantità d'informazioni e bozze che debbo elaborare che richiedono una borsa di ore che non posseggo 'n queste settimane". Il dato è prezioso: Arthur non sta romanzando le proprie esperienze lavorative, sta elaborando informazioni e bozze, il che suggerisce un'opera di natura più documentaria che narrativa.

Il secondo filone sono "l'altri libelli di storielle, poemini, e pensieri" che stanno assumendo forma ma non sono ancora pronti per la pubblicazione. Nella #985 dell'11 marzo, Arthur dichiarava che le sue "quasi tre dozzine di tomi" volavano "d'una bottega l'altra". La #1002 rivela il rovescio di quella produttività: dietro i tomi pubblicati c'è un archivio di lavori incompiuti che Arthur rifiuta di rilasciare prematuramente. La conversazione con Florence Calvin "qualche dì addietro", probabilmente durante l'incontro previsto nella #996 per la domenica 22 marzo, ha prodotto un confronto sul tema della pubblicazione imperfetta. Arthur ne conosce la logica, "pubblicare un prodotto imperfetto è milliaia di volte meglio che 'n pubblicare nulla", ma la rifiuta per una ragione che è insieme estetica e psicologica: "detesto immaginarmi a distanza d'una decade nella rilettura d'un mio libercolo antico e anelare una ripulita totale dettata dal senno di poi".[26]

Il terzo filone è la "collezione d'opre musicali" accumulate nell'ultimo ventennio, che Arthur sta catalogando. Il dato cronologico è notevole: un ventennio di produzione musicale copre all'incirca dal 1906 al 1926, il che significa che Arthur componeva musica già prima della fondazione della compagnia teatrale con Sharv e Jones, datata intorno al 1907 nella #49. Le "centinaia di pagine" che affollano lo scrittoio sono il residuo fisico di questa attività parallela, mai interrotta, che corre sotto la superficie del diario come un fiume carsico.

Il quarto filone è il diario stesso, che Arthur tratta come progetto letterario al pari degli altri. Scrive di anelare "a giungere a risultati mai acciuffati da umano alcuno ma sin tradire l'identità mia stessa, li stili e li scopi intrinseci ch'hanno sempre posseduto codeste pagine". La formulazione è ambiziosa fino all'immodestia, ma Arthur la tempera immediatamente con la considerazione sulla pubblicazione: "s'in fine codesta opra vedesse la vetrina d'una bottega, nulla cangierebbe dall'altri mie' figlioli di carta ch'hanno di che ser obliati nel momento medesmo della distribuzione". Il diario, come i tomi, verrebbe dimenticato. La differenza è che Arthur non se ne cura, perché la funzione del diario non è la ricezione ma il processo. "Codesto travaglio funge bene poiché è solo processo, la parte ch'in fondo interèssami più d'ogni cosa 'n ogni mia avventura artistica." È una dichiarazione di poetica che nella #926 era implicita e qui diventa programmatica: la scrittura quotidiana non ha un fine esterno, è il fine.

Il passaggio sull'orgoglio e l'insoddisfazione simultanei merita attenzione per la struttura psicologica che rivela. Arthur scorre le centinaia di pagine sullo scrittoio e prova orgoglio, ma "v'è una parte didentro che ripétemi ogniddì ch'avrei potuto fare molto più ancora". La formulazione è identica nella struttura alla #925, dove la soddisfazione per il lavoro compiuto conviveva con il dubbio sulla propria capacità di gestire il tempo libero. Il meccanismo è costante: Arthur produce, riconosce di aver prodotto, e immediatamente sposta il traguardo più avanti. Il "chiunque di torno" che giudicherebbe la sua produzione come "travaglio di due o tre vite intere" è un metro esterno che Arthur registra ma non adotta. Il suo metro è interno, e il suo metro non ha fine corsa.

La riflessione sulla qualità contro la rapidità contiene un'autocritica retrospettiva sugli "scritti adolescenziali, ove priorizzavo la celerità a discapito del contenuto". Arthur sta parlando della produzione giovanile di Newbrick e dei primi anni a Bolinthos, il periodo precedente al diario, e il giudizio è netto: allora scriveva troppo e troppo in fretta. Ora, con l'apprendimento di "com'ottimizzare anche solo qualche subordinata descrittiva", il compromesso fra velocità e cura è diventato possibile. Il diario stesso è offerto come esempio: un'opera che mira a "risultati mai acciuffati" ma "sin tradire l'identità". L'ambizione non è esteriore, è formale. Arthur vuole scrivere meglio, non essere letto di più.

La chiusa è un elenco di attese: aggiornamenti dalla Fox Reprise per la riunione di lunedì, Ada che verrà a nettare i quarti, e il desiderio di "qualche settimana di respiro ove far nulla che 'n sia lo svago leggero" con Lily. L'entrata si chiude su un paradosso consapevole: "d'altronde, di ciò dev'essere composto un fine di settimana sin impegni, pondero". Arthur sta ponderando ciò che il sabato dovrebbe essere, il riposo, nel momento stesso in cui lo sta riempiendo di scrittura. Il fine settimana senza impegni è già un impegno, perché per Arthur la scrittura non è lavoro ma non è nemmeno riposo. È la terza cosa, quella che non ha nome nel suo lessico e che occupa ogni spazio che le altre due lasciano vuoto.

#1003 — La partenza dei Parker e la vigilia di Streamver

La #1003 cade di domenica 29 marzo 1926. Arthur scrive alle 18:07, da April Street, nell'intervallo fra la partenza degli ospiti e la pulizia dell'appartamento. Lily è in viaggio verso Gersburg, accompagnata dai Parker. L'entrata è breve, operativa nella prima metà e programmatica nella seconda, e ha il tono asciutto di chi sta chiudendo una giornata di presenze per prepararsi a una settimana di azioni.

I Parker hanno visitato April Street portando sporte di vivande, un gesto che Arthur registra con un'onestà insolita: "qual sapessero bene le mie ristrettezze finanziarie". Non dice di averlo gradito apertamente, dice di averlo apprezzato "sin darlo a vedere". Il pudore è doppio: Arthur non vuole che i parenti sappiano quanto il loro gesto lo abbia sollevato, e non vuole che il diario lo registri come un atto di carità subita. Ma lo registra comunque, il che è di per sé significativo. Nella #994, nove giorni prima, Arthur contava sei argenti fino a fine mese. Nella #998, quattro giorni dopo, era sceso a due. Il fatto che i Parker portino cibo indica che la situazione è nota alla famiglia, e che il sostegno arriva per via materiale più che pecuniaria, con la discrezione di chi riempie una dispensa anziché offrire denaro.

Arthur li congeda "collo stomaco ben satollo e alcuni presenti che possono utilizzare ne' prossimi mesi", rovesciando il rapporto: chi ha ricevuto cerca di restituire, anche quando ha poco da dare. Il gesto è coerente con il rapporto fra Arthur e i Parker che il corpus documenta come conflittuale ma funzionale, fatto di "spigolosi dibattiti sulle quistioni economiche" (#955) e di tentativi reciproci di mantenere una tregua civile.

La nota su Lily è il passaggio più denso dell'entrata, condensato in poche righe. Arthur scrive che la presenza della figlia "è ardua da rimuovere da codeste mura" e che, nonostante il suo callo alla solitudine, ella "permane l'unica figura che 'n avrebbe di che chiedere permesso pe' insinuarsi didentro delle mie solitanze diarie". La frase va pesata. Arthur ha dedicato entrate a descrivere il proprio bisogno di isolamento, la propria "sociopatia funzionale" (#985), la propria insofferenza per le presenze che disturbano la geometria dei quarti. E qui dichiara che Lily è l'unica eccezione. Non la tollerata, non la subita: l'unica che non ha bisogno di chiedere. Il "di contro, un poco lo necessito" che segue è una concessione che Arthur fa a se stesso, ammettendo che la solitudine perfetta che vagheggia non è ciò di cui ha bisogno. Lily la incrina, e Arthur ne ha bisogno.

La seconda metà dell'entrata si sposta sulla Fox Reprise. Domani, alla riunione settimanale di Streamver, sarà presente William Sharv. Il dato va collocato nella cronistoria del rapporto fra i due. La riconciliazione risale al giugno 1924: la #351 documenta la serata all'Ursus di Knighthill, dove Arthur e Sharv, dopo oltre un anno di silenzio causato da dissidi sulla compagnia teatrale che avevano cofondato, si ritrovarono davanti a qualche chiara e presero in considerazione l'idea di ristabilire la vecchia Warst Plays. Da quel momento il rapporto è andato incontro a fasi alterne. Le entrate del 1926 mostrano Arthur che tenta di coinvolgere Sharv nella cerchia della Fox Reprise, preoccupato per le condizioni di lui e convinto che le sue capacità musicali e la sua passione per le esibizioni possano giovare al circolo. La sua presenza alla riunione di domani è dunque il risultato di un lavoro relazionale che dura da tempo, e il fatto che Sharv abbia chiesto "ulteriori delucidamenti" in anticipo è letto da Arthur come segnale positivo sulla sua motivazione.

Accanto a Sharv, Arthur menziona Cauque e Florence Calvin, che hanno avanzato "alcune ultime richieste prima del confronto imminente". La formulazione suggerisce che la riunione di domani non sarà ordinaria. Nella #997, due giorni prima, Arthur aveva presentato un piano operativo per i prossimi sei mesi e descritto il bivio fra una Fox Reprise ludica e una professionale. Nella #998, riferiva che i membri avevano cominciato a muoversi sui compiti assegnati. La riunione di lunedì è il momento in cui il cerchio si stringe: Arthur deve far comprendere ai membri "quanto l'impegno odierno frutterà non poco nelle lune a venire" e intende farlo con la propria "demagogia ben puntuta". Il tono è quello del condottiero che prepara l'orazione prima della battaglia, non del collega che propone un ordine del giorno.

Il passaggio sui Parker e sulla loro partenza da Newbrick verso Eightown è breve ma informativo. I genitori di Arthur lasceranno Newbrick il martedì successivo per tornare nella regione di Saltworth, definita "la loro ufficiale", dove si stabiliranno per altri sei mesi. Il modello è quello di una famiglia che alterna soggiorni fra regioni, trascorrendo i mesi invernali a Newbrick, nella regione di Lakelike, e il resto dell'anno nella regione d'origine. La visita a Lylcoin è dunque una tappa di transito, un saluto prima della ripartenza, e il "probabilmente per l'ultima volta per quanto riguarda l'anno corrente" indica che i Parker non torneranno in Hillfoot prima del prossimo inverno.

La riflessione sulle lacune del diario, collocata nel mezzo dell'entrata, è una nota meta-diaristica che va registrata per la sua lucidità. Arthur ammette di aver lasciato vuoti "or lunghi or brevi" e di esservi tornato ogni volta "col rimpianto pe' non aver messo 'n carta nemmeno un mero minuscolo pensiero". La promessa che "non deve capitare novamente" è una di quelle che il diarista fa a se stesso con la consapevolezza che potrebbe non mantenerla, ma il riconoscimento dei "risultati notevoli" prodotti dallo "spurgo terapeutico" del diario è sincero. Alla soglia della millesima entrata superata tre giorni prima, Arthur non sta celebrando un traguardo numerico. Sta constatando che il processo funziona.

La chiusa è un inventario di partenze e di inizi. I Parker partono. Lily torna agli studi. Arthur resta con la Kryomont e la Fox Reprise. L'ultima frase racchiude l'intera entrata: "Oi pàremi più transizione ch'altro, sebbene, quissà, sia più un vero incipio di tant'altri addietro." Arthur percepisce il giorno come un passaggio, un intervallo fra ciò che è stato e ciò che verrà. Ma si corregge: forse non è un intervallo. Forse è un inizio. La correzione è cauta, formulata al condizionale, perché Arthur ha imparato a non fidarsi dei propri entusiasmi. Ma è lì, e il fatto che chiuda l'entrata su di essa indica dove punta il suo sguardo: in avanti.

#1004 — L'anticamera della Kryomont e la riunione di Streamver

La #1004 cade di lunedì 30 marzo 1926. Arthur scrive in due tempi: alle 06:33 del mattino, prima di uscire, e alle 11:50, rientrato in April Street dopo le obbligazioni della mattinata. La struttura bipartita è inedita rispetto alle entrate circostanti e tradisce la pressione di una giornata che Arthur sa di non poter governare interamente. Scrive prima dell'alba perché teme di non poterlo fare la sera. Il diario viene protetto in anticipo, e Arthur ne è consapevole: "non m'aggrada anticipare l'entrata del diario allo ch'ancora tiene ch'occorrere ma poche sono l'alternative".

La ragione è esplicita: "la Frontprice, la Kryomont e la Fox Reprise monopolizzano l'ore di sole". Tre istituzioni che divorano la giornata intera. La Frontprice con le sue tabulazioni quotidiane, la Kryomont con il suo progetto inventariale in fase di calendarizzazione, la Fox Reprise con la riunione di Streamver prevista per il meriggio. Arthur è incastrato fra le tre, e il diario è l'unica cosa che può spostare, anticipandola alle ore in cui Lylcoin dorme ancora.

La prima parte dell'entrata si apre sull'assenza di Lily, partita il giorno prima con i Parker. Arthur si domanda se i fine settimana condivisi le siano sufficienti, se la "mera presenza" basti, se ella "desiderebbe un poco piute". La domanda non è retorica e non è nuova: il tema della qualità del tempo trascorso con Lily, contrapposto alla quantità, attraversa l'intero quarto libro. Ma nella #1004 assume una sfumatura diversa. Arthur osserva che le capacità d'ascolto e conversazione della figlia continuano a perfezionarsi "qual adulto ch'alla sua età ì nemmeno poteo immaginare d'essere". Il riconoscimento è lucido e, nel suo pudore, amaro: Arthur sta ammettendo che Lily sta superando il padre in una competenza, quella relazionale, che lui stesso fatica a esercitare con costanza. Il dubbio su ciò che offre non è un vezzo introspettivo. Il regime di custodia alternata, un fine settimana sì e uno no, comprime il tempo disponibile in finestre brevi e intermittenti: Arthur ha a disposizione quattro o cinque giorni al mese con Lily, e ogni volta che lei riparte la domanda si ripresenta, se quei giorni siano sufficienti a costruire il rapporto che lui vorrebbe, o se siano solo un intervallo fra due assenze.

La nota su Annie è trattata con una delicatezza che va oltre il galateo. Arthur anticipa un telegramma sulle "quistioni economiche recenti" e dichiara di voler indulgere, di non voler "maltrattare l'umore ballerino che ben so ella tesora e ostenta ne' periodi di maggior accumulo nervoso". La formulazione è precisa e rivela una lettura psicologica di Annie che Arthur ha affinato nel tempo. Non sta proteggendo Annie dalla verità: sta proteggendo il rapporto dalla frizione inutile che una risposta brusca produrrebbe in un momento sbagliato. È un meccanismo che il corpus documenta fin dal Libro Secondo, e che la #983 del 9 marzo 1926 aveva reso esplicito con quella che resta una delle riflessioni più estese di Arthur sul rapporto con la madre di Lily, dove scriveva di comprendere i momenti in cui Annie "soglia 'l confino e lassa che siano le frustrazioni a favellare p'ella".

Il dato operativo centrale dell'entrata è la Kryomont. Arthur precisa che la settimana in corso è l'ultima prima dell'inizio della fase operativa sul campo. Finora il progetto si è limitato ad "appuntamenti e calendarizzazione dell'interventi": la #976 del 2 marzo descriveva la perlustrazione delle fabbriche per una "prima visita informativa", la #977 del 3 marzo il viaggio a Minestern per la riunione con i funzionari Kryomont. Dal prossimo lunedì comincerà la fase che Arthur conosce e teme: "avrò di che freneticare d'un lato l'altro d'Hillfoot pe' garantire che le rimodulazioni inventariali possano essere all'altezza delle richieste della Crosspath, della Kryomont, e della reputazione ch'ormai precedemi". Il passaggio è fondamentale perché contiene, compressa in una frase, l'intera triplice pressione che il progetto esercita su Arthur: le esigenze tecniche delle fabbriche, le richieste commerciali del cliente, e la reputazione personale che si è costruito nel corso di tre stagioni.

Arthur conosce il costo di questa stagione. Lo ha pagato nel 1924, quando la prima Kryomont ha prodotto il crollo psicologico documentato nella lacuna #293–#307, quindici entrate mancanti nel pieno del mese più nero del Libro Secondo. Lo ha pagato ancora nella lacuna #313–#330, dove il diario è stato messo a tacere dalla pura operatività. E lo ha pagato nel 1925, con un episodio che nella #1004 menziona esplicitamente: un litigio con Tinsteel durante gli inventari, definito "accadimento unico nell'ultimi quattro anni di collaborazioni". L'episodio non è documentato altrove nel corpus: cade in uno dei periodi in cui la Kryomont ha costretto il diario al silenzio, il che è di per sé eloquente. Arthur aggiunge: "M'oblio, al momento, se n'ho discusso 'n codeste pagine onnò". Il corpus conferma che non l'ha fatto. La Kryomont, dunque, non è solo il progetto che ha fatto saltare il diario; è il progetto che ha prodotto eventi che il diario non ha potuto registrare nemmeno a posteriori.

Il giudizio su Tinsteel e Cauque è di ottimismo che Arthur qualifica immediatamente come amnesia: i due sono "atipicamente ottimisti fronte le prospettive operative" e Arthur lo addebita "ad una scarsa memoria dello che codeste furono nell'anni passati". La frase è importante perché rovescia il rapporto fra memoria e speranza. Il lavoro di fabbrica, nel sistema parkeriano, funziona come anestetico: assorbe le ore, riempie la testa, e permette di dimenticare quanto la stagione precedente sia costata. Tinsteel e Cauque dimenticano. Arthur no, ma procede ugualmente.

La domanda che Arthur si pone, "che mi tiene ritto 'n piedi 'n cotante peripezie", riceve una risposta articolata su tre piani. Il primo è economico: le retribuzioni mensili della Kryomont, addizionate ai compensi ordinari della Frontprice, rappresentano un'iniezione di liquidità cruciale. L'urgenza è documentata con precisione chirurgica nelle entrate circostanti: la #994 del 20 marzo contava sei argenti fino a fine mese, la #998 del 24 marzo ne registrava solo due, e la #1001 del 27 marzo, tre giorni prima, documentava la vendita del biciclo presso Closewall per una moneta d'oro e otto d'argento, con l'annotazione che "codesti debbono sufficere ancora cinque dì". Arthur ha venduto un mezzo che possedeva per garantire le spese correnti e quelle di Lily. In questo contesto, i compensi della Kryomont non sono un bonus: sono un salvataggio.

Il secondo piano è reputazionale. Arthur nota che l'operazione inventariale che svolge esiste solo nelle regioni di Hillfoot e Stretchnote nell'intera Britannia Latiromica, il che gli conferisce una "carta da visita" riconosciuta sia dai responsabili degli stabilimenti sia dalle aziende di produzione degli ingredienti. È un passaggio in cui Arthur si osserva dal di fuori, con la lucidità di chi conosce il proprio valore di mercato e lo usa come argine contro la frustrazione. Il terzo piano è letterario: il tomo sulle attività inventariali, menzionato nella #1002 del 28 marzo come lavoro in stasi per mancanza di ore, nella #1004 assume una funzione ulteriore: "ultimo traguardo pe' suggellare la mia competenza invidiabile e completa". Arthur immagina che possa favorire un eventuale cambiamento di carriera, possibilità che subito ridimensiona dichiarando che non rientra nei piani attuali, aggrappandosi al "ruolo rispettato ch'ho didentro la Frontprice". La precisazione è tipica del modo in cui Arthur gestisce le ambizioni nel diario: le nomina, le valuta, e le rimette nel cassetto con un gesto che è insieme prudenza e scaramanzia.

La vendita dell'appartamento di April Street, menzionata in relazione all'eventuale visita di compratori, è un filo che percorre le entrate del marzo 1926 con crescente concretezza. La #976 parlava della compravendita come possibilità, la #978 documentava il sopralluogo del signor Paulson, la #988 confermava la messa in vendita formale a centoquindici lingotti d'oro con una trattativa accettabile fino a centocinque. Nella #1004, Arthur nota di non aver ricevuto nuove da Paulson ma si frena dal contattarlo, consapevole che "tali processi esigono periodi di sviluppo ben differenti dalli scambi comuni". Il rassetto dei quarti, menzionato fra le attività del mattino presto, va letto anche in questa prospettiva: ogni giorno è un giorno in cui un potenziale acquirente potrebbe presentarsi, e l'appartamento deve essere pronto.

La seconda parte dell'entrata, scritta alle 11:50, ha un tono diverso. Arthur è rientrato in April Street dopo una mattinata alla Crosspath Factory di Dwarven Mounts, non distante da Lylcoin. Il ritmo è stato deliberatamente moderato, "quasi a maniera di preservazione dell'energie". Gli elogi a Cauque e Tinsteel sono misurati ma sinceri. Cauque sta consegnando risultati nella pianificazione degli interventi che Arthur definisce degni di elogio "sin tenuta alcuna". Tinsteel sta facendo altrettanto presso le Activa Corp. Il trio operativo si sta preparando alla stagione con una coordinazione che le entrate precedenti non documentavano con altrettanta chiarezza nelle stagioni passate, dove Arthur tendeva a descrivere la Kryomont più come fardello individuale che come sforzo collettivo.

Ma il pensiero dominante della seconda parte non è la Kryomont. È la Fox Reprise. La riunione del meriggio a Streamver sarà la prima con Sharv presente a seguito delle decisioni prese dal circolo nelle settimane precedenti. Arthur ammette che la questione "ingombrami la mente non poco". Come già documentato nell'analisi della #1003, il rapporto con Sharv ha attraversato fasi alterne negli ultimi due anni; nella #1001 del 27 marzo Arthur scriveva a Sharv per accertarsi delle sue condizioni e tentava di coinvolgerlo nel circolo, preparando per lui materiale musicale "ben disposto pe'l suo modo d'apprendere". L'arrivo di Sharv alla riunione non è un ingresso qualsiasi: è il test per verificare se la struttura che Arthur sta costruendo regge l'aggiunta di un elemento nuovo.

Nella #997 del 23 marzo, una settimana prima, Arthur aveva posto il bivio fra una Fox Reprise ludica e una professionale, e aveva descritto un piano operativo per i prossimi sei mesi. Nella #998 del 24 marzo, aveva riferito che i membri stavano cominciando a muoversi sui compiti assegnati. Cauque e Florence Calvin, menzionati sia nella #1003 sia nella #1004, hanno avanzato "alcune ultime richieste prima del confronto imminente". Arthur deve far comprendere ai membri "quanto l'impegno odierno frutterà non poco nelle lune a venire" e intende farlo con la propria "demagogia ben puntuta". Il termine è rivelatore: Arthur sa di essere un oratore capace di trascinare, e lo sa con quella mescolanza di orgoglio e autoironia che caratterizza il suo rapporto con la propria capacità persuasiva.

La menzione della spossatezza, collocata alla fine della seconda parte, merita attenzione. Arthur l'attribuisce all'aver dormito sul sofà anziché nel letto. Il dettaglio è piccolo ma indicativo: la #1003, il giorno prima, terminava con Arthur che si preparava alla pulizia dell'appartamento dopo la partenza degli ospiti. Non ha raggiunto il letto. Il corpo lo ha fermato prima, e ne paga il prezzo nella mattinata successiva. È il tipo di dato materiale, minuto, quasi insignificante, che il corpus semina ovunque e che, accumulato lungo centinaia di entrate, restituisce il peso fisico di una vita gestita al limite delle risorse: sei argenti che diventano due che diventano la vendita di un biciclo, un divano al posto del letto, un caffè scadente prima dell'alba, e il diario scritto alle sei e mezza del mattino perché la sera non ci sarà tempo.

La chiusa è sulla Fox Reprise: "sono non poco ottimista riguardo. V'è speme ingenua di 'n essere smentito 'n le prossime ore." L'aggettivo "ingenua" è Arthur che si protegge. Sa che la speme può essere tradita, che la riunione potrebbe non andare come prevede, che Sharv potrebbe non integrarsi, che i membri potrebbero resistere alla direzione professionale che lui sta imprimendo. Ma la formula con cui chiude, "speme ingenua", non è un'ammissione di debolezza. È il vocabolario di un uomo che, dopo tre anni di diario, ha imparato a sperare senza fidarsi della propria speranza: la cautela è diventata il suo modo di concedersi l'ottimismo senza pagarne il prezzo in anticipo.

#1005 — Il Neighborhood, l'ultimo meriggio lento e le inferiate da rimuovere

La #1005 cade di martedì 31 marzo 1926. Arthur scrive alle 11:42, rientrato in April Street dopo le obbligazioni mattutine presso le Crosspath della zona. L'entrata è la più programmatica del gruppo che va dalla #997 alla #1005: quasi ogni frase contiene un compito da svolgere, un appuntamento da onorare, un progetto da alimentare. Arthur lo sa, e l'apertura lo dichiara: "codesta porrìa ser l'ultima mane che rincaso 'sì presto 'n April Street". Da lunedì prossimo comincia la fase operativa della Kryomont, e i rientri a mezzogiorno diventeranno un lusso che il calendario non potrà più concedere. L'entrata è scritta nella consapevolezza che il tempo sta per contrarsi.

Il primo blocco è dedicato alla Fox Reprise, e il tono è quello della soddisfazione contenuta. Ieri, alla riunione di Streamver, è avvenuto l'inserimento ufficiale di Sharv nel circolo. Arthur ne aveva preparato il terreno con cura: nella #1001 del 27 marzo scriveva a Sharv per accertarsi delle sue condizioni e gli preparava materiale musicale "ben disposto pe'l suo modo d'apprendere"; nella #1003 del 29 marzo annotava con soddisfazione che Sharv aveva chiesto ulteriori delucidamenti in vista della riunione; nella #1004 del 30 marzo, poche ore prima dell'incontro, ammetteva che la questione gli ingombrava la mente "non poco" e dichiarava una "speme ingenua di 'n essere smentito". La speme non è stata smentita. Arthur riferisce che "le proposizioni sono positive da parte di tutti l'interessati" e che l'atteggiamento professionale presentato dal circolo ha fatto leva sulle ultime remore di William. I membri hanno avuto l'accortezza di ignorare le lacune nella preparazione di Sharv, cosa che "in fine infastidisce più elli che noialtri", segno che William è consapevole delle proprie mancanze e che il suo orgoglio ne soffre. Arthur se ne fa carico: il suo compito sarà "mantenere alto anche 'l livello motivazionale" e tentare di rimuovergli l'etichetta di ultimo arrivato.

Il passaggio è importante perché mostra Arthur nel ruolo che ha scelto per sé nella Fox Reprise: non il figurante, non il musicista, ma il costruttore di gruppo. È il medesimo Arthur che nella #997 del 23 marzo poneva il bivio fra ludico e professionale e nella #984 del 10 marzo teneva un discorso di tre ore consecutive per scuotere i membri dal torpore. La differenza è che qui non sta ammonendo ma accogliendo: il tono è quello del responsabile che ha ottenuto ciò che voleva e ora deve farlo funzionare.

La notizia sul Neighborhood Theatre è il secondo nucleo dell'entrata, e Arthur la tratta con un equilibrio che tradisce l'esperienza. Lo spettacolo al Neighborhood, nella zona settentrionale di Bolinthos, risale al 21 marzo: la #995 ne descriveva la vigilia con un misto di contrarietà e professionalità, la #996 documentava la serata, con le quinte affollate, l'attrezzatura spropositata rispetto alle altre compagnie, e il bilancio personale di Arthur che raccoglieva contatti e strette di mano come compenso preferito all'applauso generico della folla. Dieci giorni dopo, il riscontro arriva: gli organizzatori del teatro hanno comunicato che l'impressione della Fox Reprise è stata "più positiva di quanto potemmo immaginare o sperare" e hanno richiesto un ulteriore colloquio per discutere ulteriori spettacoli. Arthur non cela la soddisfazione, ma la circoscrive immediatamente: "tutto ciò dev'essere interpretato solo com'una minuta serie di passi 'n la direzione corretta, non com'un traguardo raggiunto". La formula è quella di chi ha già visto compagnie teatrali nascere e morire, a partire dalla Warst Plays che fondò con Sharv e Bees quasi vent'anni prima. Il riscontro positivo è combustibile per la motivazione del gruppo, non un punto d'arrivo.

Arthur intende sfruttare la notizia come leva pedagogica: l'occasione di "cementificare l'idea che tento di portare innanzi che 'l travaglio sudato porterà non poche soddisfazioni 'n ambito teatrale e pubblicitario". È la stessa linea che persegue fin dalla #990 del 16 marzo, dove scriveva che la Fox Reprise necessitava di una "maniera remunerativa e rispettabile" e che lui avrebbe proposto l'unica direzione corretta. Il riscontro del Neighborhood gli fornisce un argomento concreto: non più la teoria di un fondatore esigente, ma la prova che l'esigenza produce risultati.

La riunione serale a Streamver, prevista per il meriggio della #1005, avrà un ospite specifico: uno dei responsabili tecnici presenti allo spettacolo del 21 marzo, che fornirà "suggerimenti e un riscontro specifico". Arthur confida che vi saranno "quistioni interessanti sulla quale spingere i membri a travagliare piute ancora". Il passaggio rivela il metodo: Arthur non si limita a dirigere dall'interno ma importa giudizi esterni, occhi che non hanno il coinvolgimento affettivo del gruppo e che possono dire ciò che il fondatore non sempre può permettersi di dire senza generare risentimento.

Il secondo blocco dell'entrata si sposta sulle questioni pratiche, elencate con una densità che merita di essere scomposta. Le obbligazioni amministrative: archivi economici da aggiornare per l'ingresso nel mese di aprile. Il materiale per Sharv: Arthur deve continuare a preparare i testi che William dovrà studiare in vista delle prossime riarature. Il rassetto dell'appartamento: Arthur ammette che vi sono "non pochi" lavori da fare, "nonostante l'aspetto non tradisca tutto ciò", e attende Ada per la collaborazione domestica. La corrispondenza arretrata. Il tutto compresso in un meriggio che Arthur ha dichiarato voler dedicare al rallentamento, il che produce un effetto paradossale: la lista delle attività del giorno di riposo è più lunga di quella di un giorno di lavoro.

L'appuntamento con Saul Paulson, fissato per domani alla diciottesima ora, merita un'analisi specifica. Paulson è l'agente immobiliare che gestisce la vendita dell'appartamento di April Street. La #978 del 4 marzo documentava il primo sopralluogo, la #988 del 14 marzo la messa in vendita ufficiale a centoquindici lingotti d'oro con trattativa accettabile fino a centocinque. Nella #1004, Arthur notava l'assenza di notizie da Paulson e si frenava dal contattarlo. Ora Paulson ha fissato un appuntamento, e Arthur ne è incuriosito ma scettico. Teme che l'agente voglia suggerirgli di abbassare il prezzo, e si prepara a resistere "sin compromettere l'effettivo guadagno ch'intendo intascare da codesto ammasso di mura ben tenute". Il conflitto è quello di un uomo che ha bisogno del denaro della vendita per sanare i debiti e trasferirsi, ma che non intende svendere il nido dove ha vissuto per un lustro. La #972 del 26 febbraio fissava la prospettiva: la cessione di April Street dovrebbe sanare ogni pagherò ancora in vigore e garantire lunghi periodi di quiete nella nuova dimora. Ogni ribasso sul prezzo erode quel margine.

La chiusa è una delle più lucide del periodo recente. Arthur osserva che l'anno procede "più fugacemente del solito" e lo attribuisce alla mole d'impegni che "compatta l'ore quotidiane tanto d'impedirmi di percepire la noia e 'l torpore che tanto allungano i meriggi". È un'osservazione sulla percezione del tempo che il corpus offre raramente con questa chiarezza. Il tempo vuoto si dilata; il tempo pieno si contrae. Arthur, nel marzo del 1926, vive nel tempo contratto.

L'ultima frase è un'immagine che chiude l'entrata e, con essa, il mese di marzo: "molte finestre son aperte sui panorami corretti; debbo capire come rimuovere l'inferiate sulle quistioni più spinose ancora 'n stallo, le ch'ormai ben son descritte 'n queste pagine". Le finestre sono aperte, ma hanno le sbarre. I panorami ci sono, e sono quelli giusti, ma il passaggio è impedito. Arthur vede dove vuole andare. Non può ancora attraversare.

Quali siano le "quistioni più spinose" Arthur non le nomina, delegando al lettore la memoria di ciò che il diario ha già documentato. La situazione finanziaria, prima fra tutte, con i sei argenti della #994 diventati due nella #998 e tamponati dalla vendita del biciclo nella #1001. La vendita dell'appartamento, che procede ma senza acquirenti concreti. Il trasferimento a Powles, che resta un progetto sulla carta. Il rapporto con le proprie ambizioni letterarie, che la Kryomont in arrivo comprimerà come ogni anno. Arthur non le elenca perché le ha già scritte. Sa che ci sono. E sa che le inferiate, a differenza delle finestre, non si aprono da sole.

Marzo 1926

Marzo 1926 è il mese in cui tutto ciò che Arthur ha preparato nei primi due mesi dell'anno viene messo simultaneamente in funzione, e in cui tutto ciò che Arthur credeva di aver archiviato torna a bussare. La superficie registra un'accelerazione senza precedenti nel Libro Quarto: il progetto Kryomont si avvia ufficialmente, la vendita dell'appartamento di April Street entra nella fase operativa, la Fox Reprise attraversa una crisi interna che culmina in una svolta professionale, tre nuovi clienti lavorativi si aggiungono al carico, e il diario raggiunge la millesima entrata. Il sottotesto, però, è più complesso e meno trionfale: un corpo che si ammala ripetutamente, un portafoglio che si svuota fino alle monete d'argento, e un ciclo di fantasmi femminili che attraversa il mese con la puntualità di un calendario parallelo, culminando in una delle entrate più estese e rivelatrici dell'intero corpus.

Il dato formale più rilevante di marzo è anche il più facile da sottovalutare: trentuno entrate per trentuno giorni, senza una sola lacuna, e il fatto merita attenzione perché non si tratta di un mese semplice: è un mese di malattie ripetute, di trasferte estenuanti, di crisi finanziarie acute. La disciplina diaristica che a gennaio era una promessa e a febbraio un'abitudine qui diventa una resistenza: Arthur scrive anche quando il cranio pesa "qual macigno sul collo" (#982), anche quando il corpo rifiuta il moto (#999), anche quando l'unica cosa che desidera è il giaciglio. Nella #999 annota con un orgoglio minuscolo ma significativo il "bruscolo" di fierezza per essere riuscito a scrivere prima che la febbre lo inchiodasse. È un dettaglio che illumina tutto il mese: marzo è il mese in cui Arthur scopre che la costanza non è una virtù dei giorni buoni ma una pratica dei giorni cattivi.

Il primo marzo apre con un gesto doppio: la nettatura profonda dei quarti in vista della vendita, e l'alba del progetto Kryomont. I due eventi, apparentemente indipendenti, condividono una struttura psicologica comune: sono entrambi processi lunghi, faticosi, pieni di variabili non controllabili, che richiedono un Arthur organizzatore piuttosto che un Arthur contemplatore. Il primo giorno registra anche un'ammissione che attraverserà l'intero mese come basso continuo: "Non ho mai sentitomi per vero in casa 'n questo luogo, e, quissà, da nessuna parte, in fondo, mai mi sentii tale; la mia ricerca d'un focolare non cessa, dunque." La vendita di April Street non è solo un'operazione immobiliare: è l'abbandono materiale del luogo che, come Arthur confesserà il ventisei marzo, è Valerie. Chi legge le entrate di febbraio sulla compravendita come pura logistica dovrà ricredersi a fine mese, quando il legame fra l'indirizzo e la donna verrà dichiarato senza veli.

Il progetto Kryomont domina le prime settimane con una progressione che va dalla demagogia alla manovalanza. Il tre marzo, la riunione a Minestern, nella regione di Stretchnote, è un catalogo di tutto ciò che Arthur detesta: convenevoli reminiscenti, ghigni piacioni, mani strette, elegie demagogiche. Arthur non risparmia il sarcasmo: ore di tragitto d'andata e ritorno per cose che si sarebbero potute riassumere in un telegramma. Sono presenti i nomi che popoleranno le settimane a venire: Reginald Ray, Nadia Neithers, Joseph McManner per la Kryomont; Desmond Vices, Gustave Raventale, Marvin Brown per la Meanwhile e la Frontprice. Arthur annota con acidità calibrata che la sua "boria acidula" è tollerata perché la sua competenza è indispensabile: "Ho di che lassar la modestia 'n un tiretto quan s'ha di che cronacare del progetto Kryomont." Non è vanteria gratuita; le entrate successive lo confermeranno con i fatti. La stagione prevede tre clienti da servire in parallelo: le fabbriche Activa Corp., gli stabilimenti Crosspath, e potenzialmente le fabbriche Withon, ancora pendenti per trattative in corso. La Crosspath, in particolare, sta attraversando un cangiamento di direttivo con "politiche sterminatrici" sul personale, il che complica enormemente la calendarizzazione degli interventi.

Il cinque marzo, Arthur incomincia il giro delle Crosspath della contea di Bolinthos per organizzare anticipatamente la ristrutturazione inventariale, e la giornata è un piccolo manuale di resistenza lavorativa: si alza con le ossa in briciole, un'appannata dimenticata aperta ha fatto entrare il gelo notturno, eppure macina fabbriche dalla Crosspath di Lylcoin a quella di Knighthill (entrambe), da Mount Avenue a Neckwood, fino a Tallshore presso Craneville. Non tutte le visite vanno a buon fine: responsabili assenti, riunioni in corso, inviti a ripresentarsi. Arthur registra ogni intoppo con la precisione del tabulatore che è, e ripianifica senza perdere il ritmo. È in queste entrate operative che la prosa funzionale inaugurata a gennaio raggiunge la sua forma più matura: frasi brevi, informazioni concrete, pochissime digressioni emotive, un io che agisce e annota.

Il sei marzo produce un'entrata anomala, la #980, che l'editore ha corredato di una nota filologica[27]. Arthur dedica l'intero spazio a una ricognizione sistematica dei luoghi frequentati in questi anni di diario, un'operazione che non ha precedenti nel corpus. Lo stile è riconoscibilmente parkeriano ma la struttura è enciclopedica, il contenimento emotivo è inconsueto, e la precisione topografica presuppone una consultazione delle entrate precedenti. Il risultato è una mappa narrata dell'intero territorio esplorato dal diarista, dalle contee di Hillfoot alla costa di Lakelike, che funziona insieme come archivio personale e come guida per un ipotetico lettore futuro. Che Arthur pensi a un lettore futuro non è una novità; lo fa fin dal Preambolo. Ma che dedichi un'intera giornata a costruire per lui una cartografia è un gesto editoriale, non diaristico, e conferma la tendenza all'autocuratela già individuata nei mesi precedenti.

Il sette e l'otto marzo, il corpo si prende la sua rivincita. Arthur è febbricitante, tossisce, trema; la mane del sette è spesa "dissotto di spessi dressi e sittato allo scrittoio" in un tentativo di produttività che è insieme eroico e patetico. Riesce comunque a completare alcune sinfonie non previste nelle mire annuali, a preparare il materiale pubblicitario per lo spettacolo di fine mese, e a scrivere l'entrata del diario. L'otto, i sintomi persistono: il capo pesa, i lumi intensi disturbano, il chiasso fuori dalle finestre è insopportabile. Ma in mezzo alla febbre, Arthur trova il tempo per una riflessione significativa: il desiderio di fuggire da Bolinthos non è solo logistico, è sensoriale. Il nuovo domicilio a Powles dovrà avere "il suo chetare poscia l'ore di luce." La malattia, in Arthur, funziona spesso da catalizzatore di verità: quando le difese calano, le motivazioni profonde emergono.

Il nove marzo è un'entrata di straordinaria densità emotiva dedicata quasi interamente al rapporto con Annie e alla genitorialità. Arthur riconosce il peso che la propria assenza ha imposto sulla madre di Lilian, ammette di non avere diritto di criticarla, e si interroga con una lucidità dolorosa sulla propria capacità di essere padre. La frase "Lilian merita lo ch'in fondo ì e Annie non abbiamo mai potuto ottenere per davvero" è tra le più nude del mese. A tarda sera, in un poscritto di due righe che sembrano cadute dalla penna per gravità, Arthur aggiunge: "Susan avea di ch'irsi prima o dopo. O meglio: ì aveo di che lassarla ire." Il passaggio dal discorso sulla figlia al congedo da Susan è brusco, quasi violento, e funziona come dichiarazione involontaria: le relazioni sentimentali che Arthur non è riuscito a chiudere sono, nella sua psiche, intrecciate alla paternità incompiuta. Ogni donna che perde gli ricorda la figlia che non riesce a raggiungere.

Il dieci marzo prosegue il congedo da Susan: Arthur scrive un telegramma conclusivo, lo definisce "l'ultimo", e dichiara che il trasferimento a Powles nasce anche dalla necessità di "abbandonare anche fisicamente le storie e l'individui ai quali non riesco a porre in dosso la parola fine." È un'ammissione importante perché rivela che la fuga da Lylcoin, presentata nei mesi precedenti come scelta logistica e familiare, ha una componente sentimentale che Arthur ha finora nascosto dietro ragionamenti immobiliari. Susan resterà nelle "immagini ch'ho eletto di custodire, le meno spinose e le più idilliache, 'n un velo di irrazionale idealizzazione." La prosa, in questo passaggio, è tra le più controllate e consapevoli del mese: Arthur sa esattamente cosa sta facendo e lo dice con la precisione di chi ha imparato a guardarsi dall'esterno, forse grazie alla dottoressa Nauer, forse grazie a mille entrate di autoanalisi.

L'undici marzo segna una svolta nel rapporto con Claudette, che Arthur ha chiesto al signor Tinsteel di affiancargli durante il progetto Kryomont. La motivazione dichiarata è pratica: la mole di lavoro è troppo grande per un uomo solo. Ma la motivazione reale è più generosa: Arthur vuole dividere con lei il compenso delle giornate altrimenti vuote e insegnarle il mestiere. "Ben sono disposto a insegnare e seguire chi ha la lena d'ascoltare e impegnarsi." L'Arthur mentore, che era apparso in febbraio con la recluta Frost, si consolida qui con Claudette e assume una forma più strutturata. L'entrata si chiude con un manifesto involontario sulla propria filosofia artistica: "Son fiero, vero, ma 'n de' lavori; della disciplina e costanza che tali hanno a seguire di che manifestare." È la riformulazione più chiara dell'assioma del processo sopra il prodotto che Arthur enuncia fin dal febbraio 1926 (#957), e che qui, nel mezzo di una produttività feroce, acquista una credibilità che le dichiarazioni precedenti non avevano.

La seconda settimana del mese è dominata dalla questione genitoriale. Il dodici, Arthur riceve da Annie il resoconto delle difficoltà di Lilian all'Accademia di Gersburg: la ragazza è diversa dai coetanei, soffre l'ambiente, brama un contesto cheto e colto che l'istruzione pubblica non le offre. Arthur non drammatizza, non si colpevolizza: analizza. "Divenire genitore è un qualché ch'ho compreso col tempo. Non riferiscomi alla mera constatazione anagrafica; dico delle continue epifanie ch'hanno di che sconvolgere l'alma e la psiche." È una delle rare occasioni in cui Arthur parla della paternità senza rimorso e senza enfasi, come di un apprendimento in corso, imperfetto ma reale. La dichiarazione che Lilian "ne viene ben prima dell'incolumità mia o di chissà chi altri ancora" è un punto fermo che il mese non contraddirà.

Il quindici marzo introduce una riflessione retroattiva che merita nota. Il genetliaco di Madeleine, il giorno prima, ha innescato un dubbio corrosivo: la possibilità che tutte le relazioni che Arthur ha decantato come velenose fossero in realtà "la proiezione del mio medesmo tosco carcificante." Arthur si chiede se la "cecità selettiva" che lo affliggeva durante le relazioni non abbia plasmato anche il racconto che ne ha fatto dopo, nei diari e alla Nauer, costruendo una versione dei fatti in cui lui è la vittima immacolata. "S'avessi di contro ì di che biasimarmi e analizzare novamente lo ch'è stato colla chiave d'aver compiuto ogni azione ch'avrei dovuto evitare?" È un momento di autocritica profonda che trascende il singolo rapporto con Madeleine e investe l'intero edificio narrativo che Arthur ha costruito in quasi mille entrate. La risposta, significativamente, non arriva. Arthur chiude con una domanda che è insieme coraggiosa e irrisolta: "S'è veramente sani, un dì?"

Lo spettacolo della Fox Reprise, il ventuno marzo, è il culmine di settimane di tensione interna al circolo. Arthur aveva tenuto, il dieci, un discorso di tre ore dal tono "acceso e alquanto frustrato" presso Streamver, chiedendo ai membri un chiarimento sulle intenzioni future (#984). Il ventitré, un'orazione di quasi due ore aveva delineato un piano operativo per i successivi sei mesi (#997). Lo spettacolo al Neighborhood Theatre di Bolinthos funziona come banco di prova. L'entrata del ventidue è una delle più dense di cronaca sociale del mese: la sovrintendente Maddison, l'attrazione fugace, le strette di mano dopo lo spettacolo, i contatti recuperati. Arthur distingue con nettezza fra il compenso degli altri membri, che è l'ora sul palcoscenico, e il suo, che è l'apprezzamento individuale e preciso a sipario calato: "L'individualità seppur sparsa e sparuta dell'apprezzamenti precisi, genuini e interessati, pe'l sottoscritto vale dieci volte d'una folla ch'applaude pe' automatismo." È la conferma di quanto già intuito in febbraio: il posto di Arthur è dietro le quinte, nella scrittura, nel coordinamento, nella composizione. Il palco è un mezzo, non un fine.

Parallelamente, Arthur ha contattato William Sharv, il vecchio socio teatrale, per convincerlo a entrare nella Fox Reprise. Il trentunesimo giorno del mese, l'inserimento è ufficiale e la risposta del gruppo è positiva. Ma la notizia più significativa arriva dall'esterno: i responsabili del Neighborhood Theatre hanno richiesto un ulteriore colloquio per discutere nuovi spettacoli. Arthur non cede all'entusiasmo: "Tutto ciò dev'essere interpretato solo com'una minuta serie di passi 'n la direzione corretta, non com'un traguardo raggiunto." La Fox Reprise, a fine mese, è una creatura diversa da quella che era a inizio marzo: ha un membro in più, un riscontro esterno, un piano semestrale, e un Arthur che ha smesso di lamentarsene e ha cominciato a gestirla.

Il tema finanziario raggiunge in marzo il suo punto di massima tensione nel corpus recente. Il venti, Arthur registra: "Rimàngonmi sei monete d'argento fino al primo dì del prossimo mese." Il ventiquattro, sono diventate due, più qualche pricciolo. Il ventisette, vende il biciclo inutilizzato a Closewall per una moneta d'oro e otto argenti, e annota: "Codesti debbono sufficere ancora cinque dì. Confido di riuscire a garantire i beni primari persino a Lilian."[28] Il paradosso è stridente: Arthur guadagna quasi due monete d'oro al giorno, come conferma la #994, ma lo sfasamento fra attività e retribuzione lo lascia a secco nelle ultime settimane del mese. Il meccanismo è strutturale: i mesi di intensa tabulazione generano compensi che vengono corrisposti con ritardo, mentre le spese corrono in tempo reale. Non è miseria, è asfissia temporale. Ma le conseguenze sono concrete: Annie chiede telegrammi di aggiornamento sulle finanze, i Parker si presentano con sporte di vivande "qual sapessero bene le mie ristrettezze," e Arthur porta cianfrusaglie al commerciante Samuel Once per racimolare un argento. La dignità del diarista, in queste entrate, non è mai in discussione: Arthur contabilizza senza autocommiserazione, calcola senza panico, e mantiene la promessa che Lilian non mancherà di nulla.

La terza settimana porta con sé nuovi clienti. Il progetto Needled, un fornitore di materiale tessile, introduce Arthur nelle fabbriche apposite per tabulazioni inventariali che, come nota con la consueta superbia calibrata, "nulla cangia dall'usuali attività inventariali quotidiane." La tripartizione dei venditori Frontprice in tre rami, con Arthur collocato da solo al vertice del terzo, è un passaggio di autoconsapevolezza professionale che sfiora la spavalderia ma che i responsabili della Needled confermano con i fatti (#993). Il progetto Sting, legato alle tabulazioni apotecariali, si aggiunge al carico con una responsabile nuova, Leslie Cheeks, con cui Arthur stabilisce immediatamente un rapporto cordiale. Nello stesso periodo, la Frontprice registra l'allontanamento di Yvonne Rarecrop e Fleur Feaurged, le cui motivazioni restano oscure, e Arthur nota con sardonica onestà che "pochi pareano tenerle 'n grazia."

Il ciclo femminile di marzo è il più articolato e stratificato del Libro Quarto fino a questo punto. Sono quattro le figure che attraversano il mese, ciascuna con una funzione diversa. Susan viene congedata il dieci con il telegramma conclusivo, e il congedo è consapevole, adulto, non privo di dolore ma privato del dramma. Madeleine riappare il quattordici come fantasma di un genetliaco, e genera la riflessione autocritica del quindici. Allison irrompe nei sogni il diciotto e il ventiquattro, e Arthur le riconosce una qualità specifica: "Ella brucia per vero. Arde differente." L'ammissione che i sette anni con Allison furono "solitanze chete e soddisfacenti" è un dato che contrasta con la versione romanticizzata di Valerie come unico grande amore, e che Arthur avrebbe probabilmente fatto bene a esplorare più a fondo di quanto il diario gli consenta. E poi c'è Valerie, che arriva il ventisei, nell'entrata millesima.

La #1000 è un'entrata che merita una trattazione separata per densità, per estensione, e per ciò che dichiara. Arthur la scrive alle cinque del mattino, malato, appena uscito dall'infermità del giorno precedente, e sceglie deliberatamente di dedicarla interamente a Valerie e all'origine del diario. Non c'è cronaca del giorno, non c'è Kryomont, non c'è Frontprice. C'è solo il racconto di come il diario è nato il giorno dopo l'ultimo contatto con lei, e di come April Street è il luogo dove i due hanno vissuto insieme: "Quivi vedemmo li stralci e l'attimi ch'ogni poeta canta e brama, l'affezione totale ch'ha di che parere infantile all'occhi altrui." La prosa si alza, si fa più sinuosa e lirica di quanto il marzo operativo abbia consentito fino a quel punto, e raggiunge un vertice di intensità nel passaggio sull'androne di April Street: il profumo di lei, intercettato per caso dopo tre anni, lo sguardo involontario al contenitore della corrispondenza come se una missiva di lei potesse essere lì, e la risata breve che segue. "Nulla. Ma ben lo sapevo." Tre parole che contengono tre anni.

La chiusa della #1000 è il punto emotivo più alto del mese. Arthur dichiara che Valerie è "la cagione dell'intero compendio, musa 'n bene e male," e che loro due "differivamo d'un mero capello," il che è la sentenza più generosa e insieme più dolorosa che il diarista abbia mai pronunciato su quella relazione. Poi scrive: "E quissà che 'n sia codesta, in fine, la forma d'amor ch'entrambi pensammo d'aver trovato l'un l'altro, nevvero, Rirì?" L'apostrofe diretta a Valerie, col diminutivo intimo, chiude l'entrata millesima non con una conclusione ma con una domanda rivolta a chi non la leggerà. È la contraddizione definitiva: l'uomo che ha appena dichiarato di voler lasciare Valerie all'oblio si rivolge a lei per chiedere conferma. Non è ricaduta; è l'ammissione che certi cerchi non si chiudono, si portano.[29]

L'ultimo segmento del mese è governato dalla preparazione del futuro. Il ventotto, un sabato con Lilian, Arthur riflette sulla propria produzione letteraria con un distacco che è nuovo: riconosce che pubblicare un prodotto imperfetto è meglio che non pubblicare nulla, ma non riesce a rinunciare alla rifinitura. Ragiona sulla possibilità di pubblicare il diario stesso e scarta l'idea in pochi istanti: "S'in fine codesta opra vedesse la vetrina d'una bottega, nulla cangierebbe dall'altri mie' figlioli di carta ch'hanno di che ser obliati nel momento medesmo della distribuzione." Il diario è processo, non prodotto, e Arthur lo sa con una certezza che non ha bisogno di ulteriori prove. Il ventinove, Lilian parte con i Parker, che lasciano April Street probabilmente per l'ultima volta nell'anno corrente: torneranno a Eightown per i prossimi sei mesi.[30] Arthur resta solo nei quarti, registra l'assenza della figlia con la consueta economia emotiva, e si prepara per la riunione del giorno dopo a Streamver con Sharv. Il trenta e il trentuno chiudono il mese con un'accelerazione: la Crosspath di Dwarven Mounts, le visite ai responsabili, lo Sharv inserito ufficialmente nel circolo, il callback del Neighborhood Theatre, e una frase che tiene insieme l'intero marzo: "Pàremi che l'anno 'n corso stia procedendo più fugacemente del solito ma, quissà, la mole d'impegni e progetti compatta l'ore quotidiane tanto d'impedirmi di percepire la noia e 'l torpore che tanto allungano i meriggi." Arthur ha scoperto, come antidoto alla palude interiore, la saturazione. Non la felicità, non la serenità: la saturazione. È una soluzione sgradevole, faticosa, e probabilmente insostenibile a lungo termine. Ma per un uomo che ha passato anni a combattere il tempo vuoto, il tempo pieno è già una vittoria, anche se il corpo protesta e il portafoglio piange.

Sul piano dello stile, marzo completa l'evoluzione avviata nei mesi precedenti con una specializzazione ulteriore. Accanto alla prosa funzionale delle entrate lavorative e alla prosa elegiaca delle entrate emotive, compare un terzo registro: la prosa argomentativa. Le filippiche alla Fox Reprise, il piano semestrale, la tripartizione dei venditori Frontprice, la riflessione sull'autocritica del quindici: sono tutti passaggi in cui Arthur non racconta e non sente, ma ragiona, struttura, persuade. Il linguaggio resta arcaizzante, la sintassi resta tortuosa, ma la funzione è retorica nel senso classico del termine: Arthur vuole convincere, se stesso e gli altri. Che un diarista diventi retore nel proprio diario è un paradosso interessante, e marzo ne è il laboratorio. La #998 ne fornisce l'esempio più chiaro, quando Arthur racconta le due ore di orazione al circolo: il diario non riporta il discorso, ma ne descrive l'effetto, il che è un atto di scrittura sofisticato che presuppone una consapevolezza narrativa tutt'altro che ingenua.

In sintesi, marzo 1926 è il mese in cui Arthur scopre che il pendolo può oscillare su più traiettorie contemporaneamente. Non è più il singolo arco partenza-fabbrica-rientro che dominava i mesi precedenti: è un movimento multiplo, simultaneo, dove la Kryomont coesiste con la Fox Reprise, la vendita di April Street con il congedo da Susan, le tabulazioni della Needled con la millesima entrata su Valerie. La traiettoria di gennaio era dal fallimento come identità al fallimento come problema operativo; quella di febbraio, dal problema operativo al materiale di lavoro; quella di marzo è dal materiale di lavoro alla moltiplicazione dei cantieri. Arthur non gestisce più un singolo fronte: ne gestisce cinque o sei, e il fatto che riesca a farlo, malato e squattrinato, scrivendone ogni giorno senza eccezioni, è il dato più significativo del mese. Non è guarigione. Non è serenità. È una forma di onnipresenza che assomiglia, se si strizzano gli occhi, a una forma di vita. Arthur, naturalmente, chiamerebbe tutto ciò "frenesia invidiabile" e negherebbe che vi sia dentro qualcosa di più grande della testardaggine. Ma il diario, trentuno giorni su trentuno, racconta un'altra storia.

#1006 — I due lingotti, il Paulson e il margine zero

La #1006 cade di mercoledì 1 aprile 1926. Arthur scrive alle 06:15, prima dell'alba, dalla consueta postazione di April Street. È il primo giorno del mese, e l'entrata si apre con una frase che il corpus non conteneva ancora in questa forma: "S'è fatto 'l dì ov'ho di che dimandare un rifocillamento di finanze ai Parker."

L'intera prima metà dell'entrata è costruita intorno a questa richiesta. Arthur la vive come una ferita all'ego, e lo dichiara senza attenuanti: "ciò m'affligge l'ego 'n una maniera che poc'altro riesce a fare". Il motivo non è solo la vergogna di chiedere denaro ai genitori. È la contraddizione fra ciò che l'età dovrebbe garantire, "una pletora di responsabilità e autorità", e ciò che la realtà impone, tornare nella posizione di chi "dimanda" anziché di chi "regge" gli altri durante le tempeste. Arthur non sta chiedendo un favore. Sta ammettendo un fallimento temporaneo che brucia più delle ristrettezze stesse.

La cronologia finanziaria che il corpus documenta nelle ultime entrate rende la richiesta comprensibile. La #994 del 20 marzo contava sei argenti fino a fine mese. La #998 del 24 marzo ne registrava due. La #1001 del 27 marzo documentava la vendita del biciclo a Closewall per una moneta d'oro e otto d'argento, con l'annotazione che dovevano bastare per cinque giorni. Quei cinque giorni sono finiti. Arthur attendeva sette monete d'oro dalla Frontprice per rimborsi, ma "codeste non s'han fatto vedere", probabilmente per i ritardi fisiologici nel meccanismo retributivo della società. Il salario completo della Frontprice dovrebbe arrivare verso la metà di aprile. Nel frattempo, Arthur è a secco.

La cifra che intende chiedere è di due lingotti d'oro, e Arthur la definisce lui stesso "esosa". La destinazione è triplice: saldare i debitori più urgenti, avanzare qualcosa per Annie e Lily, e garantirsi alcune settimane senza l'assillo delle scadenze. La promessa di rimborso è esplicita: alla metà del mese, col salario Frontprice, restituirà ai Parker il più possibile. Il passaggio rivela un meccanismo che il corpus documenta fin dal Libro Secondo: la vita economica di Arthur è governata da sfasamenti temporali, dove il lavoro precede il compenso di settimane o mesi, e ogni vuoto intermedio deve essere tamponato con espedienti, vendite di oggetti personali, prestiti familiari, o pura sopportazione.

Arthur si arrovella sulla forma della richiesta: "vò cercando i motti giusti" e tenta di "trovare la maniera che 'n dia dimmé un aspetto misero coll'avi mie' prossimi". Il pudore è doppio: verso i Parker, da cui non vuole apparire bisognoso, e verso se stesso, da cui non accetta l'immagine di un uomo di quasi quarant'anni che chiede denaro ai genitori. Il rapporto coi Parker, documentato lungo tutto il quarto libro come un equilibrio precario fatto di tregue negoziate e dibattiti spigolosi sulle questioni economiche (#955, #960, #988), rende la richiesta ancora più delicata. I Parker conoscono le ristrettezze di Arthur: nella #1003 del 29 marzo si sono presentati con sporte di vivande, gesto che Arthur ha apprezzato "sin darlo a vedere". Ma conoscere la situazione e sentirsi chiedere due lingotti d'oro sono due cose diverse, e Arthur lo sa.

Il secondo nucleo dell'entrata è il colloquio con Saul Paulson, l'agente immobiliare, previsto per il meriggio. La #1005 del giorno prima lo aveva menzionato come appuntamento fissato alla diciottesima ora, e Arthur aveva espresso il timore che Paulson volesse suggerire un ribasso del prezzo. La vendita dell'appartamento di April Street è messa in moto dalla #978 del 4 marzo con il primo sopralluogo, formalizzata nella #988 del 14 marzo a centoquindici lingotti con trattativa accettabile fino a centocinque. Nella #1006 Arthur definisce la vendita "la tanica d'aria più idilliaca possibile 'n quest'ultimi anni", un'immagine che ne rivela la duplice funzione: non solo un'operazione immobiliare ma una promessa di respiro per l'intero sistema di relazioni che dipende dalla stabilità economica di Arthur, "dalla piccola cerchia che circòndami cotidianamente, fino le zone più esterne della mia rete sociale". Finché April Street non viene venduta, tutto il resto rimane in sospeso: il trasferimento a Powles, la sistemazione dei debiti, la possibilità di offrire a Lily un quarto tutto suo nella nuova dimora.

Il terzo nucleo riguarda la Fox Reprise. Arthur menziona una conversazione con Florence Calvin nel vespro del giorno precedente, dedicata al "proseguio dell'attività ch'il circolo letterario ha di che mettere in moto". Arthur descrive il proprio ruolo emergente nel circolo come un lavoro di rimozione degli ostacoli psicologici: "rimovere l'attriti iniziali, 'l timore di falli ingenui e 'l blocco creativo che tant'è psicosomatico quanto divinabile". È la continuazione naturale di ciò che la #1005 documentava con l'inserimento di Sharv e la notizia positiva dal Neighborhood Theatre. Arthur sta costruendo, e il materiale da costruzione è la fiducia dei membri.

Ma il costo è visibile. Arthur nota di aver lavorato il giorno prima dalle sei del mattino alle otto di sera, "sin per vero tregua alcuna pe'l cranio", alternando Frontprice e Fox Reprise. Le due attività si sommano e producono una giornata di quattordici ore che non ha margine per nient'altro: non per i progetti letterari, non per il riposo, non per il diario stesso che viene scritto prima dell'alba del giorno seguente.

La riunione serale prevista a Streamver con l'organizzatore del Neighborhood Theatre e Cauque è il terzo appuntamento della giornata, dopo le obbligazioni in Wedgeville al mattino e il colloquio con Paulson al meriggio. Arthur comprende che la giornata è satura, e la frase con cui ne prende atto è una delle più tese dell'entrata: "non ho alcun margine d'errore 'n cotali frangenti suddescritti". Nessun margine. Non di tempo, non di denaro, non di energia. Arthur è al punto in cui ogni elemento della giornata deve funzionare perché l'insieme regga. Un ritardo in Wedgeville compromette il colloquio con Paulson. Un colloquio andato male con Paulson compromette l'umore per la riunione serale. Un rifiuto dei Parker compromette le settimane a venire.

L'osservazione sulla franchezza e la "torriosità" che deve mantenere verso la Frontprice e la Fox Reprise rivela un livello di dissimulazione consapevole che Arthur pratica con la lucidità di chi sa di non poterselo evitare. Le "erosioni" non devono trapelare. Arthur non può presentarsi alle fabbriche della Kryomont come un uomo che non ha di che pagare il vitto, né può condurre la Fox Reprise verso la professionalizzazione mostrando le crepe della propria condizione personale. La maschera è funzionale, non patologica, e Arthur lo riconosce con quella onestà che riserva esclusivamente al diario: fuori di queste pagine, il viso è quello del venditore competente e del fondatore esigente. Dentro, è quello di un uomo che alle sei del mattino cerca le parole giuste per chiedere soldi ai propri genitori.

La chiusa, "il sonno appena terminato non è stato uno de' migliori dell'ultimi tempi, ma ciò deve sufficere", è la frase di un uomo che ha smesso di lamentarsi del sonno perché non ha più tempo per farlo. Il verbo "deve" è significativo: non "può sufficere", non "dovrà bastare". Deve. È un imperativo che Arthur impone a se stesso e al proprio corpo, nella consapevolezza che il giorno che si apre non concede il lusso della stanchezza. L'aprile 1926 comincia come il marzo è finito: con le finestre aperte sui panorami corretti e le inferiate ancora da rimuovere, solo che ora, fra le sbarre, si vede anche il volto dei Parker a cui bisogna chiedere ciò che non si vorrebbe mai chiedere.

#1007 — I lingotti arrivati, Paulson e il rallentamento di Sharv

La #1007 cade di giovedì 2 aprile 1926. Arthur scrive alle 15:30 da April Street, nel primo pomeriggio, di ritorno dalla contea di Wedgeville. L'entrata copre gli avvenimenti del giorno precedente e la giornata in corso, e vi si sovrappongono quattro vicende distinte: l'arrivo del prestito dei Parker, il colloquio con Paulson, lo spettacolo al Neighborhood, e la notizia su Sharv.

Il primo fatto è l'arrivo dei due lingotti d'oro. Arthur li aveva chiesti tramite fonografo il giorno prima, come annunciato nella #1006. Li ha ottenuti, ma non senza percepire "la titubanza iniziale, perfino colla frizione fonografica che ne deriva". La frase è precisa nella sua crudeltà: Arthur ha sentito l'esitazione dei Parker anche attraverso un mezzo che distorce la voce, il che significa che l'esitazione era consistente. Il dato è coerente con il rapporto documentato nel corpus fra Arthur e i genitori, fatto di aiuti concreti accompagnati da giudizi sottintesi: nella #1003 del 29 marzo portavano sporte di vivande, nella #960 del 14 febbraio i dibattiti sulle questioni economiche erano "spigolosi". La traiettoria è di un sostegno che si adegua alla gravità della situazione, ma ogni gradino ha il suo costo in orgoglio.

La destinazione dei due lingotti è elencata con una franchezza contabile che Arthur riserva alle entrate più amare. I fondi servono a: rifocillare Annie e Lily, compensare le quote arretrate per il circolo teatrale, saldare i creditori più impazienti. E la conclusione è secca: "già 'n v'è molto ch'ha di che rimanermi". Due lingotti d'oro, la somma che nella #1006 Arthur stesso definiva "esosa" nel chiederla, si polverizzano al contatto con le obbligazioni accumulate. Arthur aggiunge che col salario di metà mese comincerà a rimborsare Dalila e Samuel, i genitori, il che indica che il debito verso i Parker non è l'unico: anche i propri genitori sono fra i creditori, e il rimborso è una priorità. Il passaggio si chiude con una frase che il cronista deve registrare nella sua interezza: "dorrìa ser più cheto, s'avrebbe di che pensare, eppur séntomi più vacuo e povero chepprìma". Avere il denaro in mano non ha prodotto sollievo. Ha prodotto la consapevolezza di quanto quel denaro sia insufficiente. Il paradosso è tipico della condizione finanziaria di Arthur nel primo trimestre del 1926: ogni immissione di liquidità viene immediatamente assorbita dai debiti pregressi, lasciando un saldo psicologico peggiore di quello precedente perché rende visibile l'entità del buco.

Il secondo fatto è il colloquio con Paulson. La #1006 temeva che l'agente volesse suggerire un ribasso del prezzo. Il timore non era infondato, ma la realtà si è rivelata più piatta: il colloquio è stato "un mero aggiornamento", poche richieste ricevute nell'ultimo mese, nessuna proposta concreta. Arthur ne esce interrogandosi se sia già il momento di "bassare la richiesta economica e accettare una dozzina di lingotti in meno". La cifra va calcolata: l'appartamento è in vendita a centoquindici lingotti con soglia minima a centocinque, come stabilito nella #988 del 14 marzo su indicazione dello stesso Paulson. Una dozzina in meno porterebbe il prezzo intorno ai centotre, sotto la soglia che Paulson aveva definito ancora soddisfacente. Arthur decide di concedersi l'intero mese d'aprile prima di decidere, ma la "speme un poco erosa" segnala che la fiducia nella vendita sta cedendo. Ogni settimana senza acquirenti è una settimana in cui il piano di trasferimento a Powles, i saldi dei debiti, il quarto per Lily nella nuova dimora restano sulla carta. L'incontro con Paulson è durato meno di mezz'ora, e Arthur non se ne lamenta perché doveva correre a Streamver per la riunione serale. Il dato materiale è eloquente: la questione immobiliare più importante della vita di Arthur viene sbrigata in meno tempo di una tabulazione in fabbrica.

Il terzo fatto è la riunione a Streamver con l'organizzatore degli eventi del Neighborhood Theatre. Arthur e Cauque hanno appreso di uno spettacolo fissato per i primi giorni di maggio, a circa trenta giorni dalla data dell'entrata. Lo spettacolo precedente al Neighborhood, documentato nella #995 e nella #996 del 21 e 22 marzo, aveva prodotto un riscontro positivo che la #1005 del 31 marzo registrava con soddisfazione contenuta. Ora il riscontro si concretizza in una data: la Fox Reprise ha un secondo appuntamento sullo stesso palcoscenico a poco più di un mese dal primo. Arthur riferisce che fra i membri c'è "visibilio" e valuta l'idea di aggiungere un secondo incontro settimanale per preparare lo spettacolo. L'idea è definita "quissà folle" dallo stesso Arthur, che ne è il primo ostacolo: a brevissimo comincerà la fase operativa della Kryomont, e le ore a disposizione si contrarranno drasticamente. La tensione fra Fox Reprise e Kryomont, fra il progetto scelto e il progetto necessario, è uno dei fili conduttori dell'intero marzo 1926 e qui si manifesta nella sua forma più concreta: Arthur vuole raddoppiare gli incontri del circolo nello stesso periodo in cui il lavoro in fabbrica raddoppierà le sue giornate.

Il quarto fatto è il più delicato. Sharv ha comunicato che dovrà rallentare la propria integrazione nel circolo perché ha ricevuto una proposta di impiego "di non poco conto". L'inserimento ufficiale di Sharv nella Fox Reprise è avvenuto due giorni prima, nella riunione del 30 marzo documentata nella #1005. In due giorni, il meccanismo che Arthur ha costruito con settimane di lavoro relazionale, dalla corrispondenza preoccupata della #1001 alla preparazione del materiale musicale, dal primo incontro a Streamver alle rassicurazioni sul blocco creativo, subisce un rallentamento imprevisto.

La reazione di Arthur è priva di risentimento, e va presa sul serio perché è rara. Scrive: "ben ne son lieto". Non è formula di circostanza. Arthur aggiunge immediatamente che se Sharv otterrà un impiego ben fondato, "ne gioverà la sua intera salute fisica e mentale, e di riflesso ogni qualsivoglia progetto 'n cui elli riesce ad apparire". La frase contiene una lettura precisa della situazione di Sharv, che il corpus documenta come un uomo attraversato da fragilità: nella #1001 Arthur scriveva di essersi "sicurato ch'il signor Sharv fosse tornato a condizioni mentali stabili, sebbene strascichi dell'ultimi anni penso siano percebili perfino dalle missive". Arthur sa che un impiego stabile è, per William, più importante della Fox Reprise. La generosità non è gratuita, è anche strategica: un Sharv occupato e sereno sarà un membro migliore di un Sharv disponibile ma fragile.

La formulazione "rallenta un poco 'l moto ch'avea cominciato a filare ben oliato ne' dì addietro" è l'unica concessione alla frustrazione, e Arthur la contiene subito con un ragionamento sulla propria "disciplina organizzativa" come garanzia di progresso "a prescindere da codesti imprevisti". Il fondatore cede il passo al pragmatico: se il problema è di calendario, il calendario si riorganizza.

La seconda metà dell'entrata è operativa. La mattinata in Wedgeville ha prodotto obbligazioni "proficue e redditizie", con la precisazione amara che il compenso arriverà il quindici del mese prossimo, dato che aprile è appena cominciato e il ciclo retributivo della Frontprice è posticipato di un mese. Lo sfasamento fra lavoro e pagamento, documentato nel corpus fin dal primo anno, qui si manifesta con una nitidezza quasi crudele: Arthur lavora il 2 aprile e verrà pagato il 15 maggio. Nel frattempo, sopravvive coi lingotti dei genitori. Il resto del pomeriggio lo dividerà fra la pulizia dei quarti, oggi senza Ada che ha impegni personali, e le pianificazioni operative della Fox Reprise.

La chiusa è dedicata a Lily. Annie ha comunicato le date degli esami finali dell'accademia di Gersburg, e Arthur deve segnarsele in agenda per tentare di essere presente quando la figlia sosterrà le prove scritte e orali dei suoi corsi intermedi. Il verbo è "tentare", e la ragione è esplicita: "vi son i due mesi di Kryomont dimmezzo". L'esclamazione finale, "aimé", isolata dopo il punto, è fra le più nude dell'intero periodo recente. Arthur sa che la Kryomont divorerà aprile e maggio, sa che le giornate saranno spese nelle fabbriche di Hillfoot dalla mattina alla sera, sa che i rientri anticipati diventeranno impossibili come annunciava la #1005, e sa che gli esami di Lily cadranno in mezzo a tutto questo. La possibilità concreta di non riuscire a essere presente agli esami della figlia, dopo un trimestre in cui ha pianificato ogni fine settimana disponibile intorno a lei, è il dato con cui la #1007 si chiude. Non c'è soluzione. C'è solo quel "tuttavia" seguito da un sospiro scritto.

#1008 — Il sofà, i tre mesi e la resa di Susan

La #1008 cade di venerdì 3 aprile 1926. Arthur scrive alle 05:40 del mattino, prima dell'alba, dal tinello di April Street, dove ha dormito sul sofà per la seconda volta in pochi giorni. La posa scomoda, spiega, gli permette di destarsi celermente all'ora prestabilita la sera prima. È un espediente fisico: il disagio del sofà funziona come sveglia anticipata. Il dettaglio conferma un comportamento che la #1003 del 29 marzo aveva inaugurato, quando Arthur si era lasciato crollare sul divano dopo la partenza dei Parker, e che la #1004 del 30 marzo registrava come causa di spossatezza nella mattinata successiva. Non è più un incidente: sta diventando una scelta operativa, e Arthur lo descrive come tale.

L'entrata si divide in due blocchi. Il primo è breve e operativo: urgenze per la Frontprice nella contea di Naught Port, obbligazioni che "ruberanno non poche ore" della mattinata senza garantire una retribuzione proporzionata. Arthur sa che il rapporto fra tempo investito e compenso sarà sfavorevole, ma elenca tre ragioni per accettare comunque. La prima è l'ampliamento delle competenze. La seconda è la reputazione che ha deciso di costruire dopo la propria "fuga dall'ambiente macchinoso delle fabbriche, quasi quattro anni addietro", un riferimento alla transizione dal lavoro diretto in fabbrica al ruolo di venditore e inventarista per la Frontprice, collocabile fra il 1922 e i primi mesi del 1923.[31] La terza è la necessità pura: non rifiutare mai una retribuzione, "pe' quanto minuta e svantaggiosa dal punto di vista dell'ore impiegate". Nella condizione finanziaria documentata dalla #994 alla #1007, con i sei argenti diventati due, la vendita del biciclo, i due lingotti chiesti ai genitori, ogni moneta conta.

Arthur aggiunge una quarta ragione, più sottile: la necessità di distinguersi dai colleghi che svolgono le stesse obbligazioni quotidiane "sin ambizioni di sorta ad un espansione carrieristica". Il passaggio è coerente con la riflessione della #1004, dove Arthur descriveva la propria posizione nell'ecosistema del carburante a freddo come una "carta da visita" riconosciuta nell'intera Britannia Latiromica. La differenza fra Arthur e i colleghi non è nel lavoro che fanno, ma nella direzione in cui lo fanno: per loro è un impiego, per Arthur è un investimento.

L'ostacolo che Arthur identifica è fisico prima che mentale: la resistenza del corpo cede verso il mezzogiorno, e il pensiero "tenzona contro l'inerzia e l'anelo d'arrestarsi che le membra implorano". Il dato è ricorrente nelle entrate del Libro Quarto e si lega alla spossatezza cronica che il corpus documenta nel 1926, con i disturbi del sonno, le notti sul sofà, le emicranie e il tonico in polvere prescritto dal medico. Arthur non sta invecchiando: sta lavorando a un ritmo che il corpo non riesce a sostenere, e lo sa.

Il secondo blocco è il cuore dell'entrata, e cambia registro completamente. Arthur osserva che tre mesi interi, gennaio, febbraio e marzo 1926, sono trascorsi senza una sola lacuna nel diario. È un dato che il cronista può verificare: dalla #916 del 1 gennaio alla #1005 del 31 marzo, il corpus presenta una sequenza ininterrotta di entrate quotidiane, senza vuoti né inserzioni di sparsi. Novanta giorni di scrittura continua. Arthur ne è consapevole: "han filato ritte ben tre lune complete sin che la mia solitanza scribacchina avesse di che lassare lacune". Il confronto implicito è con le stagioni precedenti, dove la Kryomont, le crisi psicologiche e la pura stanchezza avevano prodotto vuoti di settimane o mesi. Arthur non fa il confronto esplicitamente, non dice che il risultato è senza precedenti, si limita a constatarlo e a rallegrarsene. La cautela è quella di un uomo che sa quanto sia fragile la costanza, con la terza stagione Kryomont alle porte.

La riflessione sul diario come strumento terapeutico è sviluppata con una lucidità che va oltre la consueta nota meta-diaristica. Arthur distingue fra due piani: la funzione dello "spurgo diario", la scrittura impulsiva di ciò che affiora, e la funzione retrospettiva, la rilettura delle vecchie entrate che permette di "denotare sviluppi e miglioramenti sulla persona mia". Il primo piano è immediato e quasi involontario. Il secondo richiede distanza temporale e produce una consapevolezza che Arthur definisce "a posteriori e sin l'immediatezza". In altre parole: Arthur non si accorge di cambiare mentre scrive. Se ne accorge rileggendo ciò che ha scritto. Il diario non è lo specchio in cui Arthur si guarda. È la fotografia che, mesi dopo, gli mostra quanto era diverso.

Da questa premessa, Arthur passa alla questione femminile, e lo fa con una chiarezza che le entrate precedenti non avevano raggiunto in questa forma. L'argomento non è Valerie, che nella #1000 del 26 marzo ha ricevuto il congedo più articolato del Libro Quarto. È il rapporto con le presenze femminili in generale, e Arthur ne parla come di un sintomo che si è attenuato perché la condizione sottostante è stata curata.

Il ragionamento è strutturato. Arthur riprende un concetto che attribuisce alla dottoressa Nauer: i bisogni interni che proiettava all'esterno, cercando in un'altra persona il "salvatore d'un libello pe' bimbi 'n sella d'un destriero" che sanasse i vuoti che lui stesso non riusciva a colmare. La metafora è sprezzante verso il proprio passato: Arthur sta descrivendo l'Arthur dei primi due libri come un uomo che mascherava la dipendenza affettiva da indipendenza ostentata, che "predicava la brama d'isolamento" mentre "ogni fibra del corpo e della mente" aveva sete di un complemento esterno. La formulazione richiama la dialettica fra la maschera e il volto che il Preambolo del giugno 1924 sviluppava in chiave generica; qui, nella #1008, Arthur la applica con precisione chirurgica al proprio comportamento nelle relazioni.

Il cambiamento, secondo Arthur, è nella solitudine diventata privilegio. L'isolamento, che nei primi anni del diario era una condizione subita e combattuta, ora è uno spazio che Arthur ha imparato a rendere produttivo. La conseguenza è che le presenze femminili nel diario si sono diradate non per censura ma per mancanza di necessità: Arthur non ha più bisogno di proiettare i propri vuoti su un volto esterno. La distinzione che traccia fra "una cronaca emozionale consapevole" e una che "sottotesta rivoletti d'incapacità, infantilità, acidume, e impulsività animale" è fondamentale. Arthur non sta dicendo di non provare più attrazione o nostalgia. Sta dicendo di saper distinguere, nel momento in cui la prova, quale delle due parti della sua mente la sta generando.[32]

Il caso di Susan Rommer è citato come esempio concreto. Arthur scrive di aver lasciato che Susan "scivolasse via delle mie giornate sin concedere pertugi ove poterne rincasare". La formulazione è chirurgica: non ha chiuso una porta, ha smesso di lasciarne una aperta. La #984 del 10 marzo documentava il telegramma conclusivo che Arthur le aveva indirizzato, definendolo "il momento giusto, l'ultimo, quissà", dopo una lunga riflessione sull'idealizzazione di Susan come "confortevole memento delle mie innumerevoli falle passate". La #927 del 12 gennaio ricostruiva la serata alla Foamy Carpet del novembre 1925, l'ultimo incontro di persona, e la consapevolezza che il rapporto non avrebbe avuto sviluppi diversi dalla distanza epistolare. Nella #1008, Arthur non ripercorre la cronistoria: estrae la lezione. Lasciare andare Susan non è stato un atto di forza ma un atto di comprensione: Arthur ha capito di non essere in grado di "gestire, godere, e far durare" una relazione che non avesse i confini di cui aveva bisogno. E definire quei confini, accettando il costo di ciò che ne rimane fuori, è ciò che chiama "motivo d'orgoglio, emblema d'un percorso strutturato".

La frase conclusiva su questo tema, "comprendere per vero cosa permetto di rimanermi fianco, al costo di perdere molto", è una delle formulazioni più misurate del Libro Quarto fino a questa data. Arthur non sta celebrando la solitudine. Sta celebrando la capacità di sceglierla consapevolmente, sapendo cosa costa. È una posizione che la dottoressa Nauer ha contribuito a costruire nel corso di quasi tre anni di sessioni, dalla prima raccomandazione di tenere un registro quotidiano, menzionata nel Preambolo, fino alle riflessioni sul rapporto fra blocchi creativi e proiezioni affettive.

La chiusa, "debbo ire ora", è fra le più brusche del periodo recente. Arthur interrompe la riflessione più estesa e strutturata delle ultime settimane con due parole che lo riportano alla giornata: Naught Port attende, le fabbriche hanno i cancelli aperti, il corpo deve alzarsi dal sofà e uscire nel buio di Lylcoin. Il contrasto fra la profondità di ciò che precede e la brutalità della chiusa è la #1008 in miniatura: un uomo che alle cinque e quaranta del mattino, su un divano scomodo, riesce a guardare tre anni di vita con una lucidità che il pomeriggio, fra le tabulazioni e i tragitti in carrozza, non gli concederebbe.

#1009 — Le linee guida obsolete, il sabato sacrificato e gli sbuffi dell'uragano

La #1009 cade di sabato 4 aprile 1926. Arthur scrive alle 05:41 da April Street, prima dell'alba. L'entrata copre il resoconto del venerdì precedente e la pianificazione della giornata, e il suo tono è il più teso della prima settimana d'aprile: alla frustrazione operativa si somma la compressione del calendario e la consapevolezza che ciò che è accaduto finora è solo il preludio di ciò che sta per venire.

Il primo blocco riguarda la giornata di ieri, spesa nella contea di Naught Port per le obbligazioni della Frontprice. Arthur è rientrato in April Street dopo le cinque del pomeriggio con ricavi netti "che superano di poco le due monete d'oro". Il giudizio è ambivalente: "non male ma tuttavia un guadagno ristretto pe' l'ore ch'ho dedicato all'attività della Needled e della Sting". La Needled è il fornitore di materiale tessile che Arthur ha introdotto nel diario nella #993 del 19 marzo, descrivendone le obbligazioni tabulative come analoghe a quelle per la Kryomont ma in ambito tessile.[33] La Sting è il progetto tabulativo per le farmacie, la cui responsabile Frontprice è Leslie Cheeks, presentata nella stessa entrata.[34] Che i ricavi di un'intera giornata, spalmata su due clienti, ammontino a poco più di due monete d'oro è un dato da confrontare con le necessità documentate nelle entrate precedenti: i debiti ancora aperti, i lingotti appena ottenuti dai genitori e già polverizzati, il salario della Frontprice che non arriverà prima di metà maggio.

Il secondo blocco è il nucleo più pesante dell'entrata, e riguarda la Kryomont. Arthur ha ricevuto da Tinsteel una comunicazione che stravolge le aspettative operative: le linee guida che la sede Kryomont ha inoltrato per le operazioni di riassortimento e rimodulazione inventariale presso le fabbriche Crosspath sono "obsolete e poco utili". Le operazioni con le Activa Corp., invece, non presentano tali problemi. La notizia è significativa perché ridistribuisce il carico di lavoro della stagione: le Crosspath della contea di Bolinthos, che la #979 del 5 marzo documentava come obiettivo primario della calendarizzazione, richiederanno ora un lavoro di improvvisazione che la sede avrebbe dovuto prevenire.

La reazione di Arthur è una delle più furenti del periodo recente. L'invettiva si articola su più livelli. Il primo è economico: "vi sono uffici e teste pagate al mese lo ch'ì posso vedere 'n un anno di travaglio". Arthur confronta il proprio reddito di venditore sul campo, documentato nelle entrate come una sequenza di poche monete d'oro al giorno, con gli stipendi mensili degli impiegati d'ufficio che producono le linee guida sbagliate. Il secondo livello è operativo: "perfino alle porte d'un progetto 'sì grande vi sono lacune, ritardi, mancanze non obliabili, e un'approssimazione che nemmeno Lilian alla sua minuta età sarebbe 'n grado di lassare se messa 'n que' ruoli". Il paragone con Lily è feroce: Arthur sta dicendo che una bambina farebbe un lavoro migliore degli uffici della Kryomont. Il terzo livello è strutturale: "e 'l tutto ricade, com'ogni anno sentomi d'affermare, sul sottoscritto". La formula "com'ogni anno" è importante perché colloca il problema in una ciclicità che Arthur riconosce con la rassegnazione di chi ha già attraversato due stagioni Kryomont e sa come funziona la catena di responsabilità: la sede sbaglia, il messaggero comunica, il venditore sistema.

Il passaggio su Raventale è una piccola ma significativa correzione di rotta. Arthur scrive: "soleo sbottare contro 'l signor Raventale ma omai ho cominciato a comprendere che funge solamente da messaggero". Raventale compare nel corpus fin dalla #256 del marzo 1924, dove Arthur lo menzionava insieme al signor McManner come responsabile diretto per il progetto Kryomont, e nelle entrate successive il suo nome è costantemente associato a comunicazioni burocratiche provenienti dalla sede.[35] Arthur sta finalmente distinguendo, con una lucidità che nelle stagioni precedenti non gli era propria, fra il bersaglio della frustrazione e la fonte del problema. La frustrazione, riconosce, va "coinvogliata verso altri canali", e ammette di non aver ancora capito quali.

La conseguenza pratica è pesante. Presentarsi nelle fabbriche Crosspath senza un piano operativo aggiornato significa che Arthur dovrà costruirlo sul posto, valutando di persona gli ingredienti presenti e improvvisando le ottimizzazioni. È un lavoro che richiede competenza, pazienza e ore aggiuntive, tutte risorse che il calendario di aprile non ha in eccesso. Arthur pianifica una riunione operativa urgente con Tinsteel e Cauque nei primi giorni della settimana successiva per "anticipare quelli che saranno l'incroci e problemi potenzialmente letali e issare li scudi di conseguenza". La sistemazione che Arthur dovrà produrre resterà in vigore fino al prossimo riassortimento, previsto per la fine dell'estate: il margine d'errore è nullo, perché ciò che viene fatto ora durerà mesi.

Il terzo blocco è un aggiornamento su Sharv. Arthur ha ricevuto notizie "blande" sugli sviluppi della proposta di impiego: Sharv sta comunicando i prossimi passi per ottenere il contratto. Arthur ne è lieto: "ben esulto per elli ad ogni singola nuova più positiva che no". La brevità del passaggio, in confronto alla lunghezza che il tema di Sharv aveva ricevuto nella #1007, indica che la questione si è assestata: l'integrazione procede con i tempi che l'impiego di Sharv imporrà, e Arthur ha smesso di arrovellarsene.

Il quarto blocco riguarda il sabato che Arthur sta per affrontare. Deve recarsi nella contea di Wedgeville per completare obbligazioni presso le farmacie della zona, tabulazioni che non è riuscito a concludere nelle tre settimane precedenti e che non può rimandare ulteriormente. Il compenso previsto è scarso: "al massimo una moneta d'oro pe' tale avventura". Arthur registra con amarezza che sta sacrificando un sabato, giorno che avrebbe preferito dedicare ad altro, per un'obbligazione dal rendimento minimo. Ma la logica è la stessa della #1008: non rifiutare nulla, non lasciare garbugli nelle consegne del signor Tinsteel.

Il pomeriggio è riservato ad April Street e alla Fox Reprise. Lo spettacolo di maggio è stato confermato nella #1007, e Arthur deve dedicare "numerose attenzioni mirate" alla preparazione. La compressione è totale: mattina per la Frontprice a Wedgeville, pomeriggio per la Fox Reprise a casa, e la Kryomont che incombe sulla settimana successiva con le sue linee guida da ricostruire.

La chiusa è costruita in due movimenti. Il primo è un'ammissione di stanchezza: "vi sono attimi, non debbo negarlo, che l'occhi implorano p'una tregua da cotanto fare". Arthur non sta parlando solo del sonno. Sta parlando dell'accumulo: le obbligazioni, i debiti, i lingotti chiesti ai genitori, le linee guida sbagliate, il sabato sacrificato, la Kryomont alle porte, lo spettacolo da preparare, gli esami di Lily di cui ha appreso le date nella #1007 ma di cui ancora non conosce la collocazione esatta. Il secondo movimento è la risposta che Arthur dà a se stesso: "sarebbe 'l momento più errato chemmai p'arrestarmi". E poi la metafora finale: "l'uragano ha solo presentato alcuni sbuffi innocui finora".

La frase va pesata. Arthur sta dicendo che tutto ciò che ha descritto nelle entrate dalla #994 in poi, le ristrettezze, la vendita del biciclo, i lingotti, il Paulson senza compratori, le linee guida obsolete, il sabato in farmacia per una moneta d'oro, non è l'uragano. Sono gli sbuffi. L'uragano è la Kryomont che deve ancora cominciare, i due mesi di fabbrica che divoreranno le giornate, lo spettacolo al Neighborhood che cade nel mezzo. Arthur sa cosa sta arrivando. Lo ha già vissuto nel 1924 e nel 1925, e entrambe le volte il diario ne ha pagato il prezzo con lacune di settimane. Questa volta ci arriva con le tasche vuote, il corpo stanco e un circolo letterario da gestire in parallelo. Gli sbuffi sono innocui. L'uragano, quello vero, non è ancora arrivato.

#1010 — Le scatole, i ninnoli e Sienna Choosen

La #1010 cade di domenica 5 aprile 1926. Arthur scrive alle 04:34, un orario ancora più anticipato del consueto, e ne spiega la ragione con una chiarezza programmatica: ha puntato la sveglia "in anticipo d'un'ora" rispetto al normale per preparare il corpo e la mente alle levate che la Kryomont imporrà dalla settimana successiva, quando la sua presenza in fabbrica sarà richiesta fin dalle sei del mattino, all'apertura dei cancelli. L'anticipo è deliberato, un allenamento fisiologico al ritmo che verrà, e Arthur lo registra con la consapevolezza di chi sa che il corpo non si adatta in un giorno. Il buio fuori dalle finestre è ancora quasi completo, ma qualche usignolo "incipia a ciarlare", e Arthur ammette di essere "un poco contrariato" dall'ora, pur riconoscendo che la veglia prima dell'alba è ormai una sua caratteristica consolidata.

L'entrata si articola su tre nuclei distinti: il resoconto del sabato, l'arrivo di Sienna Choosen, e la riflessione sul rapporto fra Arthur e la propria visibilità letteraria.

Il primo nucleo riguarda il pomeriggio di ieri. Arthur ha chiesto ad Ada di procurargli delle scatole di cartone, e ha cominciato a riempirle con gli oggetti che "non prevedono utilizzo ne' prossimi mesi". Le scatole sono posate nella dispensa vicino all'uscio. Il gesto è pratico, ma Arthur ne riconosce la dimensione psicologica: vi è un pensiero, che lui stesso definisce "stolido", secondo cui svuotare l'appartamento possa accelerare il processo di transizione dalla contea di Bolinthos a quella di Powles. La vendita di April Street, avviata ufficialmente nella #988 del 14 marzo con il signor Paulson, non ha ancora prodotto acquirenti concreti: la #1007 del 2 aprile registrava un colloquio con Paulson privo di proposte e una "speme un poco erosa". Arthur sa che il trasferimento non dipende dalle scatole, eppure inscatolare gli oggetti è il gesto che può compiere adesso, l'unica variabile sotto il suo controllo in un processo che per il resto dipende da Paulson, dai compratori e dal mercato.

L'operazione di pulizia ha avuto una componente ulteriore, e Arthur la tratta con una concisione che il cronista deve rispettare ma non può ignorare. Fra gli oggetti rimossi dall'appartamento vi erano "parecchi ninnoli che sottindendevano la cronistoria co' Valerie", ora depositati nella zona del cortile adibita alla raccolta rifiuti. Il gesto si colloca nella sequenza di dismissioni che il corpus del marzo 1926 documenta con crescente sistematicità. Nella #998 del 24 marzo, Arthur gettava dall'oblatura della carrozza il ciondolo a forma di atalanta con brillocchi di vetro che apparteneva all'anello di chiavi di Valerie, e ne prevedeva la decomposizione nel prato fra Bolinthos e Streamver. Nella #1000 del 26 marzo, dedicava l'intera entrata del millesimo al congedo più articolato e strutturato da Valerie che il Libro Quarto contenga fino a questa data. Nella #1010, la dismissione non è più simbolica ma materiale e quantitativa: non un ciondolo, ma "parecchi" oggetti, e la destinazione non è un prato ma la spazzatura. Arthur ne è consapevole e commenta con una brevità che è essa stessa il dato più rilevante: "non mi dilungo ulteriormente. Quissà un tempo n'avrei sciorinato pe' interi paragrafi". Il confronto con il proprio passato diaristico è esplicito. Arthur sa che la versione di sé del primo e del secondo libro avrebbe dedicato pagine intere al gesto di gettare via gli oggetti di Valerie. La versione attuale lo archivia in poche righe, definendolo "automatismo benefico ed inniorabile".[36]

L'ammissione che ciò che resta da eliminare non è negli oggetti ma "dallo sterno e dal cranio" è tuttavia la prova che l'automatismo riguarda i gesti, non i contenuti. Arthur sta sgombrando l'appartamento dalle tracce fisiche di Valerie, ma la pulizia interiore, quella che chiama "scioarla continuamente", è un lavoro ancora in corso. La frase "e già lo faccio. Ben s'è compreso, lo so" tradisce un'irritazione verso il lettore immaginario del diario, come se Arthur prevenisse un'obiezione che nessuno gli ha fatto. È una delle rare occasioni in cui il diarista si rivolge a un pubblico che finge di non avere, e la difesa preventiva suggerisce che il tema è ancora più sensibile di quanto la concisione del passaggio voglia far credere.

Il secondo nucleo dell'entrata introduce Sienna Choosen, figura nuova nel corpus. Arthur la presenta come un'"arguta e prolifica letteraria ch'or gestisce un poco conosciuto periodico nazionale". La dinamica è la seguente: alcuni scritti di Arthur, pubblicati la settimana precedente sul suo giornaletto, hanno impressionato la Choosen al punto da indurla a contattarlo con una proposta di collaborazione. La proposta consiste in una partecipazione a una rubrica del periodico della Choosen, con la fornitura di "una serie di liriche ed un paragrafo in coda ch'esplichi la mia persona e 'l mio travaglio sin pretese pei posteri".

Il giornaletto di Arthur è il periodico personale a cui il corpus fa riferimento fin dal maggio 1924, quando Arthur ne descriveva la preparazione di "molti articoli informativi per rendere un poco più automatico il processo di pubblicazione".[37] È un'attività editoriale indipendente, distinta dai tomi e dalle sinfonie che la #985 dell'11 marzo 1926 quantificava in "quasi tre dozzine" di opere in circolazione. Sienna Choosen rappresenta dunque il primo contatto documentato nel Libro Quarto fra la produzione letteraria di Arthur e un canale di diffusione esterno, un periodico nazionale il cui pubblico è sensibilmente più ampio di quello raggiunto dal giornaletto personale.

Arthur ha risposto con una celerità che lui stesso nota come anomala. Ha allegato alla missiva di risposta un componimento rimato risalente al 1915 circa, "uno delli vaghi poetici ch'aveo più caro al petto 'n que' tempi", rielaborato con il "senno attuale e le preferenze metriche ch'or han preso forma nello mio stile". Il dettaglio è significativo per due ragioni. La prima è cronologica: un componimento del 1915 colloca l'attività poetica di Arthur negli anni della giovinezza, quando aveva ventisette anni, ben prima dell'inizio del diario. La seconda è metodologica: Arthur non ha inviato il componimento nella sua forma originale, lo ha rielaborato. Il poeta del 1926 rivede il poeta del 1915 con una distanza di undici anni e ne conserva la sostanza modificandone la forma, in un processo che richiama la riscrittura degli appunti sparsi "in bella grafia" documentata nella #921 e nella #926 del gennaio 1926. Il rapporto di Arthur con i propri testi è sempre mediato dalla revisione: nulla esce nella forma in cui è nato.

Sienna ha risposto brevemente tramite telegramma, comunicando che leggerà il materiale nel fine settimana. Arthur ne prende atto senza impazienza.

Il terzo nucleo dell'entrata è la riflessione che segue, e occupa quasi un terzo del testo. Arthur ragiona a posteriori sulla celerità con cui ha risposto alla proposta e su cosa essa riveli. La conclusione è che la fretta non nasce da un desiderio di fama ma da un istinto che precede il ragionamento. E la riflessione che ne scaturisce è una delle più estese che il Libro Quarto contenga fino a questa data sul rapporto fra Arthur e il riconoscimento pubblico.

Arthur distingue fra due moventi. Il primo è la possibilità concreta di diffusione: un periodico nazionale "molto piute diffuso rispetto 'l mio" avrebbe "di che diffondere capillarmente 'l nome mio e seminare quel poco di fama che fatica a mettere radici quan l'artista qual son ì ha di che vivere molto isolato". È un'osservazione pragmatica, priva di autocommiserazione: Arthur sa che il suo isolamento geografico e sociale è una scelta, e sa che quella scelta ha un costo in visibilità. Il secondo movente è ciò che Arthur nega di provare: il bisogno di consenso, di ammirazione, di "sfarzo d'una celebrità". Scrive che tali frasi "avrebbero avuto di che farmi ridere non poco solo un paio d'anni addietro", il che implica che due anni prima, nel 1924, Arthur avrebbe voluto la celebrità, o quantomeno non l'avrebbe esclusa così recisamente.

Il passaggio sulla #985 è inevitabile. Undici giorni prima della #1010, Arthur scriveva che le sue "quasi tre dozzine di tomi" volavano "d'una bottega l'altra" e che le opere sinfoniche cominciavano a riscuotere un seguito. Ma aggiungeva, con la formulazione che chiudeva l'entrata, che il suo orgoglio non riguardava i risultati ma "la disciplina e costanza" che li producevano. Nella #1010, il ragionamento prosegue e si specifica. Arthur scrive che se avesse voluto visibilità, "il giornaletto mio per primo avrebbe locandine e manifesti sparsi pe' l'intera Bolinthos ed ì stesso, quissà, ne strillerei vantaggi e pregi qual fosse un purosangue all'asta d'Eggville". L'immagine del cavallo all'asta è sprezzante e autoironica: Arthur paragona la promozione letteraria a una fiera equina, e se ne tiene lontano con il distacco di chi potrebbe permettersela ma la considera sotto la propria dignità. Le partecipazioni a "funzioni pubbliche" come quella proposta da Sienna Choosen sono, nel suo sistema, "un pizzicotto di salgemma caduto piute pe' conforto ch'una brama che direziona 'l mio fare". Non la destinazione, ma un condimento occasionale.

La chiusa dell'entrata, tuttavia, incrina la purezza di questa posizione. Arthur ammette di essere "ben curioso delli risultati ch'una diffusione di tale portata possa generare" e conclude: "mai fui richiesto a una partecipazione guadagnata dalli mie' scritti. Un poco mi allieta". La frase va pesata parola per parola. "Mai fui richiesto": Arthur non si è proposto, è stato cercato. "Guadagnata dalli mie' scritti": non per conoscenze, non per favori, ma per il merito del lavoro. "Un poco mi allieta": non lo esalta, non lo trasforma, non lo gratifica oltre misura. Lo allieta un poco. La misura è parkeriana al midollo: l'uomo che ha appena speso un paragrafo a spiegare perché non gli importa della fama chiude ammettendo che essere stato cercato per i propri scritti lo rende un poco felice. Non molto. Un poco. E quel "un poco" è il punto esatto in cui la corazza del disinteresse mostra la cucitura.[38]

In definitiva, la #1010 è un'entrata di preparazioni. Arthur prepara il corpo alla Kryomont, prepara l'appartamento al trasferimento, prepara la propria psiche alla scomparsa definitiva degli oggetti di Valerie, e prepara, forse senza volerlo, il proprio rapporto con un pubblico che non ha mai cercato ma che ha cominciato a cercarlo. La domenica si apre nel buio, con gli usignoli e le scatole di cartone. Il lunedì porterà le fabbriche. Il giornaletto porterà, forse, qualche lettore in più. Arthur registra tutto con lo stesso tono, come se inscatolare i propri averi e accettare la proposta di un periodico nazionale fossero operazioni dello stesso ordine di grandezza. E forse, per un uomo che ha imparato a non fidarsi delle proprie emozioni, lo sono.

#1011 — L'ultimo appiglio, Florence sul giornaletto e il vortice alle porte

La #1011 cade di lunedì 6 aprile 1926. Arthur scrive alle 05:25, dopo quasi due ore di veglia. Ha dormito di nuovo sul sofà del tinello, ormai una scelta consolidata e non più un incidente: la #1003 del 29 marzo inaugurava il pattern, e da quel momento il divano è comparso come giaciglio nelle #1004, #1008 e #1010, quattro volte in otto giorni. Nella #1010, scritta il giorno prima, Arthur spiegava il meccanismo con chiarezza: la posa scomoda gli permette di destarsi prima. Qui aggiunge che intende "dedicarvi altri reposi" per preparare il corpo ai due mesi di Kryomont, confermando che il sofà non è una scomodità subita ma un programma di condizionamento fisico.

La data è significativa. Nella #1004 del 30 marzo, Arthur annunciava: "codesta, inoltre, sarà l'ultima settimana prima dell'incipio operativo del progetto Kryomont" e precisava: "dal prossimo lunedì, avrò di che freneticare d'un lato l'altro d'Hillfoot". Quel lunedì è oggi. La #1011 cade nel giorno esatto in cui le operazioni sul campo della terza stagione Kryomont avrebbero dovuto cominciare. Ma non cominciano, e la ragione è il primo dato operativo dell'entrata: l'intervento presso la Crosspath di Knighthill, programmato per le sei della mattina, è stato posticipato a metà aprile.[39]

Arthur tratta il posticipo come una concessione del destino: "pàremi l'ultimo appiglio prima di lassarmi precipitare 'n un vortice al quale ambisco ad arrivare ben pronto". La frase è rivelatrice. Non dice di essere pronto: dice che vuole arrivarci pronto. L'ultimo appiglio non è un sollievo, è un'ora in più per serrare i ranghi. E il vortice non è temuto: è atteso con la consapevolezza di chi lo conosce già e sa di non poterlo evitare.

Il primo blocco dell'entrata riguarda il sabato e la domenica appena trascorsi. Arthur e Ada hanno continuato la pulizia dell'appartamento e le condizioni sono definite "pristine e lodevoli". Restano poche attività per rendere l'immobile più appetibile agli acquirenti, e Arthur dichiara che se qualcuno si presentasse oggi "non la scarterò". L'informazione va letta nel contesto della vendita gestita da Paulson: la #1007 del 2 aprile, quattro giorni prima, registrava un colloquio privo di proposte concrete e una "speme un poco erosa". Arthur non può accelerare il processo, ma può assicurarsi che quando un compratore si presenterà, l'appartamento non avrà nulla da rimproverargli. La pulizia ossessiva di questi giorni, condotta in parallelo con lo sgombero degli oggetti di Valerie documentato nella #1010, produce un doppio risultato: l'appartamento è pronto per la vendita e svuotato dai fantasmi. Le due operazioni, la commerciale e la psicologica, procedono sullo stesso binario.

Il secondo blocco è dedicato a Florence Calvin, e il contenuto è di quelli che il cronista deve trattare con attenzione perché rivela più di ciò che Arthur intende dichiarare. Arthur ha trascorso il pomeriggio di domenica con Florence, un incontro che la #1010, scritta alle 04:34 di quello stesso giorno, non poteva registrare essendo avvenuto ore dopo. I due "abbisognavano, quissà, un poco di compagnia", ma Arthur si affretta a precisare che l'incontro non è stato solo sociale: ha tentato "di direzionare 'l suo modo d'operare giornaliero verso un percorso produttivo". Il tono è quello del mentore, e Arthur ne è consapevole al punto da anticipare l'obiezione: "comprendo come talvolta possa apparire superbo per mia parte dilungarmi in filippiche predicatorie".

La difesa che segue è una delle riflessioni più articolate del Libro Quarto sul ruolo che Arthur si è costruito nei confronti dei pochi esseri umani che lo circondano. Scrive che il predicare lezioni è "la maniera più concreta ch'ho di mostrare tolleranza e, quissà, affetto" e che la facilità con cui lo fa deriva dall'aver "percorso molti gineprai 'n solitudine 'n tempi andati, tentando di risolverne i crucci, sin niuno ch'avesse di che sciorinarmi lo ch'in fine orora dico ì all'altri". È un passaggio che merita di essere scomposto. Arthur sta dicendo che il consiglio che dà agli altri è il consiglio che nessuno ha dato a lui. La solitudine dei primi anni, documentata nel corpus fin dal Preambolo e attraverso le lacune del 1923 e del 1924, ha prodotto un sapere pratico che ora Arthur redistribuisce, con la consapevolezza che la sua voce arriva dove la voce di nessuno era arrivata per lui. Il "diletto" che ne trae non è pedagogico in senso astratto: è la soddisfazione di chi ha trovato un uso produttivo per i propri errori.

La descrizione della condizione di Florence è precisa: "altalenanti momenti di produzione ed ottimismo, intervallati dalle paludi fangose che descrissi pur io nelli tomi addietro di codesta pila di fogli". Arthur riconosce nella collega e amica il pattern che era il suo proprio nei primi due libri del diario, e dichiara di non poterla biasimare per questo, limitandosi a un "martellamento d'una motivazione giustificata e oggettiva". Il rapporto con Florence, documentato nel corpus fin dalla #52 dell'agosto 1923 dove Arthur la descriveva come portatrice di una "compagnia piana" che "non pesa e non distrae", si è evoluto nel tempo: da compagnia silenziosa a sodalizio creativo, da presenza discreta a collaborazione editoriale. La #919 del 3 gennaio 1926 la elencava fra le prime visite dell'anno, insieme ad Ada. La #997 del 23 marzo la collocava fra i membri della Fox Reprise che avevano avanzato richieste prima della riunione cruciale. Nella #1011, Florence è al contempo oggetto di mentoraggio e coautrice del giornaletto di Arthur.

Su questo punto l'entrata fornisce un dato nuovo e prezioso. Arthur scrive che Florence mostra miglioramenti "perfino nel campo letterario, ne' limiti del suo approccio semiludico", e che "le sue rubrichette sul mio giornaletto periodico riscontrano un discreto successo, perfino di poco maggiore al mio". L'informazione è doppia. La prima: Florence Calvin non è solo una lettrice o una sostenitrice del giornaletto di Arthur; vi scrive, con rubriche proprie.[40] La seconda: le sue rubriche hanno più successo di quelle di Arthur, e la ragione, secondo il diarista, è che "il linguaggio d'ella non si torce e capovolge qual lo del sottoscritto e l'universalità delle sue divagazioni capta meglio lo ch'in fondo è 'l pubblico medio e più assiduo di tale rivista". L'ammissione è straordinaria nella sua lucidità. Arthur sta riconoscendo che il proprio stile, quello stesso stile arcaico, involuto e deliberatamente criptico che caratterizza ogni riga del corpus, è un ostacolo alla diffusione popolare dei suoi scritti. Florence, con la sua chiarezza "semiludica", raggiunge il pubblico che Arthur, con la sua complessità, tiene a distanza. Il dato va messo in relazione con la proposta di Sienna Choosen nella #1010 del giorno prima: se il giornaletto di Arthur ha un pubblico che preferisce Florence, e se tuttavia la Choosen ha notato proprio gli scritti di Arthur, ciò significa che la qualità che attira un editore nazionale non è la stessa che attira il lettore quotidiano. Arthur scrive per chi sa leggerlo, e chi sa leggerlo non è il "pubblico medio".

Il terzo blocco riguarda il lavoro e la gestione dei rapporti durante la Kryomont. Il posticipo dell'intervento alla Crosspath di Knighthill ha concesso un giorno supplementare, e Arthur intende usarlo per gli ultimi preparativi: piano operativo della terza settimana della Fox Reprise, conclusione delle attività sospese che non avranno margine nelle settimane a venire. Ma la riflessione più densa del blocco non è sulla logistica: è sugli umori.

Arthur identifica nella "gestione dell'umori" la tensione cruciale della stagione Kryomont. Il problema non è il lavoro in sé, che Arthur conosce e padroneggia, ma il rapporto con Tinsteel e Cauque in condizioni di stress prolungato. Arthur osserva che i due colleghi "ostentano molta più leggerezza ed ilarità" durante le operazioni in fabbrica, e li comprende: riconosce che l'umorismo è il loro modo di gestire le ore di lavoro spossante "pe' giungere al vespro" senza il logoramento nervoso che lui, invece, si trascina da solo. Ma quella leggerezza, aggiunge, "cozza colle linee di professionalità che tento d'imbastire sul campo, fronte allo sguardo de' responsabili della fabbrica ch'avranno di che giudicare in fine l'operazione inventariale, sin tenere 'n conto null'altro".[41]

Il passaggio è importante perché rivela un conflitto fra tre concezioni del lavoro che convivono nello stesso trio operativo. Per Arthur, la Kryomont è una prestazione che verrà giudicata dai responsabili di fabbrica, e il giudizio ricadrà sulla reputazione della Frontprice e, per estensione, sulla sua. Per Tinsteel e Cauque, è un lavoro da completare senza perdere la salute mentale. Per i responsabili delle fabbriche, è un servizio acquistato di cui contano solo i risultati. Arthur è consapevole che la sua rigidità professionale è una virtù dal punto di vista dei risultati e un difetto dal punto di vista della convivenza, e formula il problema con una onestà che gli è propria: "mantenere una coerenza autoritaria e conciliare i modi giullari delli due ha di che testarmi ulteriormente 'n questa stagione". Non dice di voler cambiare i colleghi. Dice che deve conciliare. Il peso è suo, e ne è orgoglioso: "v'è una parte del sottoscritto ch'orgogliosamente pretende d'esserne 'n grado sin falle alcune". La pretesa di infallibilità è parkeriana al midollo, e Arthur non si smentisce nemmeno nella #1008 del 3 aprile, dove ammetteva che il corpo cede verso mezzogiorno e il pensiero "tenzona contro l'inerzia". L'organismo ha i suoi limiti; l'ego li ignora.

La chiusa è fisica e programmatica. Non sono ancora le sei della mattina e Arthur è già in uno stato di "fremito pe' concludere un qualché". La giornata si chiuderà con l'obiettivo dichiarato di stremarsi il più possibile, "di modo da lassarmi cadere sul giaciglio o 'l sofa ad un'ora 'sì presta che la sveglia, il giorno appresso, riverà sin troppi drammi". Il meccanismo è quello descritto nella #1010: il sofà è una sveglia scomoda, e la stanchezza accumulata è il sonnifero che ne garantisce l'efficacia. Arthur sta costruendo, giorno dopo giorno, il regime fisico che gli permetterà di sopravvivere alla Kryomont: dormire poco, dormire male, dormire presto, alzarsi prima. Non è un programma di benessere. È un addestramento.

In definitiva, la #1011 è l'ultima entrata del tempo lento. Da domani il vortice comincerà, e Arthur lo sa con la precisione di chi ha vissuto due stagioni Kryomont e ha visto il diario tacere sotto il loro peso. L'ultimo appiglio è stato usato per pulire l'appartamento, consigliare Florence, preparare i piani della Fox Reprise e calibrare la sveglia. Domani i cancelli delle fabbriche si apriranno alle sei, e Arthur dovrà essere lì, con la faccia del professionista che non ammette errori e le tasche ancora vuote dei lingotti chiesti ai genitori tre giorni prima. La vigilia è finita. Il lunedì seguente non avrà il lusso di scrivere alle cinque e mezza del mattino con due ore di veglia alle spalle e nient'altro da fare che pensare. Il vortice, quello che nella #1009 del 4 aprile era "solo alcuni sbuffi innocui", sta per arrivare. Arthur lo aspetta seduto sul divano, alle cinque della mattina, con gli usignoli fuori dalla finestra e le scatole di cartone nella dispensa.

#1012 — Il primo giorno, Red Avenue e la notte completa

La #1012 cade di martedì 7 aprile 1926. Arthur scrive alle 11:16 dalla mattinata, di rientro dalla Crosspath di Bolinthos collocata in Red Avenue, dove "stamane 'l progetto inventariale della Kryomont ha ufficialmente preso 'l via". È la frase che il cronista attendeva da settimane. La terza stagione Kryomont, annunciata, temuta e calendarizzata fin dalla #976 del 2 marzo, è cominciata. Non più calendarizzazione, non più visite preparatorie, non più piani operativi sulla carta: tabulazioni sul campo, dalle prime ore del mattino, in fabbrica.

L'apertura dell'entrata è programmatica e va letta con attenzione: "sono piuttosto determinato nell'evitare lacune di qualsivoglia natura 'n questo diario pe' tutta la durata dell'operazioni in fabbrica 'n questi due mesi ed ogni frammento del dì scevro dall'incombenze vedrà la scrittura come prioritaria". È una dichiarazione d'intento che il cronista ha il dovere di registrare, perché Arthur sta promettendo a sé stesso di non far ripetere ciò che le stagioni Kryomont del 1924 e del 1925 hanno prodotto: il silenzio del diario sotto il peso del lavoro. Le lacune del Libro Primo e Secondo durante i mesi della prima Kryomont sono materia che il Vol. I di questo studio ha trattato in due saggi distinti, e Arthur ne ha consapevolezza piena: nella #1004 del 30 marzo dichiarava che "perfino 'l diario ha avuto di che ser muto pe' lunghi periodi" durante le precedenti stagioni Kryomont. La #1012 fissa un proposito e il cronista, scrivendo nel 2003 con la conoscenza di ciò che è accaduto in seguito, sa che le promesse fatte al diario hanno valore solo nella misura in cui vengono mantenute. Questa, per ora, è una dichiarazione d'intenti, e va valutata come tale: Arthur arriva al primo giorno della Kryomont sapendo cosa è successo le altre volte e decidendo che questa volta sarà diverso.

Il primo blocco operativo descrive la giornata di lavoro. Arthur è stato in fabbrica con Tinsteel e Cauque, il trio operativo della Frontprice che le entrate del marzo 1926 hanno consolidato come nucleo stabile della stagione. A loro si è aggiunta una figura nuova: "un donnino oltre la cinquantina ch'avea di che fornire supporto", di cui Arthur non sa nemmeno per quale datore di lavoro operi. La schiettezza dell'ammissione è significativa. Arthur è normalmente meticoloso nel registrare nomi e ruoli delle persone con cui interagisce, e qui dichiara apertamente di non aver memorizzato l'informazione, rimandandola alle "infinite liste operative" del progetto. Il dettaglio dice molto sulla densità del lavoro: il primo giorno è già talmente saturo di contenuti che una figura di supporto resta una sagoma indistinta, riconoscibile per età e genere ma priva di coordinate professionali. È il segno che la stagione operativa, per quanto Arthur intenda gestirla con disciplina, comincia con la stessa intensità delle precedenti.

La Crosspath di Red Avenue è uno dei complessi della contea di Bolinthos.[42] Arthur la nomina qui per la prima volta nelle entrate recenti come stabilimento d'intervento Kryomont, ma il dato operativo più rilevante non è geografico: è che il trio della Frontprice "sarà 'l nucleo principale d'ogni attività 'n fabbrica, salvo imprevisti", il che conferma la struttura collaborativa che la #985 dell'11 marzo aveva preannunciato quando Arthur chiedeva a Tinsteel di affiancargli Claudette il più possibile, e che la #1004 e la #1011 hanno descritto in termini di coesione operativa e di tensione sui modi di lavorare. La #1011, scritta il giorno prima, formulava esplicitamente il problema della "gestione dell'umori" come la sfida centrale della stagione. La #1012 lo mette in pratica: Arthur ha lavorato fianco a fianco con Tinsteel e Cauque per la prima giornata sul campo, e non riferisce frizioni. Non ne riferisce di positive nemmeno: la mattinata viene archiviata in poche righe, senza commenti sul clima del trio, segno forse che la prima giornata è andata abbastanza liscia da non meritare nota, o forse che Arthur ha deliberatamente scelto di non aprire la valutazione il primo giorno per non viziarla.

Il secondo blocco riguarda il sonno. Arthur si è levato alle quattro del mattino, un'ora prima rispetto alle leve documentate nelle entrate precedenti del marzo, e il dato si lega al programma di condizionamento descritto nella #1011: Arthur sta calibrando il proprio orologio interno sulle esigenze della Kryomont. Il riposo sul sofà, ormai abitudine consolidata da giorni, è definito "più ch'accettabile, per quanto ciò sia possibile sul sofà del tino". L'ammissione è lucida: il sofà non è confortevole, ma Arthur ha imparato a dormirvi. La fatica residua è onesta: "l'occhi, al momento, implorano una mezzora almeno di chiusa", ma Arthur deve "trattenere ogni spossatezza" perché il sonnellino diurno sabota la "caduta nell'incoscienza" della sera, che deve essere "celere e profonda" per garantire un risveglio meno traumatico l'indomani.

E qui arriva il dato che giustifica l'intera disciplina del periodo. La giornata di domani prevede l'intervento alla Crosspath di Craneville alle cinque del mattino. Arthur calcola che, dato il proprio bisogno di un "processo cheto e studiato prima di sortire dell'appartamento", dovrà puntare la sveglia alle tre. L'esclamazione che segue è due parole sole, ed è la più espressiva dell'intera entrata: "Notte completa". La formula racchiude la consapevolezza che non si tratta di una levata anticipata ma di un'eliminazione del sonno notturno nel senso ordinario del termine. Tre del mattino non è una sveglia presta: è un'interruzione della notte. Arthur lo registra senza lamentarsi, con la sobrietà di chi ha già accettato il prezzo prima di pagarlo.

La Crosspath di Craneville è il complesso industriale della zona occidentale di Bolinthos che il corpus documenta come "monumentale e storico" fin dalla #113 dell'ottobre 1923, e che la #997 del 23 marzo 1926 collocava all'inizio della cronologia del progetto Kryomont di quest'anno: è lì che Arthur incontrò Euris Farnsworth, "un donnino di non più di quarant'anni, dall'affabilità antitetica al ruolo", concordando il calendario operativo per la seconda settimana d'aprile. La #1012 conferma quel calendario: dopo la prima giornata in Red Avenue, il secondo giorno della stagione operativa porterà Arthur a Craneville, esattamente nella settimana prevista quindici giorni prima. La pianificazione tiene. Il corpo di Arthur, invece, dovrà adeguarsi a un orario che sfugge ai limiti fisiologici ordinari.

Il terzo blocco è una proiezione sui due mesi a venire. Arthur ha controllato il calendario e dichiara che "non vi sono mani libere dall'obbligazioni Frontprice presso li stabilimenti, salvo i due giorni di fine di settimana". Il dato è cruciale per il cronista. L'intera durata della stagione Kryomont, da oggi alla fine di maggio, sarà occupata da obbligazioni quotidiane in fabbrica, cinque giorni su sette, con il sabato e la domenica come unici interstizi liberi. Arthur prevede che li sfrutterà per "un ricovero degno di tal nome sin compromettere la solitanza della veglia presta", ovvero per recuperare il sonno senza tuttavia abbandonare il regime di sveglia anticipata che ha cominciato a costruire. La precisazione è importante: il fine settimana non è riposo, è manutenzione del corpo all'interno della stessa disciplina che lo governa nei giorni feriali.

Ma c'è una complicazione che Arthur nomina senza svilupparla, e che il cronista deve sottolineare: "ciò 'n sarà 'sì facile colla presenza di Lilian". I fine settimana di Lily, alternati come il corpus documenta, ricadranno fra le poche ore di recupero che Arthur ha a disposizione. La sua presenza, che in altre circostanze è il punto fermo del calendario emotivo del padre, qui entra in conflitto con la necessità fisiologica del recupero. Arthur non lo dice apertamente, ma lo lascia trapelare nel tono pacato con cui registra il problema: deve "perpetrare tale disciplina" anche quando Lily sarà in casa, e il verbo "perpetrare", con la sua sfumatura quasi colpevole, suggerisce che Arthur sa di star sottraendo qualcosa alla figlia anche quando le concede il tempo che le spetta. Il padre che nella #1004 del 30 marzo si chiedeva se i fine settimana fossero sufficienti, ora si trova nella condizione opposta: i fine settimana sono lì, ma serviranno anche ad altro.

Il quarto blocco è la to-do list del pomeriggio, ed è uno dei più densi del periodo recente. Arthur deve raggiungere Streamver alle cinque per faccende della Fox Reprise. Prima di uscire, deve: ordinare i quarti per eventuali visite di acquirenti dell'appartamento, pianificare attività e abito per il giorno successivo, recuperare missive e telegrammi arrivati durante l'assenza del mattino, e nutrirsi "in la maniera meno debilitante e soporifera". Cinque compiti distinti compressi nelle ore che separano la scrittura dell'entrata dalla riunione di Streamver, ciascuno con la sua urgenza specifica. Il dettaglio del nutrimento merita una nota. Arthur sta calibrando perfino i pasti in funzione del rendimento fisiologico: deve mangiare in modo da reintegrare le energie senza indurre la sonnolenza che gli farebbe perdere il pomeriggio. È il livello di controllo di un uomo che ha calcolato ogni variabile e che sa che, con un calendario di due mesi senza pause, ogni piccola perdita di energia si accumula.

La chiusa è onesta sul prezzo che il diario pagherà. Arthur prevede che le entrate "avranno di che ser più brevi", e non lo nasconde. Ma aggiunge subito la condizione che le terrà in vita: "non posso lassare ch'il contorno e la frenesia rubino spazio e tempo a codesti tomi; ben so quanto m'allietano e mi compagnano 'n la crescita". È la risposta esplicita alle stagioni precedenti. Le Kryomont del 1924 e del 1925 hanno prodotto silenzi diaristici lunghi settimane perché il diario era percepito come accessorio, una cosa che si poteva sospendere in attesa di tempi migliori. Nel 1926, dopo tre anni di lavoro con la dottoressa Nauer e dopo le riflessioni meta-diaristiche delle entrate del marzo 1926, Arthur ha ridefinito il ruolo del diario nella propria economia psichica: non è un accessorio, è una compagnia. E le compagnie, anche quando brevi, vanno mantenute.

In definitiva, la #1012 è l'entrata-soglia. Da una parte la vigilia, finita ieri con la #1011; dall'altra il vortice, cominciato stamattina alle sei in Red Avenue. Arthur sta nel mezzo, nei minuti rubati al pranzo, fra la prima giornata di tabulazioni ufficiali e il pomeriggio della Fox Reprise, fra il sofà del tino e il trillo delle tre del mattino, fra la promessa di non lasciar morire il diario e la lucida previsione che le sue pagine si faranno più brevi. Per ora la promessa regge. Domani Arthur sarà a Craneville prima dell'alba, e il cronista che scrive con quasi ottant'anni di distanza sa che la promessa, nelle settimane a venire, verrà messa alla prova nelle uniche condizioni in cui le promesse contano davvero: quelle in cui mantenerle costa.

#1013 — Craneville, Vixen e la perdita di pazienza

La #1013 cade di mercoledì 8 aprile 1926. Arthur scrive alle 14:46, di rientro dalla seconda giornata di tabulazioni Kryomont sul campo, questa volta presso la Crosspath di Craneville. L'entrata copre la mattinata di lavoro, l'anticipazione della giornata di domani a Tallshore, una preoccupazione per Claudette Blotte e, soprattutto, il resoconto di un episodio avvenuto la sera precedente al circolo letterario di Streamver: la perdita di controllo di Arthur nei confronti di Jerome Vixen. È, fra le quattro componenti, l'ultima che merita più spazio, perché segna una rottura nei rapporti interni alla Fox Reprise che il diario fino a oggi non aveva ancora documentato in questa forma.

Il primo blocco è il resoconto della giornata in fabbrica. Arthur si è levato alle tre del mattino, esattamente come la #1012 del giorno prima preannunciava. La frase con cui aveva chiuso quel passaggio, "notte completa", trova qui la sua traduzione fisica: gli occhi hanno avuto da "recriminare pe' due o tre ore" prima che il lavoro stesso destasse "anche l'ultime parti del mio essere". La cronistoria del corpo durante la prima settimana operativa della Kryomont è di un uomo che combatte contro i propri ritmi naturali e li perde nelle prime ore della mattina, riguadagnandoli solo grazie all'assorbimento totale del lavoro. È la stessa dinamica che la #1004 del 30 marzo descriveva in chiave preventiva, quando Arthur osservava che i propri colleghi si gettavano nel lavoro come anestetico contro l'esaurimento. Adesso lo fa anche lui, e funziona.

L'incontro con Euris Farnsworth è il primo del progetto operativo dopo la presentazione documentata nella #997 del 23 marzo, dove Arthur l'aveva descritta come "un donnino di non più di quarant'anni, dall'affabilità antitetica al ruolo che ricoprono i suoi equivalenti 'n altre fabbriche". Nella #1013 l'impressione si conferma e si specifica: "atteggiamento affabile ma che tradisce una determinazione e autorità che le invidio appena". L'aggiunta dell'invidia è significativa. Arthur riconosce nella Farnsworth una qualità che lui stesso fatica a tenere insieme, l'equilibrio fra cordialità e autorità, e l'ammissione è coerente con il problema che la #1011 formulava il 6 aprile: la difficoltà di "mantenere una coerenza autoritaria" nel rapporto con i colleghi e con i responsabili di fabbrica. Euris ha trovato l'equilibrio che Arthur sta ancora cercando, e Arthur lo registra senza rancore, con quel guardare ammirato che riserva a chi padroneggia ciò che lui stesso vorrebbe padroneggiare.

L'organizzazione operativa della giornata merita una nota tecnica. Dopo un'ora di lavoro, "molto supporto" si è aggiunto al trio della Frontprice: persone assunte a giornata dalla Frontprice in accordo con la Kryomont, con il compito di accelerare l'attività inventariale. Arthur, con la consueta scrupolosità terminologica, corregge la propria definizione: non è esattamente un "inventario", è "un ridimensionamento dell'intero assortimento", "un ottimizzazione della posizione dell'ingredienti utilizzati pe' la produzione di combustibile" e "un controllo mirato all'efficienza d'utilizzo".[43] La precisione tecnica è importante perché chiarisce, per la prima volta nelle entrate del Libro Quarto in modo così esplicito, cosa sia operativamente la Kryomont: non un inventario contabile ma una riorganizzazione fisica e logica del magazzino di una fabbrica di carburanti, con implicazioni di efficienza produttiva. È un'operazione di consulenza industriale, non di mera contabilità.

La distribuzione delle ore fra il trio rivela come funziona la divisione del lavoro nella prima vera giornata sul campo. Cauque ha lasciato lo stabilimento alle dieci del mattino, dopo cinque ore di lavoro, per dedicarsi ad altre attività. Tinsteel se n'è andato alle undici, dopo sei ore. Arthur è rimasto fino all'una del pomeriggio, l'ottava ora di lavoro consecutiva. Il dato è oggettivo e va tenuto. Arthur lavora due o tre ore in più dei colleghi nella stessa giornata. Non perché ne sia obbligato dal calendario, presumibilmente, ma perché è lui a rappresentare il riferimento tecnico dell'operazione, e perché la sua esigenza di "coerenza autoritaria" davanti ai responsabili di fabbrica non gli consente di abbandonare il campo prima che il lavoro sia completato. La frase che chiude il blocco, "il corpo or dimanda ch'ì non mova arto fino dimani", non è retorica: è la diagnosi onesta di un uomo che ha appena finito otto ore di tabulazioni in un reparto di carburanti a freddo dopo essersi svegliato alle tre.

Il secondo blocco riguarda la giornata di domani. La Crosspath di Tallshore è collocata "poco fuori Bolinthos", in un piccolo paese vicino a Craneville. Il complesso era già stato visitato nella #979 del 5 marzo per la calendarizzazione, e Arthur lo aveva trovato collaborativo. La #1013 conferma quella collaborazione: i responsabili di Tallshore hanno comunicato di essere pronti all'intervento e hanno offerto "un supporto più che morale", che Arthur apprezza. Il dettaglio non è banale. Sappiamo dalla #979 che Arthur distingueva nettamente fra le fabbriche dove il personale era collaborativo e quelle dove i responsabili "timbravano l'uscita" insieme al passaggio dell'inventarista. Tallshore appartiene alla prima categoria, e ciò significa che la giornata di domani, per quanto lunga e tecnicamente complessa per via delle "strutture molto obsolete" del complesso, non avrà la frizione interpersonale che è il vero costo nascosto delle operazioni Kryomont. Arthur sarà raggiunto, oltre che dai due colleghi soliti, da "mezza dozzina di aiutanti di varie aziende", il che configura per Tallshore una squadra di nove persone almeno. La complessità tecnica giustifica la mobilitazione.

Il terzo blocco, breve e contenuto, riguarda Claudette Blotte. Arthur scrive di aver ricevuto "alcune allarmati nuove" dalla collega "riguardo alcuni suo' impicci famigliari" e dichiara esplicitamente di non voler riportarne i dettagli sul diario, considerando che non spetta a lui da "diarista e compagno fidato d'avventure" narrarli. Si limita a registrare la propria disponibilità ad ascoltare se Claudette avrà bisogno di confidarsi. Il riserbo va apprezzato per ciò che è. Il rapporto fra Arthur e Claudette, documentato nel corpus fin dal periodo formativo di Arthur alla Frontprice e rinsaldato dalle giornate condivise di lavoro come quella di Sanders nella #929 del 14 gennaio 1926, è uno dei più stabili del Libro Quarto. La #985 dell'11 marzo registrava la richiesta di Arthur a Tinsteel di affiancargli Claudette il più possibile durante la stagione Kryomont. Che Arthur, in piena settimana operativa, dedichi alcune righe a notare le difficoltà famigliari della collega, pur senza specificarle, è la conferma che il rapporto resta una priorità affettiva anche quando il tempo per le priorità affettive è ridotto al minimo. Il cronista si limita a registrare la presenza del passaggio e la sua riservatezza, lasciando al diario la facoltà di tornare in futuro sulla questione se Arthur riterrà opportuno aprirla.

Il quarto blocco è il cuore dell'entrata, e merita lo spazio principale. Arthur racconta ciò che è accaduto la sera del 7 aprile presso il circolo letterario in Streamver. La sequenza dei fatti, ricostruita dal testo, è la seguente: nel corso di un incontro della Fox Reprise, le "ripetute inefficienze" di Jerome Vixen hanno raggiunto un limite. Arthur ha perso le staffe, ha urlato, ha pronunciato giudizi "scevri d'un volume consono alla situazione", ha lasciato l'edificio "a metà d'una frase d'elli" ed è rincasato. Lo scontro è stato netto, pubblico e unilaterale: Arthur ha imposto la propria voce e ha abbandonato il campo senza concedere repliche.

Per pesare l'episodio occorre riprendere ciò che il corpus dice di Vixen. La #893 del dicembre 1925 lo presentava come membro fondatore della Fox Reprise, "fin dall'albori d'essa", con un rapporto con Arthur "molto più professionale che personale" rispetto a quelli con Florence Calvin o Cauque, e tuttavia con un apporto alle opere della compagnia "tutt'altro che marginale" e "rasenta 'l fondamentale". Arthur lo descriveva come fonte ispirativa per la propria stessa scrittura, riconoscendogli costanza performativa nelle esibizioni serali e una vasta esperienza paragonabile alla propria. Vixen è originario di John's Post, un paese montano non vicino a Bolinthos, e la sua presenza nel circolo è dovuta al ponte fornito da Cauque, suo conoscente di vecchia data. Era, dunque, una pedina rispettata e centrale, non una figura periferica. La rottura della #1013 colpisce il nucleo della compagnia, non un suo margine.

La causa scatenante, secondo Arthur, è duplice. In superficie, l'inerzia di Vixen davanti ai compiti assegnati: "alla terza settimana d'un cambio di rotta del progetto, ancora nulla m'è stato presentato come risultato". In profondità, l'aggravante che Arthur sottolinea con precisione chirurgica: Vixen "fu uno de' membri ch'approvò a granvoce la nuova direzione artistica, alla quale ì dovetti mostrare ben varie volte tutto lo ch'avrebbe implicato dalla parte dell'impegno". Il problema, dunque, non è la divergenza di vedute. È l'incoerenza fra l'approvazione enfatica e la non-esecuzione. Vixen ha votato a favore della direzione professionale che la #997 del 23 marzo discuteva come bivio della Fox Reprise, ha visto Arthur illustrare a più riprese il carico di lavoro che ne sarebbe derivato, e poi non ha consegnato. In termini operativi, è il peggiore degli atteggiamenti possibili: peggio di chi si oppone è chi acconsente e poi non fa.

L'autoanalisi di Arthur è il passaggio che il cronista deve registrare con maggiore attenzione, perché restituisce non solo l'episodio ma anche il modo in cui Arthur lo elabora a freddo. La sua diagnosi della propria perdita di controllo è triplice. La prima componente è l'erosione cronica della pazienza accumulata nelle ultime settimane: Arthur osserva che "probabilmente l'incipio del progetto Kryomont ha saturato i livelli di pazienza e controllo ch'abbisogno pe' mantenere saldo il timone dell'affabilità e della comprensione". La pressione del lavoro in fabbrica ha consumato la riserva nervosa che gli sarebbe servita per assorbire l'inadempienza di Vixen senza esplodere. È un'osservazione lucida e psicologicamente plausibile: la perdita di controllo non avviene nel vuoto, avviene quando il vaso è già pieno.

La seconda componente è l'accettazione, non il pentimento. Arthur dichiara esplicitamente di non pentirsi: "non sono quivi a pentirmi dell'escalazione delle mie affermazioni, del giudizio scevro d'un volume consono alla situazione, della decisione di lassare l'edificio a metà d'una frase d'elli". È un'affermazione importante perché segna una distanza dall'Arthur che il corpus documentava nei primi due libri, dove le esplosioni emotive erano regolarmente seguite da lunghi paragrafi di autorimprovero e penitenza. Qui no. L'Arthur del 1926, quello che la #1008 del 3 aprile descriveva come capace di distinguere fra "cronaca emozionale consapevole" e impulsività cieca, conserva la consapevolezza di aver agito in modo non gradevole ma rivendica la necessità dell'azione. "L'ho reputato necessario. Col senno di poi del giorno appresso, ancor lo reputo tale."

La terza componente è l'ammissione dell'umanità del gesto. "Debbo prenderne atto, debbo accettare ch'anche ora ed anch'ì posso concedermi intermezzi meno gradevoli, meno intellettuali, e capitombolare 'n una sequela di vezzeggiativi e reprimande ch'hanno di che urtare la sensibilità altrui." Il passaggio è una resa parziale all'idea, che l'Arthur più ascetico del corpus avrebbe rifiutato, di non essere immune dalle reazioni emotive. Non è un'auto-assoluzione. È un'auto-collocazione nella categoria degli umani che possono perdere il controllo, e il fatto stesso che Arthur si conceda questa collocazione segnala una maturazione che il diario ha registrato per gradi nelle settimane recenti. Il perfezionista che, nella #1011 del 6 aprile, scriveva di "pretendere orgogliosamente" di essere all'altezza della stagione "sin falle alcune", qui ammette che le falle ci sono, e che ci sono perché lui è un uomo, non una macchina.

L'attenuante che Arthur si concede sull'età di Vixen merita una nota. Scrive che il collega "porta cinque lustri piute del sottoscritto", ovvero ha venticinque anni più di lui. Considerando che Arthur, nato nel 1888 secondo i Bruscoli Propedeutici, ha trentasette anni nell'aprile 1926, Vixen ne avrebbe sessantadue circa. La differenza d'età non è marginale, e Arthur la riconosce come motivo per cui "avrei di che tollerare ancora piute, talvolta". Eppure, conclude, "poco v'è di che giustificare 'l mio ricevitore di urla". L'età di Vixen attenua la colpa di Arthur ma non la cancella, e Arthur non si nasconde dietro la cortesia generazionale per minimizzare ciò che è accaduto. È un'onestà che fa parte del metodo diaristico maturo del Libro Quarto: registrare con la massima precisione possibile, anche quando la precisione non è lusinghiera.

La chiusa del blocco registra il silenzio successivo. Arthur non ha avuto notizie da nessuno del circolo nelle ore successive all'episodio. L'unico contatto è stato quello con Cauque durante la giornata in fabbrica, e Cauque, "sovente paciere efficace", non ha toccato l'argomento. La lettura che Arthur dà del silenzio di Cauque è ambivalente. Da una parte interpreta le "remore" del collega come "palesi e ben ragionate", segno che Cauque ha scelto deliberatamente di non aprire la questione sul campo. Dall'altra Arthur si chiede se quel silenzio significhi che lui, Arthur, ha dato "più da pensare che da temere", "più spunti che imbarazzi". È una speranza dichiarata e immediatamente contenuta: "vi spero. Ma 'n vi affido alcun pensiero oi. Quissà né manco dimani". La frase è la più disciplinata dell'intera entrata. Arthur si vieta di rimuginare su una questione sulla quale non può fare nulla di più, e si vieta non per un giorno ma "quissà né manco dimani", anticipando la propria tentazione e disinnescandola. È esattamente il tipo di gestione mentale che la stagione Kryomont gli imporrà per tutti i prossimi due mesi: scegliere su cosa concentrare le proprie energie e su cosa concedersi di non pensare.

In definitiva, la #1013 è l'entrata in cui il diario tiene la promessa fatta nella #1012. Arthur non lascia lacune nemmeno dopo otto ore di lavoro fisico cominciate alle tre del mattino, nemmeno in una giornata in cui la Fox Reprise gli pesa addosso come una rottura recente, nemmeno quando il corpo gli chiede di non muovere arto fino al giorno successivo. Si siede, scrive un'entrata lunga e ordinata, cataloga le componenti della giornata e dell'episodio precedente, e produce un'autoanalisi che registra senza giustificare e accetta senza giustiziarsi. Le Kryomont del 1924 e del 1925 hanno fatto saltare il diario. Quella del 1926, almeno per oggi, non ci riesce. Non è ancora la prova che la promessa terrà per due mesi. È la prova che, per il secondo giorno consecutivo, sta tenendo.

#1014 — Tallshore, le rotazioni e la decisione di restringere

La #1014 cade di giovedì 9 aprile 1926. Arthur scrive alle 14:42, di rientro dalla seconda metà della giornata, spesa a Wedgeville per le obbligazioni Frontprice ordinarie. È il terzo giorno consecutivo di operazioni Kryomont sul campo, e il primo in cui l'entrata si apre con una constatazione che il diario degli ultimi tre anni non aveva ancora ospitato in questa forma: "tre dì di progetti Kryomont e debbo constatare che 'n potrò giungere al termine del progetto se non cangio un qualché". È una dichiarazione di insostenibilità precoce. Arthur, dopo settantadue ore di stagione operativa, ha già identificato che il regime in cui sta vivendo non può durare due mesi così com'è. La promessa fatta nella #1012 del 7 aprile, quella di non lasciare lacune nel diario per tutta la durata della Kryomont, regge per il terzo giorno. Ma la prima crepa nella tenuta complessiva del programma non riguarda il diario: riguarda Arthur stesso.

L'entrata è composita e va scomposta in quattro nuclei: il resoconto operativo della mattina a Tallshore, il riconoscimento del meccanismo a rotazione del trio Frontprice, la frizione con Cauque sull'argomento Fox Reprise e il ritiro epistolare da Florence, e infine la riflessione di lungo respiro sulla scala degli affetti, sull'isolamento funzionale e sulla decisione di ridurre alcol e tabacco.

Il primo nucleo riguarda Tallshore. Arthur vi è arrivato alle sei della mattina, dopo essersi levato alle quattro come stabilito nella pianificazione della #1012. La situazione tecnica si è rivelata "alquanto problematica", confermando il timore espresso nella #1013 del giorno precedente, dove Arthur descriveva il complesso di Tallshore come "un'altra fabbrica di mediograndi dimensioni che, tuttavia e pe' malasorte, dispone ancora di strutture molto obsolete". La conferma operativa della #1014 specifica il problema: l'ambiente angusto del reparto di produzione dei combustibili a freddo non lascia margine all'ottimizzazione che la Kryomont richiederebbe. Le strutture obsolete impongono una gestione degli ingredienti "in una maniera poco consona alle aspettative della Crosspath e della Kryomont", e Arthur tuttavia deve garantire un risultato a operazioni concluse. La frizione fra ciò che il cliente esige e ciò che lo stabilimento permette è il primo dei due grandi problemi che Tallshore impone, e Arthur lo registra senza mascherarlo: il margine di manovra è ridotto, e il lavoro di Arthur diventa quello di estrarre il massimo risultato compatibile da una struttura che resiste alla riorganizzazione.

Il secondo problema è umano. Il supporto fornito dagli aiutanti delle aziende contribuenti, quella "mezza dozzina" che la #1013 annunciava per Tallshore, si è rivelato inadeguato. Arthur lamenta "ritardi e poca celerità d'operazione", aggravati dalla "palese noncuranza pe'l risultato finale". Nel contesto del carburante a freddo, dove gli ingredienti devono essere manipolati a temperature ben sotto lo zero e dove ogni minuto di esposizione fuori dal regime termico corretto compromette la qualità del prodotto, la lentezza non è solo inefficienza: è degrado materiale. La differenza con la giornata di Craneville del 7 aprile, dove Euris Farnsworth aveva offerto collaborazione attiva e i lavoratori a giornata avevano contribuito ad accelerare il processo, è netta. Arthur dovrà giustificare la situazione con il responsabile dello stabilimento, e questa è una prospettiva che non lo riempie d'entusiasmo.

Il secondo nucleo dell'entrata introduce un dato strutturale che il cronista deve registrare con cura. Alla terza ora di lavoro, Arthur ha lasciato la Crosspath di Tallshore nelle mani di Tinsteel e Cauque ed è partito per Wedgeville. Arthur lo definisce "coerente co' lo ch'avvenuto 'l dì precedente", e la coerenza è quella della rotazione: ciascuno dei tre membri del nucleo Frontprice, durante le giornate Kryomont, lascia la fabbrica a un certo punto per andare a coprire le altre obbligazioni della Frontprice che non sono state riassegnate per il periodo del progetto. La #1013 aveva documentato che a Craneville Cauque era andato via alle dieci del mattino, Tinsteel alle undici, Arthur all'una del pomeriggio. La #1014 mostra che il meccanismo a rotazione non era una particolarità del primo giorno ma una struttura sistemica della stagione: la Kryomont assorbe il trio per le ore mattutine, poi ciascuno si stacca per gestire le proprie code di lavoro ordinario.

Il dato è importante perché ridefinisce il calcolo del carico settimanale che Arthur ha proiettato nelle entrate della scorsa settimana. La #1011 del 6 aprile registrava che il calendario non avrebbe lasciato "mani libere dall'obbligazioni Frontprice presso li stabilimenti, salvo i due giorni di fine di settimana". La #1014 chiarisce che le "obbligazioni Frontprice" non sono solo la Kryomont: sono la Kryomont più tutto il resto, distribuito a rotazione fra i tre colleghi nella seconda metà della giornata. Arthur, nel pomeriggio del 9 aprile, è andato a Wedgeville per "completare ogni attività a me dedicata e 'n lassare nulla nell'oblio delle scadenze". Domani farà altrettanto. La giornata operativa effettiva di Arthur, in piena Kryomont, è quindi composta da tre o quattro ore di tabulazioni in fabbrica seguite da quattro o cinque ore di trasferte e obbligazioni ordinarie in altre contee. È il regime che la #1011 aveva preventivato come "freneticare d'un lato l'altro d'Hillfoot", e la #1014 ne è la cronaca operativa.

In questo contesto, l'autoanalisi che Arthur dedica al proprio umore nelle prime ore di lavoro va presa per ciò che è: la dichiarazione di un uomo che sta gestendo una pressione che riconosce di non controllare interamente. Arthur ammette di tollerare poco le incompetenze degli addetti di supporto, e di tollerare poco perfino Tinsteel e Cauque "se l'iniziative materiale ch'hanno di che prendere cozzano colla pianificazione in loco ch'eseguo e alla quale ben faccio riferimento costante tramite ordini e direttive ch'hanno poco spazio di che lassare all'interpretazione". È una dichiarazione di rigidità operativa. Arthur, in fabbrica, non discute. Dà direttive, e si aspetta che vengano eseguite alla lettera. Chi devia, anche per iniziativa personale ben intenzionata, lo irrita. La frase che segue è una delle più oneste della prima settimana operativa: "cangio molto 'n tali contesti, didentro delle fabbriche, 'n questi mesi". Arthur sa che il sé stesso che opera in fabbrica non è il sé stesso che frequenta Florence o che parla con Lily. È una versione contratta, autoritaria, intollerante. E lo riconosce.

Il terzo nucleo è il più immediato e tagliente. Cauque, durante la giornata, ha tentato di aprire un dialogo su questioni della Fox Reprise, presumibilmente legate all'episodio con Vixen del 7 aprile a Streamver, documentato nella #1013. Arthur lo ha interrotto preventivamente: "l'ho mutato anticipatamente, sin giuoco o lena d'aver di ch'ascoltare che vi sia sul piatto". Brusco, ammette. Ma giustificato, secondo lui, dalla constatazione che "il circolo letterario dimanda un Arthur ch'al momento è sepolto, sopra di tutto poscia 'l furore ch'ho lassato fiorire all'ultimo incontro". L'osservazione è significativa nella misura in cui collega esplicitamente l'esplosione contro Vixen alla condizione presente di Arthur: l'Arthur che potrebbe gestire il circolo con la pazienza necessaria non è disponibile. La Kryomont lo ha sepolto. E senza quell'Arthur, qualsiasi conversazione sul circolo è prematura.

Ma c'è di più. Arthur ha cessato la corrispondenza con Florence Calvin, "anch'ella membro attivo del circolo, qual forma d'isolamento dall'attività ch'ella avrebbe di che lassar trapelare". Il dettaglio è di quelli che il cronista deve registrare con cura. Florence, nella #1011 del 6 aprile, era stata oggetto di un pomeriggio di conversazione approfondita sul mentoraggio e sulle difficoltà produttive di lei, e le sue rubriche sul giornaletto di Arthur erano state elogiate come più popolari di quelle dello stesso Arthur. Nella #1013 del giorno precedente, fra i membri del circolo da cui Arthur non aveva avuto notizie dopo l'episodio con Vixen, Florence non era nominata esplicitamente: il silenzio era generale. Nella #1014, Arthur prende l'iniziativa di interrompere il contatto. Non per rancore verso Florence, ma per evitare che la conversazione con lei riapra l'argomento Fox Reprise. Il taglio è preventivo, strategico, e Arthur ne riconosce la durezza: "ho dimandatomi tutto 'l dì s'il mio atteggiamento ha di che ser considerato oltre 'l limite della comprensione e s'ha un qualché di razionale".

La risposta che Arthur dà a sé stesso è priva di compromessi: "ho replicatomi che poco ha di ch'importarmi orora". È una formulazione che merita di essere pesata. Arthur non sta dicendo di non tenere a Florence, di non riconoscerle valore, o di non considerare razionale un'eventuale obiezione esterna. Sta dicendo che, nelle condizioni del momento, l'opinione altrui non rientra nei criteri delle sue decisioni. È una dichiarazione di sospensione temporanea della negoziazione sociale. Arthur, sotto pressione, contrae il proprio raggio relazionale al minimo funzionale, e tutto ciò che eccede quel minimo viene messo in pausa. La frase che segue specifica i fattori in gioco: "il venir antico ch'ha di che farmi inniorare lo che le mie decisioni arbitrarie possano causare nell'altri" e "il periodo ha di che lassarmi con poca pazienza pe' tutto ciò che 'n ha a che vedere colla Kryomont, la Frontprice, e Lily". Sono tre soli ambiti che, in questo momento, ricevono attenzione. Tutto il resto è messo a riposo. La triade è significativa per ciò che include, lavoro e figlia, ma soprattutto per ciò che esclude: la Fox Reprise non c'è, gli amici non ci sono, la corrispondenza ordinaria non c'è.

Il quarto nucleo è la riflessione più estesa dell'entrata, ed è quella che il cronista deve trattare con maggiore attenzione perché contiene una formulazione esplicita della scala emotiva di Arthur, e una decisione concreta sul piano dello stile di vita. La premessa del passaggio è una conversazione recente con Florence, avvenuta nel pomeriggio di domenica 5 aprile e già documentata nella #1011. Florence aveva esplorato con Arthur "lo ch'ì considero come livelli d'affetto e attenzioni donati all'altri", e Arthur, alcuni giorni dopo, conferma con maggiore convinzione ciò che le aveva detto allora.

La metafora che Arthur sviluppa è quella di una scala decimale dell'affetto. Se dovesse misurare ciò che lo spinge a "dimostrare benevolenza e riguardo verso l'altri", nessuno raggiungerebbe il terzo gradino, e raro sarebbe perfino il secondo. L'unica eccezione è Lily, che esce dalla scala "oltre 'l massimale". La gerarchia non lascia margini: una sola persona riceve il massimo, tutti gli altri sono sotto il terzo decimo, la maggior parte sotto il secondo. È una mappatura affettiva spietata e Arthur la giustifica con la propria coerenza interna: non vede ragione per "dressare una mascara" che faccia credere agli altri di essere oggetto di sentimenti diversi da quelli reali. Le sessioni con la dottoressa Nauer, ricorda, hanno "estremizzato tale mia ignavità riguardo lo ch'altri possono pittare 'n base allo che fo'". L'inferenza è che la terapia non ha addolcito Arthur sull'opinione altrui: lo ha confermato nel proprio diritto di non considerarla una variabile centrale.

Il passaggio è coerente con la riflessione della #1008 del 3 aprile, dove Arthur descriveva il proprio passato come quello di un uomo che mascherava la dipendenza affettiva da indipendenza ostentata, e dichiarava che il cambiamento principale del Libro Quarto era la solitudine diventata privilegio. La #1014 non smentisce quel passaggio: lo radicalizza. La solitudine che la #1008 descriveva come spazio produttivo, qui diventa selezione affettiva esplicita. Non è che Arthur preferisca stare solo. È che, all'interno della sua mappa relazionale, una sola persona conta davvero, e quella persona è una bambina di tredici anni che vive a Gersburg con la madre. Tutto il resto, dalla Fox Reprise a Florence, dall'incontro con Sienna Choosen documentato nella #1010 ai vecchi amici, occupa gradini bassi della scala. Arthur ne è consapevole, e non si scusa.

Ma la riflessione non si chiude con una rivendicazione di intransigenza. Arthur introduce un'autocorrezione che è la decisione operativa più concreta dell'entrata. Riconosce che "l'eccesso di chiare e 'l comparire saltuario del mio tabagismo" lo trasformano in una "versione ulteriormente estremizzata" di sé stesso, e che la linea di confine fra il proprio "asocialismo funzionale ed egoistico" e ciò che potrebbe diventare un "gratuito metodo di demolizione altrui" rischia di essere oltrepassata. Non è una sconfessione del proprio carattere. È una distinzione fra il tratto sano e la sua deriva chimicamente potenziata. Arthur sa di essere così com'è. Ma sa anche che alcol e tabacco lo rendono più di quanto sarebbe altrimenti, e che in un periodo di pressione come la Kryomont l'amplificazione può portarlo a comportamenti che lui stesso non sosterrebbe a freddo, come probabilmente l'urlo contro Vixen del 7 aprile.

La decisione operativa è formulata con la precisione di chi non lascia margini interpretativi: "ne' mesi ch'hanno a che venire ridurrò l'introduzione di chiare e liquidi rinvigorenti, limitàndone l'assunzione ai pasti principali, e sittàle farò col vizio della pipa, ch'avrà di che ser delimitato da tali occasioni alimentari". La regola è chiara. Birra e tabacco da pipa solo durante i pasti principali, fuori dai pasti né alcol né fumo. È una restrizione dietetica e comportamentale che Arthur giustifica con una motivazione doppia: la salute sul lungo periodo e la gestione degli umori durante la stagione Kryomont.[44] Il dato pratico è che Arthur sta convertendo l'esperienza dell'esplosione con Vixen in una regola di igiene personale. Non è autoflagellazione: è ingegneria comportamentale. Ha identificato due variabili modificabili che amplificano un tratto caratteriale che lui rivendica come suo, e ha deciso di azzerare le variabili per preservare il tratto nella sua forma compatibile con la convivenza professionale.

La chiusa dell'entrata torna sulla Fox Reprise, ma in una posizione di sospensione decisionale dichiarata. Arthur ha valutato durante il viaggio in carrozza fra Wedgeville e Lylcoin "quanto della Fox Reprise e de' membri percepisco la brama". La risposta non è ancora definitiva. Riconosce che "v'è molto travaglio incipito" e che potrebbe "ridursi 'n macerie" se si astenesse dal continuarlo. Ma riconosce anche che la responsabilità della Fox Reprise, in questo momento, "non trova spazio nella commiserazione e 'n la pietà". Deve mettersi davanti a tutto ciò che lo circonda, "pur quando lo che di torno c'è diviene lo al qual ho dedicato giorni, mesi, anni interi". È una formulazione drammatica e Arthur la lascia sospesa: "non possiedo una decisione definitiva riguardo. Tuttavia, debbo trovarla". La decisione, quando arriverà, sarà presa nei "prossimi dì, nel silenzio esterno e nella compagnia di Lilian".

L'allusione a Lily merita una precisazione. Il prossimo fine settimana di Lily a Lylcoin si avvicina, e Arthur lo identifica come il tempo decisionale per la Fox Reprise. È coerente con la triade dichiarata nello stesso passaggio dell'entrata: Kryomont, Frontprice, Lily. Solo la presenza della figlia, nel silenzio esterno che Arthur ha deliberatamente costruito tagliando la corrispondenza con Florence, può fornire le condizioni per una decisione meditata. È, ancora una volta, la Lily che la #1003 del 29 marzo definiva "l'unica figura che 'n avrebbe di che chiedere permesso pe' insinuarsi didentro delle mie solitanze diarie", e che la #1014 conferma collocata oltre il massimale della scala affettiva. La decisione sul futuro del circolo, formulata in compagnia di chi sta sopra ogni altro, sarà la decisione meno contaminata possibile dalle altre influenze.

L'ultima frase incide il dato che il cronista deve sottolineare: "porte che 'n avrei mai considerato accostabili ne' mesi precedenti alla Kryomont. E precedenti all'ira del dì 'n Streamver". Arthur sta contemplando la possibilità di chiudere porte che fino a poche settimane fa avrebbe lasciato aperte. La Kryomont ha esposto i limiti del suo regime affettivo. L'ira contro Vixen ha mostrato cosa succede quando quei limiti vengono superati. E ora Arthur, nel terzo giorno di stagione operativa, sta valutando se la Fox Reprise, l'opera di anni, sia ancora compatibile con l'Arthur che sta costruendo per sopravvivere ai due mesi a venire. Non è ancora una decisione. Ma è una considerazione che fino a marzo non sarebbe nemmeno stata sul tavolo. La #1014 documenta il momento in cui l'inammissibile diventa pensabile, e il cronista non può fare di più che registrarlo, lasciando alle entrate a venire il compito di confermare, smentire, o complicare ciò che qui è ancora soltanto un'ipotesi nera.

#1015 — Gersburg, il regime e l'essenziale

La #1015 cade di venerdì 10 aprile 1926. Arthur scrive alle 16:47, ma non da April Street. È seduto accanto all'entrata in legno del teatro di Gersburg dove Lily svolge le sue prove settimanali. Il dato va fissato nella sua materialità: Arthur, dopo una giornata cominciata alle quattro del mattino con le tabulazioni alla Crosspath di Dove Street a Bolinthos, proseguita con le obbligazioni nella contea di Naught Port e in quella di Greenrice, ha raggiunto Gersburg nel tardo pomeriggio, e sta scrivendo sul diario in attesa che la figlia esca dal teatro. È la quarta giornata consecutiva di operazioni Kryomont sul campo. La promessa della #1012 del 7 aprile, quella di non lasciare lacune nel diario per l'intera durata del progetto, regge per il quarto giorno. Ma il tono con cui regge è diverso da quello delle prime entrate della settimana.

L'entrata si articola su tre nuclei: il resoconto operativo della giornata, la ricalendarizzazione della settimana a venire, e una riflessione di chiusura settimanale che è, nella sostanza, un inventario di ciò che Arthur ha deciso di conservare e di ciò che ha scelto di eliminare.

Il primo nucleo è il più compresso. La Crosspath di Dove Street, in Bolinthos, è un complesso che Arthur descrive come "un angusto crocicchio malandato dai macchinari scomodi ed obliati". È il quarto stabilimento della stagione dopo la Crosspath di Red Avenue (7 aprile), Craneville (8 aprile) e Tallshore (9 aprile), e la descrizione segue la curva discendente già inaugurata a Tallshore nella #1014: le fabbriche peggiori arrivano dopo le migliori, e il corpo deve adattarsi non solo alla fatica ma alla frustrazione crescente di lavorare in strutture che resistono all'ottimizzazione.[45]

Arthur non si attarda sulla Crosspath. Dopo l'intervento, si è spostato verso Naught Port e Greenrice per completare obbligazioni ordinarie della Frontprice che non potevano essere ulteriormente rimandate. Non ha mangiato: "non ho scomodato lo stomaco pei pasti ed ho lassato ch'il cranio avesse didentro solo la mappa di tutti li spostamenti necessari". La frase descrive una giornata in cui Arthur ha deliberatamente rinunciato al nutrimento per comprimere il tempo disponibile e coprire il maggior numero possibile di obbligazioni. Il dato va messo in relazione con il regime di restrizione alimentare dichiarato nella #1014 del giorno prima, dove la regola di limitare birra e pipa ai pasti principali avrebbe dovuto garantire una cadenza regolare di assunzione. Se Arthur non ha mangiato, la regola è stata mantenuta per eccesso: niente pasto, niente birra, niente pipa fino alla sera. Il corpo ha pagato il prezzo, e Arthur lo registra nel bilancio fisico della chiusa dell'entrata.

Il secondo nucleo è la ricalendarizzazione della settimana successiva, e va ricostruito con precisione perché rivela come la stagione Kryomont si stia adattando agli imprevisti. Durante la mattinata, alcuni telegrammi hanno comunicato che le attività programmate per l'inizio della settimana a venire presso gli stabilimenti Crosspath sono state rimandate. Il lunedì non sarà dedicato alla Kryomont ma alla Withon di Wedgeville, con Tinsteel al fianco.[46] Il martedì, originariamente previsto per un'altra Crosspath, vedrà Arthur in Augustine con Claudette per completare obbligazioni lasciate incomplete durante la settimana. La ricalendarizzazione degli stabilimenti Crosspath rimandati sarà definita non appena il signor Raventale fornirà il nullaosta.

Il dato operativo è meno tecnico di quanto sembri. La prima settimana di Kryomont ha prodotto quattro interventi in quattro giorni consecutivi (Red Avenue, Craneville, Tallshore, Dove Street), e ora il programma della settimana successiva si allenta: lunedì Withon, martedì Augustine con Claudette, il resto da calendarizzare. Il ritmo non è quello della Kryomont a pieno regime, dove Arthur nella #1004 del 30 marzo prevedeva di "freneticare d'un lato l'altro d'Hillfoot" senza sosta. È un ritmo irregolare, fatto di blocchi intensi seguiti da giornate di recupero sulle obbligazioni ordinarie, e l'irregolarità è essa stessa una fonte di tensione perché impedisce ad Arthur di stabilire una routine prevedibile.

Il dettaglio sulla memoria lacunosa va registrato. Arthur scrive di non ricordare il nome della via della Crosspath dove Tinsteel era previsto ("non proprio Wish Street ma fianco, or non rammento 'l nome") e di non ricordare le specifiche dello stabilimento previsto per il martedì ("non posseggo 'l calendario orora e non rammento le specifiche dei luoghi"). Il diarista che nella #928 del 13 gennaio descriveva con precisione i nomi dei responsabili di ogni fabbrica e i dettagli delle trasferte, nella #1015 ammette due volte in poche righe di non ricordare toponimi operativi. Non è pigrizia. È l'effetto di quattro giornate consecutive di levate alle tre o alle quattro del mattino, di spostamenti fra contee diverse nella stessa giornata, e di un corpo che non ha mangiato. Arthur chiede perdono all'"eventuale lettore" con un'ironia che non è scherzosa: è la constatazione che il diario, in queste condizioni, non può mantenere lo standard di precisione delle settimane precedenti.

L'arrivo del fine settimana è registrato come un evento fisico più che temporale: "non potea rivare 'n momento migliore". I Parker sono tornati a Eightown, il che significa che Arthur non avrà visite familiari inattese. Il fine settimana sarà di Lily e di nessun altro.

Il terzo nucleo è la parte più densa dell'entrata, ed è il punto in cui il cronista deve procedere con la massima attenzione perché Arthur sta fornendo un bilancio della propria condizione psicologica al termine della prima settimana di Kryomont che va oltre la semplice lamentela di fatica.

L'autodiagnosi è esplicita: "l'umore mio pare incrinato 'n maniera ch'appellerei preoccupante se 'n fosse che omai ben mi son amicato tali sensazioni ne' percorsi dell'ultimi anni". La frase contiene due informazioni distinte. La prima è la gravità del dato: l'umore è incrinato a un livello che Arthur stesso riconosce come preoccupante. La seconda è la relativizzazione: non è la prima volta, e Arthur ha imparato a convivere con queste incrinature senza lasciarsi travolgere. La combinazione delle due produce un tono che non è allarmato ma nemmeno sereno: è la lucidità di chi si osserva cadere e sa di averlo già fatto abbastanza volte da conoscere la traiettoria.

La riduzione dei contatti sociali, annunciata nella #1014, si è radicalizzata. Arthur dichiara di aver "ridotto ogni tipo di contatto, lassando Lilian e Juliet come uniche sponde certe ove far approdare i mie' telegrammi, sparuti ed ermetici". Nella #1014, scritta il giorno prima, la triade era Kryomont, Frontprice, Lily. Ora la dimensione lavorativa è data per scontata e il bilancio riguarda esclusivamente la sfera affettiva: due sole persone ricevono i telegrammi di Arthur. Una è la figlia. L'altra è Juliet Vermeer.[47]

La posizione di Juliet è significativa. Nella scala decimale dell'affetto che la #1014 esponeva come gerarchia relazionale, Lily usciva dalla scala oltre il massimale e nessun altro raggiungeva il terzo gradino. Il fatto che nella #1015 Juliet sia l'unica persona, accanto a Lily, ad aver mantenuto il canale aperto, la colloca in una posizione che la #1014 non le assegnava in termini espliciti ma che le entrate precedenti documentavano: la #997 del 23 marzo registrava la corrispondenza quotidiana con Juliet, il suo arrivo a Bolinthos per questioni burocratiche, e il rapporto fatto di stima intellettuale e discrezione reciproca. La Fox Reprise è in sospeso, Florence è stata tagliata, Cauque viene zittito sul tema del circolo. Juliet resta. Il diario non spiega perché, e il cronista non deve riempire quel vuoto. Ma il dato è lì: nella contrazione massima del raggio relazionale, Juliet sopravvive.

Il passaggio sulla brama di fuga verso Powles è il più fisico dell'entrata. Arthur scrive di sentire "una brama di cangiamento radicale" e ammette che "non è minuta la parte dimmé ch'anela d'esiliarsi già dimani presso Powles, quissà di poco fuor delli confini della città, mediamente sperduto nei primi verdi silenti che contornano l'urbe". L'immagine è concreta: Arthur vuole abbandonare tutto e rifugiarsi nella campagna di Powles, la contea dove progetta di trasferirsi alla vendita di April Street. Ma sa che la brama è un prodotto dello spossamento: "so ch'il corpo mio suole confondere il cogito quando cede allo stremo". Nella precedente stagione Kryomont, nel 1924, la stessa pressione aveva prodotto il silenzio diaristico della lacuna #293–#307, quindici entrate mancanti nel pieno di aprile. Nel 1926, il silenzio non c'è: c'è il diario, e nel diario c'è la confessione del desiderio di fuga. La differenza fra le due stagioni è tutta qui. Arthur non fugge. Scrive di voler fuggire.

La descrizione fisica che segue è un autoritratto che il cronista deve registrare parola per parola: "l'occhi li sento pesanti, la cute pare cuoio appena ispido e la chioma è più trascurata di come solgo portarla durante l'altri mesi". In quattro giorni di Kryomont, Arthur è visibilmente consumato. Gli occhi, la pelle, i capelli: tre dettagli che il diarista osserva su di sé con la stessa precisione con cui descrive l'assortimento di una fabbrica. Il corpo è diventato un magazzino da inventariare.

L'annotazione sull'avvio del regime di restrizione è breve e sicura. Arthur ha incominciato ieri, come dichiarato nella #1014, e nella #1015 riporta il primo effetto: "col fumo del mediodì, già ho esperito un giramento del capo che raramente sarebbe apparso s'avessi dedicatomi alle pipate pe' tutta la mane". Il dato è significativo perché documenta, dal vivo, il meccanismo che Arthur aveva identificato nella #1014 come causa dell'amplificazione umorale: l'assunzione concentrata di tabacco dopo ore di astinenza produce un effetto fisiologico più intenso di quello che produrrebbe un consumo distribuito. La regola dei pasti limita la quantità giornaliera ma intensifica l'effetto puntuale. Arthur lo registra senza rimetterla in discussione: "non ho dubbio alcuno ch'avrò di che trionfare 'n tale decisione". La sicurezza, nelle condizioni della #1015, è un atto di volontà più che una previsione fondata.

La pianificazione del fine settimana è l'ultimo dato operativo. Arthur non metterà la sveglia per Lily il sabato e la domenica, il che significa che la figlia dormirà secondo i propri ritmi. Lui si leverà comunque presto, coerente con il regime di condizionamento fisico inaugurato nella #1010 del 5 aprile, e dedicherà le ore fra il caffè delle cinque e il primo pasto di Lily verso le nove alle corrispondenze arretrate della Frontprice e della Kryomont. Il fine settimana non è riposo: è un ritmo diverso dello stesso lavoro, con la differenza che Lily sarà in casa e che il lavoro verrà compresso nelle ore in cui lei dorme.

La chiusa è la frase che il cronista deve trattare come sigillo dell'intera prima settimana. Arthur si chiede cosa possa descrivere l'"alma vera" dei primi mesi del 1926 e la risposta è: "spurgo, nettatura, mantenimento d'un essenziale che, per vero, è 'sì poco che talvolta abbisogno solo d'un sofà, un foglio gianco e lo stilo. E Lilian e Juliet, l'ammetto".

La lista va scomposta. Un sofà per dormire. Un foglio bianco per scrivere. Una penna per farlo. E due persone. Cinque elementi. Tutto il resto, l'appartamento da vendere, le fabbriche da riorganizzare, la Fox Reprise da decidere, la fama letteraria che la #1010 contemplava con curiosità prudente, i colleghi, i debiti, le bottiglie, tutto il resto è contorno. L'essenziale è un divano, un foglio e due nomi. L'Arthur che nella #985 dell'11 marzo dichiarava con orgoglio di avere quasi tre dozzine di tomi in circolazione, che nella #997 del 23 marzo presentava piani operativi per sei mesi di Fox Reprise, che nella #1004 del 30 marzo descriveva la propria posizione nell'ecosistema industriale di Hillfoot come una "carta da visita" riconosciuta, quell'Arthur ha attraversato quattro giorni di Kryomont e ne esce con un inventario che sta nella tasca di una camicia. Non è una sconfitta. È una distillazione. Arthur ha tolto tutto ciò che poteva togliere e ha trovato ciò che non può essere tolto. Il sofà è il corpo. Il foglio è la mente. La penna è il mestiere. Lily è la ragione. Juliet è la compagnia scelta. Il resto tornerà. Ma per ora, seduto accanto al teatro di Gersburg mentre la figlia prova dentro, Arthur sa cosa gli serve per attraversare i prossimi due mesi, e lo scrive senza ornamenti e senza vergogna.

#1016 — La cella muta e la scalinata di Lily

La #1016 cade di sabato 11 aprile 1926. Arthur scrive alle 07:39 da April Street, dopo essersi svegliato alle cinque per non disturbare il sonno di Lily. È il primo giorno del fine settimana che la #1015 di ieri attendeva come tregua necessaria, e l'entrata ne è la cronaca anticipata: Arthur sta progettando le quarantotto ore di "cella muta" che lo separano dal lunedì alla Withon di Wedgeville.

Il primo nucleo è fisico e domestico. Il sonno è stato soddisfacente nonostante il disagio crescente per l'arrivo della stagione calda, un'avversione che Arthur registra con un'irritazione che lui stesso quantifica subito al rialzo: "non un poco". La levata alle cinque, il caffè scadente preso in silenzio per non svegliare Lily, sono gesti di un padre che ha imparato a contrarre i propri rumori quando la figlia è in casa. Il regime della pipa e della birra confinato ai pasti, inaugurato il 9 aprile e già verificato nei suoi effetti il 10 aprile col giramento di testa del primo fumo di mezzogiorno, qui non è nominato esplicitamente ma è il contesto silenzioso dell'arabica solitaria delle cinque del mattino.

Il secondo nucleo è la conversazione con Lily della sera precedente, ed è il dato che il cronista deve trattare con maggiore attenzione. Arthur scrive di rincuorarsi "oltre misura" per la possibilità di affrontare con la figlia "argomenti ch'alla sua età ì poteo solo maginare, qual d'emotività e affetti, timori e piccoli traguardi quotidiani". L'ammissione segna una distanza generazionale che va presa per ciò che è: il padre tredicenne di Newbrick non aveva chi gli parlasse di emozioni; la figlia tredicenne di Gersburg ha il padre con cui parlarne. Arthur è consapevole della differenza e ne fa un capitale.

Ma il dato più significativo è la simmetria terapeutica che Arthur introduce: "ella segue una scalinata non dissimile dalla mia ed ì mi poggio a Camille, ella si poggia ad Amber". È la prima volta che il diario fornisce un dato esplicito sulla scalinata di sostegno psicologico di Lily, e il cronista deve registrarlo senza speculazioni: Lily ha una propria figura di riferimento, Amber, che Arthur conosce solo per le brevi menzioni nei discorsi con Annie e che dichiara di non avere bisogno di incontrare di persona. Il pudore è importante: Arthur riconosce ad Amber lo stesso ruolo che la dottoressa Nauer ha per lui, e rispetta l'autonomia di quel rapporto come uno spazio che deve restare separato dal proprio. "Tale deve ser il fugiglio sicuro di Lilian" è la formulazione di un padre che ha capito che il rifugio della figlia non gli appartiene, e che proprio per questo è efficace.

Da qui Arthur passa a una decisione concreta: visiterà la dottoressa Nauer "ne' prossimi meriggi", una sola seduta ritenuta sufficiente, per esporle "le recenti crepature" che lo hanno discostato dal suo monotonare di solitudini. La motivazione non è il bisogno di compagnia, ribadisce Arthur, ma le scadenze di vari progetti che richiedono una sua partecipazione attiva. La frase è coerente con la condizione del 9 e del 10 aprile, dove la pressione della Kryomont aveva prodotto sia l'esplosione contro Vixen sia il ritiro epistolare da Florence: Arthur sta cercando aiuto tecnico per gestire una funzione operativa, non conforto emotivo. È il modo parkeriano di fare terapia, e le entrate del Libro Quarto lo confermano costantemente.

Il terzo nucleo è la lettura del proprio carattere attraverso la figlia. Lily, scrive Arthur, "ha direttamente chiestomi qual'individui solgo tollerare ne' periodi ov' il mio asocialismo prende le redini". La risposta è la stessa che il diario ha dato nella #1014 e nella #1015: lei stessa e Juliet Vermeer, con Florence Calvin aggiunta in posizione "saltuaria". Florence rientra dunque nella considerazione di Arthur, ma con uno status condizionato e secondario rispetto alle due figure principali. La gerarchia che la #1014 esponeva come scala decimale dell'affetto, qui viene articolata davanti a un'interlocutrice che la riceve senza scomporsi: "Lily 'n ha battuto ciglio". La figlia non solo accetta la mappa relazionale del padre, la riconosce come simile alla propria.

Il passaggio che segue è la dichiarazione di affinità più esplicita che il corpus contenga fra Arthur e Lily fino a questo punto: "il carattere d'ella si presta molto piute al mio ch'allo della madre". È un'osservazione che Arthur formula con il distacco del cronista ma che ha un peso emotivo notevole. Padre e figlia condividono lo stesso meccanismo selettivo, la stessa "immancabile attenzione" riservata a pochi, lo stesso rischio di scivolare dall'asocialismo funzionale all'atteggiamento disfunzionale. Arthur lo ammette: "stiamo ancora apprendendo, per vero, come non lassare che tale caratteristica sfoci 'n un atteggiamento disfunzionale 'n la società". Il "noi" è significativo. Arthur, a trentasette anni, e Lily, a tredici, sono insieme nello stesso processo di apprendimento. Il padre non insegna alla figlia: imparano simultaneamente, e ciascuno nei tempi del proprio percorso.

La precisazione successiva è metodologica e va registrata. Arthur ridimensiona l'etichetta dell'eremitismo: "in fondo, codesta definizione poco s'addice s'ho di che mirarla novamente, ch'ì e Lilian ben siamo inseriti nelle funzioni sociali cotidiane". Padre e figlia non sono eremiti. Arthur lavora cinque giorni su sette in fabbriche piene di persone, gestisce un circolo letterario, ha clienti, colleghi, conoscenti. Lily frequenta l'accademia di Gersburg, ha le sue prove settimanali al teatro, vive con la madre. La maschera sociale è "necessaria", quasi un "vanto", ma non è l'identità. L'identità è la cella muta dei fine settimana, il sofà, il foglio bianco, la penna, e le poche persone scelte. La distinzione fra inserimento funzionale e nucleo essenziale è la stessa che la #1015 di ieri formulava nella chiusa con l'inventario del sofà, del foglio e dei due nomi.

La chiusa dell'entrata fissa il programma delle quarantotto ore: padre e figlia trascorreranno il sabato e la domenica chiusi in April Street, "una cella muta 'sì confortevole" che renderà difficile l'inizio della settimana successiva. Non c'è nulla in programma. Nessuna visita, nessuna obbligazione, nessuna folla da attraversare. Solo le mura dell'appartamento appena pulito, le voci dei due unici interlocutori del fine settimana, e il silenzio fra una conversazione e l'altra. È esattamente ciò che la #1015 chiedeva al fine settimana, ed è esattamente ciò che la prima settimana di Kryomont ha reso necessario.

In definitiva, la #1016 è l'entrata in cui Arthur smette per due giorni di lottare contro il vortice e si concede il privilegio della propria forma. Non è una pausa nel senso del riposo passivo: la decisione di vedere Camille Nauer è un atto di manutenzione attiva, e la conversazione con Lily della sera precedente è il tipo di lavoro relazionale che Arthur sceglie come unico degno del proprio tempo. Quello che cambia, rispetto ai cinque giorni di Kryomont appena trascorsi, è il pubblico. Per quarantotto ore, l'unica persona davanti a cui Arthur dovrà presentarsi è la figlia. E davanti alla figlia, la maschera non serve. La cella muta è muta solo per chi sta fuori; dentro, padre e figlia parlano la lingua che entrambi hanno imparato a riconoscere come propria, ciascuno con la propria scalinata di sostegno alle spalle, ciascuno con il proprio diritto all'isolamento difeso senza doverlo giustificare. Lunedì la Withon di Wedgeville aspetterà. Domenica sera Lily tornerà a Gersburg. Per ora, sabato mattina alle sette e trentanove, c'è solo l'arabica calda nel tinello, il sonno della figlia nell'altra stanza, e il diario che registra la promessa di due giorni di silenzio scelto.

#1017 — La domenica del silenzio, il ribasso e la decisione rinviata

La #1017 cade di domenica 12 aprile 1926. Arthur scrive alle 05:07 da April Street, il secondo e ultimo giorno del fine settimana di Lily a Lylcoin. Si è svegliato mezz'ora prima senza motivo apparente, e prevede che il corpo gli chiederà un recupero nel primo pomeriggio quando Lily si dedicherà ai compiti dell'accademia. Il ritmo è quello già stabilito nella #1015 del 10 aprile, dove Arthur aveva pianificato di non svegliare la figlia nei fine settimana e di dedicare le ore del primo mattino alla corrispondenza arretrata. Il sabato di ieri, secondo il bilancio che Arthur fa in apertura, ha mantenuto la promessa della #1016: nessun contatto esterno, conversazioni leggere fra padre e figlia, l'inerzia del recupero che Arthur dichiara essergli stata necessaria quanto lo è stata a Lily. La "cella muta 'sì confortevole" che la #1016 preannunciava ha funzionato per il suo primo giorno.

Il primo nucleo dell'entrata è la volontà dichiarata di non pensare al domani. Arthur scrive di stentare quasi a discorrere di qualcosa che non sia "l'inerzia del dì innanzi, quasi a 'n volere oltrare 'l confino dell'obbligazioni che da dimani partiranno ancora, neppure col cogito". La formulazione è precisa: non vuole nemmeno pensarci. È la versione domestica della disciplina che la #1013 esponeva a proposito dell'episodio con Vixen, quando Arthur si vietava di rimuginare su cosa gli altri membri del circolo potessero pensare di lui. Qui il meccanismo si rivolge all'intera settimana a venire: non pensare al lunedì Withon, non pensare al martedì con Claudette in Augustine, non pensare alla Fox Reprise. Il fine settimana è per la domenica stessa, e Arthur ha imparato che ogni minuto speso a preoccuparsi di ciò che verrà è un minuto sottratto a ciò che è.

Il secondo nucleo è la decisione rinviata sul circolo letterario. Arthur aveva sperato che il fine settimana gli offrisse "una prospettiva lucida" su cosa fare della Fox Reprise prima della riunione settimanale di lunedì a Streamver, ma ammette di essere ancora in sospeso, "quasi temendo una risposta che, di contro, m'è già palesàtasi ne' giorni addietro". È una delle formulazioni più oneste che il diario abbia consegnato nella prima settimana di Kryomont. Arthur sa cosa ha deciso, o cosa sta per decidere, e rimanda il momento di dichiararlo a sé stesso per paura di dover poi agire in coerenza. La "risposta già palesatasi" non viene specificata, e il cronista non deve colmarla con speculazioni, ma la direzione è coerente con la traiettoria delle entrate precedenti: la #1014 del 9 aprile contemplava esplicitamente "porte che 'n avrei mai considerato accostabili ne' mesi precedenti alla Kryomont", e la #1015 del 10 aprile registrava il taglio della corrispondenza con Florence e la riduzione del raggio relazionale a Lily e Juliet. Se la risposta è già lì, il cronista può ipotizzare soltanto che vada nella direzione di una riduzione drastica del coinvolgimento nel circolo, ma non può sostituirsi al diario nel dichiararla esplicita prima che lo faccia Arthur stesso.

L'autodisciplina che Arthur si impone sul tema è importante. Scrive: "la spirale d'emotività debbo tenerla fuori di tali considerazioni, ch'in fondo, com'ho predicato anche all'altri, debbo frontare 'l progetto qual missione di travaglio". È esattamente la linea che la #997 del 23 marzo aveva posto come bivio fra una Fox Reprise ludica e una professionale. Arthur aveva scelto la professionalità allora, e ora si impegna a valutare il circolo con gli stessi criteri con cui valuta la Kryomont o la Frontprice: risultati, rendimenti, progressi misurabili. Il problema è che, come riconosce subito dopo, "ben ha poco di ch'esistere la mia emotività 'n una serie di travagli". Arthur è incapace di trattare il circolo come pura operazione commerciale perché vi ha investito anni, affetti e reputazione personale. La decisione che rinvia al pomeriggio di oggi è precisamente la decisione di come conciliare il principio dichiarato con la realtà del proprio coinvolgimento. Sa di essere "l'unico garante del progresso costante" del circolo, "nonostante le maniere mie poco ortodosse e chete", e sa che togliersi significa probabilmente lasciar collassare ciò che ha costruito. Non è una decisione che si prende alle cinque del mattino di domenica, e infatti Arthur la sposta alla sera, quando avrà "quell'ora, circa 'l vespro, ov'il ragionare cauto e mirato ha di che prendere parte".

Il terzo nucleo è la decisione sul prezzo dell'appartamento, e il cronista deve registrarlo con precisione perché rappresenta il primo abbassamento concreto del cartellino di vendita di April Street dall'avvio della trattativa. Arthur scrive di aver maturato "l'idea di bassare il cartellino d'acquisto dell'appartamento, di circa dieci lingotti d'oro". Il calcolo va fatto sulla base dei dati che il corpus ha consegnato fino a questo punto. L'appartamento era stato messo in vendita nel marzo 1926 a centoquindici lingotti, con una soglia minima accettabile di centocinque lingotti indicata dal signor Paulson. La #1007 del 2 aprile documentava un colloquio con Paulson privo di proposte concrete e una "speme un poco erosa". Arthur, nell'entrata odierna, non chiarisce se il ribasso di dieci lingotti parta dal prezzo di listino (portandolo a centocinque, ovvero sulla soglia minima originariamente fissata) o dalla soglia minima stessa (portandolo a novantacinque, ben sotto quella soglia), e la differenza operativa non è marginale. Il cronista si limita a registrare che la pressione sulla vendita è cresciuta al punto da rendere accettabile per Arthur un ribasso che nelle entrate precedenti era contemplato solo come minaccia.[48]

La giustificazione del ribasso è doppia. La prima è la necessità pratica: la fuga verso Powles è diventata prioritaria nelle ultime settimane e ogni settimana senza compratori è una settimana di permanenza a Lylcoin che Arthur sopporta con crescente difficoltà. La seconda è il rumore. Arthur scrive di sentire "sempre più" il peso degli "ultimi inquinamenti acustici de' dintorni" e distingue con una lucidità che merita rispetto fra due tipi di silenzio: quello assoluto, che non tollera perché "il core si fa colonna sonora di parpasso ai respiri", e la "incontrollabilità de' suoni del mio ambiente circostante", che è il problema di Lylcoin. Il diarista che nella #947 del gennaio 1926 apprezzava la quiete del tinello di April Street, in aprile la trova insopportabile. Qualcosa è cambiato nell'ambiente, o qualcosa è cambiato nella soglia di Arthur. Probabilmente entrambe le cose: l'arrivo della bella stagione apre le finestre del quartiere e ne amplifica i suoni, mentre il regime fisico imposto dalla Kryomont riduce il margine di tolleranza del diarista a ogni stimolo esterno. La periferia di Powles, secondo Arthur, offrirebbe "una base molto meno chiassosa" con la libertà di scegliere quando e quanto esporsi al centro urbano. È la traduzione topografica del principio di selezione affettiva che la #1014 formulava in termini relazionali: controllo sulle proprie esposizioni, diritto a chiudere la porta quando serve.

Il quarto nucleo è il consuntivo del regime di restrizione che la #1014 del 9 aprile aveva inaugurato. Arthur ammette di aver "ceduto a qualche chiara 'n più" nel pomeriggio di ieri, e lo registra con onestà senza autoassolversi. La birra in eccesso del sabato, tuttavia, ha un effetto collaterale virtuoso: "avendo terminato 'l nettare", oggi non avrà modo di trasgredire ulteriormente. La scorta fisica pone un limite che la sola volontà non avrebbe garantito. La pipa resta confinata ai pasti, coerente con la regola del 9 aprile. Arthur ricorda a sé stesso che la cessazione completa dei due vizi è un obiettivo annuale che si era posto mesi prima, e la chiusa è quella di un uomo che si impegna senza darsi scadenze troppo rigide: "se 'n è aprile, quissà maggio. Ma riverà, non vi saranno mire lassàte intoccate. Non più". Il "non più" è l'autobiografia di un diarista che ha smesso di lasciarsi sfuggire gli obiettivi annuali per stanchezza o distrazione, e che nel 1926 ha prodotto quattro mesi di diario continuato come prova della propria capacità di mantenere ciò che si promette.

In definitiva, la #1017 è la più compressa delle entrate del fine settimana, non per brevità ma per concentrazione tematica. Sta tutta su un tavolo con tre decisioni sospese: il circolo letterario, che verrà affrontato stasera; il prezzo di April Street, che viene abbassato di dieci lingotti senza ulteriori dilazioni; e il regime dei vizi, che regge col vantaggio di un'ubriacatura ieri e di una dispensa vuota oggi. Arthur ha scritto l'entrata alle cinque del mattino non per nervosismo ma per usare le ore in cui Lily dorme, secondo il programma che la #1015 aveva fissato. La domenica si aprirà con l'arabica nel tinello, proseguirà con la figlia che studia e il padre che forse si addormenterà sul sofà, e si concluderà nel pomeriggio con l'ora di "ragionare cauto e mirato" in cui Arthur ha promesso a sé stesso di decidere qualcosa sulla Fox Reprise. Lunedì la Withon di Wedgeville lo attenderà alle prime ore del mattino, e con la Withon il resto della seconda settimana di Kryomont. Ma per ora, la cella muta tiene ancora per un giorno. E Arthur, per un giorno, ha il privilegio di non essere nessun altro se non il padre di Lily e il diarista che scrive a sé stesso.

#1018 — La pioggia di Hillfoot, la prima crisi d'astinenza e le palizzate

La #1018 cade di lunedì 13 aprile 1926. Arthur scrive alle 18:10, la sera tardi, serrato nel tinello di April Street dopo una giornata cominciata prima dell'alba in Wedgeville presso la Withon e conclusa con la visita pomeridiana alla dottoressa Camille Nauer. L'entrata è fra le più dense del periodo recente e il cronista deve scomporla con attenzione: contiene la cronistoria di una giornata operativa, la prima crisi fisica registrata del regime di restrizione dei vizi, la sintesi della seduta di terapia, e una chiusa che formula un principio di autotutela ambientale nuovo nel vocabolario di Arthur.

La frase d'apertura è d'immagine: "ho di che ser fatto di pioggia pur ì, oi, non solo l'intera Hillfoot". Arthur si descrive come fatto della stessa sostanza del cielo che sta piovendo sulla regione, e il parallelo meteorologico diventa la metafora portante dell'intera entrata. Il grigiore della volta sopra Hillfoot "ha di che impiastricciare i dressi, congestionare le calli e mugugnare su davanzali e superfici", e Arthur si sente impiastricciato, congestionato e mugugnante allo stesso modo. La meteorologia non è qui un ornamento descrittivo: è la diagnosi di uno stato d'animo che Arthur non tenta di nascondere né di nobilitare. Piove fuori, piove dentro, e l'uno è lo specchio letterale dell'altro.

Il primo nucleo è il sonno di ieri notte e la giornata alla Withon. Il riposo è stato "scarso e malfatto", speso sul sofà del tinello come ormai da pattern consolidato nelle notti che precedono le levate antelucane. La ragione non è la scomodità del divano, che Arthur ha ormai accettato come condizione abituale nelle notti di settimana lavorativa: è la tensione anticipatoria della sveglia alle quattro del mattino. Il diarista ammette apertamente che "corpo e mente avrebbero abbisognato d'ancor qualche dì presso le mura d'April Street sin l'obbligazioni di torno delle contee". Le quarantotto ore di "cella muta" programmate nella #1016 e vissute nella #1017 non sono bastate. Il bilancio del recupero è negativo: Arthur torna al lavoro più esausto di quanto avrebbe voluto.

L'intervento alla Withon di Wedgeville è descritto con brevità professionale. Arthur e il signor Tinsteel sono entrati nello stabilimento alle sette del mattino e ne sono usciti intorno all'una del pomeriggio, sei ore di lavoro fianco a fianco. Arthur osserva che le operazioni interne ai reparti "non sono state complicate e faticanti qual aveo divinato ne' dì precedenti", il che in un'altra settimana sarebbe stato un sollievo e qui viene registrato come dato neutro: "trovo raro trovare conforto 'n un qualsivoglia aspetto di codesta giornata". Il lavoro ha funzionato, dunque, e tuttavia non ha prodotto sollievo. È il segnale che il problema di Arthur oggi non è operativo ma interno, e che nessuna facilità tecnica può compensare la condizione in cui si trova.

La nostalgia per Lily è il secondo dato dell'entrata e merita di essere pesato. Arthur scrive che la mancanza della figlia "si piccica 'n dosso fino dall'istante 'n cui ella tiene che lassare la dimora 'n Lylcoin pe' viaggiare verso Gersburg". La formulazione colloca l'inizio del dolore non al momento del risveglio di lunedì mattina, ma al momento della partenza di Lily la sera precedente. Arthur ha dunque passato la domenica sera sapendo che la nostalgia era in arrivo, e il sofà scomodo e il sonno frammentato hanno avuto come sfondo la consapevolezza anticipata di questo vuoto imminente. La triade Kryomont-Frontprice-Lily che la #1014 del 9 aprile poneva come unica dimensione di attenzione concessa da Arthur al mondo esterno qui si spezza temporaneamente: Lily non c'è e resterà assente per due settimane, dato il regime di custodia alternata, e le altre due dimensioni non possono compensare il buco.

La "socialità mandatoria" del lavoro, pur con la "mascara" che Arthur sa di poter indossare, "sbriciola l'ultimi stilli d'un umore" che era già fragile. Il verbo "sbriciolare" è importante perché registra un movimento di disintegrazione, non di pressione. L'umore non viene schiacciato da un peso: si frantuma in briciole sotto l'effetto della sollecitazione sociale quotidiana. È una diagnosi che conferma ciò che la #1014 formulava già il 9 aprile quando Arthur dichiarava di cambiare carattere nei contesti di fabbrica, di tollerare poco le incompetenze e di diventare una "versione ulteriormente estremizzata" di sé stesso. La settimana operativa della Kryomont, con l'aggiunta del lunedì Withon, ha esaurito la riserva di accondiscendenza verso l'esterno che Arthur conservava all'inizio della stagione.

Il terzo nucleo è la crisi di astinenza, ed è il dato fisiologico più importante dell'entrata. Arthur registra con precisione chirurgica i sintomi del secondo giorno senza alcol e senza tabacco. Il regime inaugurato nella #1014 del 9 aprile prevedeva originariamente l'assunzione di birra e pipa limitata ai pasti principali. La #1017 di ieri documentava la "vittoria per scorta esaurita": Arthur aveva finito la birra sabato nel cedimento della sera, e la dispensa vuota aveva reso impossibile trasgredire la domenica. La frase della #1018, "ierdì 'n ho toccato un gotto che 'n sia stato d'acqua. Nemmanco le pipe hanno avuto di che vincere nel tentarmi", va letta con attenzione. Arthur non solo non ha bevuto, ma non ha neppure fumato. Domenica ha dunque superato il regime della #1014, che ammetteva la pipa ai pasti, e ha praticato un'astinenza totale. Il cronista deve registrare il dato come dichiarazione di radicalizzazione del proposito: ciò che la #1014 prevedeva come restrizione graduale è diventato, nella pratica della domenica, una cessazione completa. Arthur non lo annuncia esplicitamente come decisione, ma la sua giornata lo dimostra.[49]

I sintomi che la #1018 registra sono gli effetti fisiologici di quel salto. Arthur descrive "la circolazione didentro che fatica a riprendere sin l'effetti anestetici de' vizi", le "ganasce che stringonsi aride dimandando il bocchino e l'esalazioni", gli "incisivi che spurgano la noia contro i labbri, qual mastino irritato ch'ha di che ser catenato pe' 'n fondare 'l muso 'n un passante". La metafora del mastino incatenato è una delle più fisiche che il diario abbia consegnato nel periodo recente: Arthur si sente come un cane addestrato all'attacco tenuto alla catena per impedirgli di azzannare chi gli passa vicino. È la descrizione di un istinto contenuto a forza, non di una rinuncia pacificata. Il cranio "sballotta orora d'una parete l'altra", la nebbia dei vizi "si dirada un poco" e questa chiarezza forzata rende "arduo ... evadere delle turbe sin le palme tese che le mie solitanze nocive tendevano". La formulazione è cruciale: le solitudini nocive, ovvero la combinazione di alcol, tabacco e isolamento coltivata negli anni, tendevano una mano a cui Arthur poteva appoggiarsi per evitare di pensare troppo. Senza quella mano, il pensiero si libera ma diventa ingestibile. È la diagnosi di un uomo che sta scoprendo quanto i vizi servissero a governare la propria lucidità, non solo a intorpidirla.

La tentazione del rosso è registrata come fatto presente. Arthur sta scrivendo l'entrata mentre combatte contro l'impulso di uscire "a quest'ora tarda fuor di casa 'n perlustrazione pe' una giara di rosso". La formulazione è onesta e la presenza del desiderio è dichiarata senza mascheramenti. Il diario, in questo momento, è il muro che gli impedisce di uscire. Arthur sa che fintanto che sta al tavolo a scrivere, non sta cercando vino in giro per Lylcoin. È un uso della scrittura come dispositivo di contenimento che il corpus documenta in altre forme, ma che qui assume la concretezza di un'azione rinviata.

Il grammofono del piano di sopra è il dato ambientale che inasprisce ulteriormente il quadro. La "quiete rotta dal grammofono che viene dal piano dissopra" è esattamente il tipo di rumore incontrollabile che la #1017 di ieri aveva identificato come uno dei motivi principali per desiderare la fuga a Powles. Arthur aveva scritto della "incontrollabilità de' suoni del mio ambiente circostante" come problema di Lylcoin, e oggi ne subisce una manifestazione puntuale proprio nel momento in cui le sue difese chimiche sono a zero. Il grammofono del vicino, che in un'altra giornata sarebbe stato un fastidio sopportabile, oggi contribuisce all'erosione dell'ultima riserva di pazienza. È il tipo di coincidenza che il cronista deve registrare perché mostra come la Kryomont, l'astinenza e il contesto ambientale convergano nella stessa giornata a produrre una condizione che nessuno dei tre fattori, isolato, avrebbe prodotto.

Il quarto nucleo è la seduta con la dottoressa Nauer, avvenuta nel pomeriggio di oggi dopo la giornata alla Withon. Arthur aveva annunciato la visita nella #1016 del sabato come necessità funzionale per gestire le "recenti crepature", e il consuntivo che ne fornisce nella #1018 è lucido e disilluso. "Aveo già mormorato meco ogni motto ch'ella ha pronunciato, ogni guida ch'ella ha proposto, ogni gesto ch'ha di che dirizzarmi un poco." Arthur dichiara di aver già immaginato, prima di andarla a trovare, ciò che la Nauer gli avrebbe detto. La seduta, dunque, non ha fornito informazioni nuove. Ha fornito conferma. Il ruolo della dottoressa, in questa fase avanzata del percorso terapeutico, non è più la rivelazione ma la compagnia nel processo di applicazione di principi già acquisiti.

Arthur articola il proprio apprendimento con una chiarezza che merita rispetto. Enumera le aree in cui le proprie strutture cedono: "cedono le paratìe del mio ser quando le solitanze vengono turbate dal continuo diario", ovvero il regime quotidiano di sveglia alle quattro gli toglie la "l’abitudine" che gli serve per funzionare; "cede la lena quan ho di che interagire oltre lo che reputo consono coll'individui di torno", ovvero il livello di interazione imposto dalla Kryomont eccede la sua soglia di sostenibilità; "s'avviluppa 'n sé stesso pure 'l senno e 'l conforto tepido" del rincasare a casa, perché i quarti nettati e geometrici "non paiono tali affatto, e tali sono, ma 'n lo paiono". L'ultima formulazione è un'ammissione fine: l'appartamento oggettivamente funziona come rifugio, ma percepito dall'Arthur esausto di stasera non funziona. La realtà materiale è invariata, la percezione la tradisce.

Il passaggio sul gesto dei diti che "manipolano l'aere" mentre il torso "dondola seguendo un cogito e poi l'altro" è una descrizione fisica di stato ansioso da cui Arthur si osserva con il distacco del cronista di sé stesso. Non è crisi panica nel senso acuto, è l'inquietudine motoria di un corpo privato dei propri anestetici abituali, che non riesce a stare fermo e che trasferisce sulla pagina l'energia che altrimenti canalizzerebbe nella pipa. Il verbo "distillare" che Arthur usa per descrivere l'atto dello scrivere l'intera giornata nelle pagine del diario è tecnicamente preciso: la scrittura opera come processo di separazione, estrae dall'agitazione fisica qualcosa di leggibile, e quello che resta sul foglio è la versione condensata di un'esperienza altrimenti dispersa.

La chiusa dell'entrata formula un principio operativo nuovo che il cronista deve sottolineare. Arthur scrive: "s'il mondo di torno 'n ha di che cangiare per accomodarmi, or ho di che porre io le palizzate di torno perch'esso 'n inquini 'l mio cammino". La metafora delle palizzate è importante perché sostituisce quella della maschera. Fino a questo momento del Libro Quarto, Arthur ha descritto la propria gestione del mondo esterno come un'operazione di mascheramento: la "mascara" della #1014, la "coerenza autoritaria" della #1011, il "viso" del venditore cortese della #996. La maschera è una difesa che si indossa sul confine del proprio corpo e che permette di attraversare l'esterno senza essere riconosciuti. Le palizzate, invece, sono un perimetro che si erige intorno a uno spazio per impedire a ciò che è fuori di entrare. La differenza fra i due dispositivi è sostanziale. La maschera è mobile, accompagna Arthur ovunque vada, e richiede un'energia costante per essere mantenuta. La palizzata è fissa, definisce un dentro e un fuori, e una volta costruita funziona da sola. Il passaggio dall'una all'altra corrisponde a una maturazione della strategia di autotutela: Arthur non vuole più soltanto nascondersi agli altri quando è in mezzo a loro; vuole costruire uno spazio in cui gli altri non possano arrivare.

La fuga verso Powles annunciata nella #1015 del 10 aprile e ribadita nella #1017 del 12 aprile come motivazione del ribasso del prezzo di April Street acquista, in questa chiusa, il suo fondamento teorico. Powles non è solo un luogo più quieto: è il sito dove costruire le palizzate che Lylcoin, per la sua densità urbana e la sua "incontrollabilità" acustica, non permette di erigere. Il cronista deve registrare la coerenza fra la decisione di ribasso presa ieri e la formulazione del principio di oggi: Arthur sta costruendo, passo dopo passo, la teoria del proprio trasferimento, e ogni entrata di aprile vi aggiunge un mattone. Ieri ha deciso di cedere dieci lingotti per accelerare la vendita; oggi dichiara perché la vendita è necessaria. Non è un caso che i due passaggi siano consecutivi: l'uno è l'azione, l'altro è la ragione.

In definitiva, la #1018 è l'entrata in cui il prezzo del regime della prima settimana di Kryomont, sommato al prezzo dell'astinenza totale inaugurata domenica e al prezzo della nostalgia per Lily, diventa visibile per la prima volta in forma somatica esplicita. Arthur non crolla. Documenta la propria condizione con precisione clinica, visita Nauer e ne estrae una conferma operativa, e formula un principio di protezione ambientale che la #1017 preparava solo nelle sue premesse logistiche. Ma scrive per non uscire a cercare vino. La differenza fra il diario del 1926 e quello delle stagioni Kryomont precedenti, che producevano lacune, è che nel 1926 il diario è parte della terapia, non un suo prodotto accessorio. Arthur non scrive per ricordare, scrive per resistere. E l'entrata di stasera, fatta di pioggia e sintomi e palizzate in progetto, è la prova che per ora, nelle condizioni peggiori della stagione fin qui documentate, la scrittura regge.

#1019 — Augustine da solo, il silenzio del circolo e la missiva di Sharv

La #1019 cade di martedì 14 aprile 1926. Arthur scrive alle 17:09 dal tinello di April Street, poco dopo essere rientrato da una giornata di obbligazioni sparse lungo la regione di Augustine. È il primo giorno feriale della stagione Kryomont in cui non ci siano interventi calendarizzati sul campo, e Arthur ne ha approfittato per smaltire una tranche pesante di urgenze Frontprice che erano rimaste in coda. L'entrata è operativa nelle prime righe, relazionale nel corpo centrale, e si chiude su una proiezione della giornata di domani alla Crosspath di Sageville Avenue in Knighthill. Va letta come cronaca di una giornata-ponte: l'unico giorno infrasettimanale di aprile non presidiato dalla Kryomont, e dunque l'unico in cui Arthur può recuperare ciò che la stagione operativa sta sistematicamente arretrando.

Il primo dato che merita attenzione è il riposo della notte precedente. Arthur aveva cominciato la notte sul sofà, coerente con la scelta di condizionamento fisico che la #1010 del 5 aprile inaugurava e che le entrate successive hanno consolidato come regime quotidiano. Ma questa volta il corpo, spiega Arthur, "ha preso l'iniziativa" e lo ha trascinato verso il letto. La distinzione è sottile ma importante. Il sofà era diventato uno strumento deliberato: disagio calibrato per produrre risvegli anticipati e sonno frammentato. La notte del 13 aprile ha rotto il regime. Il corpo si è ribellato alla disciplina e ha reclamato il giaciglio come ambiente di recupero autentico. Arthur, nonostante la riconquista del letto, si è svegliato comunque alle quattro, rispettando la "solitanza" costruita in queste settimane[50] e uscendo dall'appartamento prima delle sette per prendere la strada verso Augustine. La tensione fra il bisogno fisiologico e il proposito disciplinare è qui risolta con una mezza concessione: Arthur concede al corpo il letto, non concede al corpo il sonno prolungato. La regola regge in un solo dei suoi due assi.

Il secondo dato operativo è il solitario itinerario infraregionale. Arthur doveva condividere le obbligazioni con Claudette Blotte, e la #1015 del 10 aprile aveva anticipato questa collaborazione come parte della ricalendarizzazione seguita al rinvio delle operazioni Crosspath. Ma nella mattinata Arthur ha ricevuto una missiva recapitata da Paul Watson, il corriere del quartiere di Lylcoin che il corpus documenta fin dalle prime entrate del Libro Secondo come figura costante e mattiniera della cronistoria epistolare di Arthur[51], in cui Claudette lo informava di un'infermità passeggera e gli chiedeva scusa per l'impossibilità di accompagnarlo. Arthur ha affrontato la giornata da solo. Il dato non è solo logistico: nell'entrata del 9 aprile, la #1014, Arthur menzionava già "alcune allarmati nuove" ricevute da Claudette riguardo "alcuni suo' impicci famigliari", rinunciando a specificarli per pudore diaristico. Non è detto che l'infermità della #1019 sia legata a quelle preoccupazioni, e Arthur non lo suggerisce, ma il cronista deve registrare la contiguità cronologica: nel giro di cinque giorni, Claudette è passata dal preoccuparsi di questioni familiari al non poter uscire di casa per lavoro. Il rapporto professionale fra Arthur e Claudette, che il corpus documenta come uno dei più stabili e duraturi della vita Frontprice di Arthur — lei fu la prima formatrice del diarista quando questi entrò in azienda, e da lì le giornate condivise con le rispettive figlie hanno strutturato una familiarità che eccede la semplice collegialità — subisce qui un'interruzione puntuale che Arthur registra senza drammi, forse perché sa di non poter caricare la Kryomont del peso dei problemi domestici di chiunque.

La sequenza geografica che Arthur elenca merita di essere scomposta perché restituisce il ritmo di una giornata di tabulazione compressa: alla nona ora in Augustine, all'undicesima in Henchester, alla tredicesima in Little Castle, alla quattordicesima in Glasspool. Quattro paesi della regione a contea unica di Augustine, percorsi in cinque ore con trasferimenti di vettura fra l'uno e l'altro. Si tratta dell'itinerario tipico delle trasferte nella contea montana che Arthur frequenta dal 1923: il corpus documenta viaggi analoghi fin dalle prime entrate del Libro Primo, dove Arthur descriveva Glasspool come "prima tappa" del percorso periodico nella contea, sfruttando l'orario di apertura anticipato della fabbrica del posto rispetto al resto della regione[52]. La #1019 aggiunge un dato di contabilità: la giornata ha prodotto "tre ori e qualche argento" che Arthur vedrà accreditati alla metà del mese successivo. È un rendimento giornaliero sopra la media dei dati finanziari consegnati dal corpus nel marzo 1926, dove le ristrettezze documentate dalla #994 alla #998 avevano spinto Arthur a contare le monete una per una e a chiedere due lingotti d'oro in prestito ai genitori nella #1006 del 1 aprile. Tre monete d'oro in una giornata di sole tabulazioni Frontprice, senza quota Kryomont, è un buon risultato, e Arthur lo annota con la sobrietà di chi ha appena superato una fase di penuria ma non si concede ancora di rilassarsi.

La stanchezza fisica è registrata esplicitamente. Gli arti inferiori "dimandano una tregua" dopo Henchester, e Arthur attribuisce la fatica non al giro di Augustine in sé ma al peso cumulativo della stagione Kryomont, che "dimanda pesa al mio fisico" e lo obbliga a "non poca lena" per sostenere le giornate oltre le prime ore del pomeriggio. L'osservazione conferma ciò che la #1018 di ieri documentava come diagnosi: Arthur non sta affrontando un giorno di lavoro alla volta, sta affrontando il carico accumulato di una settimana intera, e ogni nuova giornata comincia con una zavorra che le precedenti hanno depositato sul corpo e che il riposo del fine settimana non è riuscito a dissipare. La metafora del corpo che chiede tregua quando l'agenda la nega è la stessa che Arthur applica, con linguaggio diverso, alla propria psiche.

Il terzo nucleo dell'entrata è la prima valutazione a freddo del regime di astinenza dopo quarantotto ore dall'inizio della crisi documentata nella #1018. Arthur scrive che "la fame di chiare e pipa non percuotemi quant'aveo divinato". È una constatazione importante: le "ganasce aride" e il "cranio sballottato" del lunedì sera, i sintomi somatici che il diario di ieri descriveva con precisione clinica, si sono attenuati nel corso della giornata di martedì. Il cronista deve registrare con attenzione che Arthur non dichiara la crisi risolta, e in effetti il paragrafo si chiude con una concessione parziale che il lettore della sola #1018 non avrebbe potuto prevedere: "per quanto 'n v'è motivo di non ritornare piute verso qualche ottima chiara 'n le prossime settimane". Arthur, dunque, non sta programmando un'astinenza perpetua. Sta constatando che la propria tenuta regge abbastanza da rendere accettabile l'idea di rinunciare alla birra per ora, lasciando aperta la porta a un ritorno moderato in futuro. La pipa, invece, viene trattata in modo più radicale: "ennò, non v'è spazio ulteriore pe' le pipe, resteranno qual finati ninnoli estetici alla bella vista dell'ospiti". La distinzione fra i due vizi è netta. La birra è sospesa. La pipa è cessata. E la giustificazione che Arthur offre è visiva: senza il tabacco, "or vedo chiaro, or sento fame e nidori qual m'avessero rimosso un vetro da dinnanzi". La metafora del vetro rimosso è precisa. La pipa funzionava come filtro, non come anestetico: offuscava leggermente la percezione del mondo, e Arthur, dopo quarantotto ore di astinenza totale, si accorge di vedere con una nitidezza che prima non aveva. L'assenza del filtro è sgradevole quando il mondo esterno è ostile, come nella giornata di pioggia della #1018, ed è invece piacevole quando la giornata è operativa e produttiva, come oggi. Arthur sta imparando, a posteriori, quale funzione avessero i propri vizi, e sta decidendo di conservare soltanto quelli compatibili con l'Arthur che sta tentando di costruire per sopravvivere alla Kryomont[53].

Il quarto nucleo è la parte più delicata dell'entrata e riguarda la Fox Reprise. Arthur ha inviato nella mattinata un telegramma al circolo letterario. Il testo, che Arthur riporta per sintesi, è tripartito: non è in condizioni né mentali né fisiche di garantire una partecipazione attiva o passiva, gli avvenimenti recenti lo hanno indotto a riconsiderare un rapporto più frequente con la dottoressa Nauer, e non chiede comprensione né tolleranza a nessuno. Va letto con la massima attenzione. La #1017 del 12 aprile documentava la decisione rinviata sul circolo, quella che Arthur rimandava "al vespro" per avere un'ora di "ragionare cauto e mirato". La #1018 del 13 aprile non vi tornava esplicitamente, ma nelle ultime righe, quando Arthur dichiarava di dover "porre io le palizzate di torno perch'esso 'n inquini 'l mio cammino", la conclusione sulla Fox Reprise era già implicita nel principio delle palizzate. La #1019 formalizza con un atto concreto ciò che le due entrate precedenti avevano preparato: Arthur si ritira, e non rimane ambiguo sui termini del ritiro.

Il telegramma merita un'analisi frase per frase. "Non sono 'n condizioni": Arthur dichiara uno stato, non avanza una scusa. "Né attiva né passiva": il ritiro è totale, non parziale. Non solo non produrrà, ma non sarà nemmeno presente passivamente come spettatore delle riunioni. "Gli avvenimenti recenti hanno avuto di che farmi riconsiderare un rapporto frequente colla dottoressa Nauer": qui Arthur collega il ritiro dalla Fox Reprise alla necessità di intensificare il lavoro terapeutico. La ragione non è tecnica ma psicologica, ed è dichiarata come tale. La #1016 dell'11 aprile aveva annunciato una visita singola a Nauer; la #1018 del 13 aprile registrava l'avvenuto incontro del pomeriggio; la #1019 trasforma la visita isolata in "rapporto frequente". Arthur sta aumentando la dose di terapia e sta scalando il coinvolgimento sociale per trovare il tempo e l'energia che la terapia richiede. "Non dimando comprensione o tolleranza da alcuno": la rinuncia alla negoziazione relazionale è l'eco letterale di ciò che la #1014 del 9 aprile formulava come sospensione temporanea della negoziazione sociale. La coerenza con la traiettoria della prima settimana di aprile è chiara: Arthur non sta improvvisando, sta applicando con rigore un principio che ha enunciato e che la pressione della Kryomont ha reso operativo.

La reazione del circolo è per ora silente, con una sola eccezione. "Niuno ha mosso replica", scrive Arthur, e poi si corregge: Sharv ha inviato un telegramma al rientro in April Street, e la missiva esprime "compassione, comprensione e disponibilità". Il dato è pesante. Il circolo, che la #1013 dell'8 aprile descriveva come rimasto in silenzio dopo l'esplosione contro Vixen, conferma il proprio silenzio anche davanti al ritiro dichiarato di Arthur. Florence Calvin non replica, e Arthur nelle scorse settimane aveva interrotto per primo la corrispondenza con lei come "forma d'isolamento" dal circolo, come la #1014 del 9 aprile documentava. Cauque non replica, ma Arthur aveva già registrato nella #1014 il tentativo del collega di aprire un dialogo sulla Fox Reprise che lui aveva rifiutato preventivamente. Vixen non replica, e il cronista ricorda che la #1013 aveva descritto il silenzio di Vixen come probabile conseguenza dello scontro del 7 aprile. Il solo Sharv prende posizione, e lo fa con un registro empatico.

La figura di Sharv va letta con attenzione perché il corpus ne documenta la cronistoria con densità. William Sharv è membro storico della vecchia compagnia teatrale, la Warst Plays, di cui anche Arthur aveva fatto parte quasi dieci anni prima, come la #49 dell'agosto 1923 attestava menzionandone insieme il nome in relazione a David Jones[54]. Dopo un anno e più di silenzio causato da dissidi sulla compagnia, Arthur e Sharv si ritrovarono nel giugno 1924, come il corpus documenta in modo esplicito, riavvicinandosi e prendendo in considerazione l'idea di ristabilire la Warst Plays. Nelle entrate della primavera 1926 la traiettoria si è invertita: è Arthur a voler tirare Sharv nella Fox Reprise, non Sharv a riattivare la vecchia compagnia. La #1001 del 27 marzo documentava la preoccupazione di Arthur per le condizioni mentali dell'amico e la preparazione di materiale musicale adeguato; la #1005 del 31 marzo registrava l'ingresso ufficiale di Sharv nel circolo; la #1007 del 2 aprile comunicava il rallentamento imprevisto dovuto alla proposta di impiego che Sharv aveva ricevuto. Ora, meno di due settimane dopo il proprio ingresso, Sharv è il solo membro della Fox Reprise a rispondere al telegramma di ritiro di Arthur, ed è anche, come Arthur rivela nelle righe successive, il solo ad aver cessato i propri vizi: "ha cessato pipa e ambrosie. Piute pe' rimanere ritto che pe' filosofie e sfizio".

La simmetria è significativa e merita di essere registrata. Arthur sta cessando pipa e alcol per sopravvivere alla Kryomont. Sharv li ha cessati prima di lui, e per ragioni strutturalmente analoghe: "rimanere ritto". I due amici, che si erano persi e ritrovati, si riconoscono ora nel medesimo regime di autotutela somatica. La comunione fra loro non è più teatrale né letteraria, è biologica: due uomini che hanno visto abbastanza della propria vita per sapere che i vizi non sono più una compagnia gestibile. Arthur conclude il passaggio con un'osservazione che va registrata: "ben so ch'avrei di che condividere molto ad un eventuale incontro estemporaneo". Sharv non è dunque stato raggruppato con gli altri membri del circolo nella politica di palizzate ambientali che Arthur sta applicando. Sharv resta fuori dal perimetro difensivo, in una posizione particolare che merita attenzione: non è fra i tre nomi della "scala decimale" dell'affetto che la #1014 esponeva, dove solo Lily, Juliet e Florence (in posizione saltuaria) venivano nominati, ma l'invito implicito a un "incontro estemporaneo" collocato alla chiusa del passaggio lo posiziona come possibile quarta figura al di fuori del cerchio chiuso, se non già inclusa, quantomeno non esclusa.

Il quinto nucleo è il ritratto di un volto che Arthur fa di sé stesso come ritorna dal lavoro. "Il ghigno mio stava neutro di mezzo al viso, l'occhi sin emozione alcuna a trasparire, diritti 'n l'obbligazioni da svolgere, le pianificazioni pei prossimi dì". È la faccia professionale del venditore che ha imparato a non trasmettere nulla ai responsabili delle fabbriche, una faccia che Arthur nelle entrate precedenti descriveva come "mascara", e che qui prende una neutralità di chi ha ridotto al minimo l'esposizione emotiva. Ma il passaggio non si chiude sul volto: si chiude su quello che resta sotto il volto, ossia "il tepore distante ch'anche solo 'l memento di Lilian, Juliet, e William m'apporta". La triade affettiva è cambiata. Nella #1014 erano Lily, Juliet e Florence (quest'ultima saltuaria). Nella #1015 erano Lily e Juliet. Nella #1017 il bilancio confermava Lily e Juliet come unici destinatari di telegrammi. Nella #1019, William Sharv entra nella triade al posto di Florence. Il movimento è significativo: il telegramma empatico del pomeriggio ha guadagnato a Sharv una posizione che Florence, col proprio silenzio, ha perduto. La scala decimale dell'affetto di Arthur si aggiorna in tempo reale sulla base di chi dimostra di meritarvi posto, e Sharv dimostra esattamente quello che serve: non chiedere niente, offrire comprensione, capire per esperienza diretta.

Il sesto nucleo è la proiezione sulla giornata di domani. Arthur sarà di nuovo in fabbrica con Tinsteel, Cauque e gli aiutanti Frontprice assegnati, presso la Crosspath di Sageville Avenue a Knighthill. La fabbrica è descritta come "una delle due grandi Crosspath di Knighthill, quissà, la più estesa tra le presenti 'n la contea di Bolinthos". La seconda delle due era stata visitata per la calendarizzazione Kryomont nella #979 del 5 marzo, dove Arthur distingueva fra la Crosspath "più minuta delle due" e quella maggiore, quest'ultima in condizioni assortimentali che richiedevano "parecchie ore di travaglio minuzioso". L'intervento previsto oggi riguarda verosimilmente questa, la più grande, che Arthur conferma essere la più estesa dell'intera contea di Bolinthos. La giornata sarà lunga e tecnicamente complessa[55].

Il capomacchine dello stabilimento è descritto con una sfumatura che vale la pena registrare. "Dressa la sua autorità sin sghembo o ilarità", scrive Arthur, e ne apprezza il tratto pur dovendolo "calcolare come sfida personale". L'Arthur che la #1011 del 6 aprile formulava in termini di "gestione dell'umori" e di tensione fra rigidità professionale e ilarità dei colleghi qui incontra un responsabile di fabbrica che sta sul lato opposto dello spettro: un uomo severo, che non concede leggerezza. Arthur lo prende come stimolo, non come ostacolo. "Si è nel campo mio diletto, pochi dubbi tengo riguardo l'esito". La frase è sorprendente per un diarista che ieri sera, nella #1018, si descriveva come "fatto di pioggia", e per il ritorno a una fiducia professionale che la prima settimana di Kryomont aveva eroso. La spiegazione, probabilmente, sta nella nitidezza che Arthur ha conquistato oggi: senza i vizi che filtravano la percezione, con tre monete d'oro già guadagnate e una crisi di astinenza parzialmente superata, l'Arthur del 14 aprile sera non è lo stesso Arthur del 13 aprile sera. Una giornata lavorativa produttiva, condotta da solo, ha rimesso in asse un equilibrio che il weekend non era riuscito a ricostruire.

La chiusa è fisica e fame: "or debbo ingollare un qualché, l'obbligazioni presso la contea di Augustine hanno prìvatomi del desino e 'l mio novello ire sin vizi morde allo stomaco dieci volte tanto". L'osservazione è clinica: senza pipa e senza birra, senza l'anestesia chimica e senza il riempimento calorico dei liquidi fermentati, lo stomaco chiede cibo vero con un'intensità dieci volte superiore al normale. È il primo effetto nutrizionale dichiarato del regime di astinenza, e il cronista lo registra come dato di interesse fisiologico: Arthur sta imparando, un giorno alla volta, cosa significhi vivere senza le scorciatoie metaboliche che i vizi fornivano. La giornata si chiude sullo stomaco, come la precedente si chiudeva sul cranio e come la #1018 si chiudeva sulle palizzate. Il corpo di Arthur, in questa seconda settimana di Kryomont, è diventato il campo di battaglia principale del Libro Quarto, e ogni entrata ne documenta una diversa area di sollecitazione. Ieri i nervi. Oggi lo stomaco. Domani, a Sageville Avenue, saranno le gambe e le braccia, fra i reparti a freddo di una delle Crosspath più grandi della contea.

In definitiva, la #1019 è l'entrata in cui Arthur documenta il primo giorno dopo una crisi, e ne trae un bilancio ambivalente. Da una parte il ritiro formale dalla Fox Reprise, il silenzio quasi totale del circolo, il lutto per Claudette malata e per la giornata solitaria; dall'altra il riconoscimento di Sharv come figura affettiva residua, la conferma che l'astinenza regge, la nitidezza nuova che il mondo assume senza il filtro del fumo, le tre monete d'oro già in cassa. La giornata non ha guarito Arthur, ma gli ha mostrato che la tenuta è possibile. E la scrittura dell'entrata, ancora una volta, è la prova che il diario non cede, neppure quando tutto il resto sta cedendo intorno e dentro.

#1020 — Knighthill, l'apprensione di Cauque e la maschera del lavoro

La #1020 cade di mercoledì 15 aprile 1926. Arthur scrive alle 16:48, di rientro da una giornata cominciata prima dell'alba alla Crosspath di Sageville Avenue in Knighthill, la più grande delle due Crosspath della contea di Bolinthos già preannunciata nella chiusa della #1019 del giorno prima. L'entrata copre tre nuclei distinti: il resoconto operativo dell'intervento mattutino in fabbrica, il colloquio successivo con il responsabile della Crosspath di Nutterpyne in vista della calendarizzazione di un nuovo intervento, e il momento più denso, lo scambio con Cauque al congedo da Knighthill, in cui il collega ha portato esplicitamente nel campo di Arthur le notizie e l'apprensione che la cerchia della Fox Reprise nutre nei suoi confronti dopo il telegramma di ritiro inviato il giorno prima e documentato nella #1019.

Il primo nucleo è la cronaca dell'intervento Kryomont a Knighthill. Arthur si è levato senza fatica eccessiva nonostante il riposo sul sofà del tinello, segno che la stanchezza accumulata della giornata di Augustine documentata nella #1019, conclusa con quattro tappe consecutive in cinque ore fra Augustine, Henchester, Little Castle e Glasspool, ha reso il sonno talmente profondo da non richiedere superfici più confortevoli. La logica del condizionamento fisico inaugurata nella #1010 del 5 aprile e consolidata nelle entrate successive continua a produrre i propri effetti: il corpo, sufficientemente esausto, dorme dovunque.[56]

L'arrivo alla Crosspath di Knighthill registra un dato amministrativo che merita di essere rilevato per la sua novità operativa. La guardiola di sicurezza dello stabilimento ha contestato all'intero gruppo Frontprice la mancanza di un'uniforme, una richiesta che né Arthur né Tinsteel né Cauque conoscevano e che nessun altro stabilimento aveva mai avanzato in precedenza. La risoluzione è arrivata grazie all'intervento del capomacchine, atteso per circa mezz'ora prima dell'effettivo ingresso operativo. Il dettaglio non è marginale. Knighthill, secondo quanto la #1019 anticipava e quanto Arthur conferma qui, è una delle due grandi Crosspath della contea, la più estesa, con strutture interne "malridotte e rumorose" e un personale di sicurezza "piuttosto ligio". La frizione iniziale rivela che fra le diverse Crosspath della contea esistono prassi amministrative non uniformi, e che la Frontprice e la Kryomont, che progettano la stagione operativa centralmente, non sempre dispongono delle informazioni granulari necessarie per evitare attriti d'ingresso. L'osservazione di Arthur, "se tale la mane me ne si scampi 'l proseguio", è la formulazione tipica di chi ha imparato a leggere nei piccoli inciampi mattutini il presagio di giornate complicate, e si protegge anticipando la sfortuna.

L'organizzazione del lavoro che Arthur descrive merita un'attenzione particolare perché documenta per la prima volta nelle entrate del Libro Quarto di questa stagione un suo ruolo di coordinamento attivo del personale di supporto. Sei addetti aggiuntivi inviati da Raventale, sommati al trio Frontprice, hanno composto una squadra di nove persone. Arthur ha diviso le risorse in due gruppi: Tinsteel e Cauque dedicati alle riserve di combustibile a freddo a base vegetale, "non più di quattro palme e due capi" secondo il calcolo di Arthur, ovvero quattro mani al lavoro contate nelle persone fisiche; Arthur stesso a guidare le sei risorse aggiuntive verso le strutture di stoccaggio degli ingredienti e del combustibile a base organica e animale.[57] La distribuzione non è casuale. Arthur ha scelto per sé la parte del lavoro che richiede maggiore coordinamento e supervisione su risorse meno qualificate, e ha riservato al duo dei colleghi più esperti la mansione tecnica relativamente autonoma sui combustibili vegetali. È una scelta che rivela due cose: la fiducia di Arthur nelle competenze indipendenti di Tinsteel e Cauque, e la sua deliberata volontà di assorbire il carico più impegnativo personalmente.

La giustificazione che Arthur offre per questa scelta è esplicita e va riportata nella sua interezza: "qual migliore modo d'esiliare i mie' recenti sobbalzi psicologici se non prendendo 'n pieno l'attività operativa 'n qual eccelgo e coordinare svariati individui sin ch'avessero di che dimandare o prendere iniziative". Il lavoro in fabbrica, e in particolare il lavoro di coordinamento di una squadra ampia, viene esplicitamente presentato come terapia di immersione contro la propria condizione psicologica recente, quella stessa condizione che le entrate dalla #1014 alla #1019 hanno documentato con crescente densità: l'esplosione contro Vixen del 7 aprile, l'isolamento da Florence, il taglio della corrispondenza non essenziale, la crisi d'astinenza del 13 aprile, il ritiro dalla Fox Reprise comunicato per telegramma il 14 aprile. Il principio che Arthur sta applicando è il rovesciamento del rapporto fra lavoro e condizione interiore: invece di lasciare che la condizione contamini il lavoro, Arthur usa il lavoro per assediare la condizione e tenerla a bada.

L'osservazione che chiude la descrizione operativa è di una lucidità autocritica che merita di essere notata. Arthur scrive che il proprio apporto è stato "meno fisico e piute mentale, quissà 'n eccesso talvolta, coll'ossessione che posseggo nel ricontrollo sistematico d'ogni movimento che l'altre mani effettuano". La consapevolezza dell'eccesso non è sufficiente a contenerlo, e Arthur lo sa: l'ossessione di controllo è un tratto strutturale che la coscienza dell'eccesso non disinnesca. Ma il risultato finale è positivo, e arriva attraverso la voce del capomacchine Augustus Alhoff, definito "austero" da Arthur, dai cui lineamenti immobili nessun segno di entusiasmo traspariva pur essendo, secondo la lettura di Arthur, "entusiasta e soddisfatto". L'incrocio fra la rigidità performativa di Alhoff e l'ossessione di controllo di Arthur produce, paradossalmente, l'esito migliore possibile: due ossessivi che si riconoscono e si rispettano senza bisogno di mediazione emotiva.

Il secondo nucleo riguarda l'incontro pomeridiano con Louis Chovies alla Crosspath di Nutterpyne. Lo stabilimento era già stato menzionato nella #1015 del 10 aprile fra le fabbriche ancora da calendarizzare, e l'incontro di oggi serviva proprio a fissare l'intervento operativo. Chovies è descritto da Arthur come "un giovane ispido armadio dall'occhi gentili ch'hanno i segni didentro d'una montagna d'informazioni riguardo le fabbriche", una caratterizzazione fisicamente vivida e funzionalmente positiva: la corporatura imponente convive con uno sguardo cordiale, e dietro entrambi c'è una conoscenza tecnica che Arthur riconosce come solida. La gestione della trattativa è descritta con una franchezza metodologica che merita di essere registrata.

Arthur spiega esplicitamente la propria tecnica di approccio ai responsabili di stabilimento: "la parlantina affabile della mia màscara del travaglio ben sa come sottendere l'esigenze della Frontprice e della Kryomont ma lassando ch'il responsabile dello stabilimento creda d'avere potere decisionale su qualsivoglia aspetto dell'intervento". Il principio è chiaro. Arthur fa credere all'interlocutore di guidare la conversazione mentre in realtà la sta dirigendo lui stesso verso l'esito che la Frontprice e la Kryomont pretendono. È una formulazione che rivela una consapevolezza tattica raffinata, il riconoscimento che la negoziazione professionale si vince concedendo l'illusione del controllo. Il risultato del colloquio è la calendarizzazione dell'intervento "tra due lunedì, verso la sesta ora della mane", ovvero presumibilmente il 27 aprile. La data crea una potenziale collisione operativa: lo stesso giorno sono già previsti altri due interventi in stabilimenti diversi, sempre alle ore antelucane, e il trio dovrà gestire la sovrapposizione. Arthur registra il problema senza drammatizzarlo, applicando il principio che la #1019 dichiarava esplicito: la priorità della stagione è "il completamento efficiente e rispettoso delle Crosspath", e ogni complicazione logistica va risolta in funzione di questa priorità.[58]

Il terzo nucleo è il cuore dell'entrata, e il cronista deve trattarlo con il dovuto rilievo perché segna un punto di svolta nel rapporto fra Arthur e la cerchia della Fox Reprise. Mentre Arthur si congedava dalla Crosspath di Knighthill, Cauque lo ha preso in disparte. Va ricordato che il corpus, attraverso le entrate del marzo e del primo aprile 1926, ha documentato Cauque come membro fondatore della Fox Reprise, partner operativo nelle pianificazioni del circolo, e collaboratore quotidiano della stagione Kryomont. Il rapporto fra Arthur e Cauque è dunque triplice: collegiale alla Frontprice, fondatore alla Fox Reprise, amico di lunga data. È in questa triplicità che va letto il gesto di prendere Arthur in disparte: non un superiore che richiama un sottoposto, non un membro che protesta contro un altro membro, ma un collega-amico che sceglie il momento e il luogo giusti per veicolare un messaggio delicato.

Il contenuto del messaggio è triplice. Cauque ha rimostrato la propria apprensione per la "recente deriva mentale" di Arthur. Ha riferito di aver conferito con il circolo creativo. Ha comunicato che il circolo non pone "limiti o tempi" al ritorno eventuale di Arthur a Streamver. La risposta del circolo al telegramma di ritiro che Arthur aveva inviato il 14 aprile, documentato nella #1019, prende dunque forma concreta. Il silenzio collettivo che Arthur registrava nella #1019, eccezion fatta per la missiva di Sharv, non era indifferenza: era preparazione. Cauque ha aspettato di incontrare Arthur sul terreno neutro della fabbrica, dopo ore di lavoro condiviso, e gli ha consegnato l'esito della consultazione interna. Il messaggio è generoso. Il circolo non chiede ad Arthur di tornare, e non gli pone scadenze: lo aspetta indefinitamente, riconoscendogli implicitamente il diritto a un'assenza di durata indeterminata. È la risposta che la cerchia degli amici offre a un fondatore in crisi, e va letta come tale.

Cauque ha aggiunto due elementi ulteriori. Ha messo Arthur a conoscenza dei piani del circolo "sull'elisione dello spettacolo concordato presso il Neighborhood Theater ad inizio del mese prossimo" e ha chiuso con "una curata pacca sul deltoide". Il primo elemento è di rilievo operativo non trascurabile. Lo spettacolo di maggio al Neighborhood era stato confermato nella #1007 del 2 aprile come secondo appuntamento sullo stesso palcoscenico dopo il debutto del 21 marzo, documentato nella #995 e nella #996, e nella #1005 del 31 marzo Arthur lo annoverava fra i progetti che richiedevano "numerose attenzioni mirate" durante il pomeriggio della domenica. La cancellazione dello spettacolo è la conseguenza concreta del ritiro di Arthur. Senza la sua direzione artistica, il circolo non si sente in grado di onorare l'impegno preso col teatro. Arthur lo registra senza commentare, e l'assenza di commento è essa stessa il commento più eloquente: il fondatore della Fox Reprise apprende che il proprio ritiro ha causato la cancellazione del primo spettacolo a venire, e non scrive una sola parola di rammarico, di sollievo, o di riflessione sul peso del proprio ruolo nella tenuta del progetto. Il silenzio è strategico: aprire l'argomento significherebbe riaprire la decisione, e Arthur ha deciso di non riaprirla.

Il secondo elemento, la pacca sul deltoide, è un dettaglio fisico che merita una nota. Cauque ha scelto un gesto di affetto contenuto, virile, professionalmente accettabile in un contesto di fabbrica, e Arthur lo registra con la qualifica "curata", cioè misurata, calibrata, non eccessiva. È il gesto di un amico che sa quanto Arthur tolleri e non vada oltre, ed è coerente con la descrizione che la #1011 del 6 aprile dava di Cauque come membro che "sovente funge da paciere efficace" e "ben conosce come smorzare le micce che vengono apicciate al mio ruolo". La pacca è il sigillo non verbale di un colloquio che Cauque ha condotto con maestria diplomatica, dosando informazione, generosità collettiva, e contatto fisico misurato.

La reazione di Arthur è il passaggio più delicato dell'entrata, e va riportato per ciò che dichiara e per ciò che lascia tra le righe. Durante il monologo di Cauque, Arthur si è visto fissare il suolo, "sin nulla di ché ch'avea di ch'uscire, intriso d'un disagio ch'ha di che sortire all'interazioni sociali che 'n reputo necessarie". L'osservazione è onesta. Arthur ha ricevuto dal collega-amico un messaggio premuroso e ne è stato fisicamente messo a disagio, incapace di rispondere, capace soltanto di abbassare lo sguardo. La diagnosi che Arthur dà di sé stesso è impietosa: "tale è 'l riflesso mio, gelido e impacciato nell'estensione della mia emotività coll'altri, or ben aumentato dalle mie recenti spirali introspettive". Arthur sa di aver l'aria del distaccato, sa che chi lo guarda potrebbe etichettarlo come "malvagio", e dichiara di non poter biasimare chi lo pensi. Ma il dato resta: Arthur, di fronte alla generosità di Cauque, non è riuscito a rispondere con generosità reciproca, e si è ritirato nel disagio fisico del fissare il suolo.

L'autoanalisi che segue è coerente con il programma di vita che le entrate dalla #1014 in poi hanno tracciato. Arthur si chiede se avrebbe potuto sfruttare la "màscara del travaglio", quella stessa che la #1020 ha descritto poche righe prima nella negoziazione con Chovies a Nutterpyne, anche nell'interazione con Cauque. La risposta è un netto rifiuto: avrebbe "tradito le recenti delineazioni e fondamenta dell'intero ecosistema che debbo ire creando pe' una gestione migliore del mio intero apparato individuale". Il principio è importante. Arthur distingue rigorosamente fra la maschera che indossa nel lavoro, dove serve a ottenere risultati per la Frontprice e per la Kryomont, e l'autenticità che pretende di mantenere nelle interazioni personali, anche quando l'autenticità si manifesta come disagio paralizzante. Indossare la maschera con Cauque significherebbe trattare l'amico come un cliente, e Arthur si rifiuta. Preferisce apparire scontroso e chiuso ma autentico, piuttosto che cordiale e accogliente ma falso. La scelta è coerente con la riflessione della #1014 sulla scala decimale dell'affetto: pochi raggiungono il terzo gradino, e proprio quei pochi meritano la sincerità del comportamento, anche quando la sincerità è meno gradevole della cortesia.

La promessa che chiude l'entrata è una clausola sospensiva. "Quan lo spirito avrà di che sollevarsi e adagiarsi sin fatica su un viso lieto, ebbene, avrò di ch'esplicare codesto turbinìo anche a lor che stanno di torno nel mio cotidiano." Arthur si impegna a tornare a comunicare quando le proprie condizioni interne lo permetteranno. Per ora deve "gestire lo ch'ha corroso 'l tutto", e accetta di sacrificare nient'altro che "una briciola solo pe' contentare l'esterno". È l'inverso del principio che governava l'Arthur dei primi due libri del corpus, dove l'apparenza esterna era una priorità che spesso sacrificava la condizione interna. Nel Libro Quarto, e con particolare nettezza nelle entrate della prima metà di aprile 1926, Arthur sta sperimentando il principio opposto: l'interno ha la precedenza, e l'esterno deve adattarsi. La Kryomont, paradossalmente, è ciò che sta consolidando questo principio, perché impone una pressione operativa che non lascia margine per la gestione cosmetica delle relazioni. Arthur deve scegliere su cosa spendere le proprie risorse residue, e sceglie la propria stabilità interna sopra ogni altra considerazione.

In definitiva, la #1020 documenta un equilibrio precario ma operativo. Arthur ha lavorato bene, ha coordinato una squadra di sei persone, ha portato a casa il consenso del capomacchine più rigido della contea, ha fissato un nuovo intervento gestendo abilmente la trattativa con un responsabile competente, ha attraversato un colloquio personalmente difficile con Cauque senza cedere alle pressioni implicite, e ha trovato la lucidità per registrare il tutto in un'entrata diaristica di lunghezza piena alla fine di una giornata cominciata prima dell'alba. La promessa fatta nella #1012 del 7 aprile, quella di non lasciar morire il diario durante la stagione Kryomont, regge per il nono giorno consecutivo. Il fondatore della Fox Reprise apprende che il proprio ritiro ha causato la cancellazione di uno spettacolo e non commenta. Il collega che lo prende in disparte con generosità riceve in risposta uno sguardo abbassato. La maschera del lavoro funziona meravigliosamente in fabbrica e viene riposta accuratamente fuori dai cancelli. È un equilibrio compatibile con la sopravvivenza professionale e incompatibile con la cordialità sociale, e Arthur lo sa, e accetta il prezzo. Le palizzate che la #1018 del 13 aprile aveva annunciato come progetto, la #1020 le mostra erette e funzionanti.

#1021 — Sheenville, lo scontro con Tinsteel e le chiare senza fermento

La #1021 cade di giovedì 16 aprile 1926. Arthur scrive alle 16:38, di rientro da una giornata cominciata prima dell'alba alla Crosspath di Sheenville. L'entrata è la più carica di frizione interpersonale dell'intera settimana operativa Kryomont, e va trattata con il dovuto rilievo perché documenta, per la prima volta in modo esplicito e diretto nel Libro Quarto, un conflitto dichiarato fra Arthur e Tinsteel. Il capitolo si articola in cinque nuclei distinti: lo scontro in taverna sulla calendarizzazione, la tecnica operativa proposta e respinta, l'epilogo del conflitto ricevuto via telegramma nel pomeriggio, la pianificazione serrata del giorno successivo, e la parentesi alimentare delle birre senza fermentazione acquistate a Sheenville. Ciascuno merita uno scrutinio autonomo.

Il primo nucleo è cronistico prima ancora che relazionale. Arthur e Tinsteel, alle otto della mattina, si trovavano alla taverna di fianco alla Crosspath di Sheenville, accompagnati da Claudette Blotte e Stewart Cauque. L'intervento Kryomont nella fabbrica era iniziato alle sei, e la pausa alla taverna cade dunque dopo due ore di lavoro sul campo. È un dato importante: lo scontro non avviene nello scompenso di una giornata appena cominciata, ma dopo che Arthur ha già macinato un paio d'ore di operazioni e coordinamento in un reparto di carburanti a freddo. Sheenville, del resto, non è una fabbrica qualsiasi nelle cronache lavorative di Arthur: il corpus la colloca fra i centri industriali che Arthur attraversa regolarmente per tabulazioni ordinarie, e la #643 aveva già documentato lo stabilimento come cliente Frontprice accettante "sin mezzi termini" proposte del superiore di Arthur. Sheenville ha inoltre un significato biografico ulteriore, perché come Arthur stesso ha scritto in un'entrata passata, Fernand Shores, figura per la quale Arthur nutre un rapporto "genuino e affettuoso", ha trascorso un "breve capitolo" in Sheenville prima di diventare sovrintendente del Moore Shop di Wish Street. Il contesto in cui cade lo scontro con Tinsteel, dunque, non è neutro: è la cornice di una rete di rapporti e di riferimenti professionali che Arthur conosce nei dettagli, e che rende l'episodio tanto più pesante quanto più si svolge in un luogo familiare.

La proposta operativa di Arthur è il secondo nucleo. Ci sono ancora una mezza dozzina di fabbriche da calendarizzare, fra Crosspath e Activa Corp., e le giornate disponibili sono "bieche e spietate". Arthur propone due cose. La prima è di occupare giorni attualmente già impegnati per venire incontro alle esigenze dei capimacchine, anche a costo di prolungare la stagione fino a giugno, mese in cui Arthur vorrebbe tornare a concentrarsi sulle attività Frontprice ordinarie e "obliare 'l progetto Kryomont fino a nuova alba". La seconda è una compartizione della squadra nei giorni in cui due fabbriche richiedono intervento simultaneo: Arthur con le risorse aggiuntive di Raventale presso una fabbrica, Tinsteel e Cauque con altre risorse aggiuntive presso l'altra. È una proposta operativamente sensata e strategicamente coerente con il principio della priorità del rapporto coi capimacchine che la #1020 del 15 aprile documentava già esplicitamente: la cancellazione di impegni altrui non è un prezzo ammissibile, la plasticità organizzativa del fornitore è la virtù da mobilitare.[59]

La reazione di Tinsteel è il terzo punto, ed è qui che l'entrata trova il proprio peso. Arthur descrive due fasi distinte. Nella prima, Tinsteel tenta una dissuasione "cordiale", motivata secondo Arthur dalla paura di dover operare in una modalità diversa, senza la supervisione diretta del collega più competente. Nella seconda, Tinsteel scivola in "un'aggressività passiva mascherata 'n menefreghismo e 'n delega della decisione". La distinzione che Arthur traccia è quella di chi ha imparato a leggere le dinamiche interpersonali attraverso i loro cambi di registro: il cordiale inefficace non diventa argomentato, diventa passivo-aggressivo. E Arthur non lo tollera. Raccoglie i fogli del calendario e abbandona il tavolo "sin pensiero", tornando al reparto dei combustibili a freddo. Il gesto è di rottura netta, e va letto nel contesto della condizione psicologica di Arthur di questi giorni. Le entrate dalla #1014 in poi hanno tracciato la costruzione di un regime di autoprotezione in cui Arthur si concede di rifiutare conversazioni che ritiene non utili, e di farlo senza negoziazione. Lo scontro della #1021 è l'applicazione di quel principio al rapporto col proprio superiore diretto.

L'intervento mediatore di Claudette è il primo segnale di quanto la scena abbia pesato sul tavolo. Dieci minuti dopo l'abbandono di Arthur, Claudette lo raggiunge nel reparto per "placare l'animo alquanto surriscaldato", e lo fa "sin conoscere per chiaro l'ultime mie disfunzioni psicologiche". L'osservazione fra parentesi è importante. Arthur sta suggerendo che Claudette ignora le ragioni più profonde del suo stato attuale, cioè tutto ciò che le entrate dalla #1014 in poi hanno documentato come condizione interiore di Arthur nella prima metà di aprile. Il dettaglio è coerente con il ritiro relazionale che Arthur ha deliberatamente costruito: taglio della corrispondenza con Florence, rifiuto preventivo del dialogo con Cauque sulla Fox Reprise, telegramma di congedo al circolo. Claudette, che pure lavora con Arthur, non è nella cerchia ristretta dei destinatari delle confidenze, ed è rimasta fuori dall'aggiornamento sulla condizione interna del collega. Che abbia comunque l'istinto di raggiungerlo dopo dieci minuti per smorzare il conflitto è segno della familiarità professionale consolidata fra i due, e del ruolo che Claudette svolge da anni nella dinamica del gruppo Frontprice di Hillfoot.

Il ritorno di Tinsteel, "una decina di minuti più tardi", chiude la prima parte dell'episodio. Il superiore si presenta ad Arthur per "acclimatare la discussione 'n una maniera più consona", e questa volta formula argomentazioni senza la fame e il sonno come padroni. Arthur registra il cambiamento di registro, comprende le nuove argomentazioni ma non le condivide. Mantiene tuttavia "l'atteggiamento piute professionale possibile pe' procedere coll'operatività in loco". L'espressione è di quelle che il cronista deve pesare con attenzione. Arthur non nasconde che il proprio atteggiamento è stato volutamente decoroso, e non spontaneamente cordiale. È la stessa distinzione fra maschera del lavoro e autenticità privata che la #1020 del 15 aprile aveva chiarito nello scambio con Cauque: dentro la fabbrica, davanti ai responsabili dello stabilimento, la maschera si indossa; fuori dalla fabbrica, con gli amici, no. Nel caso di Tinsteel, che è insieme superiore e collega di lunga data, la distinzione si complica, e Arthur opta per la professionalità di facciata come compromesso. Continua a lavorare, continua a coordinare la squadra, continua a garantire il risultato che la fabbrica attende, ma non concede al superiore la ricomposizione emotiva del dissidio.

Il quarto nucleo dell'entrata è l'epilogo amaro della giornata, e arriva per telegramma. Nel pomeriggio, dopo un colloquio fra Tinsteel e Cauque, quest'ultimo comunica ad Arthur che il 28 aprile è stato calendarizzato un intervento presso la Withon di Laughtery, poco fuori Bolinthos, nello stesso giorno in cui è già programmata l'Activa di Nutterpyne. Arthur lo registra "livido". La sua lettura dell'episodio è amara e netta: "se il senno del signor Tinsteel avesse avuto di che destarsi con elli, stamane, non vi sarebbe stata la bisogna d'infuriare didentro me stesso". In altri termini, Tinsteel ha finito per applicare, attraverso Cauque e nella pratica della calendarizzazione, esattamente il principio che Arthur gli aveva proposto a colazione e che aveva rifiutato sul tavolo della taverna. La compartizione della squadra in due fabbriche simultanee "non è 'sì complesso" dirigerla, quando la necessità operativa lo impone. L'ironia non è scritta ma è palpabile: Arthur aveva ragione sul piano tecnico, e lo sapeva, e Tinsteel lo ha contraddetto non per motivi tecnici ma per resistenza relazionale, finendo poi per cedere nei fatti a distanza di poche ore. Ciò che Arthur ha ottenuto, però, non è la soddisfazione di aver avuto ragione: è la conferma che il suo superiore gestisce la relazione con lui non attraverso la discussione esplicita ma attraverso un percorso di negoziazione indiretto che evita il confronto frontale.[60]

L'osservazione che Arthur formula a freddo su sé stesso merita di essere registrata per intero. "Elli, qual il signor Cauque, ben sanno ch'il mio temperamento recente ha di che ser trattato co' cautela, pe' quanto non l'abbia dimandato." Arthur riconosce che la cautela con cui Tinsteel e Cauque lo trattano è un prodotto della loro osservazione diretta del suo stato, non di una richiesta esplicita da parte sua. È una forma di rispetto tacito che Arthur accetta ma non ringrazia, conforme al suo principio dichiarato nella #1019 del 14 aprile di non chiedere "comprensione o tolleranza da alcuno". La cautela dei colleghi, in altri termini, è una sovvenzione che il gruppo gli sta concedendo senza che lui l'abbia sollecitata, e Arthur la registra senza scomporsi. La postilla che segue, "i dì scorrono e presto avranno di che ser piuttosto insofferenti o austeri pe' la mia ripetuta solitanza poco amichevole", è un presagio lucido. Arthur sa che la pazienza collettiva non è infinita, che il gruppo sta concedendo un margine che prima o poi rientrerà, e non si illude sulla durabilità della propria fase di ritiro relazionale. Ma, fino a quel momento, intende sfruttare la finestra per non contentare l'esterno, come la chiusa della #1020 aveva formulato in modo esplicito.

La parte operativa dell'entrata, che chiude il quarto nucleo, è la descrizione del successo tecnico della giornata. Hugh Thresh, responsabile dei combustibili a freddo di Sheenville, è descritto come "entusiasta e soddisfatto del preciso e celere risultato" ottenuto dal gruppo. Arthur chiude il passaggio con due parole che dicono tutto: "ciò bàstami". Il parametro con cui Arthur misura la giornata non è la pace col collega, né la cordialità di gruppo, né la coerenza interna del proprio umore. È il giudizio del responsabile dello stabilimento. Se Thresh è soddisfatto, la giornata è stata buona. La riduzione del metro valutativo al solo parametro professionale è coerente con il principio di concentrazione sull'essenziale che le entrate dalla #1014 in poi hanno documentato come strategia di sopravvivenza per la stagione Kryomont. Arthur sta rinunciando volontariamente a tutti i criteri di giudizio che non siano strettamente operativi, e lo sta facendo con lucidità.

Il quinto nucleo è la pianificazione del giorno successivo, ed è di una densità logistica che merita scomposizione. Venerdì 17 aprile prevede tre attività distinte. La mattina Arthur si recherà a Wedgeville e dintorni per obbligazioni Frontprice ordinarie, accompagnato da Claudette, alla quale ha esplicitamente offerto la compagnia per farle guadagnare qualche argento. Il gesto è significativo. Claudette è la stessa collega che la #1019 del 14 aprile registrava impossibilitata ad accompagnare Arthur ad Augustine per un'infermità passeggera, e che la #1014 del 9 aprile documentava alle prese con "alcune allarmati nuove" famigliari. Arthur non commenta la situazione di Claudette ma la include nel proprio calendario in modo da aiutarla economicamente. È un'attenzione silenziosa, coerente con la descrizione del rapporto che Arthur fa da anni: Claudette è parte della cerchia ristretta e le attenzioni concrete, quando ci sono, non si annunciano, si praticano.

Il mattino prevede l'intervento alla Crosspath di Knighthill, la fabbrica più piccola delle due presenti nel borgo, con soli Tinsteel e Cauque. Arthur, scrivendo, non commenta il fatto di essere escluso da questo intervento. Il silenzio è eloquente: o è una conseguenza diretta del conflitto di stamattina, o è un assestamento organizzativo che risponde alla compartizione che Arthur stesso aveva proposto. Il testo non chiarisce, e il cronista deve limitarsi a registrare il dato. Alla sera, tutti e tre i membri del gruppo Frontprice, oltre a Claudette, saranno alla Crosspath di Snatchmount Avenue, dentro Bolinthos, per un secondo intervento giornaliero. La fabbrica è di dimensioni "gargantuesche" ma gestita "in maniera impeccabile" dal capomacchine del luogo, il signor Blotte, la cui omonimia con Claudette Arthur sottolinea con ironia benevola. L'esistenza di un capomacchine di cognome Blotte in una Crosspath di Bolinthos è dato geografico e onomastico, e Arthur stesso nel testo lo definisce casuale.[61] Arthur andrà la mattina stessa per un sopralluogo e un colloquio preparatorio con il signor Blotte, applicando il principio metodologico della #1020: l'incontro preliminare serve a calibrare la presenza necessaria e a gestire le aspettative.

Il sesto nucleo, piccolo ma rivelatore, è la parentesi alimentare. Arthur ha acquistato, nella bottega fianco alla Crosspath di Sheenville, delle chiare particolari: cotte senza l’uso di lieviti in modo da prevenire "ogni risvolto etilico", nel tentativo di preservare il sapore delle birre senza l'effetto alcolico. È una bevanda analoga alla chiara tradizionale ma senza alcol, prodotto che nel sistema produttivo della Britannia Latiromica degli anni Venti è evidentemente reperibile. Il giudizio di Arthur è di delusione netta: "pare d'ingollare l'errori d'un principiante". La sperimentazione, tuttavia, va letta nel quadro della regola di astinenza imposta dalla #1014 del 9 aprile e poi radicalizzata nella #1019 del 14 aprile, dove Arthur aveva sospeso la birra in modo temporaneo e cessato la pipa in modo radicale. L'acquisto delle chiare senza fermentazione è il primo tentativo documentato di Arthur di trovare un sostituto compatibile con il nuovo regime. Non funziona, e Arthur lo registra senza autocommiserazione ma anche senza rinunciare a giustificare il tentativo. La formulazione finale è precisa e rivelatrice: "vi sono alcuni 'istanti 'n cui l'evasione che donavanmi le pipe e le chiare pare l'unico fugiglio ove 'scondere l'ire". L'ira è quella di oggi, quella dello scontro con Tinsteel, e il sostituto inefficace conferma che non esiste, per ora, un'alternativa accettabile al vizio che Arthur si è proibito. Resta solo l'ira trattenuta, e il diario come unico canale di sfogo.

In definitiva, la #1021 documenta il primo scontro esplicito del gruppo Frontprice durante la stagione operativa, lo risolve in modo apparente senza vera ricomposizione, e registra il costo emotivo che il conflitto ha imposto ad Arthur. La professionalità regge, il risultato in fabbrica è stato eccellente, il calendario del giorno successivo è stato pianificato nei dettagli, la disciplina sull'alcol e sul tabacco regge nonostante la tentazione delle chiare senza fermentazione. Ma l'Arthur della #1021 è un uomo che ha passato la giornata livido di rabbia contenuta, che ha abbandonato un tavolo di colleghi lasciando fogli e voci, che è stato raggiunto nel reparto da una mediatrice non informata e da un superiore smaltito, e che chiude l'entrata osservando che le soluzioni tecnicamente ovvie finiscono per imporsi solo quando il percorso della loro proposta è stato emotivamente oneroso. La promessa fatta nella #1012 del 7 aprile, quella di non lasciar morire il diario durante la Kryomont, regge per il decimo giorno consecutivo. Ma la tenuta del diario si accompagna, entrata dopo entrata, alla documentazione sempre più esplicita della tensione del gruppo Frontprice, che fino al 5 aprile era stato descritto come nucleo coeso di tre uomini ottimisti e leggeri, e che nella #1021 mostra le prime vere crepe strutturali.

#1022 — Lo scarto fra l'apparire e l'essere, Claudette nel grigio e le linee guida tradite

La #1022 cade di venerdì 17 aprile 1926. Arthur scrive alle 18:40, allo scrittoio di April Street, con "limitata brama di scribacchiare". È la prima volta, dall'inizio della stagione operativa Kryomont il 7 aprile, che Arthur apre un'entrata dichiarando resistenza alla scrittura stessa. La promessa fatta nella #1012 del 7 aprile, quella di non lasciare lacune nel diario per tutta la durata delle operazioni in fabbrica, regge per l'undicesimo giorno consecutivo, ma la #1022 è l'entrata in cui si vede il costo che quella promessa sta imponendo. Arthur scrive non perché ne ha voglia, ma perché ha deciso che avrebbe scritto. La disciplina ha sostituito l'impulso.

L'entrata si articola in quattro nuclei: il sopralluogo alla Crosspath di Snatchmount Avenue con Claudette, la giornata di obbligazioni ordinarie a Wedgeville, il rapporto dal fronte di Knighthill dove hanno operato Tinsteel e Cauque senza la presenza di Arthur, e l'estensione del regime di astinenza alla caffeina. Ciascuno merita una lettura attenta perché, presi insieme, compongono il quadro più dettagliato della condizione psicofisica di Arthur nella seconda settimana di aprile.

Il primo dato cronologico è la levata. Arthur si è concesso di restare a letto fino alle cinque, un'ora in più rispetto alle tre e alle quattro del mattino che le entrate dei giorni precedenti documentavano come norma operativa della stagione. La ragione è esplicita: l'intervento alla Crosspath di Knighthill, programmato per la mattina, non richiedeva la sua partecipazione. Tinsteel e Cauque avrebbero operato da soli, come la #1021 del giorno prima aveva annunciato. Arthur, liberato dalla fabbrica per la prima volta in una settimana feriale, ha impiegato la mattina per il sopralluogo alla Crosspath di Snatchmount Avenue, già previsto nella stessa #1021, accompagnato da Claudette.

Il sopralluogo ha prodotto un piccolo contrattempo. Il signor Blotte, il capomacchine che la #1021 presentava come gestore "impeccabile" del reparto di carburanti a freddo, si trova in settimana di congedo lavorativo. Arthur lo ha scoperto in loco, il che significa che nessuno lo aveva avvisato in anticipo. La sostituta è una "responsabile di ricevimento" che lo ha condotto dal secondo di reparto, del quale Arthur ammette di non aver ancora memorizzato il nome. L'ammissione, nella sua franchezza, è coerente con lo stato mentale dichiarato nelle righe iniziali: Arthur non è nelle condizioni in cui di norma opera, e il dettaglio dell'anagrafica sfuggita è il segnale che la meticolosità abituale sta cedendo terreno alla stanchezza. L'esito del sopralluogo è comunque positivo: il secondo di reparto si è mostrato "ben affabile" e ha concesso ad Arthur "molto spazio interpretativo" per l'intervento previsto in serata, alla ventunesima ora. La formula è significativa perché richiama la tecnica di negoziazione che Arthur ha descritto in entrate precedenti come principio del proprio approccio ai responsabili di stabilimento: ottenere margine operativo facendo credere all'interlocutore di conservare il controllo.[62]

Il secondo nucleo è la giornata a Wedgeville con Claudette, e il cronista deve trattarlo con il dovuto rilievo perché contiene la descrizione più estesa della condizione psicologica di Arthur da quando la stagione Kryomont è cominciata. Il tragitto e le obbligazioni si svolgono sotto "una cupola grigiastra che tratteneva dissotto un'afa poco sopportabile", e il sollievo arriva paradossalmente dall'interno delle fabbriche, dove il clima controllato dei reparti è più tollerabile dell'esterno. Ma il dato meteorologico è solo la cornice. Il cuore del passaggio è il rapporto fra Arthur e Claudette durante la giornata di lavoro condiviso.

Arthur scrive che Claudette "ben ha compreso le mie altalene umorali", e subito corregge la propria metafora: "or ch'altalene pàremi oltre, ch'un lato ancor non ha veduto la seggiola tornarvici da giorni". L'immagine è precisa nella sua amarezza. Un'altalena presuppone un'oscillazione fra due estremi. Ciò che Arthur sta descrivendo non è un'oscillazione: è un'altalena bloccata da un lato, quello basso, senza che il lato alto riceva più visite. L'umore non oscilla: staziona. Claudette ha "mostratosi comprensiva e gentile 'n ogni faccenda diaria, tentando talvolta di stuzzicarmi confessioni e dialoghi più estesi, sin successo". Il "sin successo" chiude il tentativo: Claudette ha provato a tirare fuori Arthur, e Arthur non si è lasciato tirare. Il rapporto fra i due, in questa giornata, è quello di una persona che offre e di un'altra che non prende.

Il dato va collocato nella storia lunga del rapporto fra Arthur e Claudette, che il corpus documenta fin dall'ottobre 1923. Nella #118, quando Arthur attraversava una giornata di prestanza "mediocre", era proprio Claudette, insieme a Tinsteel, a rinvigorire il suo ottimismo "fin a un livello ch'oggi non avrei creduto possibile" con il loro "goliardico schernire". Nella #210 del gennaio 1924, Claudette lo attendeva alla locanda vicina "per offrirmi una bevanda calda" in una giornata difficile. Nella #273 del marzo 1924, un quarto d'ora di intermezzo con lei "allietava particolarmente" Arthur. Nella #441 dell'estate 1924, Arthur descriveva il rapporto come "già ben saldo, ch'ha solo di che maturare in colore". In ciascuna di queste occasioni, la dinamica era la stessa: Claudette offriva presenza e leggerezza, Arthur le accoglieva. Nella #1022, per la prima volta in questa lunga traiettoria, la dinamica si rompe. Claudette offre, Arthur rifiuta. Non per mancanza di stima o di affetto, ma perché lo stato in cui si trova non gli consente di ricevere ciò che Claudette porge. La "cheta ignavia insofferente" che lo prende un minuto dopo aver conversato brillantemente col secondo di reparto della Crosspath non è una scelta: è il cedimento della maschera nel momento in cui la maschera non serve più.

Ed è su questo punto che Arthur formula l'osservazione più lucida dell'entrata. "Rendomi conto pur ì dell'estrema dissonanza che vi possa essere nell'assistermi a ciarlare col secondo di reparto della Crosspath di Snatchmount Avenue un minuto prima pe' cadere 'n una cheta ignavia insofferente un giro di lancette più tardi." La parola "dissonanza" non è casuale. Nella #53 del 20 agosto 1923, Arthur descriveva il medesimo fenomeno in termini quasi identici: lo "scarto fra l'apparire e l'essere" che produceva un'"esaustione che 'n deriva soltanto dalla fatica fisica" ma dal mantenimento di un'"affabilità che, a ben guardare, non m'appartiene per vero". Due anni e mezzo separano la #53 dalla #1022. Il fenomeno è lo stesso. La differenza è che nella #53 Arthur lo scopriva con lo stupore di chi si guarda per la prima volta. Nella #1022, lo osserva con la stanchezza di chi conosce il meccanismo e non riesce a disinnescarlo.[63]

Il terzo nucleo è l'estensione del regime di astinenza. La #1014 del 9 aprile aveva stabilito la regola: birra e pipa solo durante i pasti principali. La #1019 del 14 aprile aveva radicalizzato la pipa in cessazione completa, conservando per la birra una sospensione temporanea. Nella #1022, Arthur aggiunge un terzo elemento: "ho rimosso pure le soste presso i caffè, nel timore che l'eccitanti bollenti, giù pe' 'l corpo e 'l sangue, accentuino l'istinti miei di poca tolleranza del corso cotidiano". L'eliminazione della caffeina si aggiunge alla sospensione dell'alcol e alla cessazione del tabacco, completando un programma di purificazione chimica che Arthur giustifica non con argomenti salutistici generici ma con un timore specifico: che i vasocostrittori della caffeina amplificano la sua già ridotta tolleranza per l'interazione quotidiana. Il ragionamento è coerente con la diagnosi della #1014, dove Arthur identificava nell'"eccesso di chiare e 'l comparire saltuario del mio tabagismo" le variabili chimiche che lo trasformavano in una "versione ulteriormente estremizzata" di sé stesso. La caffeina viene ora aggiunta alla lista, con lo stesso principio: eliminare ciò che amplifica un tratto caratteriale che Arthur rivendica come proprio ma che, amplificato, diventa incompatibile con la convivenza professionale.

Il dato fisiologico è rilevante. L'arabica è una costante del corpus fin dalle prime entrate. Nella #108 dell'ottobre 1923, Arthur contava le tazze di "arabica tiepida" ingerite a occhi semichiusi nelle mattinate di lavoro. Nella #981 del marzo 1926, l'arabica era una "panacea" che la condizione fisica precaria esigeva "gotto poscia gotto". Nella #1016 dell'11 aprile, pochi giorni prima della #1022, Arthur ingollava l'arabica alle cinque del mattino cercando di non svegliare Lily. Rinunciare a questa abitudine significa rinunciare all'unico rituale mattutino che il corpus documenta come costante lungo tre anni di vita diaristica. Arthur lo fa con la consapevolezza di chi sta togliendo un puntello alla propria giornata, nella speranza che la struttura regga senza.[64]

Il quarto nucleo è il rapporto dal fronte di Knighthill, e il cronista deve leggerlo con attenzione perché rivela un conflitto latente che la #1021 del giorno prima aveva aperto e che la #1022 non chiude. Tinsteel e Cauque hanno operato alla Crosspath più piccola di Knighthill senza supporto esterno: il signor Raventale non aveva addetti disponibili per assisterli. Il lavoro, "all'apparenza semplice", si è trasformato in un "tedioso minuziare" per completarlo a dovere. Arthur registra due reazioni opposte al resoconto ricevuto da Tinsteel. Da una parte è lieto: il capomacchine dello stabilimento si è dichiarato entusiasta e soddisfatto, e Arthur nota che "ciò dorrìa bastarmi", riecheggiando il criterio di valutazione che la #1021 formulava con le due parole "ciò bàstami" a proposito del giudizio positivo di Hugh Thresh a Sheenville. Dall'altra parte è disturbato: la "schematizzazione" della disposizione degli ingredienti che Tinsteel gli ha fornito non rispettava le linee guida della Kryomont e della Crosspath.

Il passaggio che segue è il più tecnico dell'entrata e merita di essere scomposto. Arthur spiega che esistono linee guida che la Kryomont e la Crosspath ricevono in anticipo rispetto all'intervento, e che sia i venditori Kryomont sia i capimacchine delle fabbriche devono assicurarsi che il lavoro sia completato nel rispetto di tali indicazioni. La formula con cui Arthur definisce queste linee guida è netta: non "consigliate" ma "mandatorie". L'operato di Knighthill, scrive, "seguiva ben poco la scienza inventaristica non solo consigliata ma mandatoria". Arthur riconosce che il capomacchine ha approvato il risultato, e che tale approvazione tecnicamente li scagiona da ogni contestazione, ma ciò non basta alla sua concezione del lavoro. Esiste, per Arthur, una differenza fra la soddisfazione del cliente e la conformità del processo, e la seconda non è negoziabile nemmeno quando la prima è garantita. È un principio che il cronista deve registrare perché illumina la natura del conflitto con Tinsteel che la #1021 aveva fatto esplodere e che la #1022 documenta come ferita ancora aperta.

La scelta di Arthur di non affrontare Tinsteel sull'argomento è dichiarata con una lucidità che non ammette equivoci: "non ho lassàto ch'il mio superbo animo esplicasse al signor Tinsteel l'importanza di codesta aderenza, poscia ierdì non debbo calcare la mano con elli". Il "poscia ierdì" è il riferimento diretto allo scontro della #1021 alla taverna di Sheenville, avvenuto il giorno prima, dove la proposta operativa di Arthur era stata prima rifiutata cordialmente e poi accettata per via indiretta. Arthur sa che un secondo confronto a distanza di ventiquattr'ore sarebbe controproducente. Rinvia, dunque, a un "momento opportuno" in cui le facoltà mentali di entrambi saranno in ordine. La formulazione "le mie facoltà mentali, e le sue per vero" è importante perché estende il riconoscimento della propria fragilità anche a Tinsteel: non è solo Arthur a non essere in condizioni di dialogare, ma l'intero trio operativo è sotto pressione, e la pressione si manifesta in modi diversi nei diversi membri.[65]

L'equilibrio fra soddisfazione e insoddisfazione che Arthur raggiunge alla fine del passaggio è il compromesso di un professionista che sa quando fermarsi. Il capomacchine di Knighthill è contento: bene. Le linee guida non sono state rispettate: male. Ma aprire il fronte oggi significherebbe incendiare un rapporto già sotto stress, e Arthur sceglie di congelare il problema in attesa di condizioni migliori. È la stessa logica che la dottoressa Nauer, nella #172 del dicembre 1923, applicava "sulla pressione sul non biasimare i blocchi creativi o conversazionali": non forzare ciò che non è pronto a cedere, ma nemmeno dimenticarsene. Arthur tiene il conto e aspetta il momento.

La chiusa dell'entrata è fisica e breve. Arthur deve cambiarsi e prepararsi per l'intervento serale alla Crosspath di Snatchmount Avenue, dove lo attende Claudette e dove il lavoro dovrà essere completato in poche ore. Il corpo "anela 'l riposo del fine di settimana", e la frase chiude l'entrata con la stessa svogliatezza con cui l'aveva aperta. La #1022 è un'entrata scritta per adempiere a una promessa, non per rispondere a un bisogno espressivo, e Arthur non lo nasconde. La disciplina diaristica regge, ma il motore che la alimenta è a corto di combustibile: ironia per un uomo che passa le giornate a riorganizzare i depositi di carburante delle fabbriche di Hillfoot.

In definitiva, la #1022 documenta un venerdì in cui tutto funziona tranne chi lo gestisce. Il sopralluogo a Snatchmount Avenue è andato a buon fine. Le obbligazioni a Wedgeville sono state completate. Il resoconto da Knighthill è positivo nella sostanza, anche se non nella forma. L'intervento serale è stato preparato. Claudette ha fatto la sua parte con generosità, Arthur ha mantenuto la maschera con i responsabili di fabbrica e l'ha deposta subito dopo, e il diario ha ricevuto la sua entrata quotidiana. Ma il prezzo di questa giornata funzionale è un uomo che alle sei e quaranta di sera siede allo scrittoio con "limitata brama di scribacchiare", che ha smesso di bere caffè, birra, di fumare, e di parlare con chi non sia strettamente necessario, che ha rifiutato ogni tentativo di Claudette di portarlo al dialogo, e che non ha avuto il coraggio o la voglia di dire al proprio superiore ciò che pensa del lavoro fatto in Knighthill. La dissonanza che la #53 dell'agosto 1923 descriveva come "scarto fra l'apparire e l'essere" è, nell'aprile 1926, il costo quotidiano della sopravvivenza professionale. Arthur lo paga ogni giorno, e il diario lo registra ogni sera. Non è un prezzo che diminuisce con l'abitudine. È un prezzo che si accumula.

#1023 — L'anonima di Snatchmount, l'asceticismo e la fame del foglio bianco

La #1023 cade di sabato 18 aprile 1926. Arthur scrive alle 20:04, la sera, seduto nel tinello di April Street dopo una giornata domestica trascorsa con Ada. L'entrata copre la notte precedente e la giornata in corso, ma il suo contenuto vero non è cronistico: è una delle riflessioni più articolate del Libro Quarto sulla dialettica fra istinto e disciplina, e sul ruolo che la scrittura diaristica va assumendo nella vita di Arthur man mano che gli altri canali di sfogo, alcol, tabacco, caffè, rapporti sociali, vengono sistematicamente chiusi.

L'entrata si apre con il resoconto dell'intervento alla Crosspath di Snatchmount Avenue, che la #1021 del 16 aprile aveva calendarizzato per la sera del venerdì con l'intera squadra Frontprice eccetto Tinsteel, impegnato nella rotazione. Arthur è rientrato in April Street dopo l'una di notte, il che colloca la durata dell'intervento ben oltre il tramonto, fino alle ore notturne. La fabbrica, che la #1021 descriveva come "di dimensioni gargantuesche" ma con un reparto di carburanti a freddo gestito "in maniera impeccabile dal capomacchine del luogo, il signor Blotte", si è rivelata "un poco più complessa dello ch'aveo divinato". La discrepanza fra previsione e realtà, che Arthur registra senza drammatizzare, è tuttavia significativa: la nota del capomacchine Blotte come responsabile impeccabile risale al sopralluogo della #1021 e all'informazione ricevuta da fonti terze, non all'esperienza diretta. Il lavoro notturno, quando la fabbrica è presidiata dal turno di notte e non dal capomacchine stesso, presenta condizioni diverse, e Arthur lo scopre sulla propria pelle.

I riscontri, tuttavia, sono positivi. La responsabile del presidio notturno, che Arthur presume riferisca direttamente al signor Blotte, ha espresso una valutazione più che favorevole. Arthur attende conferme nei prossimi giorni, e nel frattempo archivia il risultato come "successo sin macchie notabili". La formula è prudente: Arthur non festeggia un lavoro che non è ancora ratificato dalla catena gerarchica dello stabilimento, e la prudenza è coerente con il principio dichiarato nella #1020 del 15 aprile, dove il giudizio del capomacchine costituiva l'unico metro di valutazione della giornata.[66]

Il secondo nucleo è il cuore dell'entrata, e merita lo spazio che Arthur stesso gli ha concesso, perché occupa quasi la metà del testo e lo fa con una densità di autoanalisi rara. Il campo è quello dell'attrazione fisica e della risposta razionale che Arthur vi oppone, e il caso specifico è quello di una giovane donna fra le risorse inviate da Raventale per la sera di Snatchmount, di cui Arthur non ha chiesto il nome.

La sequenza dei fatti è ricostruibile con precisione. Arthur ha lavorato a stretto contatto con la giovane per tutta la durata dell'intervento serale. Ha posato lo sguardo su di lei "piute volte dello necessario". Ne ha registrato l'età, "più d'una dozzina d'anni 'n meno del sottoscritto", il che la colloca intorno ai venticinque anni. Ha scelto deliberatamente di non chiederne il nome, "faccenda ben atipica pe' una risorsa ch'ha avuto di che seguitare l'intervento operativo". E ora, il giorno dopo, ci rimugina addosso nel diario con un'estensione che lui stesso riconosce come ironica: "ne trovi l'ironia a ciarlarne pe' lunghe frasi nel diario odierno".

Il cronista deve collocare l'episodio nella genealogia degli incontri femminili che il corpus documenta, perché Arthur, pur non nomando esplicitamente le figure precedenti, ne ricalca il pattern con variazioni significative. Nella #996 del 22 marzo, Maddison, la sovrintendente del Neighborhood Theatre, produceva in Arthur un'attrazione rapida e un processo di verifica altrettanto rapido: "ho notàtomi tentare di crociare il guardo suo", poi la conversazione rivelava l'incompatibilità, poi l'archiviazione. Nella #993 del 19 marzo, Leslie Cheeks, la nuova responsabile del progetto Sting, suscitava un apprezzamento immediato corredato da un disclaimer esplicito: "non vi sono allusioni d'alcun disìo ch'oltri la mera conoscenza informale". Il procedimento era lo stesso: nota, valuta, archivia. L'anonima di Snatchmount rompe questo schema in un punto cruciale: Arthur non archivia. Non verifica la compatibilità, non formula un disclaimer, e soprattutto non chiede il nome, privandosi intenzionalmente dello strumento minimo di contatto con una persona con cui ha lavorato per ore.

La ragione, secondo l'autoanalisi che Arthur sviluppa nelle righe successive, è che l'assenza del nome funziona come "ulteriore ostacolo all'impulsi stessi", un "asceticismo forzato e indifferenza mandatoria". Arthur non si è trattenuto nonostante la curiosità: ha costruito un argine nel gesto stesso della non-conoscenza. Non sapere il nome è non poter cercare, non poter scrivere, non poter alimentare il pensiero. È una tecnica di contenimento che opera a monte dell'impulso, tagliando il canale prima che il flusso inizi.

La riflessione che segue è costruita su tre emozioni distinte che Arthur nomina e scompone con una lucidità che, nel corpus dei primi due libri, non gli sarebbe stata accessibile. La prima è l'amarezza: "l'impossibilità d'accettare possibile una digressione femminile pe' la medesma e ferrea determinazione ch'omai ho posto nelle mire mie". Arthur ammette di non potersi più permettere ciò che la maggior parte delle persone considererebbe un'esperienza ordinaria. La fermezza dei propositi costruiti nel 1926, la riduzione del cerchio affettivo, l'isolamento dalle relazioni non essenziali, l'attenzione esclusiva a Lily, al lavoro e alla propria stabilità interna, non lasciano spazio per una "digressione femminile". La parola "digressione" è calibrata: non una relazione, non un rapporto, ma una deviazione dal percorso. Arthur ha smesso di pensare alle donne in termini di possibilità e ha cominciato a pensarci in termini di incompatibilità strutturale con la vita che sta costruendo.

La seconda emozione è il piacere. Arthur è soddisfatto della propria capacità di razionalizzare in tempo reale, senza perdere "il punto cardinale ove ho puntato i mie' obiettivi diari". Nelle prime entrate del corpus, e in particolare nella #49 dell'agosto 1923, Arthur descriveva l'attrazione per Susan Rommer come un fenomeno che "divincola delle costrizioni razionali nel minor tempo", cioè come una forza che scavalcava la ragione. Nella #992 del 18 marzo 1926, a proposito degli "istinti primordiali" che lo avevano condotto a Valerie tradendo la stabilità di Allison, Arthur ammetteva che tali istinti hanno il potere di "maciullare la ragione dell'individui". Nella #1023, per la prima volta fino a questa data del diario, Arthur dichiara che la ragione non è stata scavalcata. Gli istinti ci sono stati, il profilo della giovane gli è apparso "compatibile, appetibile e grazioso", ma il punto cardinale è rimasto fermo. La soddisfazione che Arthur ne trae è quella di chi constata un progresso terapeutico: il lavoro con la dottoressa Nauer, iniziato nel Preambolo del 1924 con la raccomandazione di "registrare tutto lo che reputo necessario su qualche foglietto", ha prodotto nel 1926 un uomo capace di attraversare un'attrazione senza esserne trascinato.[67]

La terza emozione è la rabbia, e Arthur la nomina con la franchezza che il diario gli permette e che la vita esterna gli nega. È rabbia per la comprensione eccessiva: Arthur capisce troppo, in quegli istanti, di sé stesso e degli istinti, e vorrebbe non capire, vorrebbe possedere "l'abilità stolida ma 'sì beata d'abbandonarsi a tale facezie". La lucidità, in altri termini, non è gratuita. Ogni volta che Arthur riesce a non cedere all'impulso, paga il prezzo della consapevolezza di ciò che sta rifiutando. Nella #253 del febbraio 1924, Arthur descriveva con esattezza lo stesso conflitto: "la conseguente tenzone che sorge fra 'l senno e l'istinti bestiali che so di non dover sopprimere ma coi quali debbo conversare. Ma la forza deficita, talvolta". La differenza fra la #253 e la #1023 è che nel 1924 la forza deficitava, e Arthur lo ammetteva; nel 1926 la forza regge, ma il costo del mantenerla è la rabbia per ciò che la forza esclude. Non è più il cedimento che brucia: è la rinuncia.[68]

Il terzo nucleo dell'entrata torna alla pulizia dell'appartamento, e la sua collocazione dopo la riflessione sull'anonima di Snatchmount non è casuale, anche se Arthur non ne evidenzia il nesso. Ada è arrivata alle nove del mattino, e i due hanno proseguito nella "missione" di ridurre i quarti a "una geometria minimalista e luccicante sin rivali". Un altro sacco di oggetti ha lasciato le mura. Arthur osserva che sta "spingendo cotale decisione verso l'esilio impietoso di tutto ciò che 'n ha una funzione pratica precisa, e che 'n rispetta le mie esigenze estetiche". La formulazione va connessa a un passaggio che il corpus conserva fin dalla #22 del luglio 1923, dove Arthur rievocava le parole della dottoressa Nauer: l'appartamento è "un'estensione della mia psiche", e la ricerca costante di "un ordine ottimizzato, d'una geometria sotto 'l mio completo controllo e un minimalismo funzionale" è ciò che Arthur in parte desidera e in parte è. Quasi tre anni dopo, il principio è lo stesso ma l'applicazione è diversa: nel 1923 il minimalismo era un ideale invocato per placare le "inconsce sirene", come scriveva nella #107 dello stesso autunno parlando della "geometria residua del passaggio di Ada" che gli restituiva la concentrazione; nel 1926 il minimalismo è diventato una pulsione di svuotamento che Arthur stesso definisce "estremizzata" e che riconosce come espressione delle proprie "recenti acque torbide". Lo sgombero dell'appartamento non è più solo funzionale alla vendita: è un atto psicologico, una proiezione dell'isolamento interiore sulla superficie fisica dell'ambiente domestico. Ogni oggetto rimosso è uno stimolo in meno, un ricordo in meno, un legame in meno con il mondo che Arthur sta progressivamente mettendo fuori dalla porta.

Ada, in questo processo, è la figura complementare e silenziosa che il corpus documenta con costanza dal primo anno. Arthur la descrive con una formula che racchiude il rapporto in due tratti: "non pone dimande" e "porta sempre seco olio di gomito e comprensione". Ada non chiede perché Arthur stia svuotando la casa, non chiede perché il suo viso è dimagrito, non chiede perché non beve più e non fuma più. Lavora, e la sua presenza operativa è il tipo di relazione che Arthur, nel regime di contrazione relazionale della prima metà di aprile, riesce ancora a tollerare senza attrito.[69]

Il quarto nucleo è la cronaca dell'astinenza, e la #1023 ne segna un punto di avanzamento rispetto alle entrate precedenti. Arthur annota che la giornata è stata "l'ennesimo dì solo d'acqua e infusi, sin scombussoli etilici od eccitanti". La parola "eccitanti" è nuova in questo contesto e aggiunge il caffè alla lista delle sostanze che Arthur sta riducendo o eliminando. La cronologia dell'astinenza va ripercorsa con precisione. La #1014 del 9 aprile fissava la regola: birra e pipa solo ai pasti principali. La #1015 del 10 aprile inaugurava il regime. La #1017 del 12 aprile registrava la prima trasgressione con "qualche chiara 'n più dello che m'ero promesso" e il successivo esaurimento delle scorte come argine involontario. La #1018 del 13 aprile documentava la crisi somatica dell'astinenza: ganasce aride, cranio sballottato, il corpo che chiede il bocchino e le esalazioni. La #1019 del 14 aprile segnava la svolta: la pipa cessata definitivamente, "resteranno qual finati ninnoli estetici alla bella vista dell'ospiti". La #1021 del 16 aprile sperimentava le chiare senza fermentazione, prodotte senza l'uso di saccaromiceti per evitare ogni effetto alcolico, e ne restava delusa. La #1023 conferma la tenuta del regime e ne estende la portata: non più solo birra e pipa, ma anche il caffè del mattino, quell'"arabica fumante" che la #1015 menzionava come rituale della quinta ora del mattino e che la #108 dell'ottobre 1923 già collocava come compagna costante delle mattinate invernali di April Street.

Arthur non maschera il costo dell'astinenza, e lo registra con la franchezza che riserva al diario: "le tenzoni momentanee e fisiologiche ch'ho di che frontare al destarmi, quan l'arabica fumante e la pipa faceano da contorno all'introduzione del nuovo dì". Il rituale del risveglio, costruito in anni di abitudine, prevedeva caffè e pipa come apertura della giornata. Eliminare entrambi significa riscrivere l'architettura delle prime ore di ogni giorno, e Arthur ammette che la riscrittura provoca "una fame" che nessun sostituto ancora colma. Ma è qui che l'entrata raggiunge il proprio punto più profondo, perché Arthur identifica nella scrittura diaristica stessa un possibile anestetico: "v'è una fame, d'ogni modo, che s'appaga non poco coll'estensione di codeste pagine; mi dimando s'il mio spurgo su codesta effemerida ha di che assuefare 'n maniere affini".

La domanda è cruciale e va letta come l'osservazione di un uomo che, avendo eliminato tutte le altre dipendenze, comincia a interrogarsi sulla natura della dipendenza residua, quella dal foglio bianco. Il diario è nato nel 1923, su raccomandazione della dottoressa Nauer, come strumento terapeutico per "registrare tutto lo che reputo necessario". Dopo quasi tre anni e oltre mille entrate, Arthur si chiede se lo "spurgo" diaristico non stia diventando esso stesso una forma di assuefazione, un meccanismo che si autoalimenta e che, in assenza di altri canali di sfogo, si espande per riempire il vuoto. La risposta che Arthur offre è aperta e consapevole della propria circolarità: "poscia tre anni, la dimanda ha di che solversi sola". La durata stessa del processo diaristico è la risposta: se dopo tre anni il diario è ancora necessario, la necessità è la risposta. Non serve diagnosticarla ulteriormente.[70]

In definitiva, la #1023 è un'entrata di sabato sera, scritta nella quiete di un appartamento sempre più vuoto, da un uomo che il giorno prima ha lavorato fino all'una di notte e il giorno dopo non ha più vizi a cui aggrapparsi, più persone a cui scrivere oltre Lily e Juliet, più stanze piene di oggetti a cui appoggiarsi lo sguardo. L'anonima di Snatchmount ha attraversato il suo campo visivo e Arthur l'ha lasciata passare, pagando il prezzo della consapevolezza. I sacchi di cianfrusaglie sono usciti dalla porta. Il caffè del mattino è diventato acqua. E il diario, ultimo canale aperto, ha accolto la sera con pagine piene di una precisione che, nell'autunno del 1923, quando Arthur scribacchiava i suoi primi taccuini "coll'occhi semichiusi" davanti alla tazza d'arabica tiepida della #108, sarebbe stata impensabile. Arthur ha meno di prima. E scrive di più.

Nessun dubbio. Scrivo.

#1024 — Dwarven Mounts, Rarecrop e la signora Maney

La #1024 cade di domenica 19 aprile 1926. Arthur scrive alle 16:25 da April Street, in una giornata domestica trascorsa con Ada nella pulizia e nel riordino dell'appartamento e dell'ufficio di Bleedbig Street. L'entrata è lunga, digressiva, e cambia registro almeno tre volte: dalla cronaca domestica alla ricostruzione biografica di un collega, dalla riflessione sull'intolleranza sociale alla parentesi femminile della signora Maney, e infine allo scivolamento improvviso verso Valerie, interrotto prima di compiersi ma non prima di aver prodotto una delle frasi più nude del Libro Quarto.

Il primo nucleo è la mattinata domestica. Arthur si è svegliato alle sei, un orario che nel regime Kryomont è tardivo e che appartiene alla temporalità del fine settimana. Ha resistito alla tentazione del sonnellino pomeridiano per accumulare stanchezza in vista della serata, coerente con il metodo di condizionamento del sonno che le entrate dalla #1010 del 5 aprile hanno documentato come disciplina ferrea della stagione operativa. Il lavoro di oggi è doppio: il guardaroba, sia il proprio sia quello di Lily, e la pulizia dell'ufficio in Bleedbig Street. Su quest'ultimo Arthur aggiunge un'osservazione che il cronista deve registrare per il suo valore di cronistoria degli spazi. L'ufficio di Bleedbig Street, che nelle entrate del Libro Secondo e del Libro Terzo è stato il "fugiglio creativo" di Arthur, il luogo dove ritirarsi a scrivere, a lavorare sui manoscritti, a separare la vita domestica dalla produzione letteraria, nella #1024 è definito "deposito di scartoffie e cianfrusaglie stagionali", non più lo studio che era.[71] Il passaggio funzionale da spazio creativo a ripostiglio è un dato che si colloca nella traiettoria di contrazione che le entrate dell'aprile 1926 documentano: la Kryomont ha assorbito le ore creative, il diario è l'unico sbocco di scrittura rimasto, e lo studiolo ha perso la propria funzione originaria per diventare un magazzino. Arthur non commenta la trasformazione, la constata. Ma il cronista deve notare che la perdita dello spazio creativo separato è un evento che modifica la topografia della vita di Arthur: tutto si comprime nell'appartamento di April Street, e lo studiolo di Bleedbig Street, che la #308 del maggio 1924 inaugurava come prima conquista logistica dopo la lacuna della prima Kryomont, è diventato una stanza in più che non serve più a ciò per cui è stata pensata.

Il secondo nucleo è la ricostruzione della carriera di Mortimer Rarecrop, e occupa la porzione più estesa dell'entrata. Arthur domani sarà alla Crosspath di Dwarven Mounts, un piccolo stabilimento poco distante da Lylcoin che il corpus documenta fin dalla #172 del dicembre 1923, quando Arthur lo raggiungeva per la prima volta con il signor Tinsteel per un'attività di recupero informazioni. In quella stessa #172 Arthur incontrava per la prima volta Lara Maney, impiegata dello stabilimento, "vecchia conoscenza" non vista "da almeno un lustro". Dwarven Mounts, dunque, è un luogo che nel diario è legato fin dalla sua prima comparsa a due figure: una collega ritrovata e un rapporto da coltivare.

Arthur racconta la storia professionale di Mortimer con una precisione che rivela la propria capacità di ricostruire, a partire da conversazioni sparse lungo gli anni, l'intera parabola lavorativa di un individuo. Rarecrop è una "atavica conoscenza" del periodo di Arthur alla Crosspath di Lylcoin, quando entrambi lavoravano sotto la direzione di Fernand Shores. Shores è una delle figure più significative della vita professionale di Arthur, menzionata fin dalla #22 del luglio 1923, dove Arthur lo descriveva come oggetto di "sincero rapporto d'amicizia e stima", e nella #39 come mentore che aveva saputo indirizzare le capacità direttive di Arthur quando altri superiori non avevano speso tempo a farlo. Il rapporto fra Arthur e Shores, radicato negli anni del Moore Shop di Wish Street, fornisce l'ancoraggio biografico che lega Arthur a Rarecrop: entrambi provengono dalla stessa generazione di impiegati formati sotto la supervisione di una figura che Arthur considera esemplare.[72]

Il percorso di Rarecrop è quello di un uomo competente spostato di sede in sede dal meccanismo delle promozioni e delle riassegnazioni che la struttura industriale della Britannia Latiromica degli anni Venti impone ai propri quadri intermedi. Dalla Crosspath di Lylcoin, Mortimer è stato promosso e poi assorbito dalla Letterlong, dove il percorso è ripartito "d'un livello inferiore con mansioni più manuali ed orari complessi". Il passaggio dalla Crosspath alla Letterlong, nel sistema delle fabbriche documentato dal corpus, non è un avanzamento lineare: è un salto di ecosistema, da un'azienda a un'altra, con conseguente perdita del grado acquisito e necessità di ridimostrare le proprie competenze in un contesto che non le conosce. Dalla Letterlong, Rarecrop è passato alla Withon con funzioni direttive, la stessa Withon presso la quale Arthur lo ha reincontrato a Glasspool, cittadina della contea di Augustine che il corpus documenta come tappa regolare dell'itinerario tabulativo di Arthur. Ma anche a Glasspool Mortimer non era nel proprio "ecosistema ideale": la fabbrica si trovava a un'ora di vettura dalla sua dimora in Bolinthos, l'orario dei cancelli alle sei della mattina richiedeva sacrifici che la retribuzione non giustificava, e la nascita di una figlia ne rendeva insostenibile l'assenza domestica quotidiana. Verso l'autunno del 1925, Rarecrop è scomparso dallo stabilimento di Glasspool senza che Arthur ne cercasse notizie. Il ritrovamento è avvenuto a marzo, quando la calendarizzazione Kryomont ha portato Arthur alla Crosspath di Dwarven Mounts, dove Mortimer è approdato come direttore dei reparti e dell'amministrazione generale.

La cronistoria che Arthur redige è preziosa per il cronista perché disegna il percorso tipico di un quadro intermedio nell'industria pesante della regione di Hillfoot: promozioni che comportano trasferimenti, trasferimenti che comportano degradi, degradi che richiedono nuove scalate, il tutto governato da un mercato del lavoro dove il merito personale è condizione necessaria ma non sufficiente, e dove la variabile determinante è spesso la vicinanza geografica fra la fabbrica e la dimora dell'impiegato. Il caso di Rarecrop è istruttivo anche come specchio della condizione di Arthur: entrambi provengono dallo stesso ambiente formativo sotto Shores, ma Arthur ha scelto la strada della vendita itinerante, che gli consente di tornare ogni sera a Lylcoin, mentre Mortimer ha inseguito le promozioni fisse, finendo per essere sballottato fra stabilimenti lontani fino a trovare una collocazione accettabile nella piccola Crosspath di Dwarven Mounts, a pochi minuti di vettura da casa. L'ironia sottile è che Mortimer, dopo anni di peregrinazioni, è tornato a un raggio d'azione che Arthur non ha mai lasciato.

L'osservazione di Arthur sulla propria intolleranza sociale nei confronti di Rarecrop è il terzo nucleo dell'entrata, e va letta con la cura che merita perché contiene una delle autodiagnosi più articolate del Libro Quarto sulla dinamica fra la maschera professionale e l'insofferenza autentica. Arthur ammette che le conversazioni con Mortimer lo appesantiscono, pur riconoscendo che "v'è peggio e v'è ancora più peggio". La ragione è la logorrea del collega, definita "poco utile pe' 'l mio funzionamento impiegatizio o personale". Arthur comprende le ragioni di Mortimer: l'isolamento in uno stabilimento piccolo, la mancanza di interlocutori, il bisogno di sfogare pensieri accumulati nel silenzio delle giornate di fabbrica. Comprende perfino "la necessità di mantenere 'l tutto cordiale e meno frettoloso possibile durante l'incontri". Ma la comprensione non produce tolleranza. "Pésami la logorrea", scrive, e il verbo è fisico: la loquacità di Mortimer ha un peso, non un fastidio.

La frase con cui Arthur chiude il passaggio è di una lucidità che il cronista deve notare perché rovescia il rapporto colpa-vittima che il diarista tende abitualmente a costruire a proprio sfavore: "son ì che fungo differente, non elli ch'è in fallo". Arthur riconosce che il problema è nel ricevente, non nel mittente. Rarecrop è cordiale, collaborativo, informativo, generoso nello spazio di manovra che concede per le operazioni inventariali. È Arthur che non riesce a tollerare la dose di socialità che il rapporto richiede. L'ammissione richiama la #53 dell'agosto 1923, dove Arthur, nel pieno della prima stagione Kryomont, scriveva di non trovare "agevole ostentare un'affabilità che, a ben guardare, non m'appartiene per vero", pur sapendo di essere divenuto "abile quanto basta a render docili l'ore e scorrevoli le trattative", e aggiungendo che "dissotto di tale superficie permane una distanza che raramente còlma". Quasi tre anni dopo, nella #1024, la distanza è la stessa, ma la consapevolezza è cambiata: l'Arthur del 1923 si descriveva come portatore di un'affabilità estranea, l'Arthur del 1926 chiama la propria insofferenza per nome e la attribuisce a sé stesso, non all'altro.[73]

Il quarto nucleo è la parentesi su Lara Maney, e il cronista deve affrontarla con la cura che le deviazioni sentimentali del diario richiedono. Lara è la "vecchia conoscenza" della #172 del dicembre 1923, dove Arthur la ritrovava alla Crosspath di Dwarven Mounts dopo almeno un lustro e le prometteva un contatto epistolare. Nella #1024, quasi tre anni dopo, Arthur apprende che Lara si è sposata "uno o due anni addietro" e che risiede a Lylcoin, non distante da April Street. La notizia del matrimonio è accompagnata da una precisazione che Arthur non attenua: "vi sono stati, tuttavia, indizi per nulla celati, quissà ben espliciti, ch'ella 'n sia ben contentata da codesto rapporto". Arthur non specifica la natura degli indizi. Non dice se siano parole, gesti, sguardi, o tutti insieme. Dice che non erano nascosti, e che erano forse deliberatamente espliciti.

La riflessione che segue è una delle più schiette che il diario abbia consegnato fino a questa data sulla dinamica fra Arthur e le presenze femminili che non rientrano nella sfera sentimentale dichiarata. Arthur ammette che Lara ha "premure ne' mie' confronti d'una misura ch'oltra 'l banale" conoscere, usando il verbo "acquiescere" che nel suo lessico indica la conoscenza, e precisa che il "rigore mio" sta nel "mantenere le distanze, nonostante ben dilèttomi 'n punzecchi e allusioni". Il confine è tracciato con chiarezza chirurgica: Arthur flirta, lo sa, e lo fa "piute pe' ricaricare l'ego mio solitario e rugginito che pe' un serio interesse nelli suo' confronti". È una dichiarazione di utilizzo strumentale del corteggiamento, dove la gratificazione è autoriflessiva e non diretta verso l'interlocutrice. Arthur si ferma, scrive, "quando ciò puote anche solo parere immorale o crudele", e aggiunge: "già vi sono scorso 'n tali falle, sebbene 'l diario non n'abbia avuto ancora motti riguardo".

La frase è importante perché introduce nel corpus un passato sentimentale non documentato nelle entrate fino a questa data. Arthur dichiara di aver già superato il confine dell'immoralità con donne coinvolte in altri rapporti, ma il diario non ne ha traccia. Il dato conferma ciò che la #926 del gennaio 1926 formulava come principio generale: le omissioni del diario non sono solo cronologiche, sono intenzionali, e riguardano in primo luogo le "artigliate 'n volto e core" che Arthur sceglie di non registrare. Lara Maney è il caso in cui l'omissione viene dichiarata come tale nel momento stesso in cui viene compiuta: Arthur annuncia ciò che non racconta, traccia il confine e lo chiude.

Ed è a questo punto che il testo devia verso Valerie, in un modo che il cronista deve trattare con la massima attenzione. Arthur scrive: "Valerie pure, l'anni ch'abbiamo condiviso, avea ancora di che estraniarsi burocraticamente dalla sua vita precedente. Di fatto mai fu mia, or che vi ragiono." Le due frasi vanno lette separatamente. La prima introduce un dato fino a oggi non esplicitato con questa chiarezza: durante gli anni che Arthur ha condiviso con Valerie, lei era ancora legata burocraticamente alla vita precedente. Il corpus ha documentato Valerie attraverso decine di entrate, dalla #33 dell'agosto 1923 alla #1000 del 26 marzo 1926, passando per la colossale #358 del giugno 1924 e per il congedo del ciondolo nella #998 del 24 marzo. In nessuna di queste entrate Arthur aveva dichiarato esplicitamente che Valerie, durante la relazione, non aveva sciolto i legami formali con il proprio passato. La #1024 lo dice in un inciso che non occupa più di una riga, e lo dice come premessa a un paragone con la situazione di Lara Maney, anche lei donna legata a un uomo mentre mostra interesse per Arthur.

La seconda frase, "di fatto mai fu mia", è il rovesciamento retroattivo di tutto ciò che il corpus ha costruito intorno alla figura di Valerie. Arthur non sta dicendo che Valerie se n'è andata. Sta dicendo che non è mai stata sua. La distinzione è fra una perdita e un'illusione. Arthur, nel marzo del 1926, ha gettato il ciondolo di Valerie dall'oblatura della carrozza, ha svuotato l'appartamento dei ninnoli che la ricordavano, le ha dedicato l'entrata del millesimo come congedo definitivo. Nella #1024, un mese dopo, la posizione si sposta ancora: non c'è nulla da perdere perché non c'è mai stato nulla da possedere. Il possesso era un'illusione, e Arthur lo riconosce "or che vi ragiono", con il distacco di chi guarda una vecchia convinzione e la trova insostenibile.

Ma Arthur si ferma. "Ho deragliato, non v'è 'l caso orora di discorrerne riguardo." Il freno è immediato, quasi violento. La digressione su Valerie è durata due frasi, e Arthur la tronca con la consapevolezza che aprire quel capitolo, qui, in un'entrata sulla pulizia domestica e sulla signora Maney, significherebbe concedersi un'elaborazione che il giorno non prevede. La promessa di un ritorno, "quissà un dì dalle cifre tonde ne vedrà la cronaca, quissà l'altri mie' libercoli", è il modo parkeriano di rinviare senza rifiutare. La storia non documentata che Arthur allude, quella delle relazioni con donne legate ad altri, quella del legame burocraticamente mai sciolto di Valerie, potrà trovare spazio altrove, in un'entrata dalle cifre tonde oppure nei libri futuri che il diarista già prevede per i propri anni a venire.

La chiusa dell'entrata torna alla superficie con una leggerezza calibrata: "Orbene. Sarò lieto di sprecare due ciarle colla signora Maney, dimani." Il passaggio dal buio della digressione su Valerie alla cortesia superficiale della conversazione prevista con Lara è un salto di registro che solo il diario può ospitare senza stridente. Arthur sa che domani, alla Crosspath di Dwarven Mounts, indosserà la maschera del lavoro, scambierà qualche battuta con una donna che gli fa il filo e che lui trattiene a distanza per rigore e per calcolo, e tornerà a casa con l'ego "un poco ricaricato" e la coscienza a posto. Sotto la maschera, sotto la cortesia, sotto i punzecchi e le allusioni, resta la frase su Valerie che Arthur ha gettato nel diario come si getta un sasso in un pozzo, per misurarne la profondità dal tempo che impiega a toccare il fondo. Due frasi, e il fondo non è stato raggiunto. Arthur lo sa, e per questo ha smesso di contare.[74]

In definitiva, la #1024 è un'entrata di vigilia che si trasforma in ricognizione interiore. Il dato operativo è minimo: domani alla sesta ora a Dwarven Mounts, la sera presto a letto, il corpo che deve resistere. Ma dentro quel dato minimo si apre una galleria di ritratti, di ricordi, di ammissioni calibrate che il regime restrittivo della Kryomont lascia affiorare solo quando il fine settimana concede la tregua necessaria. Mortimer Rarecrop con la sua carriera a spirale e la sua logorrea che Arthur sopporta sapendo di essere lui il problema. Lara Maney con il suo matrimonio infelice e le sue premure che Arthur alimenta per vanità e arresta per rigore. Valerie con la sua proprietà mai acquisita e la sua perdita mai verificatasi. E lo studiolo di Bleedbig Street, divenuto ripostiglio, come metafora involontaria di una vita creativa che la stagione Kryomont ha messo in pausa e che attende, sotto le scatole e le cianfrusaglie, il momento di ricominciare.

#1025 — Dwarven Mounts, l'inventario delle virtù e la diagnosi del limbo

La #1025 cade di lunedì 20 aprile 1926. Arthur scrive alle 15:26 da April Street, nel primo pomeriggio, di rientro dalla Crosspath di Dwarven Mounts dove l'intervento Kryomont è iniziato alle sei della mattina e si è concluso alle dieci. È un'entrata che il cronista deve affrontare come un documento a due velocità: la prima metà è cronaca operativa scorrevole, la seconda è un'autoanalisi a campo largo che, partendo dalla constatazione di un umore persistentemente corroso, tenta per la prima volta nelle entrate del Libro Quarto di identificare non i sintomi della propria condizione ma la causa strutturale che li produce.

Il primo nucleo è l'intervento in fabbrica. Il trio Frontprice era accompagnato da quattro risorse aggiuntive inviate da Raventale. Fra queste Arthur segnala Sally Dickinson, "atavica conoscenza de' mie' tempi presso il Moore Shop di Wish Street". Il cronista deve registrare che la Dickinson non è una figura sconosciuta nel corpus: la #309 del 3 maggio 1924, scritta alla ripresa dopo la lacuna della prima stagione Kryomont, la presentava come "impiegata della Corser, un'azienda di supporto alla Frontprice", inviata come supporto operativo alla Activa Corp. di Chesterville, e la descriveva in termini inequivocabili: "non potevo essere più lieto d'avere tale supporto data la sua esperienza decennale ch'ho potuto toccare con mano ne' mie' anni presso il Moore Shop di Wish Street ove saltuariamente ella si recava per alcune sistemazioni inventariali".[75] Sally è dunque una professionista che Arthur conosce da prima dell'inizio del diario, che ha incrociato durante la prima Kryomont e che ritrova ora, due anni dopo, alla terza. La continuità del personale di supporto attraverso le stagioni è un dato operativo che merita di essere notato: la Corser fornisce risorse alla Frontprice per i progetti Kryomont, e fra queste risorse alcune sono sufficientemente esperte e competenti da rappresentare un valore aggiunto che Arthur riconosce con soddisfazione. La frustrazione che nella #1014 del 9 aprile Arthur riversava sugli addetti di supporto a Tallshore, definiti lenti e noncuranti, trova qui il suo contrappeso: quando il supporto è qualificato, la differenza si sente.

Arthur annota un problema organizzativo che non è nuovo ma che nella #1025 viene formulato con chiarezza particolare: "coll'informazione anticipata della sua presenza, avremmo potuto concedere a me, Stewart od al sior Tinsteel, un dì aggiuntivo pe' riposare o dedicarsi ad ulteriori attività". Il problema è che gli addetti assegnati da Raventale "vengono scoperti solo 'n loco", ossia il trio Frontprice non sa in anticipo chi sarà presente come supporto e quindi non può calibrare la propria squadra in funzione delle competenze disponibili. Il dato conferma la frizione organizzativa fra la sede Kryomont e gli operatori sul campo che Arthur denuncia fin dalla #1009 del 4 aprile, dove le linee guida obsolete per le Crosspath producevano il primo sfogo furente della stagione, e che la #1021 del 16 aprile portava allo scontro aperto con Tinsteel sulla calendarizzazione. La struttura centralizzata del progetto, gestita attraverso Raventale come tramite, non comunica in modo adeguato con la prima linea operativa. Arthur lo registra senza fuoco, questa volta, ma la constatazione è lucida: un'informazione in più avrebbe prodotto un giorno di riposo in più per qualcuno del trio, e quel giorno di riposo, nel regime di esaurimento che le entrate dell'aprile 1926 documentano con crescente insistenza, non è un lusso ma una necessità fisiologica.

L'intervento è filato senza problemi. Il reparto si è detto soddisfatto. Alle dieci Arthur aveva già concluso. L'arrivo della signora Maney alle sette della mattina e di Mortimer Rarecrop alle nove è registrato senza commento operativo, segno che la loro presenza è stata ordinaria e non ha modificato il ritmo delle tabulazioni. Il cronista deve notare che la mattinata di lavoro alla Crosspath di Dwarven Mounts, quattro ore in tutto, è fra le più brevi della stagione operativa fino a questa data: la #1013 dell'8 aprile documentava otto ore a Craneville, la #1020 del 15 aprile un turno completo a Knighthill con oltre sei ore di lavoro più il sopralluogo pomeridiano a Nutterpyne. La brevità di Dwarven Mounts è coerente con le dimensioni ridotte dello stabilimento, che la #172 del dicembre 1923 introduceva nel corpus come "una località che 'n credo d'aver mai raggiunto 'n tutti quest'anni a Lylcoin e Bolinthos" e che la #1024, scritta il giorno prima, definiva piccola e comoda, scelta più per la vicinanza alla via principale verso Lylcoin che per necessità di calendarizzazione.

Il secondo nucleo riguarda l'incontro con Lara Maney dopo il lavoro. Alla fine dell'intervento, Lara ha offerto ad Arthur qualcosa alla taverna accanto alla fabbrica, e i due si sono "appartati per un quarto di ora o poco di più". Le ciarle sono rimaste "sul vago, sin carezzare argomenti scomodi o spinosi per entrambi". Arthur aggiunge di aver "posto resistenza dal mio costante allenamento carismatico coll'individui femminili", e precisa: "non v'era cagione pe' alludere o punzecchiare, stamane, mi sono contentato d'una finestra sin obbligazioni e urgenze 'n compagnia d'una vecchia amica". Il passaggio va letto come continuazione diretta della #1024, scritta il giorno prima, dove Arthur confessava di "dilettarsi 'n punzecchi e allusioni" con Lara "piute pe' ricaricare l'ego mio solitario e rugginito che pe' un serio interesse nelli suo' confronti", e dove si imponeva di fermarsi "quando ciò puote anche solo parere immorale o crudele". Nella #1025, il confine è stato rispettato: Arthur non ha flirtato, non ha alluso, non ha punzecchiato. Si è limitato alla compagnia, e il tono con cui ne scrive è di quieta soddisfazione. La "finestra sin obbligazioni" è il dato più significativo: Arthur ha trascorso quindici minuti con una persona senza che quei quindici minuti servissero a qualcosa di operativo, senza che la maschera del lavoro dovesse essere indossata, senza che il regime di contrazione relazionale degli ultimi dieci giorni lo impedisse. Lara Maney è, insieme a Lily e a Juliet, una delle pochissime presenze che il filtro di Arthur lascia passare in questo periodo. Che Arthur la definisca "vecchia amica" e non "signora Maney" come nel resto dell'entrata è un dato di registro che segnala il momento in cui la distanza professionale cede alla familiarità.

Il terzo nucleo è il rientro in April Street e il tentativo di riposo. Arthur è tornato alle undici, ha concesso al corpo un riposo sul sofà, ma il sonno non è arrivato: "l'occhi serrati e la posa orizzontale sono state l'uniche similitudini col sonno, ché 'l cranio pare 'n essersi spento nemmanco un minuto". È la quarta volta nelle entrate dell'aprile 1926 che il tentativo di sonnellino diurno viene registrato come fallito o parziale: la #1008 del 3 aprile, la #1012 del 7 aprile, la #1017 del 12 aprile e ora la #1025. Il corpo si sdraia, gli occhi si chiudono, ma il cervello resta acceso. Arthur attribuisce il dato al lato positivo della contabilità del sonno: la mancata riuscita del riposo diurno accelererà la resa serale, il che significa che domani la sveglia sarà meno violenta. Il ragionamento è coerente con il metodo di condizionamento del sonno costruito fin dalla #1010 del 5 aprile, ma il cronista deve osservare che il pattern del cervello che non si spegne, ripetuto lungo due settimane, potrebbe indicare qualcosa di diverso dalla semplice disciplina del sonno. Arthur lo sfiora nel nucleo successivo senza affrontarlo direttamente.

Il dato operativo di domani è breve ma importante. Tinsteel ha concesso ad Arthur il permesso di occuparsi delle obbligazioni Frontprice ordinarie nelle contee di Naught Port e Greenrice, invece di seguire il trio alla Withon di Bolinthos in Craze Avenue. È il secondo giorno dell'intera stagione, dopo il 14 aprile documentato nella #1019, in cui Arthur non parteciperà a un intervento Kryomont. Arthur ne è grato, e la gratitudine è significativa: nella #1021 del 16 aprile, quattro giorni prima, Arthur e Tinsteel si erano scontrati alla taverna di Sheenville sulla gestione del calendario operativo, e Arthur era uscito dal colloquio furente.[76] Il permesso concesso nella #1025 può essere letto come segnale di una distensione nel rapporto fra i due, o semplicemente come adeguamento logistico alla rotazione che la #1014 del 9 aprile aveva descritto come struttura stabile della stagione. Arthur non specula sulla motivazione di Tinsteel; prende il giorno e ringrazia.

Il quarto nucleo è il cuore dell'entrata, e occupa tutta la seconda metà del testo. Arthur confessa che il proprio umore "non era de' migliori" e che "poco poteo divinare diversamente considerato l'ultimo periodo di fanghiglia umorale". L'immagine è concreta e tattile: la fanghiglia è qualcosa in cui si affonda, che rallenta i movimenti e li rende faticosi senza impedirli del tutto. Non è il baratro della #1018 del 13 aprile, dove la pioggia di Hillfoot e la crisi d'astinenza dalla pipa producevano un passaggio fra i più cupi del periodo; è qualcosa di meno acuto ma di più costante, una condizione di fondo che non impedisce il funzionamento ma ne altera la qualità.

Arthur tenta una diagnosi. Scrive di aver ragionato durante i momenti vuoti della mattinata su "ch'ha di che cangiare pe' riportarmi 'n una traiettoria affabile pure coll'individui ch'hanno di che starmi di torno cotidianamente". La domanda è importante perché non riguarda il lavoro, non riguarda la Kryomont, non riguarda la Fox Reprise. Riguarda la socialità quotidiana: Arthur vuole capire perché non riesce a essere tollerabile con le persone che ha intorno ogni giorno, quelle che non richiedono la maschera del lavoro ma nemmeno rientrano nella cerchia ristretta di Lily, Juliet e William che la #1019 del 14 aprile aveva tracciato come unico perimetro sopravvissuto alla contrazione relazionale.

La prima risposta che Arthur si dà è insufficiente, e lo sa. Le cause del proprio "sbriciolìo recente" sono già state diagnosticate, la dottoressa Nauer non ha avuto nulla da aggiungere, e tuttavia "vi dev'essere un qualché di ben radicato ch'ho di che rimuovere nel breve termine". Nauer, che nella #1018 del 13 aprile accompagnava Arthur con la consapevolezza di non dover "diagnosticare molto più sullo e dello che sono l'avversione" dichiarata dal paziente, non è dunque riuscita a fornire la chiave che Arthur cerca. Il che non significa che la terapia non funzioni: significa che ciò che Arthur sta cercando è più profondo di ciò che una sessione può raggiungere, e che la risposta, forse, non è nei meccanismi psicologici ma nelle condizioni materiali della vita.

Ed è qui che l'entrata compie il suo passaggio più significativo. Arthur redige un inventario delle cose che funzionano nella propria vita, e lo fa con una precisione che ha il sapore del bilancio aziendale: l'appartamento guadagna meriti estetici grazie a lui e ad Ada; le obbligazioni Frontprice vengono completate anche durante la Kryomont; l'effemerida non perde entrate; i vizi sono stati eliminati; gli interventi Kryomont riscuotono successo presso la rete delle fabbriche; i libelli letterari continuano a raccogliere aggiunte e sistemazioni. È un elenco di sei componenti della propria vita, e tutte e sei funzionano. L'umore no. Il cronista deve registrare la dissonanza: Arthur sta documentando un periodo in cui ogni aspetto pratico della propria esistenza procede bene e in cui, ciononostante, l'umore è una "fanghiglia" costante. La dissonanza non è nuova nel diario: la #52 dell'agosto 1923 osservava già che "se fossi in vero 'n pace colla mia solitudine, tali risonanze si smorzerebbero sino quasi a dileguare", suggerendo che il problema non era mai stato la qualità delle azioni ma la qualità del rapporto con sé stessi. Quasi tre anni dopo, la #1025 arriva alla stessa soglia per una via diversa: non è il fare che non funziona, è il dove e il con quanto.[77]

La diagnosi che Arthur formula è la più materiale dell'intero Libro Quarto fino a questa data. Si domanda "s'il mio dondolare tra 'l disagio e lo sguardo bieco abbia di che vedere colla mia stessa dimora e colla situazione finanziaria precaria". Le due cause proposte sono concrete, verificabili, e il corpus le ha documentate entrambe con dovizia. La dimora: April Street è un appartamento in vendita che nessuno compra, in un quartiere di Lylcoin i cui rumori sono diventati intollerabili, con l'inquilino del quarto confinante che nella #923 del 6 gennaio 1926 produceva un volume oltre la soglia di sopportazione, e con il rumore di fondo urbano che la #1017 del 12 aprile definiva "inquinamenti acustici" ormai insopportabili. Arthur non abita più mentalmente in April Street: la #1010 del 5 aprile lo mostrava nell'atto di inscatolare gli oggetti, la #998 del 24 marzo aveva già gettato via il ciondolo di Valerie e poi, nella #1010, i "parecchi ninnoli" restanti. La dimora è un guscio in vendita che Arthur occupa per necessità logistica ma in cui il "cranio non dimora più". La formulazione è di una lucidità quasi topografica: il corpo è in Lylcoin, la testa è a Powles, e lo sfasamento produce una condizione che Arthur chiama "limbo".

La situazione finanziaria è il secondo polo della diagnosi. Lo "stremo d'aver di che contare ancora quanti priccioli rimangono al terminare del mese" è il problema che le entrate del marzo e dell'aprile 1926 hanno esposto con una cadenza quasi quotidiana: i sei argenti della #994 del 20 marzo, i due della #998 del 24 marzo, la vendita del biciclo nella #1001 del 27 marzo, i due lingotti chiesti ai genitori nella #1006 del 1 aprile. Arthur guadagna bene a regime, ma il ritardo retributivo della Frontprice e la mancata vendita dell'appartamento lo costringono a vivere in uno stato di precarietà permanente dove il denaro c'è ma non è ancora arrivato, e nel frattempo bisogna contare i centesimi. La precarietà finanziaria non è nuova nel corpus: la #928 del 13 gennaio parlava di "cinghia da stringere" e la #929 del 14 gennaio di "cisterna debitoria". Ma nella #1025 il dato economico viene collocato per la prima volta accanto al dato abitativo come coppia di cause strutturali dell'umore corroso. Non è la Kryomont a rendere Arthur infelice. Non è la Fox Reprise. Non è la solitudine scelta. È il fatto di vivere in una casa dove non vuole più stare e di non avere i soldi per andarsene quando vuole.[78]

La chiusa è di rassegnazione attiva, se è possibile una formulazione simile. Arthur sa che le cose cambieranno: "or ch'i percorsi che lastrico innanzi attendono solamente i mie' passi cadenzati e sin timori". La vendita dell'appartamento arriverà, il trasferimento a Powles si concretizzerà, i compensi della Kryomont riempiranno le tasche. Ma il "frattanto" è lungo, e Arthur lo sta vivendo come un limbo in cui le condizioni materiali non corrispondono alla direzione mentale. Il foglio, conclude, è il luogo dove lasciare uscire i dubbi "nel tentativo di donare una prospettiva e, quissà, un senno differente". È la funzione terapeutica del diario che il Preambolo del giugno 1924 dichiarava come origine dello scrivere, e che la #1008 del 3 aprile aveva riformulato come distinzione fra "spurgo diario" e funzione retrospettiva. Nella #1025, la funzione è la più elementare delle due: Arthur scrive per capire, e la scrittura, per una volta, non produce una risposta ma una domanda più precisa. Il che, nel sistema parkeriano, è già un risultato.

#1026 — L'intrugli, la lucidità e le mire che mancano

La #1026 cade di martedì 21 aprile 1926. Arthur scrive alle 15:46 da April Street, di rientro dalle obbligazioni Frontprice nelle contee di Naught Port e Greenrice. È il quindicesimo giorno della stagione operativa Kryomont, e l'entrata è la più confessionale del periodo successivo al ritiro dalla Fox Reprise. Non c'è un solo dato operativo che Arthur giudichi degno di essere registrato nel dettaglio: le tabulazioni sono liquidate in una frase, e tutto il resto è dedicato alla condizione interiore, alla seduta con la dottoressa Nauer, e a una distinzione programmatica fra mire concrete e mire astratte che il diario fino a questa data non aveva mai formulato come tale.

L'esordio è un inventario fisico, e va letto come tale. Arthur elenca i sintomi della giornata con una precisione che ha la cadenza della diagnosi: gli occhi pesanti nonostante il sonno, il passo che temporeggiava, le fibre muscolari che maledicevano gli spostamenti, il viso contratto in una "spossata smorfia di disinteresse" che la maschera del lavoro non è riuscita a coprire. L'ultimo dettaglio è il più significativo: Arthur sta dichiarando che la maschera professionale, il meccanismo di simulazione affabile che nella #53 dell'agosto 1923 definiva come capacità acquisita di mostrarsi "cordiale, sollecito, perfino partecipe" mantenendo intatta una distanza interiore, e che nella #1020 del 15 aprile applicava con consapevolezza tattica nel colloquio con il responsabile della Crosspath di Nutterpyne, oggi ha ceduto. La superficie cortese si è incrinata, e le impiegate delle fabbriche hanno visto non la maschera ma il volto. Per un uomo che ha fatto della simulazione professionale una virtù operativa, il cedimento della maschera è un dato clinico, non solo psicologico: indica che le risorse nervose destinate alla recitazione sociale, le stesse che nella #1011 del 6 aprile Arthur temeva di veder esaurirsi durante la stagione, si sono effettivamente esaurite.

La reazione di Arthur è duplice. Da un lato cerca rimedi materiali: "vi sono alcuni intrugli rinvigorenti ch'ho di che ingollare al mattino", disponibili in qualsiasi bottega d'angolo. Dall'altro, e più significativamente, dichiara l'intenzione di chiedere alla dottoressa Nauer "un qualché ch'abbia di che governare 'l mio stato umorale". La prima parte è un rimedio da banco. La seconda è una richiesta di intervento farmacologico o terapeutico di altra natura, e il verbo "governare" è scelto con precisione: Arthur non chiede di eliminare il proprio stato, chiede di gestirlo, di renderlo compatibile con le esigenze della stagione senza necessariamente dissolverlo. Il precedente più prossimo nel corpus è la #354 del 17 giugno 1924, dove Arthur raggiungeva il medico nel pomeriggio e ne usciva con "una busta di tonico in polvere", commentando con amarezza che l'attenuarsi dei vizi coincideva paradossalmente con il peggioramento della prestanza psicofisica.[79] Il parallelo fra le due situazioni è strutturale: nel giugno 1924, Arthur stava affrontando il dopo-Kryomont con le scorie della stagione nel corpo; nell'aprile 1926, sta affrontando il pieno della stagione con un regime di astinenza che, come la #1018 del 13 aprile aveva documentato, ha prodotto una lucidità che "esacerba ulteriormente 'l malestare". In entrambi i casi, la riduzione dei vizi non produce benessere ma consapevolezza, e la consapevolezza è più difficile da sopportare dell'intorpidimento.

La seduta con Nauer è documentata come avvenuta oggi, di ritorno dalle obbligazioni fuori da Lylcoin. Arthur ne riferisce l'intento senza riportare contenuti specifici della conversazione, conformemente alla riservatezza che il diario mantiene sulle sessioni terapeutiche. Il dato che conta è la frequenza: la #1016 dell'11 aprile annunciava l'intenzione di visitare Nauer "ne' prossimi giorni", la #1018 del 13 aprile documentava l'avvenuta visita, il telegramma al circolo letterario del 14 aprile (#1019) dichiarava la necessità di un "rapporto frequente" con la dottoressa. La #1026, sette giorni dopo la precedente visita, conferma che Arthur ha effettivamente intensificato la frequenza delle sessioni. Il rapporto con Nauer, che il Preambolo collocava alla radice stessa del progetto diaristico, la dottoressa che "più d'un anno addietro" aveva consigliato ad Arthur di registrare le proprie giornate su un foglio, torna in primo piano nei momenti in cui il diario da solo non basta a contenere il flusso.[80]

Il passaggio sulla cerchia relazionale residua è il secondo nucleo dell'entrata. Arthur conferma ciò che le entrate dalla #1014 del 9 aprile hanno costruito passo dopo passo: le sole persone a cui risponde sono Lily, Juliet e William. Il dato nuovo è che Arthur usa per Juliet il diminutivo "Jules", e nella chiusa lo ribadisce affiancandolo al nome completo: "Lily e Jules, l'ammetto". È un'intimità linguistica che non era apparsa nel diario fino a questa data, e che segnala un avvicinamento affettivo nell'economia della cerchia ridotta. Juliet Vermeer, che nella #997 del 23 marzo era documentata come corrispondente quotidiana e che la #1015 del 10 aprile collocava, insieme a Lily, fra le "uniche sponde certe" dei telegrammi di Arthur, riceve qui un soprannome che il diario le attribuisce nel momento in cui la cerchia si è contratta al minimo vitale. La prossimità linguistica è proporzionale alla rarefazione del contatto: meno persone Arthur ammette, più familiare diventa il modo in cui le nomina.

Ma il dato inquietante del passaggio non è il diminutivo. È la frase che segue: "veder incrinarsi anche i capisaldi dell'àncore mie, ha di che scaraventarmi presso la dottoressa Nauer 'n meno d'una giornata intera". Arthur sta dicendo che perfino Lily e Juliet, le due sole persone rimaste nell'ultimo cerchio di protezione, stanno perdendo efficacia come argini. Le risposte che Arthur invia loro sono "sin idee chiare sulle mie reali condizioni", il che significa che sta nascondendo la gravità della situazione anche alle persone che ha designato come ancore. La maschera del lavoro è caduta in fabbrica ma una maschera diversa, quella del padre e dell'amico che sta bene, è ancora in funzione. L'unica persona con cui Arthur può permettersi di non indossare maschera alcuna è la dottoressa Nauer, ed è per questo che la frequenza delle visite è aumentata: Nauer è l'unica destinataria di un'autenticità che il diario stesso, ammette Arthur, non riesce più a contenere da solo.

Il terzo nucleo è la diagnosi retrospettiva. Arthur cerca una causa, e la trova nella Kryomont: "chiaramente fu l'incipio del periodo Kryomont, sopra di tutto la parte operativa, ad affondare la sciabola didentro le coste ed abbandonarmi 'sì malconcio". La formulazione è significativa per il momento in cui arriva. L'Arthur delle entrate precedenti aveva documentato il deterioramento per frammenti, giorno dopo giorno, senza mai indicare una causa principale. L'esplosione contro Vixen del 7 aprile era stata attribuita alla saturazione dei livelli di pazienza (#1013). Il ritiro dalla Fox Reprise era stato motivato con una necessità terapeutica (#1019). L'isolamento relazionale era stato giustificato dalla triade di priorità Kryomont-Frontprice-Lily (#1014). La #1026 compie il passo che le precedenti evitavano: nomina la Kryomont come causa prima, come il colpo che ha squarciato un organismo già indebolito. Le diagnosi precedenti, le "quistioni della Fox Reprise", l'abbandono dei vizi, il conflitto con i colleghi, sono concause che "cumulano" al fattore principale ma che da sole non avrebbero prodotto il crollo. La #37 dell'agosto 1923, scritta durante un episodio di crisi nel primo anno del diario, conteneva una formulazione analoga nella struttura: Arthur vi descriveva la necessità di raggiungere lo studio della dottoressa Nauer "pregandole d'un forte colpo 'n testa pe' zerare tutto e bracciare novamente la quiete", mentre il cranio oscillava fra "emicrania e grido sin precedenti". Quasi tre anni dopo, nella #1026, il meccanismo è lo stesso, un accumulo che diventa insostenibile e che produce la corsa dal terapeuta, ma la consapevolezza diagnostica è diversa: nel 1923 Arthur non sapeva nominare la causa, nel 1926 la nomina con precisione chirurgica.[81]

La riflessione sulla cessazione dei vizi merita una nota a sé. Arthur torna su un punto che la #1018 del 13 aprile aveva inaugurato e che la #1019 del 14 aprile aveva in parte rovesciato. La lucidità prodotta dall'astinenza non è un beneficio puro: è un'esposizione. Senza il filtro dell'alcol e del tabacco, il mondo interno diventa più nitido, e la nitidezza è insopportabile: "la lucidità esacerba ulteriormente 'l mio malestare e ch'in fondo tale è pregio e non malasorte". Arthur lo riconosce come pregio, ma con la consapevolezza che il pregio non equivale al sollievo. L'astinenza, in questo contesto, funziona come la rimozione del vetro che la #1019 descriveva: Arthur vede chiaro, e ciò che vede non gli piace, ma preferisce vedere chiaro piuttosto che essere confortato dall'offuscamento. È una posizione che la dottoressa Nauer, secondo ciò che il corpus documenta delle sessioni, ha probabilmente contribuito a rendere sostenibile, perché senza un supporto esterno la lucidità forzata in un periodo di pressione estrema rischierebbe di produrre danni peggiori dell'intorpidimento che sostituisce.

Il quarto nucleo è il passaggio più denso e il più nuovo dell'entrata, perché formula una distinzione che il corpus non aveva ancora ospitato in forma esplicita. Arthur scrive: "ch'ho di che fare col conio, salvo 'l saldo delle pendenze, le burocrazie e il conforto pe' Lilian? Nulla viene d'utile d'una carretta di ori se 'n fondo nulla ha di che servirmi pe' l'animo." È una dichiarazione di inutilità del compenso economico che va oltre il lamento congiunturale delle entrate di marzo, quando Arthur contava sei argenti e ne vendeva il biciclo per arrivare a fine mese. Là il problema era la scarsità; qui il problema è l'abbondanza priva di senso. La Kryomont paga bene, le retribuzioni che Arthur vedrà accreditate fra due settimane saranno consistenti, e nella #1019 del 14 aprile i tre ori e qualche argento guadagnati in una sola giornata ad Augustine rappresentavano un rendimento sopra la media. Ma il denaro non colma il vuoto che Arthur sta descrivendo. L'osservazione è il rovesciamento esatto della condizione di marzo: allora il bisogno materiale era urgente e il benessere interiore reggeva; ora la condizione materiale è in ripresa e il benessere interiore è al minimo.

Il passaggio sulla solitudine come competenza insegnabile è significativo perché colloca l'isolamento di Arthur non più come sintomo ma come disciplina: "ho di che insegnare quasi le fondamenta d'un sano esiliarsi". La formulazione è coerente con il ruolo di mentore che Arthur si è costruito nelle entrate del marzo 1926, quando nella #1011 del 6 aprile descriveva il proprio predicare a Florence come "la maniera più concreta ch'ho di mostrare tolleranza e, quissà, affetto", e dichiarava che la facilità con cui lo faceva derivava dall'aver "percorso molti gineprai 'n solitudine 'n tempi andati". Ma nella #1026 il registro cambia: non è più un'abilità che Arthur esercita sui pochi amici rimasti. È una competenza che Arthur possiede e che la sua condizione attuale mette in pratica su di sé. L'allievo è l'insegnante. Il mentore dei gineprai è nel mezzo del proprio.

La chiusa è dove l'entrata raggiunge la formulazione che il cronista considera centrale. Arthur scrive: "ben so dove puntano le mire annuali, le mire concrete, le mire dello ch'ho di che fare. Quissà, debbo anche stabilire ove direzionano le mire astratte, le mire didentro, lo ch'ì punto a essere com'individuo. Codesta panoramica, chi sa, ancora manca." Le "mire annuali" sono documentate nel corpus fin dal capodanno del 1924, quando la #191 del 4 gennaio descriveva le "lunghe liste" già scritte e la prima settimana dell'anno spesa a "calibrare la bussola". Nella #929 del 14 gennaio 1926, Arthur osservava di essere in anticipo sulle proiezioni pratiche, e nella #985 dell'11 marzo elencava con orgoglio le "quasi tre dozzine di tomi" in circolazione e le sinfonie che riscuotevano un seguito. Le mire concrete, insomma, sono tracciate, monitorate, soddisfatte o in corso di soddisfazione. Ciò che manca, e che Arthur riconosce solo nella #1026, è la "panoramica" delle mire interiori: che tipo di individuo vuole essere, non cosa vuole fare.[82]

La distinzione è il prodotto di quindici giorni di Kryomont, di ritiro relazionale, di astinenza forzata, di sedute con Nauer, e di un diario che ha continuato a registrare senza interruzioni nonostante tutto. Arthur ha mantenuto la promessa della #1012 del 7 aprile: il diario non ha lacune, nemmeno nei giorni peggiori. E il diario, scrivendo ogni giorno, ha funzionato come l'ha descritto la #1008 del 3 aprile: non come specchio che mostra il presente, ma come fotografia che, riletta, rivela il cambiamento. Nella #1026, Arthur rileva ciò che la fotografia gli mostra e che non aveva visto mentre posava: le mire pratiche sono in ordine, le mire interiori non sono state nemmeno formulate. C'è un piano per le fabbriche, per il calendario, per la vendita dell'appartamento, per i debiti, per gli esami di Lily. Non c'è un piano per Arthur. E il fatto che questa assenza venga registrata non come lamento ma come programma, "debbo anche stabilire ove direzionano le mire astratte", è il primo segno che la crisi dell'aprile 1926 potrebbe produrre non solo sofferenza ma anche una direzione che le mire annuali, da sole, non avevano saputo indicare.

#1027 — Bigsilk Avenue, la valutazione dei colleghi e l'appartamento estraneo

La #1027 cade di mercoledì 22 aprile 1926. Arthur scrive alle 18:33 da April Street, nel tardo pomeriggio, di ritorno da un intervento mattutino alla Crosspath di Bigsilk Avenue nella cintura settentrionale di Bolinthos e da un pomeriggio di sistemazione domestica. È il sedicesimo giorno della stagione operativa Kryomont, e l'entrata si distribuisce su quattro nuclei di peso diseguale: il resoconto operativo della mattina, il giudizio professionale sui colleghi, il punto sulle comunicazioni residue, e la nota domestica sull'appartamento che si svuota. L'insieme restituisce una giornata che Arthur gestisce con un'efficienza meccanica che non produce soddisfazione, in un appartamento che si fa sempre più estraneo al proprio abitante.

Il primo nucleo è operativo e breve. Arthur era alla Crosspath di Bigsilk Avenue alle sei della mattina con Tinsteel, Cauque e sette risorse aggiuntive inviate da Raventale. Lo stabilimento era stato visitato durante la fase di calendarizzazione documentata nella #997 del 23 marzo, dove Arthur descriveva la responsabile come "ancor più affabile della signora Farnsworth" e concordava un intervento per la terza settimana di aprile. La #1027 conferma il rispetto del calendario, a ventinove giorni di distanza, e registra un intervento celere: l'eccesso di braccia ha prodotto un lavoro "celere ed esteticamente piacevole", e Arthur si trovava già a casa alle undici della mattina. Fra tutte le giornate Kryomont documentate dal 7 aprile in poi, questa è la più leggera in termini di durata e complessità: cinque ore di lavoro contro le otto di Craneville (#1013 dell'8 aprile), le sei e più di Sheenville (#1021 del 16 aprile), e le giornate prolungate da doppie obbligazioni Frontprice che le #1014 e #1015 del 9 e 10 aprile documentavano come schiaccianti. La leggerezza operativa, tuttavia, non ha prodotto leggerezza psicologica.

Il dato sul sonno apre l'entrata e va letto come evoluzione di un regime che le ultime tre settimane hanno documentato con precisione. Arthur scrive di aver abbandonato il sofà del tinello nelle ultime notti, e attribuisce al ritorno nel letto un peggioramento della qualità del sonno: risvegli multipli, quattro o cinque durante la notte, "cosa ch'ì detesto non poco". La frase che segue è fra le più rivelatrici del rapporto che Arthur ha costruito con il proprio corpo durante la stagione: "ì che solgo spengermi e lassare che l'intera notte sfugga 'n un battito di cilia". Arthur, quando il meccanismo funziona, perde coscienza in un istante e la riacquista solo al trillo della sveglia. Il sofà, con la sua scomodità calibrata, garantiva quel tipo di sonno brutale. Il letto, restituendo il comfort, ha reintrodotto la frammentazione. È un paradosso che conferma la logica del condizionamento fisico inaugurata nella #1010 del 5 aprile: il corpo di Arthur, per dormire d'un pezzo, ha bisogno di essere sufficientemente esausto da non avere alternative. Il comfort del letto è un lusso che la fisiologia corrente non può permettersi.[83]

Il secondo nucleo è il più esteso e il più delicato dell'entrata, e riguarda il giudizio professionale che Arthur formula su Tinsteel e Cauque come operatori sul campo. Il passaggio va trattato con attenzione perché è il primo nel Libro Quarto in cui Arthur, anziché limitarsi a registrare frizioni puntuali con i colleghi, la reazione di Tinsteel alla proposta di compartizione nella #1021, il tentativo di Cauque di parlare della Fox Reprise nella #1014, ne valuta sistematicamente le competenze tecniche in rapporto alle proprie. La valutazione non è commissionata dall'esterno: è una resa dei conti interna, un bilancio che Arthur traccia con sé stesso e che il diario raccoglie con la consueta franchezza.

L'analisi comincia con una concessione, quella sull'affinità caratteriale fra i due colleghi. Arthur osserva che Tinsteel e Cauque "s'assomigliano molto": entrambi possiedono un'affabilità che non si affievolisce, entrambi mantengono una riserva energetica calibrata durante le operazioni, entrambi arrivano al pomeriggio "colla lingua che carezza 'l suolo" ma senza aver ceduto prima del dovuto. Le imprecazioni blasfeme della mattina sono registrate come colore, non come difetto: fanno parte del registro operativo dei due, e Arthur le nota con il distacco di chi lavora da anni al loro fianco e conosce i loro tic.

Il giudizio che segue è meno generoso. Arthur scrive che "la frenesia, le decisioni, l'operatività, la cura de' dettagli e la rapidità di lor due 'n ha di che ser comparata ad essi", una formulazione involuta che tradotta significa: i due non reggono il confronto con i propri standard migliori. L'immagine dei "salti carpiati" per risparmiare fatica è feroce nella sua precisione visiva: Arthur li vede tagliare angoli, semplificare procedure, limare i passaggi che lui non si concede di limare. Il risultato che ne deriva è "perlomeno accettabile e salvabile", formula che nel lessico parkeriano del lavoro non è un complimento: è la soglia minima che Arthur tollera prima di intervenire personalmente a correggere. La #53 dell'agosto 1923, scritta durante la prima Kryomont, conteneva una riflessione analoga sulla propria posizione rispetto ai colleghi, ma in chiave più sociologica: Arthur vi osservava la fretta di figure che gli "scorreano innanzi sin lassare impronta", e la propria incapacità di trovare in esse qualcosa di memorabile. Nella #1027, il giudizio si è affilato: non è più la differenza fra chi impressiona e chi no, è la differenza fra chi lavora con la precisione dell'ossessivo e chi lavora con la praticità del funzionale.[84]

L'osservazione che chiude il blocco è quella che il cronista deve pesare con maggiore cura. Arthur si domanda come Tinsteel e Cauque lavorino quando lui non è presente, e fantastica che essi si affaccendino "tre volte tanto, casi a volermi dimostrare a distanza ch'hanno lo che serve pe' concludere d'ogni modo 'l travaglio 'n una maniera che s'approssima all'eccellenza mia". La frase è scritta con ironia, e l'autoironia è lo strato che la rende accettabile: Arthur sa che il possessivo "eccellenza mia" suona presuntuoso, e lo usa consapevolmente, come sfida al proprio stesso metro di giudizio. Ma sotto l'ironia c'è un dubbio autentico. Arthur non sa come funzioni il trio quando uno dei tre manca, e l'incertezza lo corrode. La #1014 del 9 aprile registrava già il suo disagio quando le "iniziative materiale" dei colleghi "cozzano colla pianificazione in loco ch'eseguo". La #1027 radicalizza il problema: non è solo il conflitto operativo sul campo, è la sospensione del controllo nei momenti in cui Arthur non è presente. L'ossessione del "ricontrollo sistematico d'ogni movimento che l'altre mani effettuano" documentata nella #1020 del 15 aprile, qui si trasforma in ossessione a distanza, nell'impossibilità di verificare ciò che non può vedere. Arthur lo sa, e si frena: "mi rimetto dai giudizi, oi, ché, chi sa, macari n'avrò di che tirare le somme al tramonto della stagione". La formula è la stessa della #1020: per ora il risultato tiene, e il giudizio definitivo spetta ai fatti, non alle fantasie.

Il terzo nucleo riguarda le comunicazioni. Il cerchio relazionale si è stabilizzato sulla forma che le entrate dalla #1014 in poi hanno documentato: Lily e Juliet come ancore, William Sharv come confidente a distanza. Nella #1027, Arthur scrive a Lily "questa mane, appena tornato dal travaglio" e a Juliet, alla quale ha "lanciato alcuni indizi sulla mia percezione dello stato emotivo attuale". La frase va letta con cura. Con Lily, nella #1016 dell'11 aprile, Arthur dichiarava di nascondere le proprie condizioni reali perfino alle ancore. Nella #1026 del 21 aprile confermava di rispondere ai telegrammi "sin dare loro idee chiare sulle mie reali condizioni". Nella #1027, il registro cambia, almeno con Juliet: Arthur le "lancia indizi", il che implica un'apertura parziale, non un'esposizione completa. Jules, il diminutivo che la #1026 inaugurava nel diario, ha risposto confortandolo "in pochi motti poco eclatanti" e rimarcando "la nostalgia ch'avverte pe' una comunicazione diretta e costante". Il dettaglio è rilevante: Juliet non chiede ad Arthur di aprirsi, non lo pressa con domande, si limita a segnalare che le manca una comunicazione più piena. E fra i messaggi, ha aggiunto il proprio apprezzamento per la decisione di Arthur di "ridurre molto l'attività diarie col fine di emiliorare la mia situazione", sottolineando quanto il suo "eccedere nell'indaffararsi tutto l'anno" abbia sempre un peso sul pensiero, "anche quando paio dilettarmi 'n lo che m'aggrada". Il commento di Juliet tocca un punto che il diario ha sviluppato nelle ultime entrate: l'accumulazione compulsiva di impegni come meccanismo di evasione che Arthur ha cominciato a riconoscere come parte del problema.[85]

L'unico contatto al di fuori della cerchia è la risposta a Florence Calvin, limitata a "una parola, quissà, un poco filtrata da alcuni zampilli d'empatia ch'hanno fatto capolino". Arthur aveva interrotto la corrispondenza con Florence nella #1014 del 9 aprile come "forma d'isolamento" dal circolo letterario. La risposta della #1027 è la prima riapertura, e il cronista deve notarne le proporzioni: una parola sola, non una frase, non un periodo, non un messaggio. Un gesto minimo che Arthur accompagna con la constatazione "null'altro. E non debbo giustificarmi nemmanco quivi." La difesa preventiva è rivolta al diario stesso, l'unico interlocutore al quale Arthur sente il bisogno di rendere conto del proprio comportamento relazionale. Il fatto che Florence, dal taglio del 9 aprile a oggi, tredici giorni dopo, riceva una sola parola come segnale di vita, è il dato che misura il ritiro.

Il quarto nucleo è domestico, e va letto non come cronaca di faccende ma come tappa nella trasformazione fisica dell'appartamento di April Street. Arthur ha recuperato alcune casse dal deposito della Crosspath di Bolinthos e le ha usate per riporre ulteriori oggetti in vista del trasferimento a Powles. La distinzione che opera fra gli oggetti destinati alla discarica, quelli della #1010 del 5 aprile che includevano i ninnoli di Valerie, e quelli che rimangono nel ripostiglio fino al trasloco, introduce una categoria intermedia: gli oggetti che non servono ora e che probabilmente non serviranno mai, ma che Arthur non ha ancora il coraggio o la lucidità di gettare. La domanda che Arthur si pone, "s'in fondo non ha di che farne nulla, per qual motivo ho di che portarli meco pur in Powles?", è una domanda sulla proprietà come zavorra che il corpus non aveva ancora ospitato in questa forma. L'Arthur della #926 del gennaio 1926, quello che riordinava gli appunti sparsi e si interrogava sulla differenza fra conservare e accumulare, qui applica la stessa domanda agli oggetti fisici. Se qualcosa non è stato usato per mesi e non lo sarà nei mesi a venire, la scelta è fra portare il peso e liberarsene. Arthur rinvia la decisione ai giorni del trasferimento, ma il fatto stesso che la domanda sia posta in un'entrata scritta in piena crisi psicologica della Kryomont ne rivela la radice più profonda: non è una domanda sugli oggetti, è una domanda su ciò che si trascina con sé nel passaggio fra una vita e un'altra.[86]

La chiusa dell'entrata è fisica e malinconica. Arthur conta le ore che lo separano dal letto, prevede di dedicarle al riordino dei quarti, e chiude con un'osservazione che il cronista deve riportare nella sua interezza perché contiene un registro che il diario non aveva ancora toccato con questa precisione: i quarti "continuano a essere sempre più vacui, poveri e, omai, estranei". Tre aggettivi, ciascuno con il proprio peso. "Vacui" è la condizione fisica: l'appartamento si svuota. "Poveri" è il giudizio estetico: senza gli oggetti, le stanze perdono carattere. "Estranei" è il dato psicologico: Arthur non riconosce più il luogo come proprio.

L'estraneità dell'appartamento è il rovesciamento esatto della familiarità che il corpus ha costruito per tre anni intorno alle mura di April Street. Nella #52 dell'agosto 1923, Arthur descriveva l'appartamento come il luogo dove "l'ordine e la funzionalità prevalgono sull'estetica", il rifugio dove le sue abitudini trovavano la geometria necessaria per funzionare. Nella #925 del 10 gennaio 1926, lo scrittoio contro il muro destro dell'uscio era il centro di una giornata di "stasi produttiva" dove il silenzio pesava ma la scrittura procedeva. Nella #1003 del 29 marzo, Lily era "l'unica figura che 'n avrebbe di che chiedere permesso pe' insinuarsi didentro delle mie solitanze diarie", e quelle abitudini avevano le mura di April Street come cornice necessaria. Nella #1027, le stesse mura sono diventate lo spazio da cui Arthur si sta progressivamente dissociando. Non è ancora il trasferimento fisico a Powles. È il trasferimento emotivo che lo precede: Arthur ha smesso di appartenere a queste stanze prima ancora di lasciarle.

Il termine "corpifuoco" che Arthur usa nella penultima frase, dove scrive che il proprio "corpifuoco" lo porterà a coricarsi, è un composto parkeriano che merita una nota lessicale ma che il cronista deve limitarsi a registrare nel suo contesto. Arthur definisce il proprio corpo come un fuoco che si consuma, e l'immagine è coerente con il regime di esaurimento programmato che le entrate delle ultime tre settimane descrivono: un organismo bruciato giorno dopo giorno dalle levate alle tre o alle quattro, dalle ore di tabulazione nei reparti a freddo, dai tragitti in carrozza attraverso le contee, dalla privazione dei vizi e dalla pressione psicologica cumulativa. Il corpo è un fuoco che si spegne ogni sera per essere riacceso ogni mattina, e Arthur lo sa, e lo usa fino all'ultima fiamma disponibile prima di spegnersi. Domani sarà a Oilbury, svegliandosi alla terza ora della notte, con Claudette e due addetti, in una fabbrica che la #997 del 23 marzo collocava a un'ora di vettura da Lylcoin, lungo le strade che portano verso Augustine. La fiamma dovrà essere sufficiente per un altro giorno intero. Lo sarà.

#1028 — Oilbury, Eleanor da Adelback e i venticinque anni di bocchino

La #1028 cade di giovedì 23 aprile 1926. Arthur scrive alle 16:26 da April Street, nel primo pomeriggio, di ritorno da un intervento alla Crosspath di Oilbury conclusosi prima del previsto e da un tentativo di sonnellino fallito sul sofà del tinello. È il diciassettesimo giorno della stagione operativa Kryomont, e l'entrata ha un tono diverso dalle ultime quattro o cinque: non è la confessione cupa della #1026 del 21 aprile, non è la valutazione chirurgica della #1027 del 22 aprile. È un'entrata dove il sollievo operativo, la ricomparsa di una vecchia conoscenza epistolare e l'orgoglio per la tenuta del regime di astinenza producono un registro più equilibrato, per quanto la stanchezza e la fame di vizi restino il basso continuo di ogni frase.

L'intervento a Oilbury è il primo dato, e il cronista deve contestualizzarlo. La Crosspath di Oilbury era stata identificata fin dalla #997 del 23 marzo come "l'unica Crosspath effettivamente remota dalle altre", collocata a un'ora di vettura da Lylcoin lungo le strade che portano verso la contea di Augustine, pur rimanendo nella contea di Bolinthos. In quella stessa entrata il responsabile dello stabilimento aveva accettato le proposte di calendarizzazione di Arthur ma aveva chiesto un incontro di persona, e Arthur aveva acconsentito in nome della "collaborazione lungimirante". La #1027 del giorno prima preannunciava l'intervento per oggi con Claudette e due addetti di Raventale, specificando che il viaggio richiedeva circa due dozzine di minuti di carrozza. L'entrata della #599 del Libro Secondo documentava già un passaggio ad Oilbury con Tinsteel, dove Arthur aveva avuto modo di conversare lungo la strada trafficata fino alle porte di Bolinthos. Lo stabilimento, insomma, è noto nel corpus come luogo remoto ma collaborativo, e la #1028 conferma: "la Crosspath di Oilbury s'è rivelata più semplice dello ch'aveo divinato". A mezzogiorno Arthur era già a casa. Per un uomo che si era alzato alle tre del mattino, è un risultato che contrasta con le giornate di otto e più ore che le Crosspath di Craneville e di Knighthill avevano imposto nelle prime due settimane.[87]

Il dato sul sonno aggiunge un tassello al mosaico fisiologico che le entrate dell'aprile 1926 hanno composto con crescente dettaglio. La sveglia alle tre della mattina è ormai diventata routine nei giorni di intervento Kryomont, ma il tentativo di recupero pomeridiano si è rivelato infruttuoso: oltre mezz'ora sul sofà senza aver "visitato 'l regno onirico", solo tempo trascorso immobile. Arthur lo liquida come "poco male" e lo riclassifica come accumulo di spossatezza utile al sonno serale, applicando il principio che la #1010 del 5 aprile aveva formulato: la stanchezza è il sonnifero, e ogni momento di fatica non recuperata è un investimento sulla qualità del buio a venire. La nota sulla #1027, dove Arthur registrava il ritorno nel letto e il peggioramento del sonno con risvegli multipli, suggerisce che oggi sia tornato al sofà, e che il divano, con la sua scomodità pedagogica, abbia ripreso la propria funzione di strumento di condizionamento.

Il confronto con la giornata dei colleghi è un passaggio che il cronista deve accostare al giudizio formulato nella #1027. Tinsteel e Cauque, con quattro aiutanti di Raventale, hanno operato nella piccola Crosspath di Lady Charlotte Street nel centro di Bolinthos, e non hanno avuto la stessa fortuna di Arthur: il lavoro si è protratto più del previsto nonostante le dimensioni ridotte dello stabilimento. Arthur commenta con una domanda che non è retorica: "mi dimando s'il travaglio presso Bolinthos, stamane, si sarebbe protratto pe' tante ore se vi fosse stato 'l sottoscritto a supervisionare e dirigere". La risposta implicita è ovvia: no, non si sarebbe protratto. Ma Arthur concede il "beneficio del dubbio", marcando la fabbrica come "effettivamente complicata e infida". È un'attenuazione tattica che non cancella il giudizio sottostante, e che va letta in continuità con la valutazione della #1027, dove Arthur descriveva i colleghi come operatori che producono risultati "perlomeno accettabili e salvabili" ma che procedono con "salti carpiati" per risparmiare fatica. Il dubbio che Arthur esprime è calibrato: non accusa esplicitamente, non assolve interamente. Registra l'esito, ipotizza l'alternativa, e passa oltre.[88]

Il secondo nucleo dell'entrata è il telegramma di Juliet. Il contenuto è un invito a non esagerare con l'isolamento: "anche una compagnia superficiale e saltuaria di colleghi e conoscenti avrebbe di che sanare un poco". Il consiglio è il proseguimento di ciò che Juliet aveva comunicato nella #1027, dove rimarcava "la nostalgia ch'avverte pe' una comunicazione diretta e costante" e sottolineava quanto l'eccedere nell'indaffararsi avesse sempre un peso sul pensiero di Arthur. Nella #1028, il consiglio si sposta dalla diagnosi alla prescrizione: non solo Arthur si carica troppo, ma la risposta che ha scelto, l'eremitismo radicale, è essa stessa un eccesso che rischia di peggiorare la situazione. Arthur registra il consiglio e ammette di non aver ancora replicato, "quasi temendo che possa vedermi da distante ch'ho estremizzato cotale isolamento piute dello che puote immaginare". La frase rivela che Arthur è consapevole di aver superato il punto di equilibrio che Juliet saprebbe accettare, e che la mancata risposta è un meccanismo difensivo: non rispondere è meno complicato che mentire, e mentire è meno accettabile che tacere.

Il terzo nucleo è la missiva di Eleanor, e il cronista deve trattarla con attenzione perché introduce nella cronistoria relazionale della #1028 una figura che il diario ha menzionato con continuità discreta lungo i libri precedenti. Eleanor dimora ad Adelback, nella regione di Lakelike, la stessa regione dove si trova Close Lake, il paese natale di Arthur. Il rapporto epistolare fra i due è definito da Arthur come "quasi diario, per quanto ermetico e superficiale", una caratterizzazione che coincide con ciò che un'entrata del Libro Secondo annotava: "le comunicazioni con Eleanor, per quanto triviali ed ermetiche, si mantengono diarie e di tiepido piacere". Adelback compare nel corpus fin dal Preambolo, dove Arthur la menzionava in relazione al proprio periodo di residenza e alle nozioni sul consigliere comunale locale. È dunque un luogo che appartiene alla storia prediarstica di Arthur, e Eleanor è una delle poche figure epistolari che legano il presente di Lylcoin al passato di Lakelike.[89]

La missiva odierna di Eleanor, consegnata da Watson nel primo pomeriggio, chiedeva notizie sul benessere di Arthur dopo settimane di silenzio. Non conteneva "allusioni o recriminazioni al tempo intercorso dall'ultimo contatto", il che Arthur apprezza esplicitamente. La reazione è significativa per il modo in cui si differenzia dal trattamento che Arthur riserva agli altri rapporti in questo periodo. Con Florence, nella #1027, Arthur aveva risposto con una sola parola dopo tredici giorni di silenzio. Con il circolo della Fox Reprise, nella #1019 del 14 aprile, aveva inviato un telegramma di ritiro senza richiedere comprensione. Con Eleanor, la risposta è immediata, cordiale, e include una spiegazione della causa del silenzio, il progetto Kryomont, "confidando ch'ella ben sa di che tratta, avendo per anni travagliato presso piccole fabbriche della contea di Sageville". L'asimmetria nel trattamento non è casuale. Eleanor non fa parte della cerchia professionale di Arthur, non appartiene alla Fox Reprise, non vive a Bolinthos o a Lylcoin. Il rapporto con lei non ha il carico emotivo del circolo letterario né la prossimità quotidiana di Tinsteel e Cauque. È un rapporto a bassa pressione, "triviale ed ermetico", che proprio per questo può sopravvivere al periodo di contrazione senza essere minacciato. Arthur lo riconosce: il rapporto con Eleanor "ha di che riprendere anche 'n codeste settimane di Kryomont" perché richiede "pochi minuti e pochi motti al dì, vagheggiando sul poco o 'l nulla". L'economia del rapporto è il suo salvacondotto: costa poco, non chiede nulla, e Arthur può permetterselo anche quando tutto il resto è stato tagliato.

Il quarto nucleo è il bilancio dell'astinenza, e il cronista deve registrarlo come il punto di consolidamento di un regime che la #1014 del 9 aprile inaugurava come regola alimentare e che la #1019 del 14 aprile radicalizzava con la cessazione completa della pipa. Arthur scrive di aver sentito "i primi morsi" di desiderio dopo la tazza di caffè mattutina, e identifica un nesso che le entrate precedenti non avevano ancora formulato con questa precisione: l'arabica amplifica il desiderio di tabacco. È un dato fisiologico che Arthur isola con l'attenzione dell'osservatore clinico di sé stesso: il caffè è il grilletto che innesca la nostalgia della pipa, e la nostalgia della pipa è ciò che deve essere contenuto se il regime deve reggere. L'arabica non è proibita dalla regola della #1014, che limitava alcol e tabacco ai pasti, ma il suo effetto collaterale sulla brama di fumo la rende una variabile da monitorare.

L'orgoglio che Arthur esprime per la propria tenuta è il passaggio più positivo dell'intera seconda metà di aprile. Scrive: "pe' un individuo qual son'ì ch'ha avuto 'l bocchino fra i labbri pe' l'ultimi venticinque anni, ero tutto men che certo ch'avrei avuto di che superare solo colla disciplina e la fermezza di posizione tale astinenza. Sin alternative gesticolari o intrugli compensativi." Il dato dei venticinque anni colloca l'inizio dell'abitudine al fumo intorno al 1901, quando Arthur aveva tredici anni, nella stessa età degli anni di Newbrick che il corpus documenta come periodo formativo.[90] La formula "sin alternative gesticolari o intrugli compensativi" è precisa: Arthur non ha sostituito la pipa con nessun surrogato, né gestuale né chimico. Ha semplicemente smesso, e la disciplina sola regge. L'ammissione che la cessazione è "ulteriore dimensione peggiorativa dell'umore mio color pece" conferma ciò che la #1026 del 21 aprile formulava: la lucidità dell'astinenza esacerba il malessere, e il prezzo della pulizia è la consapevolezza non filtrata. Ma la fierezza è "inusualmente gonfia", e Arthur la concede a sé stesso senza correggerla con incisi dubitativi.

La stessa disciplina vale per l'alcol. Arthur lo definisce "temporanea avulsione all'inebriamento" e lo dichiara "posto a dura prova" dalle temperature primaverili e dal pranzo particolarmente salato. L'acqua dovrà bastare per altri giorni, "quissà settimane". Il cronista nota la differenza di trattamento: la pipa è cessata in modo che Arthur presenta come definitivo, le birre, invece, sospese in modo dichiaratamente temporaneo. La distinzione fra i due vizi, già tracciata nella #1019 del 14 aprile dove la birra veniva "sospesa" e la pipa "cessata", si mantiene stabile a nove giorni di distanza.

Il quinto nucleo è la pianificazione del giorno successivo. Arthur e Cauque saranno alla Crosspath di Given Street in Bolinthos, mentre Tinsteel dovrà occuparsi di obbligazioni Frontprice rimaste in sospeso a causa di Phillip Willows. Il cognome Willows compare nel corpus fin dalla #242 del febbraio 1924, dove Arthur si offriva volontario per coprire le urgenze lasciate scoperte dai fratelli Willows. La #956 del febbraio 1926 documentava un intervento congiunto con il maggiore dei fratelli nella contea di Greenrice. Il fatto che obbligazioni di Willows ricadano su Tinsteel suggerisce che la squadra Frontprice di Hillfoot funziona come rete di copertura reciproca, dove l'assenza o l'inadempienza di un membro viene assorbita dai colleghi rimanenti. Arthur registra di non conoscere il numero degli aiutanti previsti per l'operazione, "nemmanco quanti ne abbia chiesto il signor Cauque quando ha calendarizzato lo stabilimento pe' dimani", e chiude con una formula di fiducia nelle proprie capacità che è la speculare alla valutazione della #1027: qualunque sia la dotazione, "non dubito ch'il mio fare abbia di che celerare l'operazioni 'n maniera efficiente e soddisfacente".

La chiusa è su Lily. Domani, venerdì, la figlia lo raggiungerà verso le sei del pomeriggio per il fine settimana. Arthur ne scrive con un entusiasmo che non tenta di dissimulare: "ella scote sin fatica 'l mio animo e ispira ben più che banali dialoghi e facezie". Il dettaglio che Lily necessita a propria volta "tale fuga da Gersburg e un livello d'isolamento parecchio accostabile allo che necessito" è il dato che completa la simmetria padre-figlia documentata nella #1016 dell'11 aprile, dove Arthur descriveva la condivisione del tratto asociale come terreno comune fra loro, e nella #1003 del 29 marzo, dove Lily era definita l'unica persona autorizzata a entrare nelle abitudini quotidiane di Arthur senza chiedere permesso. Nella #1028, il meccanismo si precisa ulteriormente: padre e figlia non si cercano per riempire i propri spazi ma per condividerli nella loro forma vuota. Il fine settimana insieme non sarà di conversazioni fitte e attività sociali: sarà di silenzio condiviso, di stanze spoglie, di un appartamento che Arthur nella #1027 definiva "vacuo, povero e, omai, estraneo" e che la presenza di Lily trasformerà per qualche giorno nell'unico luogo dove Arthur vuole ancora trovarsi.

Le ultime due parole dell'entrata, "qual sorte ch'ho", sono fra le più semplici del Libro Quarto. Arthur non le appesantisce, non le sviluppa, non le circonda di incisi. Sono la constatazione di un uomo che, nel mezzo di una stagione che lo sta erodendo fisicamente e psicologicamente, riconosce nella propria figlia l'unica fortuna che non ha bisogno di essere guadagnata, gestita o difesa. Esiste, e basta. Dalla #1014 del 9 aprile, dove Arthur collocava Lily oltre il massimale della scala affettiva, alla #1028, dove chiude un'entrata di caffè amaro, pipe abbandonate e colleghi giudicati con un "qual sorte ch'ho" rivolto alla figlia che arriva domani, la traiettoria è lineare e ininterrotta.[91]

#1029 — Given Avenue, la costanza e il mazzo di chiavi per Lily

La #1029 cade di sabato 24 aprile 1926. Arthur scrive alle 13:06 da April Street, di ritorno dalla Crosspath di Given Avenue in Bolinthos, dove l'intervento Kryomont ha occupato poco più di sei ore. È il diciottesimo giorno di operazioni sul campo dalla #1012 del 7 aprile, e l'entrata, scritta nel primo pomeriggio in attesa dell'arrivo di Lily nel tardo pomeriggio, tocca cinque nuclei distinti: il resoconto operativo, la richiesta di Annie per il transito di maggio, la ripubblicazione di un articolo di Florence Calvin, la nota sulla costanza diaristica, e la preparazione dell'appartamento per la figlia. L'insieme compone una delle entrate più distese e più quiete della prima metà di aprile, e il cronista deve notare il cambiamento di registro rispetto alla tensione delle #1026 e #1027, scritte nei tre giorni precedenti.

Il primo nucleo è operativo e breve. L'intervento a Given Avenue è andato "sin intoppi". Arthur non descrive la fabbrica, non nomina il capomacchine, non specifica la composizione della squadra. La parsimonia del resoconto, in un'entrata che per il resto è prolissa e digressiva, indica che la giornata di lavoro non ha offerto materia diaristica: niente frizioni col personale, niente complicazioni tecniche, niente strutture obsolete da lamentare. L'unico dato che Arthur estrae dalla mattinata è la conferma di un bisogno che la #1027 del 22 aprile aveva già formulato: il fine settimana è necessario, e questa volta Arthur può goderselo senza la levata alle tre o alle quattro del mattino. L'orario di sveglia previsto per sabato e domenica è fra la quinta e la sesta ora, un lusso rispetto al regime operativo feriale, e Arthur lo presenta come rinvigorimento, non come riposo: il regime rimane, ma con un'ora o due di margine in più.

Il secondo nucleo è un dato logistico nuovo che il cronista deve trattare come tale. Annie ha scritto chiedendo una sosta per sé, Lily e un suo "caro amico" il 28 maggio, in occasione di un viaggio di piacere verso la Britannia Bassa. Il trio pernotterà a Lylcoin sfruttando le coincidenze coi trasporti, e Arthur ha offerto il proprio quarto intero, il letto di Lily e il letto dove dorme lui, "ampio a sufficienza per due persone". Lui stesso si accontenterà del sofà, prevedendo che quella notte sarà comunque impegnato da interventi inventariali per la Kryomont presso qualche Activa Corp.

Il passaggio merita una scomposizione attenta. In primo luogo, la generosità di Arthur è totale: cede l'intero quarto, compresi i due letti, a tre ospiti fra i quali c'è un uomo che non conosce, il "caro amico" di Annie. La formulazione non contiene giudizio né curiosità: Arthur non chiede chi sia, non commenta la sua presenza, non fa supposizioni sulla natura del rapporto fra Annie e questo amico. La discrezione è coerente con il principio di non-ingerenza che il corpus documenta nel rapporto fra Arthur e Annie, un rapporto che la #983 del 9 marzo descriveva come costruito sull'attenzione "celere e precisa" ai modi di lei e sulla volontà di non "maltrattare l'umore ballerino" che Annie "tesora e ostenta ne' periodi di maggior accumulo nervoso". Arthur non indaga. Offre lo spazio e le chiavi, e si ritira sul sofà.[92]

Il dato sulla Britannia Bassa è di natura geografica e non richiede commento da parte del cronista: la destinazione del viaggio è uno degli stati dell'Impero, e il transito per Lylcoin è motivato dalla rete dei trasporti che collega la regione di Hillfoot alle rotte verso il continente settentrionale. Arthur menziona la necessità di dare a Lily un mazzo di chiavi dell'appartamento perché i tre ospiti possano serrare la porta il mattino della partenza, quando Arthur sarà già in fabbrica. Il dettaglio è pratico ma rivela una pianificazione domestica che Arthur sta già costruendo a un mese di distanza, in piena stagione Kryomont: ulteriore conferma della disciplina organizzativa che il Libro Quarto documenta come tratto maturo del diarista.

Il terzo nucleo riguarda Florence Calvin, e la notizia che Arthur registra è significativa nel contesto del rapporto che le entrate di aprile hanno documentato come sospeso. Arthur ha letto su un giornaletto la ripubblicazione di uno degli scritti di Florence, già edito per la rivista di Arthur stesso. Un editore esterno ha giudicato l'articoletto di Florence meritevole di essere trascritto sulla propria pubblicazione. Arthur ne è contento: "ben m'aggrada ch'ella possa cominciare a trovare un minimo seguito colle sue intraprendenze letterarie", e ne immagina la lusinga che Florence proverà nel veder riconosciuto il proprio lavoro.

Il passaggio va letto nel contesto della sequenza relazionale fra Arthur e Florence che il mese di aprile ha tracciato. La #1011 del 6 aprile documentava il ruolo di mentore che Arthur esercitava nei confronti di Florence, e la notizia che le rubriche di lei sul giornaletto di Arthur riscuotevano "un discreto successo, perfino di poco maggiore al mio". La #1014 del 9 aprile registrava il taglio della corrispondenza con Florence come "forma d'isolamento" dal circolo letterario. La #1027 del 22 aprile documentava la prima, microscopica riapertura: una sola parola di risposta a un telegramma di Florence, "un poco filtrata da alcuni zampilli d'empatia ch'hanno fatto capolino". Nella #1029, Arthur non scrive a Florence. Non commenta la notizia con lei. La registra nel diario, per sé stesso, con un tono di soddisfazione paterna che non ha bisogno di destinatario. Il mentore osserva da lontano i progressi dell'allieva, e il fatto che l'allieva stia ottenendo riconoscimenti esterni, fuori dal circuito del giornaletto di Arthur, è precisamente il tipo di risultato che il mentore aveva auspicato nelle "lezioncine" della #1011, quando Arthur descriveva il proprio ruolo come "martellamento d'una motivazione giustificata e oggettiva".[93]

L'osservazione che Arthur aggiunge, secondo cui Florence, come lui, non ha intrapreso l'attività letteraria per ottenere "successi su larga scala o remunerazioni d'ogni sorta", richiama la riflessione della #1010 del 5 aprile sulla proposta di Sienna Choosen e sul rapporto fra Arthur e la propria visibilità letteraria. Là Arthur scriveva che "s'avessi la bisogna d'occhi fissi cotidianamente sulle parole che scrivo, ebbene, il giornaletto mio per primo avrebbe locandine e manifesti sparsi pe' l'intera Bolinthos". Qui estende a Florence lo stesso principio: nessuno dei due scrive per la fama, ma il riconoscimento, quando arriva spontaneamente, "ha un qualché di prezioso". L'esperienza personale della proposta di Sienna, "mai fui richiesto a una partecipazione guadagnata dalli mie' scritti. Un poco mi allieta", è ora osservata nel suo equivalente per Florence, e Arthur la riconosce come preziosa anche per lei.

Il quarto nucleo è la nota sulla costanza diaristica, e il cronista deve trattarla con la cura che merita perché contiene una dichiarazione di consapevolezza che le entrate circostanti preparavano ma che solo la #1029 formula compiutamente. Arthur scrive: "s'han iti quasi quattro mesi sin ch'ì falli e manchi un dì soltanto 'n le mie narrazioni e, pe' lo che rammento, è la prima volta che la mia costanza e disciplina portami a tanto". Il calcolo è verificabile: dalla #916 del 1 gennaio 1926 alla #1029 del 24 aprile sono centotrèdici giorni, tre mesi e ventiquattro giorni. Arthur arrotonda a "quasi quattro mesi", e la sostanza del dato è solida: oltre centoquindici entrate consecutive senza lacune, attraverso un gennaio di stallo lavorativo e produttività letteraria, un febbraio e un marzo di preparazione alla Kryomont e di crisi finanziaria, un aprile di operazioni sul campo, ritiro dalla Fox Reprise, conflitti con i colleghi e crisi psicologica. Il diario ha retto dove nelle stagioni precedenti aveva ceduto.

La #1008 del 3 aprile, ventuno giorni prima, osservava che "han filato ritte ben tre lune complete" senza lacune e ne attribuiva il merito allo "spurgo terapeutico e fidelizzato" del diario. La #1012 del 7 aprile, il primo giorno operativo della Kryomont, dichiarava l'intenzione di non lasciar morire il diario durante la stagione. La #1029 conferma che l'intenzione è stata mantenuta per quasi tre settimane di Kryomont, il periodo che nelle stagioni precedenti produceva invariabilmente il silenzio diaristico. Arthur lo sa, e lo registra con una soddisfazione contenuta che rispetta la propria regola di non sfogliare le entrate passate: "non controllerò l'accuratezza di tale affermazione, non solgo sfogliare l'entrate passate, ben si sa". Il rifiuto di verificare è coerente con il metodo che il Preambolo del giugno 1924 dichiarava: il diario è un flusso che guarda avanti, non un archivio che si consulta. Arthur registra il proprio orgoglio e lo lascia lì, non verificato, non confrontato, non quantificato. Sa di aver fatto qualcosa che non aveva mai fatto prima, e tanto gli basta.[94]

La precisazione che segue merita una nota a sé. Arthur scrive di non avere "forza alcuna pe' divincolarmi ne' mie' altri progetti paralleli fuor da codesta effemerida", ma aggiunge che "non v'è rimorso o angustia 'n tale costrizione". La Kryomont ha consumato ogni margine creativo al di fuori del diario, e Arthur lo accetta. I tomi, le sinfonie, il libercolo, il libro sulle operazioni inventariali che la #1004 del 30 marzo descriveva come lavoro in corso, tutto è fermo. L'unico sbocco di scrittura rimasto è il diario stesso, e Arthur lo tratta come sufficiente: "s'il tempo che riesco a cavare cotidianamente perméttemi di scarabocchiare una o due lunghe pagine pe' cotale cronistoria", allora la giornata non è perduta. È un rovesciamento completo della gerarchia che le entrate del gennaio 1926 imponevano, quando il diario era "l'ultimo destinatario" della giornata di Arthur (#925 del 10 gennaio) e la produzione letteraria era il vero lavoro. In aprile, la produzione letteraria è in pausa e il diario è diventato il lavoro, l'unico atto di scrittura che la giornata consente, e Arthur lo accetta senza lamentarsene perché sa che la Kryomont finirà e la scrittura ricomincerà.

Il quinto nucleo è domestico, e il cronista deve notarne il tono perché è diverso da quello della #1027 del 22 aprile, dove l'appartamento era descritto come "vacuo, povero e omai estraneo". Nella #1029, Arthur si prepara all'arrivo di Lily pulendo "l'ultime minuzie" e tentando di rendere l'ambiente "più confortevole possibile p'ella". La presenza della figlia cambia il registro con cui Arthur percepisce lo spazio domestico: l'appartamento che durante la settimana è una carcassa svuotata di oggetti e di senso, nel fine settimana di Lily diventa un luogo da preparare, da rendere accogliente, da abitare insieme. Il ciclo è quello che la #1003 del 29 marzo aveva formulato con chiarezza: Lily è "l'unica figura che 'n avrebbe di che chiedere permesso pe' insinuarsi didentro delle mie solitanze diarie", e la sua presenza restituisce alle mura di April Street la funzione che negli altri giorni hanno perso.

Arthur recupererà Lily alla stazione del convoglio verso la quinta ora del pomeriggio. Il dettaglio logistico è familiare nel corpus: le entrate del Libro Primo e del Libro Secondo documentano i tragitti fra Gersburg e Lylcoin come costante del rapporto fra padre e figlia, con il convoglio come mezzo di trasporto che attraversa le contee portando Lily dal quartiere Forthem di Gersburg, dove vive con Annie, all'appartamento di April Street in Lylcoin, dove Arthur la attende un fine settimana sì e uno no.[95]

La chiusa è fisica e mite. Arthur si concede una tazza di caffè caldo, ragionando che l'eventuale effetto sulla veglia sarà un vantaggio anziché un costo: restare sveglio qualche ora in più questa sera significa più tempo con Lily, e più tempo con Lily "ha solo di ch'essere panacea e non sacrificio". La frase chiude un'entrata che il cronista deve leggere nel contesto della settimana che l'ha preceduta. Quattro giorni prima, nella #1026 del 21 aprile, Arthur scriveva di fissare "sfuocato 'l nulla innanzi col cranio che danza d'un'ansia all'altra" e di bramare di "spengermi 'n codesto istante". Tre giorni prima, nella #1027, l'appartamento era estraneo e il corpo era un fuoco che si consumava. Nella #1029, lo stesso uomo pulisce l'appartamento per la figlia, si congratula in silenzio con l'amica che pubblica altrove, offre il proprio letto alla madre di Lily e al suo amico, pianifica la consegna delle chiavi a un mese di distanza, e si concede un caffè per restare sveglio fino a sera. Non è una guarigione. È la pausa che il ritmo della custodia alternata concede a un padre che ha passato la settimana a cadere e che, al sabato, trova nella figlia il gradino su cui fermarsi.

#1030 — Il grammofono, il campo arato e il seme che manca

La #1030 cade di sabato 25 aprile 1926. Arthur scrive alle 17:16 da April Street, nel tardo pomeriggio, mentre Lily è nel bagno. È il diciannovesimo giorno della stagione operativa Kryomont, il primo del fine settimana, e l'entrata si divide in due movimenti di ampiezza radicalmente diseguale: una cornice domestica compressa nelle prime righe, e una riflessione sulla natura delle proprie mire che occupa tutto il resto del testo e che riprende, sviluppa e porta a conseguenze nuove la distinzione formulata nella #1026 del 21 aprile, quattro giorni prima, fra mire concrete e mire astratte.

L'apertura è un'esplosione di rabbia contenuta. Il grammofono dell'inquilina del piano superiore sta funzionando, e Arthur è in preda al "nervo" di salire e ridurlo in pezzi. L'invocazione "ch'il cielo m'aqquieti" è la traduzione in parkeriano di una preghiera di pazienza che Arthur rivolge a sé stesso, non a nessun dio: il diarista, che nel Preambolo si definiva eretico, non sta invocando la provvidenza ma la propria capacità di autocontrollo. Il rapporto di Arthur con i rumori dell'appartamento di April Street è documentato nel corpus fin dalla #586 del novembre 1924, dove l'inquilina del piano superiore compariva come fonte di disturbo acustico, "non si pone remore nel lassar strillare le proprie opere favorite dal cono d'ottone". Nella #921 del 3 gennaio 1926, i suoni provenienti dalle finestre chiuse, "musiche sin ritegno alcuno pe'l necessario reposo dell'inquilini di torno", erano già motivo di irritazione. Nella #923 del 7 gennaio, il volume dell'inquilino confinante era definito "oltre lo ch'il mio livello di tolleranza riesce a sopportare fuori d'una certa tascata d'ore", e Arthur aveva spostato lo scrittoio contro un altro muro per contenerne l'impatto.[96] Nella #1030, a quasi quattro mesi di distanza e in piena crisi psicologica della stagione Kryomont, la tolleranza è ai minimi: il rumore non è più un fastidio da gestire con spostamenti di mobili, è una minaccia alla poca sanità residua di un uomo che dichiara di aver bisogno di "mutismo e nulla più" per il fine settimana.

La frase che segue, "non attendo nulla più ch'aver d'eligere una nuova dimora 'n Powles", va collocata nella cronistoria della vendita dell'appartamento. L'ultimo aggiornamento risale alla #1007 del 2 aprile, ventitré giorni prima, dove Paulson registrava l'assenza di proposte concrete e Arthur temeva di dover abbassare il prezzo. L'intenzione di contattare Paulson "al più presto" segnala che Arthur percepisce ora la vendita non più come un'operazione finanziaria ma come una fuga: non vuole vendere April Street per guadagnare, vuole venderla per andarsene. Il grammofono del piano di sopra è il detonatore, ma la carica è la stessa che le entrate della #1027 del 22 aprile descrivevano quando Arthur definiva i propri quarti "vacui, poveri e, omai, estranei". L'appartamento è diventato il luogo da cui partire, non quello in cui tornare.

La presenza di Lily, registrata nel dettaglio del bagno che la figlia si concede mentre Arthur scrive, è la sola nota di calore dell'entrata. Arthur approfitta del tempo in cui Lily è impegnata per "nerire 'l gianco d'un'altra paginetta", formula che rivela il rapporto fra la scrittura diaristica e la custodia della figlia: Arthur scrive quando Lily non ha bisogno di lui, e smette quando la sua presenza è richiesta. La #1003 del 29 marzo dichiarava Lily "l'unica figura che 'n avrebbe di che chiedere permesso pe' insinuarsi didentro delle mie solitanze diarie", e la #1014 del 9 aprile la collocava fuori dalla scala decimale dell'affetto, "oltre 'l massimale". La #1030 conferma: anche nel sabato di decompressione dalla Kryomont, il fine settimana che la #1012 del 7 aprile identificava come unico intervallo di recupero nel calendario dei due mesi operativi, Lily è presente, e la sua presenza non è un'intrusione ma la condizione stessa della quiete.

Il secondo movimento dell'entrata è il nucleo dell'analisi, e il cronista deve trattarlo come il proseguimento diretto della riflessione della #1026 del 21 aprile, la quale si chiudeva con la frase: "ben so dove puntano le mire annuali, le mire concrete, le mire dello ch'ho di che fare. Quissà, debbo anche stabilire ove direzionano le mire astratte, le mire didentro, lo ch'ì punto a essere com'individuo. Codesta panoramica, chi sa, ancora manca". Nella #1030, quattro giorni dopo, Arthur riprende la questione e la porta avanti. Non la risolve, il che è significativo, ma la definisce con una precisione che la #1026 non aveva raggiunto.

Arthur scrive di aver passato la mattinata lasciando che il pensiero vagabondasse "p'alcuni stagni ch'han di che mormorarmi alcuni recenti disagi". È il sabato mattina con Lily, le obbligazioni sono fuori dall'uscio, il corpo è a riposo, e il vuoto operativo che il regime Kryomont non concede nei giorni feriali lascia affiorare ciò che le tabulazioni quotidiane tengono sott'acqua. Il meccanismo è lo stesso che la #930 del 15 gennaio documentava per le settimane di stallo della Frontprice: quando le ore non sono occupate dal lavoro, il pensiero riempie il vuoto con il materiale che ha accumulato in attesa.

La riflessione è strutturata su tre gradini. Il primo è la constatazione del metodo: Arthur "solgo pormi mire a breve e lunga visione", e le persone che lo frequentano conoscono questa abitudine in gradi diversi, dalla percezione vaga alla conoscenza dettagliata del suo sistema di pianificazione. Il metodo è documentato nel corpus fin dalla #191 del 4 gennaio 1924, dove Arthur descriveva le "lunghe liste" di mire annuali scritte durante la prima settimana dell'anno, e dalla #248 del febbraio 1924, dove fra le mire figurava perfino "la determinazione d'ottenere una sorta di riconoscimento accademico".[97]

Il secondo gradino è la diagnosi. Revisionando le proprie mire "tra l'ierdì ell'oggi", Arthur ha incominciato un dibattito interno "sull'effettiva concretezza lungimirante d'ogni una d'esse", e in particolare "sullo che direziona la scelta ch'effettuo allo scadere dell'arbitrari periodi temporali che m'assegno pe' definire ulteriori scalini e traguardi di che perseguire". La frase va scomposta. Arthur non sta mettendo in discussione l'efficacia delle proprie mire. Sta mettendo in discussione il criterio con cui le sceglie. Le scadenze sono arbitrarie, i periodi temporali sono autoimposti, e Arthur si domanda che cosa governi la selezione dei traguardi che riempiono quelle scadenze. La risposta è la conferma di ciò che la #1026 aveva intuito: "v'è molto di pianificato, molto ch'ho di che fare, ma, quissà, mai bene m'ho soffermato sull'astratte mire ch'ho di che cacciare: tutto lo ch'appongo a tali liste su carta ha poco di che vedere coll'individuo che vorrei essere".

Il terzo gradino è il tentativo di nominare ciò che manca, e qui la #1030 produce la formulazione più esplicita dell'intero periodo. Arthur si pone la domanda: "chi bramo d'essere, ad un decennio d'ora?" E la risponde con tre parole: "son eremita, ricercato e studioso. Oppure bramo esserlo." La correzione immediata, "oppure bramo esserlo", è la chiave di volta del passaggio. Arthur non sa se sta descrivendo ciò che è o ciò che vuole essere. Le tre parole sono un programma o una constatazione? Il dubbio è deliberato. L'eremita è il tratto che il corpus ha documentato fin dalla #28 del luglio 1923, dove Arthur si trovava "avvinghiato a uno sgabello eremita di fondo al bancone d'una bisbigliante locanda del luogo", e che la #357 del giugno 1924 inscriveva nella galleria degli autoritratti parkeriani: "l'eremita che 'n ha di che spartire col volgo". "Ricercato" nel suo lessico vale "raffinato", "colto": è la dimensione estetica della solitudine, la pretesa che l'isolamento non sia una fuga ma una scelta di qualità. "Studioso" è la terza componente: l'uomo che osserva, registra, comprende. Insieme, le tre parole compongono un'identità che Arthur desidera ma di cui non ha verificato la realizzazione.

E subito dopo la formulazione, la demolizione. Arthur osserva che le etichette fondate "sullo che faccio e non sullo che sono" non lo allietano. "Ch'ì sia scrittore, ch'ì sia figurante, venditore, musico", nessuna di queste insegne cattura ciò che Arthur vuole essere, perché tutte descrivono un'attività, non un'identità. La distinzione è la stessa della #1026, ma qui è più netta e più dolorosa: Arthur ha passato tre anni di diario a descrivere ciò che fa, e si accorge di non aver mai descritto ciò che è. Le entrate del corpus, dalla #1 alla #1030, sono un catalogo di azioni, di tabulazioni, di lettere, di scritti, di sogni, di rancori, di amori finiti. Ma nessuna entrata contiene un autoritratto che prescinda dal fare. Arthur non sa chi è quando non sta facendo nulla, e il fine settimana con Lily, dove effettivamente non sta facendo nulla, è il momento in cui l'assenza di azione produce la domanda.[98]

Il passaggio sulla stagione in corso, "codesta serie di lune ch'avrà di che finire 'n dicembre, tra poco piute d'otto mesi ancora", inserisce la riflessione in una cornice temporale concreta. L'anno 1926, con il suo "turbinìo di cangiamenti di rotta", è la struttura dentro la quale Arthur ha programmato il trasferimento a Powles, la vendita dell'appartamento, il completamento dei progetti letterari, la stagione Kryomont, la gestione della Fox Reprise (ora sospesa), e la custodia di Lily. Ma la consapevolezza che la #1030 formula è che nessuno di questi programmi risponde alla domanda "chi voglio essere". Sono tutti risposte alla domanda "cosa voglio fare". E le due domande, Arthur lo ha capito in questi giorni di veglia forzata e di silenzio dal mondo, non sono la stessa cosa.

La chiusa è l'immagine più elaborata dell'entrata, e va riportata nella sua interezza nel registro del cronista perché ne costituisce il sigillo retorico. Arthur scrive: "pare un disteso campo arato innanzi, solcato dall'olio di gomito ch'ho impiegato fino ad oi, ed ì sperso a mirarlo d'un colle vicino dimandando qual seme ficcare ne' garbi". L'immagine è agricola, e Arthur la costruisce con la consapevolezza di chi conosce il proprio sistema metaforico. Il campo è arato: il lavoro di preparazione è stato fatto. I solchi sono tracciati: le mire concrete, gli anni di tabulazioni, di scrittura, di terapia, di gestione delle relazioni, hanno prodotto la terra pronta. Ma i solchi sono vuoti. Arthur è sul colle, guarda il campo, e non sa cosa piantarci. Il seme è la mira astratta, l'identità che vuole costruire, e non ce l'ha.[99]

L'immagine è anche, e il cronista deve notarlo, un'immagine di solitudine. Arthur è solo sul colle. Lily è nella vasca da bagno, il grammofono suona al piano di sopra, Bolinthos è fuori dalla finestra, i colleghi sono nelle loro case, la Fox Reprise è sospesa, Florence non riceve risposte, Juliet è a distanza, la dottoressa Nauer attende la prossima seduta. L'uomo che guarda il campo arato è un uomo che ha scelto di guardarlo da solo, e la scelta è coerente con la prima delle tre parole con cui si è descritto poche righe prima: eremita. Ma l'eremita, per definizione, è colui che ha scelto la solitudine in funzione di qualcosa, di una ricerca, di uno studio, di una contemplazione. Arthur ha scelto la solitudine. Non ha ancora scelto in funzione di cosa. Il campo è pronto. Il seme manca. E il grammofono del piano di sopra continua a suonare.

#1031 — La resa, la pece e il seme trovato

La #1031 cade di lunedì 26 aprile 1926. Arthur scrive alle 21:19 da April Street, a sera inoltrata, il che la colloca fra le entrate più tardive del periodo Kryomont, dove la norma è stata la scrittura mattutina prima dell'alba o nel primo pomeriggio di rientro dalle fabbriche. Non c'è un solo dato operativo nell'intera entrata: nessuna fabbrica, nessun collega, nessun calendario, nessun intervento. La #1031 è interamente dedicata a ciò che Arthur, nella #1026 del 21 aprile, cinque giorni prima, aveva definito le "mire astratte, le mire didentro, lo ch'ì punto a essere com'individuo", e che nella #1030 del 25 aprile, il giorno prima, aveva descritto come un campo arato in cui mancava il seme. La #1031 è l'entrata in cui Arthur dichiara di aver trovato il seme. Non lo pianta ancora. Ma lo nomina, lo descrive, e lo tiene in mano.

L'entrata va letta come il terzo atto di una sequenza triadica iniziata con la #1026 e proseguita con la #1030. La #1026 poneva la domanda: dove puntano le mire interiori? La #1030 riformulava la domanda in un'immagine: chi vuole essere Arthur, al di là di ciò che fa? La #1031 non risponde alla domanda nel senso di una soluzione definitiva. Fa qualcosa di diverso: cambia il rapporto fra Arthur e la domanda stessa. Non la affronta più come un problema da risolvere ma come un processo da attraversare.

Il primo nucleo dell'entrata è la dichiarazione di resa controllata. Arthur apre scrivendo di essere "succube e padrone d'un processo" che non aveva mai affrontato in questo modo: lasciandosi "dondolare dalle tempeste umorali" con la "consapevolezza di starlo facendo" e con "l'intenzione stessa d'un abbandono didentro". La formulazione è fondamentale per la sua struttura a due livelli. Il primo livello è la resa: Arthur sta cedendo alle correnti emotive che lo attraversano, non le combatte, non le contiene, non le incanala in gesti pratici come il riordino dei quarti o la cessazione dei vizi. Il secondo livello è la coscienza della resa: Arthur sa di arrendersi, e ha deciso di farlo. Non è un crollo. È un'immersione volontaria. Il "succube e padrone" non è un ossimoro: è la descrizione precisa di un uomo che ha scelto di lasciarsi sommergere per vedere cosa c'è sul fondo.

Il confronto con le crisi precedenti documentate nel corpus è istruttivo. La #37 dell'agosto 1923, scritta durante il primo grande episodio di smarrimento del Libro Primo, descriveva Arthur in preda a voci interne che "scialacquano il silenzio" e "sbattono contro le tempie", con il desiderio di correre dalla dottoressa Nauer per farsi azzerare il cervello con "un forte colpo 'n testa". La #252 del febbraio 1924, durante la crisi del secondo inverno, lo trovava "ballonzolante d'un precipizio col mento al cielo" a chiedersi quanto sarebbe stato facile "lassarsi cadere di schiena". La #286 del 10 aprile 1924, alla vigilia della prima stagione Kryomont, lo collocava sull'orlo di "un ennesimo precipizio" con la "brama di bellare" come unico appiglio. In ciascuna di queste entrate, la crisi era subita: Arthur vi cadeva dentro e tentava di uscirne, per forza di volontà, per intervento della dottoressa, per la ripresa delle obbligazioni lavorative. Nella #1031, la crisi non è subita. È deliberatamente attraversata. Arthur non sta cercando di uscire dal precipizio. Sta decidendo di guardarci dentro.[100]

Il passaggio successivo è la resa dei conti con i "volti oscuri" del proprio mondo interiore. Arthur li elenca con una precisione che ha la cadenza dell'inventario: "ansie e timori, sgretolamenti e peccati, inadeguatezze e limiti". Sei termini disposti in tre coppie, ciascuna con il proprio registro. Le ansie e i timori sono il presente, la condizione quotidiana documentata nelle entrate dalla #1014 in poi con crescente intensità. Gli sgretolamenti e i peccati sono il passato, ciò che si è rotto e ciò che Arthur ha fatto di sbagliato, dalla capannina di Susan all'esplosione contro Vixen. Le inadeguatezze e i limiti sono la struttura, il dato permanente che non dipende dalle circostanze ma dalla composizione stessa dell'individuo. Arthur non li presenta come difetti da correggere. Li presenta come "parti e cornici dello ch'ì sono", con un rovesciamento che il cronista deve registrare come dato nuovo. Le entrate dei primi tre libri del corpus trattavano i tratti oscuri di Arthur come nemici da combattere, ostacoli da superare, difetti da emendare attraverso la terapia con Nauer, la disciplina del diario, la costruzione delle mire annuali. La #1031 li riconosce come componenti strutturali dell'individuo, "quarti didentro 'l cranio ricolmi di pece e carbone, lerci e piccicosi, mormoranti e debilitanti" che vanno conosciuti e compresi, non eliminati. È la differenza fra chi vuole guarire una malattia e chi vuole conoscere un organo: l'organo non è malato, è fatto così, e rifiutarsi di guardarlo non lo fa sparire.[101]

Il secondo nucleo dell'entrata è il ritorno sulla questione delle mire, e produce la risposta che la #1026 e la #1030 avevano lasciato in sospeso. Arthur scrive di essersi raccontato, il giorno prima, "d'avere smarrito oppure mai tenuto 'n le palme un senso e un fine ultimo". E subito corregge: "e pure ben lo so qual direzione seguo ogniddì, coi paracolpi ai lati che son le mire mie". La correzione è importante perché rivela che la crisi della #1030 non era una perdita di orientamento totale ma un'illusione di smarrimento prodotta dalla lucidità forzata dell'astinenza e dalla pressione della Kryomont. Arthur, anche nel momento più buio, seguiva una direzione. Solo non sapeva nominarla.

Ora la nomina. Il passaggio è lungo e va scomposto nella sua architettura. Arthur "tenzono cotidianamente colla mira individuale d'aver di che rendere ogniddì un qualché che permane oltre lo spengimento finale, oltre 'l traguardo ultimo de' viventi". La frase è una dichiarazione di scopo: Arthur lavora ogni giorno per produrre qualcosa che sopravviva alla propria morte. La morte è nominata senza eufemismi, "lo spengimento finale", e la formula "traguardo ultimo de' viventi" è una perifrasi che Arthur sembra aver costruito con cura: la morte non è una catastrofe, è un traguardo, l'ultimo, quello che accomuna tutti i viventi. Arthur la accetta non come minaccia ma come parametro.

Segue l'elenco di ciò che il lavoro quotidiano produce: "i tomi e i libelli, le liriche e l'arti, l'ori e l'argenti che salvo e iscondo, le filosofie che tento di distillare, la rimozione di tutto lo ch'è superfluo". Il catalogo è completo e abbraccia le tre dimensioni della vita di Arthur: la produzione creativa (tomi, libelli, liriche, arti), la sicurezza materiale (ori e argenti risparmiati), e la disciplina personale (la rimozione del superfluo, che è il programma stesso delle ultime settimane: la cessazione dei vizi, il taglio delle relazioni non essenziali, lo svuotamento dell'appartamento). Tutto questo, dichiara Arthur, "viene dì per dì collo scopo assennato d'aver di che lassare un fugiglio di mondo più ricco e saggio, ordinato e funzionale". Il seme che la #1030 cercava è qui: Arthur vuole lasciare un frammento di mondo migliore di come lo ha trovato. Non per fama, non per riconoscimento, ma per chi verrà dopo di lui.

La formulazione che segue è la più esplicita finora del Libro Quarto sulla questione della sofferenza come strumento. Arthur scrive che se per raggiungere questo scopo "ho di che venir amico de' pianti, de' dì ov'ogni cogito duole qual puntello tra le coste, di quelli ov'ho obliàtomi come sorridere al cielo e all'altri, ebbene, ben venga". Il "ben venga" è la frase che chiude il cerchio aperto dalla #1026. La sofferenza non è l'ostacolo al fine: è il prezzo del fine. Arthur non la cerca, ma la accetta come componente del processo, e la accetta perché "ciascuna dell'epifanie e dei cangiamenti ch'ho esperito nell'ultimi anni" è venuta "dal fondo fangoso e negracido di codesti maledetti e fortunosi capitomboli verso la perdizione". La perdizione, che nella #201 del gennaio 1924 era un "antro" dal quale i vizi facevano capolino, e nella #252 del febbraio 1924 era il vacuo sinonimo dell'immobilità, nella #1031 diventa il luogo dal quale si emerge trasformati. Non è più un posto dove si cade. È un posto dove si scende, si guarda, e si risale con qualcosa in mano.[102]

La dichiarazione sulla morte è il terzo nucleo, e il cronista deve registrarla per ciò che è: la prima formulazione esplicita, nel Libro Quarto, in cui Arthur nomina la propria morte come fatto certo e la inserisce nel proprio sistema di valori. "Morrò anch'ì medesmo, un dì, e non vi sono molt'altri scopi che debbo inseguire oltre li che governano 'l mio ire cotidiano." La frase va letta in due parti. La prima, la constatazione della mortalità, è un fatto che il diario ha sfiorato in entrate precedenti ma che qui viene pronunciato con una naturalezza priva di pathos. Arthur non sta contemplando la morte. La sta usando come metro di giudizio: se tutto finirà, ciò che conta è ciò che resterà quando l'artefice non ci sarà più. La seconda parte, la dichiarazione che non vi sono "molt'altri scopi" da inseguire oltre quelli che già governano il quotidiano, è la risposta alla domanda della #1030 su cosa seminare nel campo arato. La risposta è: ciò che già sto facendo. Il seme non è nuovo. Il seme è la comprensione del perché lo si pianta.[103]

L'ultima frase dell'entrata è il sigillo dell'intero arco riflessivo delle ultime due settimane. "Non fama, non ninnoli o memorie; ma secoli d'agio e illuminazione pe' chi ha da venire." Il cronista deve notare la distanza che separa questa formulazione da quella del Preambolo, scritto nel giugno 1924, dove Arthur dichiarava che i diari "non nacquero per esser lette, pe' accumulare fama o pecunia, pe' sbilanciare i posteri o soverchiare regimi". Il Preambolo negava ogni scopo esterno alla scrittura: il diario era terapeutico, e nulla più. La #1031, quasi due anni dopo, opera un rovesciamento: lo scopo non è la fama, che resta esclusa come nella formulazione del Preambolo, ma è l'"illuminazione pe' chi ha da venire". La scrittura, l'arte, la disciplina, la spoliazione del superfluo, tutto il lavoro documentato nel corpus, ha uno scopo che trascende l'individuo: non lasciare ricordo di sé, ma lasciare strumenti per gli altri. "Secoli d'agio e illuminazione" è una pretesa enorme, e Arthur la formula con la consapevolezza di chi sa che la pretesa potrebbe non realizzarsi, ma la rivendica come direzione, non come garanzia.[104]

In definitiva, la #1031 è l'entrata in cui il campo arato della #1030 riceve il seme, e il seme è la consapevolezza di ciò che Arthur ha sempre fatto senza saperlo nominare. Non è un'illuminazione improvvisa. È il prodotto di ventuno giorni di Kryomont, di sedute con Nauer, di notti sul sofà, di astinenza forzata, di isolamento volontario, di esplosioni contro i colleghi, di cancellazione dello spettacolo della Fox Reprise, di quarti svuotati e di grammofoni che suonano al piano di sopra. Arthur non è uscito dalla crisi. È uscito dalla crisi sapendo perché ci era entrato: per guardare i quarti pieni di pece e carbone che aveva sempre evitato, e per scoprire che quei quarti non sono difetti da riparare ma stanze da abitare. La promessa della #1012 del 7 aprile, quella di non lasciar morire il diario durante la Kryomont, regge per il ventesimo giorno consecutivo. E il ventesimo giorno produce non un resoconto di fabbrica ma una dichiarazione di scopo che ha il sapore del testamento: non del testamento di chi sta per morire, ma di chi ha deciso come vuole vivere.

#1032 — Nutterpyne, i pittogrammi e l'apprendistato del lasciar andare

La #1032 cade di lunedì 27 aprile 1926. Arthur scrive alle 16:20 da April Street, di rientro da una mattinata di operazioni Kryomont alla Crosspath di Nutterpyne, che la #1020 del 15 aprile aveva calendarizzato per questa data nel colloquio con il responsabile Louis Chovies. È il ventunesimo giorno della stagione operativa, il primo della quarta settimana, e l'entrata è dedicata quasi interamente all'insoddisfazione professionale: non per il proprio lavoro, che Arthur archivia senza commenti di rilievo, ma per quello di Tinsteel, che in un altro stabilimento ha operato in modo non conforme alle linee guida del progetto. L'entrata si articola su tre nuclei: il resoconto della mattina a Nutterpyne, il giudizio sull'operato di Tinsteel alla Activa Corp. di Barrel Street, e il confronto fra i due colleghi principali del trio Frontprice.

Il primo nucleo è breve e operativo. Arthur era alla Crosspath di Nutterpyne alle sei della mattina, accompagnato da quattro risorse aggiuntive inviate da Raventale che descrive con una frase la cui concisione non ne attenua la severità: "comari dell'età più prossima ai mie' genitori ch'alla mia, dalle movenze tentennanti e dal piglio operativo scadente". È la terza volta nelle entrate della stagione che Arthur si lamenta della qualità degli addetti di supporto: la #1014 del 9 aprile registrava la "poca celerità d'operazione" e la "palese noncuranza pe'l risultato finale" delle risorse a Tallshore; la #1020 del 15 aprile distingueva fra le sei risorse coordinate direttamente da Arthur a Knighthill, il cui lavoro produceva risultati buoni sotto la sua supervisione ossessiva, e le risorse lasciate ai colleghi, la cui qualità Arthur non poteva verificare. Nella #1032, le risorse di Nutterpyne richiedono una "pazienza" che Arthur stesso si sorprende di aver esercitato, "datesi le mie recenti condizioni". L'annotazione è significativa: Arthur riconosce che il proprio stato psicologico delle ultime tre settimane, dalla crisi del 7 aprile in poi, avrebbe giustificato un'esplosione che invece non c'è stata. La pazienza è una conquista, non una virtù naturale, e Arthur la registra come tale.[105]

Il lavoro è concluso poco prima di mezzogiorno, sei ore di operazioni in una fabbrica che la #1020 descriveva come di "mediograndi dimensioni", e che il corpus documenta fin dalla #28 del luglio 1923, dove Arthur ne nominava l'area circostante, Nutterpyne e "li borghetti 'ntorno", come territorio dei "depositi polverosi di qualche fabbrica vanagloriosa e superba".[106] La distanza fra la prima menzione, un'impressione amara di un venditore scontento nei suoi primi giorni di diario, e la #1032, dove Arthur è il coordinatore di una squadra di tabulazioni in quella stessa vallata, misura il percorso professionale di quasi tre anni senza bisogno di commento esplicito.

Il secondo nucleo è il cuore dell'entrata, e il cronista deve trattarlo con la massima cura perché documenta una frattura metodologica fra Arthur e Tinsteel che va oltre le frizioni personali registrate nella #1021 del 16 aprile, dove lo scontro riguardava la calendarizzazione, e nella #1014 del 9 aprile, dove il conflitto riguardava il controllo delle iniziative operative. Qui il problema è diverso e più grave: Tinsteel ha operato alla Activa Corp. di Barrel Street in modo autonomo, privilegiando "iniziative personali" rispetto alle "traiettorie ben bozzate del progetto". Le linee guida in questione sono i pittogrammi e le direttive stilate dagli uffici della Kryomont e trasmesse da Raventale, gli stessi documenti che la #1009 del 4 aprile denunciava come "obsoleti e poco utili" per le Crosspath, ma che Arthur qui difende come "corpo panoramico del risultato ottenibile" che, pur con le "talune imperfezioni" dovute alla "dissonanza operativa" degli uffici, fornisce una guida sufficientemente chiara per l'operatività sul campo.

La contraddizione apparente fra la #1009, dove Arthur criticava le linee guida della Kryomont come inadeguate, e la #1032, dove difende quelle stesse linee guida contro la deviazione di Tinsteel, va sciolta con attenzione. Nella #1009, Arthur criticava le linee guida perché erano obsolete e costringevano il venditore a improvvisare sul campo. Nella #1032, il problema è l'opposto: le linee guida esistono, sono aggiornate, contengono pittogrammi precisi, e Tinsteel le ha ignorate per fare di testa propria. Arthur non sta cambiando posizione. Sta difendendo un principio che resta costante: quando le linee guida sono adeguate, vanno seguite; quando non lo sono, vanno denunciate e ricostruite. In entrambi i casi, l'iniziativa individuale del singolo venditore non è ammissibile. Il protocollo ha la precedenza, sia quando funziona sia quando va corretto. Ciò che Arthur non tollera è l'arbitrarietà operativa, indipendentemente dalla direzione in cui si manifesta.[107]

La reazione di Arthur all'aggiornamento ricevuto sull'operato di Tinsteel è registrata con una lucidità che oscilla fra la rabbia contenuta e l'autoanalisi. "M'irrita non poco codesta sufficienza nell'operazioni sul campo", scrive, e il termine "sufficienza" va letto nel suo significato pieno: non incompetenza, ma presunzione di poter decidere autonomamente ciò che il progetto ha già deciso. Poi si corregge: "dorrìa possedere ed ostentar io un atteggiamento più lascivo, macari, confinando superflue rabbiature di fuori del cranio". La formula è significativa. Arthur non sta dicendo di avere torto nel giudicare Tinsteel. Sta dicendo che vorrebbe poter non curarsene, che l'ideale sarebbe un distacco che lui non riesce a praticare. È la stessa tensione che la #1027 del 22 aprile documentava quando Arthur valutava i colleghi e si interrogava su come lavorassero in sua assenza: l'ossessione del controllo è un tratto che Arthur riconosce come strutturale e che la saggezza gli suggerisce di contenere, senza tuttavia riuscirci.

La riflessione che segue è una delle più articolate dell'entrata sulla distanza fra il sapere e il fare. Arthur dichiara di aver "travagliato e appreso parecchio nell'anni corsi sull'esigenza ch'uno ha di che obliàre lo ch'è ito e porre l'alma e le palme solo sullo ch'accade momento pe' momento". È un principio che il diario ha ospitato in diverse formulazioni, e che Arthur stesso definisce "non nuova" come "digressione filostoica". Ma la conoscenza del principio non ne garantisce l'applicazione. Arthur si ritrova "a trascinarmi grugni pe' giorni e settimane intere, quan v'è nulla ch'ho di che modificare riguardo". È la descrizione precisa di un meccanismo che il corpus documenta fin dal Libro Primo: l'incapacità di Arthur di smaltire le frustrazioni operative una volta registrate, il suo portarsele addosso come peso residuo anche quando l'evento che le ha generate è concluso e immodificabile. La #37 dell'agosto 1923 descriveva lo stesso meccanismo con una violenza fisica che qui è assente ma che la radice è la stessa: voci interne che "scialacquano il silenzio" sbattendo contro le tempie. Nella #1032, la violenza si è trasformata in "grugni" trascinati per settimane, un progresso formale ma non sostanziale nella gestione della frustrazione.[108]

La frase che chiude il passaggio è programmatica e va registrata: "vo' apprendendolo ancora qual modo sia 'l migliore pe' intraprendere tale azione". Arthur non dice di saper lasciar andare. Dice di stare ancora imparando come si fa. L'apprendistato è in corso, e la #1032 è una delle lezioni del percorso. Il fatto che Arthur, nel pieno della terza stagione Kryomont, con quasi tre anni di diario alle spalle e un percorso terapeutico con la dottoressa Nauer che risale al periodo prediaristico, si descriva ancora come apprendista nella gestione delle proprie frustrazioni, è un dato che il cronista deve registrare senza giudicarlo: la crescita, nel sistema parkeriano, non ha un punto d'arrivo dichiarato, e le ricadute non sono fallimenti ma stazioni di un percorso che Arthur ha smesso di immaginare come lineare.

Il terzo nucleo è il confronto fra Tinsteel e Cauque, e rappresenta lo sviluppo più esplicito della valutazione che la #1027 del 22 aprile aveva inaugurato. In quella entrata, Arthur osservava che i due colleghi "s'assomigliano molto" nell'affabilità e nella capacità di gestire la fatica con leggerezza, ma li giudicava inferiori nella "frenesia, le decisioni, l'operatività, la cura de' dettagli e la rapidità". Nella #1032, la somiglianza si dissolve. Cauque e Tinsteel, che Arthur aveva trattato come un duo quasi interscambiabile, vengono ora distinti con una nettezza che il cronista deve riportare perché segna una separazione nella percezione che Arthur ha del proprio trio.

Cauque "mostra maggiore interesse e attenzione a dettagli operativi, giustificazioni sulle mansioni presso 'l reparto, interesse durante le filippiche mie sulle scienze didietro la rimodulazione inventariale, e brama un'approvazione generale" da parte di Arthur. Tinsteel "nemmanco considera come priorità" l'approvazione del collega più esperto. La differenza non è di competenza tecnica: è di atteggiamento verso il protocollo e verso il giudizio del coordinatore. Cauque vuole fare bene e vuole che Arthur lo sappia. Tinsteel vuole fare e basta, nel modo che ritiene sufficiente, e non cerca la conferma di nessuno. Per un uomo come Arthur, la cui "ossessione che posseggo nel ricontrollo sistematico d'ogni movimento che l'altre mani effettuano" è stata documentata nella #1020 del 15 aprile come tratto strutturale del proprio modo di operare, la differenza è abissale. Cauque è governabile. Tinsteel no.

Arthur inquadra il proprio giudizio in una cornice temporale che il cronista deve pesare. Scrive di possedere un'"esperienza omai ventennale presso gli stabilimenti di carburanti. Due decadi ove le medesme rimodulazioni inventariali faceano parte del cotidiano". Il dato è coerente con la cronologia biografica: Arthur, nato nel 1888 secondo i Bruscoli Propedeutici, ha trentotto anni nell'aprile del 1926. Vent'anni di esperienza collocano l'inizio della sua carriera negli stabilimenti intorno al 1906, all'età di diciotto anni, un dato compatibile con il percorso formativo che i testi prediaristici e le entrate del primo anno trattano come acquisito. La #612 del dicembre 1924 già collocava i vent'anni nella cronistoria: "son quasi venti anni, del resto, che mi divincolo d'una sala regia all'altra con milliaia di paginette scritte di pugna mia", sebbene quel passaggio si riferisse alla scrittura e non al lavoro in fabbrica. Nella #1032, i vent'anni sono specificamente attribuiti all'operatività nei reparti di carburante, e il dato va tenuto perché stabilisce l'anzianità di servizio di Arthur come la più estesa del trio Frontprice e, presumibilmente, della squadra complessiva della stagione Kryomont.[109]

La chiusa dell'entrata è la nota più onesta e più stanca del passaggio. Arthur scrive: "l'unico mio cruccio, orora, resta 'l tentativo di smaltire tale smorfia di disappunto 'n tempo pe' domattina ch'ì e 'l signor Tinsteel saremo presso l'Activa Corp. di Nutterpyne, e non possiedo adeguata tenacia mentale pe' sostenere un'altro battibecco". L'anticipazione della giornata di domani è carica di una stanchezza che non è più fisica ma relazionale. Arthur sa che dovrà lavorare fianco a fianco con Tinsteel, dopo aver passato il lunedì a covare una frustrazione che non riesce a smaltire, e teme di non avere le risorse nervose per evitare un nuovo conflitto. La sequenza dei battibecchi documentati nel corpus è ormai una catena ininterrotta: la #1013 dell'8 aprile con Vixen, la #1021 del 16 aprile con Tinsteel sulla calendarizzazione, e ora la #1032 con una delusione silenziosa ma non meno erosiva sull'operato del medesimo collega. Arthur non vuole litigare. Ma non sa se riuscirà a evitarlo, e l'ammissione, nel sistema di un uomo che nella #1020 del 15 aprile rivendicava la propria capacità di "mantenere una coerenza autoritaria" sul campo, è il segnale che l'armatura sta cedendo non per un colpo solo ma per l'accumulo di colpi piccoli, ciascuno dei quali, preso singolarmente, sarebbe sopportabile, ma che insieme stanno consumando la riserva di pazienza che Arthur, nella #1011 del 6 aprile, identificava come la sfida cruciale della stagione.

In definitiva, la #1032 è un'entrata in cui il lavoro viene fatto e il risultato ottenuto, ma il costo relazionale del processo continua a salire. Arthur a Nutterpyne ha esercitato una pazienza che lo ha stupito. Tinsteel a Barrel Street ha operato con una libertà che Arthur giudica inammissibile. Cauque in una piccola Crosspath ha probabilmente lavorato in modo più conforme, e Arthur lo deduce senza verificarlo. Il trio Frontprice, che nella #118 dell'ottobre 1923 si presentava come una squadra di colleghi che schernivano goliardicamente Arthur durante le giornate difficili e ne "rinvigorivano l'ottimismo", nella #1032 è un sistema di rapporti asimmetrici dove il coordinatore giudica senza poter correggere, tollera senza poter approvare, e si prepara alla giornata di domani calcolando non la logistica degli interventi ma la propria capacità di non esplodere. La promessa della #1012 del 7 aprile, quella di non lasciar morire il diario durante la Kryomont, regge per il ventunesimo giorno. Il campo arato della #1030 del 25 aprile aspetta ancora il proprio seme. Ma il contadino, nel frattempo, sta imparando a non strappare le erbacce con le radici, perché sa che, strappandole, porterebbe via anche la poca terra buona che resta.

#1033 — L'Activa di Nutterpyne, lo spurgo didentro e la seconda agendicola

La #1033 cade di mercoledì 28 aprile 1926. Arthur scrive alle 17:15 da April Street, nel tardo pomeriggio, di ritorno dalle operazioni mattutine alla Activa Corp. di Nutterpyne e da una seduta pomeridiana con la dottoressa Nauer. È il ventiduesimo giorno della stagione operativa Kryomont, e l'entrata segna un punto di svolta nel registro del Libro Quarto: non perché la crisi sia finita, ma perché Arthur ha cominciato a trattarla con gli stessi strumenti che applica alla riorganizzazione dei reparti di fabbrica. La metafora dello sgombero, che nelle settimane precedenti funzionava in una sola direzione, dagli oggetti di Valerie alle casse di cartone per il trasloco, nella #1033 si inverte: non è più l'interno che si proietta sull'esterno, è il metodo dell'esterno che viene importato dentro.

L'esordio è una constatazione di miglioramento prudente. Arthur registra "timidi barlumi di ricupero" e la formulazione va pesata: i barlumi sono timidi, non trionfali, e si sollevano dal "pelo dell'acque torbide" senza uscirne del tutto. La mattinata alla Activa di Nutterpyne con Tinsteel è andata bene: collaborazione "funzionale ed adeguata alla situazione professionale", nessuno scontro, nessun rimprovero. Tinsteel ha tentato di giustificare alcune decisioni prese il giorno prima alla Activa Corp. di Barrel Street, nel quadrante settentrionale di Bolinthos, e Arthur ha accolto le giustificazioni "sin le condizioni pregiudicative" che possedeva il giorno precedente.[110] La formula è significativa: Arthur non dice di aver perdonato, né di aver dato ragione a Tinsteel. Dice di aver accettato le spiegazioni senza che le proprie condizioni psicologiche ne pregiudicassero l'ascolto. È un passaggio operativo, non emotivo: il sistema professionale ha funzionato perché Arthur ha scelto di non lasciare che il malumore interferisse con la ricezione delle argomentazioni del collega.

Ma il dato fisico è il correttivo necessario. Arthur aggiunge che "tal interazioni 'n hanno mosso di molto 'l nervo che traggo 'n viso" e che gli è "quasi un'impresa deformare 'l grugno 'n un riso o 'n espressioni sollevate e chete". La maschera, dunque, tiene in fabbrica, ma fuori dai cancelli il viso torna alla rigidità che la #1026 del 21 aprile, sette giorni prima, documentava come cedimento della superficie cortese: là le impiegate delle fabbriche avevano visto non la maschera ma il volto, e Arthur ne registrava l'incapacità di simulare. Nella #1033 la simulazione è tornata possibile in ambiente lavorativo, il che è il barlume di cui parla l'esordio, ma è ancora impossibile nella vita ordinaria.

Il secondo nucleo riguarda le corrispondenze. La cerchia residua è confermata nella composizione che le entrate dalla #1014 del 9 aprile hanno stabilizzato: Lily, Jules e William. Arthur scrive di aver risposto a tre missive e che i tre "meritano sin dubbio alcuno l'uniche sgocciolate d'empatia ed attenzione sincera ch'ancora possiedo cotidianamente". L'immagine delle sgocciolate è brutale nella sua onestà: l'empatia di Arthur non è un fiume, è un rubinetto che perde gocce, e quelle gocce vanno tutte e sole ai tre destinatari del cerchio più stretto. Lily e Juliet hanno comunicato nella forma consueta, senza argomenti da registrare. Sharv, invece, ha aggiunto al suo messaggio premuroso un'allusione a "alcune recenti delusioni 'n campo lavorativo". Arthur ne attende chiarimenti nelle giornate successive.[111]

Il terzo nucleo è la seduta con Camille Nauer, e il cronista deve trattarlo come il passaggio chiave dell'entrata perché produce le conseguenze più visibili nella struttura della riflessione che segue. Arthur scrive di aver raggiunto la dottoressa nel pomeriggio "poscia l'operazioni della Kryomont", confermando il ritmo di visite intensificato che la #1026 del 21 aprile aveva documentato. Il dato nuovo è il contenuto, o meglio la direzione che il lavoro terapeutico ha preso. Arthur ne riferisce con una chiarezza metodologica che nelle entrate precedenti non aveva raggiunto. La dottoressa Nauer, che Arthur chiama qui per nome, Camille, con un'intimità che il corpus riserva a pochissime figure, ha prodotto "alcune prospettive d'attualizzazione non 'sì impossibile" sul tentativo che Arthur "sprona costante verso l'esterno" nell'organizzazione dei propri spazi.[112]

La formulazione che segue è il centro concettuale dell'entrata, e va scomposta con cura. Arthur scrive che il lavoro di riduzione e pulizia che compie sull'appartamento di April Street, "la ricerca d'una geometria minimale e funzionale, ed una nettatura impeccabile e scevra di colori e stimoli", ha un equivalente interno che non ha ancora affrontato con la stessa sistematicità. All'interno del cranio, "molte quistioni sono lassate alla deriva, talvolta cosciente talvolta no, ed ingombrano uno spazio ch'ha di che ser molto più controllato dello ch'è la dimora mia". L'analogia è fra l'appartamento e la mente, fra le cianfrusaglie fisiche e le questioni irrisolte, fra il riordino domestico e il lavoro terapeutico. Arthur la formula come scoperta, ma il cronista che ha seguito il corpus per quasi tre anni riconosce in essa il prodotto di un percorso che Camille Nauer ha avviato con la raccomandazione iniziale di tenere un diario e che nella #1033 raggiunge la sua espressione più esplicita: la scrittura come strumento di sgombero, il foglio come contenitore dove depositare ciò che ingombra la mente, esattamente come le casse di cartone ricevono gli oggetti che ingombrano l'appartamento.

Arthur esemplifica con due casi. Il primo è il lavoro sulle mire astratte, la domanda sulla propria identità che la #1026 del 21 aprile formulava come lacuna e che la #1030 del 25 aprile, tre giorni prima, sviluppava con l'immagine del campo arato senza seme. Gli interrogativi sulle "mire ultime dell'intero mio esistere" si erano accampati nel cranio "sin punto fisso, 'sì da moversi entropicamente d'un momento l'altro durante i dì". Il paragone con l'entropia è significativo: le domande esistenziali, senza un luogo dove depositarle, vagavano senza ordine, occupando spazio mentale in modo caotico e imprevedibile. Oggi Arthur le ha messe su carta, "cosa chemmai aveo fatto fino ad ora, per vero, pe' quanto atipico p'uno qual son io che suole gettare sulle pagine anche 'l conto de' respiri diari". L'osservazione è acuta: un uomo che scrive ogni giorno migliaia di parole sul proprio quotidiano non aveva ancora scritto le domande fondamentali sulla propria identità. Il diario ospitava i sintomi, le giornate, i rancori, le tabulazioni, ma non la domanda "chi voglio essere". Metterla su carta ha prodotto due effetti: ha alleggerito il peso, e ha creato un documento rivisitabile, "la possibilità alle prossime occorrenze d'aver di che tornare su tali pagine e rivisitare, editare, confermare o ampliare tutto lo che concerne tale argomento". Non è più un pensiero che fluttua: è un testo che esiste.

La metafora che Arthur sceglie per descrivere il processo è fra le più rivelatrici dell'entrata. Lo sgombero inchiostrato "funge un poco qual avvento d'Ada ch'ha di che fare cumulo delle cianfrusaglie un poco disordinate e riporle ov'hanno di che stare 'sì che l'occhi e 'l cogito 'n vi si posino se non quando cercate intenzionalmente". Ada, la fantesca che il corpus documenta fin dal Preambolo come la presenza domestica più costante e meno conflittuale della vita di Arthur, diventa l'immagine del processo terapeutico. Ada non butta via le cose: le mette al loro posto. Non elimina il disordine: lo organizza. Allo stesso modo, mettere su carta le questioni irrisolte non le risolve: le colloca in un luogo definito, dove non disturbano più la vita quotidiana ma restano disponibili per quando Arthur vorrà affrontarle. È la stessa distinzione fra eliminazione e collocazione che la #1027 del 22 aprile formulava a proposito degli oggetti fisici: "per qual motivo ho di che portarli meco pur in Powles?" Nella #1033, la domanda si rivolge agli oggetti mentali: non vanno eliminati, vanno messi in ordine.

Il secondo esempio è materiale e immediato. Arthur decide di unificare il sistema a doppia agendicola che il corpus documenta fin dalla #928 del 13 gennaio 1926, dove il diarista descriveva la "gestione diaria divisa tra 'l calendario domestico e l'agenda da viaggio" come un sistema funzionale ma bisognoso di sincronizzazione costante.[113] L'agendicola domestica, quella che resta allo scrittoio di April Street, e l'agendicola da viaggio, quella che accompagna Arthur nelle contee e nelle fabbriche, sono due strumenti che replicano le stesse informazioni e che richiedono un lavoro di allineamento che Arthur ora giudica "superfluo e facilmente removibile". La soluzione è una sola agenda, abbastanza grande da essere leggibile allo scrittoio ma abbastanza piccola da entrare in tasca durante le trasferte. Arthur la realizzerà "nelle prossime ore" ed eliminerà una delle due.

Il gesto è minimo nella sua concretezza ma significativo nel suo principio. Arthur sta applicando al proprio apparato organizzativo lo stesso criterio di riduzione che applica all'appartamento e che, per indicazione della dottoressa Nauer, ora tenta di applicare alla propria vita interiore. Eliminare il doppio, comprimere il superfluo, sgomberare lo spazio da ciò che lo occupa senza necessità. L'agenda unificata è, in miniatura, il programma che la #1026 del 21 aprile chiamava "mire astratte" e che la #1030 del 25 aprile cercava nel campo arato senza seme: non è il seme, ma è un gesto nella direzione del seme, un atto di semplificazione che prepara il terreno per ciò che verrà.

La chiusa dell'entrata formula il principio che governa l'intero passaggio con una chiarezza che il cronista deve riportare per intero nella sua parafrasi. Arthur scrive che il lavoro indicato da Camille consiste nell'applicare all'interno gli stessi processi che Arthur ha già avviato per l'esterno, "eliminare l'ingombro", e che anche "le faccende più insignificanti, quando giungono a numerazione eccessiva, son in grado di farmi genuflettere". Ma aggiunge subito una precisazione fondamentale: l'obiettivo non è svuotare la mente come si svuota un appartamento. L'androne fra le tempie non deve rispecchiare il lucido appartamento dove Arthur abita, anzi, "ben so ch'abbisogno i cumuli di pece e le nubi nerastre didentro". La pece e le nubi non vanno eliminate. Vanno conosciute e riposte "ov'hanno di che stare e ov'ho di che mutarle 'n un qualché d'utile".

La distinzione è essenziale perché segna il confine fra due modelli di gestione interiore che il corpus ha documentato in tensione per l'intero periodo della crisi di aprile. Il primo modello è l'eliminazione: gettare il ciondolo di Valerie, tagliare la corrispondenza con Florence, ritirarsi dalla Fox Reprise, cessare i vizi. È il modello che ha governato le entrate dalla #998 del 24 marzo alla #1019 del 14 aprile, quello della sottrazione radicale. Il secondo modello, che la #1033 inaugura, è la ricollocazione: non eliminare la pece e le nubi, ma sapere dove sono, sapervi accedere quando serve, e poterle trasformare in qualcosa di utile. Arthur non sta dichiarando di aver superato la crisi. Sta dichiarando di aver trovato un metodo per conviverci che non richiede la distruzione di tutto ciò che fa male, ma la sua organizzazione in un sistema gestibile.[114]

Il dato sulla giornata lavorativa di domani è operativo: Arthur è stato esonerato da Tinsteel dall'intervento inventariale presso la Activa Corp. e sarà nelle contee di Naught Port e Greenrice per le obbligazioni Frontprice ordinarie, con il vantaggio di una levata posticipata di un'ora e lo svantaggio di un rientro tardivo. Tinsteel e Cauque saranno a Heartings, il borgo montano a nord-ovest di Bolinthos, presso un'altra Activa Corp. dove le stagioni precedenti hanno prodotto una relazione di stima reciproca con i responsabili locali. Arthur non prevede problemi per i due colleghi, e la frase con cui lo registra, "dubito si paleseranno problematiche di sorta pei due", è fra le più distese delle ultime settimane. La fiducia nei colleghi, erosa dallo scontro della #1021 del 16 aprile con Tinsteel e dalla valutazione severa della #1027 del 22 aprile sulla qualità del loro lavoro, nella #1033 torna a un livello funzionale. Non è la fiducia incondizionata della #113 dell'ottobre 1923, quando Arthur parlava di "eccellenza degna del nome di Tinsteel e Parker". È una fiducia calibrata sulla conoscenza delle condizioni operative: quella fabbrica, quei responsabili, quella relazione consolidata. Per il compito specifico, Tinsteel e Cauque basteranno. Arthur, per una volta, non ha bisogno di essere presente per garantire il risultato.

In definitiva, la #1033 è l'entrata in cui il metodo prende il sopravvento sulla sofferenza. Arthur soffre ancora, lo dichiara, il viso non riesce a distendersi, le sgocciolate di empatia sono contate, i barlumi sono timidi. Ma il metodo esiste, ed è duplice: fuori, sgomberare l'appartamento e unificare le agende; dentro, mettere su carta le domande irrisolte e collocare la pece dove non ingombra ma dove si può trovare quando serve. Ada e Camille, la fantesca e la terapeuta, sono le due figure a cui Arthur attribuisce il modello, la prima per l'ordine degli spazi fisici, la seconda per l'ordine degli spazi mentali. E il diario, che da ventuno giorni non ha saltato una sola entrata nonostante le levate alle tre, le giornate di dieci ore in fabbrica, i litigi con i colleghi, il ritiro dalla Fox Reprise e la crisi esistenziale più documentata del Libro Quarto, nella #1033 riceve la propria giustificazione retroattiva più esplicita: scrivere non è descrivere la giornata, è sgomberare il cranio. Ogni entrata è una cassa di cartone dove Arthur deposita ciò che altrimenti vagherebbe entropicamente fra le tempie. Il diario non è il racconto della crisi. È il magazzino che la contiene.

#1034 — L'oblio mortale, il vetro lucido e la palude che si conosce

La #1034 cade di mercoledì 29 aprile 1926. Arthur scrive alle 16:58 da April Street, di rientro dalle obbligazioni Frontprice nelle contee di Greenrice e Naught Port. È il ventitreesimo giorno della stagione operativa Kryomont, l'ultimo di aprile feriale, e l'entrata è la più densa dell'intero mese sotto il profilo del lavoro interiore, perché documenta per la prima volta nel corpus il risultato specifico di una seduta con la dottoressa Nauer in termini di diagnosi esistenziale dichiarata. Ciò che le entrate dalla #1026 del 21 aprile alla #1031 del 26 aprile avevano formulato come domanda aperta, la distinzione fra mire concrete e mire astratte, il campo arato senza seme, lo smarrimento esistenziale che assume forme "dissimili" da quelle degli anni precedenti, nella #1034 trova la sua prima risposta articolata, e la risposta è il terrore della morte.

L'entrata si articola in tre nuclei: il resoconto operativo della giornata, la cronaca della seduta con Nauer e la diagnosi che ne è emersa, e l'autoreprimenda sulla gestione del periodo recente. I tre nuclei hanno pesi narrativi molto disuguali, e il cronista deve rispettare la proporzione dell'originale: il primo è breve e serve da cornice, il secondo è il cuore dell'entrata, il terzo è un bilancio retrospettivo che prepara la transizione verso maggio.

Il primo nucleo è operativo. Arthur ha dormito non meno di otto ore, un dato che nelle entrate delle ultime tre settimane è eccezionale e che segnala un miglioramento del regime di riposo. Nella #1027 del 22 aprile, sette giorni prima, Arthur si svegliava quattro o cinque volte durante la notte. Nella #1033 del giorno prima, il corpo aveva cominciato a mostrare "timidi barlumi di ricupero". Nella #1034, la notte è stata "sana e benefica". Il dato va letto come il primo segno concreto che il punto più basso della crisi potrebbe essere stato superato, sebbene Arthur stesso ridimensioni immediatamente l'ottimismo: nel tragitto verso Greenrice gli occhi pesavano ancora e gli arti erano indolenziti. La giornata si è svolta fra Greenrice e Naught Port, due delle contee che la Frontprice assegna ad Arthur per le obbligazioni ordinarie in parallelo con la Kryomont, e il lavoro è "fluito sin troppe problematiche". La temperatura sta salendo, e Arthur, che dichiara ancora di detestare il caldo, lo registra come variabile da tenere presente per le prossime settimane di fabbrica.

La notizia dall'Activa di Heartings riguarda Tinsteel e Cauque, che ieri hanno condotto l'intervento inventariale senza Arthur, il quale si trovava nelle contee per le obbligazioni Frontprice come stabilito nella #1033 del 28 aprile. Il risultato è stato privo di complicazioni. Arthur commenta con una frase che merita di essere notata per il suo registro: "debbo consegnarne i meriti a chi di dovere quan il caso lo pretende". La formulazione è significativa perché segnala un cambiamento di tono rispetto alla #1032 del 27 aprile, dove Arthur si irritava per le iniziative personali di Tinsteel alla Activa Corp. di Barrel Street e dubitava della conformità del lavoro alle linee guida Kryomont. Due giorni dopo, e con una giornata di collaborazione funzionale alla Activa di Nutterpyne nel mezzo (#1033), Arthur si concede di riconoscere ai colleghi il merito di un buon risultato. Non è una resa incondizionata: è un atto di equità che il cronista registra come prova che il regime ossessivo di controllo descritto nella #1020 del 15 aprile sta, almeno parzialmente, allentando la presa.[115]

Il secondo nucleo è il cuore dell'entrata. Arthur ha visto la dottoressa Nauer oggi, per "un'ulteriore ora scarsa", e ne ha tratto "sparute perle ch'ho di che portare indosso e lucidare cotidianamente". Il dato sulla frequenza è il seguente: la #1033, scritta ieri, documentava una visita a Nauer nel pomeriggio del 28 aprile. La #1034 ne registra un'altra per il 29 aprile. Due sedute in due giorni consecutivi: un'intensificazione che il corpus non aveva documentato in questa forma. La #1026 del 21 aprile, otto giorni prima, registrava la visita precedente, e la #1016 dell'11 aprile annunciava l'intenzione di intensificare la frequenza. Il ritmo è accelerato, e Arthur ne spiega la ragione con una riflessione metodologica che va registrata per la sua lucidità.

Arthur osserva che molto di ciò che "erutta" nelle sessioni con Nauer è materiale che ha già "vomitato" sulle pagine del diario. La differenza, scrive, sta nell'udirlo pronunciato "da bocca altrui": i ragionamenti identici, quando vengono dalla voce della terapeuta anziché dalla propria penna, "attecchiscono 'n maniera differente". La formulazione distingue fra due modalità di elaborazione: quella attiva del diario, dove Arthur "inciampa" nelle epifanie "accidentalmente, durante i flussi di pensiero diari", e quella passiva della seduta, dove le stesse epifanie gli "sfrangono 'n viso" come prospettive esterne. Il diario scopre. Nauer conferma. La combinazione dei due strumenti produce un radicamento che nessuno dei due da solo può garantire. È la descrizione più esplicita che Arthur abbia mai fornito del rapporto funzionale fra il diario e la terapia, e il cronista deve registrarla come tale: il corpus non è solo un documento, è un dispositivo terapeutico che lavora in tandem con le sedute, e la #1034 è l'entrata in cui Arthur ne dichiara consapevolmente il meccanismo.[116]

Ciò che la seduta ha prodotto è descritto da Arthur come un "antipasto" rispetto a un lavoro più ampio che proseguirà nelle visite successive. Il tema è lo "smarrimento esistenziale" che le entrate delle ultime due settimane hanno documentato, e che nella seduta odierna è stato "decostruito" nel tentativo di individuare "una o più cagioni pelle quali esso manifèstasi di maniera piuttosto dissimile dallo ch'ha sempre fatto nell'anni addietro". La precisazione sulla dissomiglianza è fondamentale. Arthur non sta dicendo di non aver mai sofferto. Sta dicendo che la forma attuale della sofferenza è diversa da quella degli anni precedenti. La #111 dell'ottobre 1923 scriveva della consapevolezza di essere "umano, mortale, fallace" come fonte di "nero pece" e stagnazione. La #287 dell'aprile 1924 dichiarava che "s'ha da morire se si brama rinascere". In entrambi i casi la mortalità era uno sfondo, un fatto generico che produceva angoscia generica. Nella #1034, la mortalità diventa il centro dell'analisi e assume una forma specifica, articolata, diagnosticata.

Arthur identifica un primo lato della diagnosi: "il bieco guardo dell'oblio mortale, il fato ch'attende ciascuno di noialtri". La formulazione è diretta come raramente nel corpus. Arthur sta parlando della morte, e lo fa dichiarando che la consapevolezza del "termine ultimo" ha sempre vissuto nel suo cranio, "molto meno subliminalmente dello che molt'altri fanno", e che questa consapevolezza ha "corretto molti percorsi e indirizzato decisioni ch'avrebbero avuto di che virare verso chissaddove". In altre parole: la paura della morte non è un ospite recente. È la forza che governa le scelte di Arthur da sempre, una pressione sotterranea che ha determinato la direzione delle sue mire, dei suoi progetti, del suo regime di lavoro compulsivo. La novità è che il "vetro lucido" prodotto dall'astinenza da alcol e tabacco, inaugurata nella #1014 del 9 aprile e confermata nelle entrate successive, ha reso visibile ciò che prima era offuscato. Il "vetro che pipe e chiare offuscavano 'sì assiduamente" è la metafora che chiude il cerchio aperto dalla #1018 del 13 aprile, dove Arthur scriveva che "la lucidità esacerba ulteriormente 'l malestare" e lo riconosceva come "pregio e non malasorte". Nella #1034, il pregio si specifica: la lucidità mostra "il burrone innanzi", e il burrone è la morte. Senza l'offuscamento dei vizi, Arthur è costretto a guardare ciò che ha sempre saputo ma che ha sempre evitato di fissare.[117]

La reazione di Arthur al "burrone" è la parte dell'entrata che il cronista deve trattare con la massima cura, perché contiene la diagnosi più esplicita che il Libro Quarto abbia consegnato fino a questa data sul rapporto fra la produttività compulsiva di Arthur e la sua condizione psicologica profonda. Arthur scrive che la ragione per cui fuggiva dal confronto con la morte e appannava il vetro è "il terrore". Non l'ansia, non il disagio, non la preoccupazione: il terrore. E specifica: non teme di morire in sé, teme "il quando e 'l come". La distinzione è precisa. La morte come fatto non lo paralizza. L'incertezza sulla scadenza e sulle modalità, invece, sì. Arthur, che ha costruito il proprio sistema di vita sulle mire a breve e lungo termine, sui calendari, sulle scadenze autoassegnate, sulla "schedulazione accurata" che la #925 del 10 gennaio definiva come antidoto alla "labirintite" del tempo vuoto, si trova di fronte all'unica scadenza che non può calendarizzare. E la risposta che ha dato a questa impossibilità, inconsciamente fino a oggi, è la mole di lavoro con cui ha riempito ogni giornata: "la mole di risultati a cui giungo, soverchiata dalle centinaia di mire a lungo e breve termine che m'assegno, è la riflessione della convizione di 'n aver fatto a sufficienza, d'avere poco di che lassare a codesto mondo".

La frase è il nucleo dell'entrata e va scomposta. Arthur sta dichiarando che la propria ossessione produttiva, le "quasi tre dozzine di tomi" della #985, i libelli, le liriche, le sinfonie, il giornaletto, gli articoli, le mire annuali, i calendari incrociati, tutto ciò che il corpus ha documentato come prova di una disciplina invidiabile, è in realtà la manifestazione di un terrore. Non un progetto di vita, ma un esorcismo della morte. Arthur produce perché teme di non aver prodotto abbastanza. Lavora perché teme che il tempo finisca prima del lavoro. Si assegna mire perché l'alternativa è guardare il burrone senza il parapetto del calendario. La #1031 del 26 aprile, tre giorni prima, lo aveva già detto con una formulazione diversa: "ì tenzono cotidianamente colla mira individuale d'aver di che rendere ogniddì un qualché che permane oltre lo spengimento finale, oltre 'l traguardo ultimo de' viventi". Nella #1034, la stessa idea riceve la sua diagnosi clinica: non è una mira, è un terrore che si traveste da mira.[118]

Arthur stesso riconosce che il discorso "è prolisso e ancor da finare" e di non possedere "né i motti né la comprensione di me medesmo pe' conferenziarne colla dovuta efficacia". L'ammissione è onesta e necessaria: la #1034 è un'apertura, non una conclusione. Il lavoro con Nauer proseguirà nelle sedute successive, e Arthur lo sa. Ma il fatto che l'apertura sia avvenuta, che il terrore abbia ricevuto un nome, è di per sé un evento che il cronista deve registrare come punto di svolta nel Libro Quarto. Le entrate dalla #1026 alla #1031 si muovevano nel buio, cercando la causa dello smarrimento senza trovarla. La #1034 accende una luce parziale, e ciò che illumina non è rassicurante, ma è visibile.

Il terzo nucleo è l'autoreprimenda, e va letto come il complemento pratico della diagnosi esistenziale. Arthur distingue fra due piani. Il primo è il riconoscimento che nel "periodo paludoso" delle ultime settimane ci sono stati "frangenti 'n cui, al guardo del poi, non ero ì che stavo al timone dell'azioni". La formulazione richiama la #99 dell'ottobre 1923, dove Arthur descriveva una "palude vischiosa" che "avviluppa ogni gesto" e una "rete d'inanimità" che paralizza la volontà. Ma la differenza è netta: nella #99, Arthur subiva la palude. Nella #1034, Arthur riconosce di aver "donato loro un poco piute di libertà dello ch'arrìa dovuto", dove "loro" sono "il nero e la pece" che gli fanno compagnia da settimane. Non è stato travolto: ha ceduto il timone. La distinzione è quella fra una vittima e un complice, e Arthur la formula con la precisione di chi ha imparato, nelle sedute con Nauer, a distinguere fra ciò che accade e ciò che si sceglie di lasciar accadere.

Il campo in cui la resa del timone è stata più grave è quello professionale. Arthur lo dice esplicitamente: la sua "tendenza ossessiva al mantenere una reputazione rispettabile, integra, e coerente" è stata compromessa dall'esplosione contro Vixen del 7 aprile (#1013), dal ritiro dalla Fox Reprise del 14 aprile (#1019), dallo scontro con Tinsteel del 16 aprile (#1021), e dall'insofferenza generalizzata verso i colleghi che le entrate intermedie hanno documentato giorno per giorno. Arthur non recrimina sulle cause: "non v'è rimorso 'n le scelte recenti". Ma recrimina sulla misura: ha concesso alla crisi più spazio di quanto fosse necessario, e il costo lo ha pagato la reputazione professionale che è il suo bene più prezioso nel sistema industriale di Hillfoot.

La chiusa è la più equilibrata dell'intero periodo post-Kryomont. Arthur ammette la probabilità di "scivolare novamente didentro alcuni schemi distruttivi", ma aggiunge che non ha lasciato la palude alle spalle: "semplicemente sto apprendendo a conoscerne ogni anfratto". La distinzione è fra la guarigione e la familiarizzazione. Arthur non è guarito. Sta imparando la geografia della propria malattia. La #1033 del giorno prima formulava lo stesso principio in termini di ordine domestico: le "nubi nerastre didentro" non vanno eliminate, vanno riposte "ov'hanno di che stare e ov'ho di che mutarle 'n un qualché d'utile". Il modello non è la pulizia ma l'organizzazione: il buio resta, ma smette di vagare liberamente e viene assegnato a un luogo e a una funzione.

L'ultima frase conferma il tono: "milliaia di rivelazioni e impronte ottimistiche che 'n trovano ancora una forma salda e comprensibile". Arthur ha il materiale. Non ha ancora la forma. Il lavoro con Nauer ha prodotto intuizioni che il diario ha documentato per frammenti lungo le entrate di aprile, dalla scala decimale dell'affetto (#1014) alla distinzione fra mire concrete e astratte (#1026), dal campo arato senza seme (#1030) allo "spengimento finale" come motore nascosto della produttività (#1031), fino al terrore della morte come diagnosi esplicita (#1034). Ciascuno di questi frammenti è una "rivelazione" che Arthur riconosce come valida ma che non riesce ancora a comporre in un quadro unitario. La promessa è che il quadro arriverà. La realtà è che il mese di aprile si chiude con un uomo che ha smesso di bere e di fumare, ha litigato con il proprio superiore, si è ritirato dal circolo letterario che aveva fondato, ha dormito per settimane su un sofà, ha lavorato dalle sei del mattino in fabbriche di carburanti a freddo, e ha scoperto che tutto ciò che fa nella vita lo fa perché ha paura di morire senza aver fatto abbastanza. Il diario, che nella #1012 del 7 aprile Arthur prometteva di non lasciar morire durante la Kryomont, non è morto. Ha registrato ventitré giorni consecutivi senza lacune, e il ventitreesimo è il giorno in cui Arthur ha guardato nel burrone e ha dato un nome a ciò che vi ha visto. Non è ancora la forma salda e comprensibile che Arthur cerca. Ma è il primo mattone.

#1035 — Il quarto non rassettato e il minimalismo come risultato

La #1035 cade di giovedì 30 aprile 1926, ultimo giorno del mese. Arthur scrive alle 19:23 da April Street, di rientro da una giornata Kryomont priva di complicazioni e da una seduta con la dottoressa Nauer nel pomeriggio. È il ventiquattresimo giorno consecutivo della stagione operativa, e l'entrata è la più importante della sequenza apertasi con la #1026 del 21 aprile, perché contiene il rovesciamento di un principio che il corpus portava con sé fin dalla #22 del luglio 1923, e che Arthur, con l'aiuto di Nauer, riconosce come il meccanismo stesso della propria fuga. L'entrata non racconta una giornata. Racconta una scoperta.

Il primo nucleo è operativo e deliberatamente liquidato in poche righe. Arthur ha lavorato in due stabilimenti, la giornata è filata senza "garbugli", e il diarista sceglie esplicitamente di non dedicarvi spazio. La decisione editoriale è essa stessa un dato: Arthur ha scritto entrate consecutive sulle tabulazioni Kryomont dal 7 al 29 aprile, e per la prima volta dichiara apertamente che l'intervento in fabbrica non merita cronaca. Il lavoro funziona, il calendario è rispettato, e il diario ha altro da ospitare. La seconda fabbrica lo ha trattenuto fino alle cinque del pomeriggio, e ha lasciato una mezz’ora libera per la seduta con Nauer. La frequenza è ora di tre visite in tre giorni: il 28 aprile (#1033), il 29 (#1034), il 30 (oggi). Arthur ne è consapevole e ne previene la critica del lettore immaginario: "ben so che cotanta frequenza ha di che ser allo limite del comprensibile", ma la giustifica con la necessità di "fomentarne lo sviluppo" ora che i "novi boccioli di ripresa" si stanno mostrando.[119]

Il secondo nucleo è il cuore dell'entrata, e il cronista deve trattarlo come il punto d'arrivo di una traiettoria che attraversa l'intero corpus. Per comprenderlo, è necessario ripercorrere ciò che il diario ha stabilito nei tre anni precedenti sul rapporto fra Arthur e l'ordine esterno.

Nella #22 del luglio 1923, a meno di un mese dall'inizio del diario, Arthur descriveva il proprio appartamento come un ambiente dove "il minimalismo dell'arredamento riesce a dissipare ogni possibile distrazione" e dove "la geometricità, la simmetria e l'assenza di caciara" producevano un "tepore tranquillizzante". Nella stessa entrata, Arthur riportava l'osservazione della dottoressa Nauer secondo cui l'appartamento è "un'estensione della mia psiche", dove "la continua ricerca d'un ordine ottimizzato, d'una geometria sotto 'l mio completo controllo e un minimalismo funzionale sono lo ch'in parte anelo e in parte sono". Arthur, allora, non la contraddiceva: "cada volta ch'ella s'inoltra in quesiti sull'argomento e ne discorre con esempi, ebbene, non posseggo mai confutazioni".[120]

Quella formulazione, l'appartamento come proiezione della psiche, il fuori come specchio del dentro, è diventata nei tre anni successivi un assioma operativo del corpus. Nella #52 dell'agosto 1923, Arthur paragonava le proprie relazioni ai "quarti d'April Street ove l'ordine e la funzionalità prevalgono sull'estetica". Nella #890 del dicembre 1925, dichiarava la soddisfazione di "ser fiero della geometria" dei propri spazi. Nella #966 del febbraio 1926, la "continua ricerca d'un minimalismo materiale trascinato all'estremo" cominciava a "fruttare". Nella #1033 del 28 aprile, il "tentativo che sprono costante verso l'esterno" nella "ricerca d'una geometria minimale e funzionale" veniva descritto come un modello da estendere anche all'interno. In ciascuna di queste entrate, il principio era lo stesso: mettere ordine fuori produce ordine dentro. Il fuori guida il dentro. L'appartamento insegna alla psiche come deve stare.

La #1035 rovescia questo principio. E lo fa con la lucidità di chi ha appena scoperto, sulla poltrona di Nauer, che l'assioma su cui costruiva da tre anni era una menzogna funzionale.

Arthur scrive che il "cero acceso" della seduta odierna "ha di che incrinare un poco lo che quissà ho narrato 'n varie antiche entrate di codesti tomi e circonda 'l mio ossessivo rassettare e la mia inesorabile ricerca d'una geometria pristina, lucida e funzionale nel di fuori, nel dintorno". La frase è un atto di revisione retroattiva dell'intero corpus. Arthur sta dichiarando che ciò che ha scritto per anni, le centinaia di righe sulla pulizia dei quarti, sul minimalismo funzionale, sulla geometria come specchio dell'ordine interiore, era un'illusione. Non nel senso che fosse falso: la pulizia era reale, l'ordine era reale, il minimalismo era reale. Ma la direzione causale era invertita. Arthur credeva di proiettare il dentro sul fuori. In realtà fuggiva dal dentro occupandosi del fuori.

La formulazione è chirurgica: "viene più semplice frontare li spostamenti delle masserizie e la nettatura de' quarti di contro alle faccende che didentro scorrono: v'è un controllo maggiore, v'è decisione e bivi ch'han di che ser osservati sin subbi alcuni". Il fuori offre controllo. Il fuori offre certezze. La credenza delle spezie può essere riordinata senza che opponga resistenza. I quarti possono essere svuotati, lucidati, resi perfetti. Nulla dell'ambiente fisico protesta o recrimina. L'interno, quello no. Le insicurezze, gli smarrimenti, i "cumuli di nerofumo ch'albergano tra 'l cranio e le coste" non si lasciano spostare come un mobile e non si lasciano pulire come un pavimento. E Arthur, per tre anni, ha scelto il terreno dove il controllo era possibile, evitando quello dove il controllo era impossibile.

L'interrogativo che Arthur si pone, "v'è senno 'n tutto ciò? Possedere un invidiabile e lussurioso ambiente dintorno quan di dentro v'è un fienile trasandato 'n balia de' venti e dell'avvenimenti", è retorico e Arthur stesso lo riconosce: "par rispondersi dassé". La metafora del fienile trasandato contrapposta all'appartamento lucido è il rovesciamento esatto dell'immagine della #22: non più l'appartamento come estensione della psiche, ma l'appartamento come schermo che nasconde la psiche. Il minimalismo funzionale non è mai stato un progetto di ordine interiore. È stato un'evasione dall'ordine interiore, tanto più efficace quanto più brillante era il risultato esterno.[121]

Il passaggio che segue è il più denso dell'entrata, e contiene una revisione di metodo che il cronista deve trattare come la formulazione più avanzata che il Libro Quarto abbia prodotto fino a questa data sulla differenza fra scrivere e guardarsi. Arthur riconosce che le "entrate cotidiane" del diario, per quanto assidue, non hanno mai dato "il peso corretto a tali vanvere, a tali monologhi, a tali spurghi". Il diario ha descritto i "sintomi" del malessere, ne ha "cronacato l'effetti", ne ha "ragionato" e ha "appreso a riconoscere che genera una e che l'altra". Ma non si è mai "rivolto didentro". Arthur, in tre anni di scrittura quotidiana, ha guardato il proprio interno solo attraverso i suoi prodotti esterni: le liriche "ispirate dalle lacerazioni didentro", le "milliaia di pagine che si destreggiavano 'n novi motti e discorsi". Ha descritto i sintomi senza mai toccare la causa. Ha scritto del dolore senza mai entrare nel dolore. Ha cronacato l'incendio dalle finestre senza mai aprire la porta.

L'ammissione è devastante nella misura in cui mette in discussione il diario stesso come strumento terapeutico. La #1008 del 3 aprile descriveva il diario come "spurgo" e come "fotografia" che riletta mostra il cambiamento. La #1034 del giorno prima lo collocava in un rapporto di complementarità con le sedute di Nauer: il diario scopre, Nauer conferma. La #1035 aggiunge un terzo strato: il diario, per quanto assiduo, per quanto quotidiano, per quanto onesto nelle sue migliaia di pagine, non ha mai compiuto l'operazione che serviva. Ha guardato fuori. Non ha guardato dentro. Ha descritto il mondo di Arthur con una precisione formidabile, tabulazione per tabulazione, calle per calle, fabbrica per fabbrica, relazione per relazione. Ma le "viscerali quistioni piccicose e malsane che didentro mi rosicchiano" non sono mai state nominate, classificate, affrontate. Sono state il combustibile della scrittura, non il suo oggetto.[122]

La frase "fuggendo codardo alle prime parvenze che lo ch'aveo di che fare era, in fine, tendere le palme e dialogare verso 'l chiuso, verso 'l caotico sciame di fanghiglia e sanguisughe che consamavami" è il momento in cui Arthur dà un nome al proprio comportamento dei tre anni precedenti: codardia. Non incapacità, non ignoranza, non mancanza di strumenti: codardia. Arthur sa di aver avuto gli strumenti. Il diario era lì. Nauer era lì. La capacità di scrivere era lì. Ma ogni volta che il percorso lo portava alla soglia dell'interno, Arthur deviava verso l'esterno: una lirica, un tomo, un articolo per il giornaletto, una pulizia dei quarti, uno spostamento di mobili. La produttività come fuga dal confronto, che la #1034 diagnosticava in chiave di terrore della morte, nella #1035 viene riformulata in chiave di metodo: Arthur non ha mai applicato al proprio interno la stessa disciplina che ha applicato al mondo esterno. Non perché non potesse, ma perché temeva ciò che vi avrebbe trovato.

La chiusa dell'entrata è programmatica, e il cronista deve registrarla per il suo valore di manifesto. Arthur dichiara che le "insicurezze, li smarrimenti, e tutti i vari cumuli di nerofumo" devono "spurgare, ch'ì possa conoscerli per vero", devono "sittare inamovibili pe' dell'ore indefinite su fogli, carte, quivi dinnanzi". Il programma è chiaro: fare con il dentro ciò che ha sempre fatto con il fuori. Nominare, classificare, assegnare un posto, e poi lasciare che la visibilità produca la gestione. Il verbo "agire" è usato due volte nel giro di poche righe, e la seconda volta è accompagnato dalla distinzione che chiude il cerchio: "m'è facile, omai, agire verso 'l difuori, libelli, liriche, rassetto, obbligazioni, tabulati, ma tutto ciò ne sortiva pe' non dare conto allo ch'in vece doveo frontare".

L'ultima frase dell'entrata è la più densa e la più programmatica. Arthur scrive che il proprio "minimalismo funzionale e assiduo non ha di che ser veicolo. Ma 'l risultato. E lo sarà." La formula va scomposta. Il minimalismo non deve essere il mezzo. Deve essere il risultato. Fin dalla #22 del luglio 1923, Arthur ha trattato l'ordine esterno come uno strumento per raggiungere la quiete interiore: ordino fuori per stare bene dentro. La #1035 inverte la proposizione: prima stare bene dentro, poi l'ordine fuori ne sarà la conseguenza naturale. Non più il minimalismo come veicolo di pace, ma la pace come produttrice di minimalismo. Non più l'appartamento come terapia, ma la terapia come appartamento. Il fuori sarà il riflesso del dentro, ma solo quando il dentro sarà stato affrontato per primo.[123]

In definitiva, la #1035 è l'entrata in cui Arthur demolisce il principio che ha governato la sua vita domestica, professionale e diaristica per tre anni. L'ordine esterno non è mai stato un segno di ordine interiore. È stato il suo sostituto. Il minimalismo non è mai stato una proiezione della psiche. È stato una copertura. E il diario, per quanto assiduo, per quanto quotidiano, per quanto dettagliato nei suoi mille e trentacinque giorni di cronaca ininterrotta (con le lacune che la #1008 del 3 aprile contava come eccezioni alla regola), non ha mai compiuto l'operazione che Arthur ora identifica come necessaria: guardare dentro, non fuori.

Il mese di aprile si chiude con questa demolizione. Il mese di maggio, che comincia domani, avrà il compito di costruire ciò che la demolizione ha lasciato scoperto. Arthur ha il terreno sgomberato. Ha il terrore della morte come fondazione visibile. Ha la diagnosi di Nauer come bussola. Ha il diario come strumento, finalmente indirizzato verso l'interno anziché verso l'esterno. Non ha ancora il risultato. Ma ha smesso di confondere il veicolo con la destinazione, e questo, nel sistema parkeriano, è il primo passo di qualsiasi percorso che valga la pena di essere intrapreso.

Aprile 1926

Aprile 1926 è il mese in cui il Libro Quarto raggiunge il proprio punto di massima pressione simultanea e, contemporaneamente, il mese in cui Arthur Parker compie la scoperta più importante del proprio percorso terapeutico. Trenta entrate per trenta giorni, senza una sola lacuna e senza un solo appunto sparso: la continuità è assoluta, il registro è interamente cronachistico e introspettivo, e l'assenza degli sparsi va registrata come dato strutturale. Il sottogenere lirico che aveva dominato intere settimane del Libro Primo e del Libro Secondo è qui completamente sospeso. Arthur non ha più bisogno di espellere: ha bisogno di capire. E per capire, scrive in prosa ragionata, ogni giorno.

La pressione del mese si distribuisce su quattro assi che si sovrappongono senza mai concedersi una tregua reciproca: la crisi finanziaria, il progetto Kryomont nella sua fase operativa, il ritiro dalla Fox Reprise, e la cessazione simultanea di tutti i vizi. Nessuno di questi quattro assi è nuovo nel corpus. Ciascuno, però, raggiunge in aprile un'intensità che il diario non aveva ancora documentato, e il fatto che convergano tutti nello stesso mese produce un effetto cumulativo che il diarista stesso, verso la fine del periodo, riconoscerà come la causa della propria crisi.

La #1006 del primo aprile apre il mese con una richiesta di denaro ai genitori. Arthur ha bisogno di due lingotti d'oro per saldare i debitori, garantire il mantenimento di Annie e Lilian, e attraversare le settimane che lo separano dal salario della metà del mese. La formula "ciò m'affligge l'ego 'n una maniera che poc'altro riesce a fare" è il tono dominante della prima settimana: Arthur vive il prestito familiare come una umiliazione incompatibile con l'età e le responsabilità che si è assunto. Nella stessa entrata menziona il colloquio con il signor Paulson, l'intermediario per la vendita dell'appartamento di April Street, e la riunione con l'organizzatore del Neighborhood Theater di Streamver, dove Arthur e Cauque apprendono di uno spettacolo fissato per i primi giorni di maggio. La giornata di lavoro è durata dalla sesta ora della mattina alla ventesima, fra Frontprice e Fox Reprise. Il dato va registrato: quattordici ore di lavoro nel primo giorno del mese, e Arthur dichiara di non avere "alcun margine d'errore".

La #1007 del due aprile registra l'arrivo dei due lingotti e la titubanza percepita "perfino colla frizione fonografica" dei genitori. Arthur ha chiamato Samuel e Dalila per fonografo, e la richiesta è stata accolta, ma il diarista si sente "più vacuo e povero chepprìma" nonostante il denaro ricevuto. Nella stessa entrata, il signor Paulson comunica che le richieste per l'appartamento sono scarse, e Arthur comincia a valutare se abbassare il prezzo di "una dozzina di lingotti in meno". Il signor Sharv comunica di avere ricevuto una proposta di impiego significativa, il che rallenterà la sua partecipazione al circolo letterario. Arthur reagisce con generosità ma registra la preoccupazione che il progetto Fox Reprise perda un membro importante. Annie comunica le date delle attestazioni finali dell'accademia di Gersburg per Lilian, e Arthur deve cercare di essere presente in un periodo già saturo di Kryomont.[124]

La #1008 del tre aprile è una delle entrate più importanti del mese per la densità delle dichiarazioni di poetica. Arthur riflette sul fatto che "han filato ritte ben tre lune complete sin che la mia solitanza scribacchina avesse di che lassare lacune" e riconosce nel diario una funzione terapeutica che prima negava o minimizzava. Ma il passaggio centrale riguarda le donne. Arthur dichiara di aver sviluppato una "avversione" nei confronti delle "quistioni femminili" che procede "parpasso col ristabilimento d'una condizione mentale adeguata e addirittura sana", e cita come esempio recente la decisione di lasciar scivolare via Susan Rommer dalla propria vita: "lassare che Susan scivolasse via delle mie giornate sin concedere pertugi ove poterne rincasare è bene una faccenda ch'ha di che mostrare la bisogna di apporre decisioni ben salde a un qualsivoglia rapporto." L'autodiagnosi è lucida e senza sentimentalismi: Arthur riconosce di non essere stato in grado di "gestire, godere, e far durare una relazione che 'n abbi avuto li confini ch'avrei necessitato". Il nome di Valerie appare una sola volta, in un inciso retrospettivo ("Valerie pure, l'anni ch'abbiamo condiviso, avea ancora di che estraniarsi burocraticamente dalla sua vita precedente"), e la frase è spoglia di ogni lirica. Il confronto con le entrate del primo anno, dove Valerie occupava intere pagine di apostrofe e rimpianto, è significativo.[125]

La #1009 del quattro aprile registra la frustrazione per le linee guida Kryomont giudicate "obsolete e poco utili" dal signor Tinsteel, e la consapevolezza che la responsabilità di colmare le lacune organizzative ricadrà, come sempre, su Arthur. Il signor Raventale, che Arthur "solea sbottare contro", viene ora riconosciuto come semplice "messaggero". La chiusa è fra le più rivelatrici: "l'occhi implorano p'una tregua da cotanto fare. Sarebbe 'l momento più errato chemmai p'arrestarmi."

La #1010 del cinque aprile introduce due elementi di rilievo. Il primo è materiale: Arthur e Ada hanno cominciato a riempire scatole di cartone con gli oggetti dell'appartamento in vista del trasloco a Powles, e fra questi vi sono "parecchi ninnoli che sottindendevano la cronistoria co' Valerie" che ora "prendon spazio presso la zona 'n cortile adibita alla raccolta rifiuti". Lo smaltimento degli oggetti legati a Valerie è descritto come "automatismo benefico ed inniorabile", e Arthur si nega la digressione: "Quissà un tempo n'avrei sciorinato pe' interi paragrafi. Ora tale sbuccio non solo ha di ch'etichettarsi qual fisiologico e necessario." Il secondo elemento è l'apparizione di Sienna Choosen, che qui compare nel corpus per la prima volta. Sienna gestisce un periodico nazionale e ha proposto ad Arthur la partecipazione a una rubrica con liriche e un paragrafo autobiografico. Arthur ha accettato e ha inviato un componimento risalente al 1915, rimodellato. La reazione è controllata: "mai fui richiesto a una partecipazione guadagnata dalli mie' scritti. Un poco mi allieta." La formula "un poco" è calibrata: Arthur resiste alla tentazione dell'entusiasmo con la stessa disciplina con cui resiste, in queste settimane, alla tentazione dell'alcol.

La #1011 del sei aprile è l'ultimo giorno prima dell'avvio del progetto Kryomont. Arthur e Ada continuano il rassetto dell'appartamento, Florence Calvin viene menzionata per le sue "rubrichette" sul giornaletto di Arthur che "riscontrano un discreto successo, perfino di poco maggiore al mio", e Arthur ammette con generosità calibrata che il linguaggio di Florence "capta meglio lo ch'in fondo è 'l pubblico medio". L'entrata anticipa la tensione della gestione dei colleghi: Tinsteel e Cauque "ostentano molta più leggerezza ed ilarità" che cozza con le "linee di professionalità" che Arthur pretende in fabbrica. Il conflitto di stili, qui ancora teorico, esploderà nella #1021.

Il sette aprile, #1012, è il primo giorno del progetto Kryomont sul campo. Arthur si sveglia alle quattro, raggiunge la Crosspath di Red Avenue a Bolinthos, e lavora con Tinsteel, Cauque e una risorsa aggiuntiva non identificata. Il registro diventa operativo: squadre, orari, piani, convoglio, preparativi per il giorno successivo a Craneville. Arthur dichiara la volontà di "evitare lacune di qualsivoglia natura 'n questo diario pe' tutta la durata dell'operazioni" e avverte che "l'entrate avranno di che ser più brevi". Non saranno brevi affatto.

Da questo punto, le entrate dal sette al ventisette aprile (#1012-#1032) formano una sequenza ininterrotta di venti giorni operativi dominati dalla Kryomont, ciascuno con la propria fabbrica, il proprio tragitto, il proprio orario di levata (fra le tre e le cinque del mattino), e il proprio carico di stanchezza accumulata. Non è possibile trattare ciascuna di queste entrate con la stessa profondità delle precedenti senza che l'analisi mensile diventi un secondo volume; ciò che segue è dunque una selezione dei nodi tematici che le venti entrate producono, con riferimenti puntuali alle singole entrate dove necessario.

La #1013 dell'otto aprile, secondo giorno a Craneville, registra la prima perdita di pazienza esplicita: Arthur ammette di aver "esposto disappunto" verso un ritardo organizzativo. La #1014 del nove aprile segna la visita alla Crosspath di Tallshore e la prima menzione della "decisione di restringere" i contatti sociali: Arthur comincia a "recidere corrispondenze" e a "estremizzare il minimalismo" come strategia difensiva. La #1015 del dieci aprile è una trasferta a Gersburg per un intervento Kryomont che Arthur combina con una visita a Lilian; l'entrata registra il tentativo di eliminare ogni attività non essenziale dal proprio regime quotidiano.

La #1016 dell'undici aprile e la #1017 del dodici (sabato e domenica) sono i primi due giorni di pausa. Lily è presente. Il silenzio domestico è descritto come terapeutico: "ì e Lilian non abbiamo avuto contatti esterni e vi sono state molte occasioni 'n cui abbiamo potuto ciarlare trannòi di maniera leggera." Arthur valuta il ribasso del prezzo dell'appartamento di dieci lingotti d'oro, e menziona il fastidio per i rumori del vicinato come ulteriore spinta verso il trasloco a Powles. L'entrata del dodici registra anche i primi effetti dell'astinenza da alcol e tabacco: "Ho ceduto a qualche chiara 'n più dello che m'ero promesso."

La #1018 del tredici aprile è il momento più basso della prima metà del mese. Arthur è tornato al lavoro dopo il fine settimana, ha operato alla Whiton di Wedgeville con Tinsteel, e scrive alle 18:10 con una stanchezza che attraversa ogni riga. La nostalgia per Lilian "si piccica 'n dosso fino dall'istante 'n cui ella tiene che lassare la dimora". I sintomi dell'astinenza sono descritti con precisione clinica: le "ganasce che stringonsi aride dimandando il bocchino", gli "incisivi che spurgano la noia contro i labbri", il "cranio" che "sballotta d'una parete l'altra di cotanta chiarezza". Arthur ha visto la dottoressa Nauer nel pomeriggio e registra la seduta come un passaggio su un terreno già battuto: "Aveo già mormorato meco ogni motto ch'ella ha pronunciato." La chiusa è una dichiarazione di strategia difensiva: "s'il mondo di torno 'n ha di che cangiare per accomodarmi, or ho di che porre io le palizzate di torno perch'esso 'n inquini 'l mio cammino."[126]

La #1019 del quattordici aprile segna il ritiro ufficiale dalla Fox Reprise. Arthur invia un telegramma al circolo letterario in cui dichiara di non essere "né 'n cogito né 'n muscolo di garantire una partecipazione attiva o passiva", di aver bisogno di riconsiderare un rapporto più frequente con la dottoressa Nauer, e di non dimandare "comprensione o tolleranza da alcuno". Nessuno replica, tranne il signor Sharv che invia un telegramma di "compassione, comprensione e disponibilità". Arthur commenta: "S'uno ha di che comprendere e porre l'equilibrio umorale sull'altre cose, di fatto, ell'è William." Il pomeriggio è dedicato a una giornata di lavoro solitaria in Augustine, quattro fabbriche in cinque ore, e la chiusa registra un dato che attraversa l'intero mese: "un altro dì ove poco ho favellato, salvo l'inesorabili convenevoli."

La #1020 del quindici aprile introduce la Crosspath di Knighthill, la più grande della contea di Bolinthos, e il primo ritratto del signor Augustus Alhoff, capomacchine "austero" il cui riscontro è "entusiasta e soddisfatto, nonostante non trasparisse dall'immobili segni del volto". Cauque, in uscita dalla fabbrica, prende Arthur in disparte e gli comunica la preoccupazione per la sua "recente deriva mentale" e la cancellazione dello spettacolo al Neighborhood Theater. Arthur registra il gesto con una secchezza che sfiora il disagio: "ho vistomi fissare 'l suolo, sin nulla di ché ch'avea di ch'uscire, intriso d'un disagio ch'ha di che sortire all'interazioni sociali che 'n reputo necessarie."

La #1021 del sedici aprile è l'entrata del conflitto con Tinsteel. Arthur propone di dividere la squadra per coprire due fabbriche nello stesso giorno; Tinsteel tenta di dissuaderlo, poi scivola in una "aggressività passiva mascherata 'n menefreghismo". Arthur abbandona il tavolo della taverna e torna al lavoro. Claudette media. Tinsteel si ripresenta. Arthur comprende le argomentazioni ma "ancora non le condivido". Il fiocchetto della giornata è un telegramma di Cauque che annuncia un intervento alla Withon di Laughtery programmato per il ventotto, sovrapponendosi all'Activa di Nutterpyne, il che dimostra che la divisione proposta da Arthur era comunque inevitabile. Arthur scrive "livido". Nella stessa entrata, Arthur menziona le chiare "sin l'uso di saccaromiceti", un tentativo di sostituto analcolico acquistato presso la bottega della Crosspath: la delusione è totale ("pare d'ingollare l'errori d'un principiante"), ma il dato conferma la determinazione.[127]

Le entrate dal diciassette al venti aprile (#1022-#1025) alternano operatività in fabbrica e riflessione sull'isolamento crescente. La #1022 descrive una donna non identificata fra le risorse aggiuntive di Raventale, alla quale Arthur non chiede nemmeno il nome, leggendo il proprio mutismo come "asceticismo forzato e indifferenza mandatoria". La #1023 registra un intervento notturno alla Crosspath di Snatchmount Avenue e la frase più disarmante del periodo: "ho di che ammettere che la fame del foglio bianco" è diventata una "assuefazione" che funge da sostituto dei vizi dismessi. La #1024 introduce Mortimer Rarecrop, conoscenza dei tempi del Moore Shop, ora direttore della Crosspath di Dwarven Mounts, e la signora Maney, impiegata nello stesso stabilimento, che Arthur descrive con un pudore autoimposto: "Ben so ch'ha premure ne' mie' confronti d'una misura ch'oltra 'l banale acquiescere ed è rigore mio mantenere le distanze." La #1025 completa l'intervento a Dwarven Mounts e registra un inventario delle "virtù" funzionanti: l'appartamento migliora, le obbligazioni Frontprice vengono completate, l'effemerida non perde entrate, i vizi sono sospesi. Ma la diagnosi che Arthur formula sulla propria condizione è quella del "limbo": un'efficienza procedurale che non produce benessere.

La #1026 del ventuno aprile è il punto più basso del mese. Arthur registra una giornata di obbligazioni solitarie a Naught Port e Greenrice con "il viso contratto 'n una spossata smorfia di disinteresse che pur la màscara solita mia avea di ch'evitare di posarvisi in dosso". Ha colloquiato con la dottoressa Nauer e comunica con Lily, Juliet e William, "sin dare loro idee chiare sulle mie reali condizioni". La chiusa contiene una confessione che il cronista deve trattare con cautela: "ch'ho di che fare col conio, salvo 'l saldo delle pendenze, le burocrazie e il conforto pe' Lilian? Nulla viene d'utile d'una carretta d'ori se 'n fondo nulla ha di che servirmi pe' l'animo." La formulazione rovescia la logica della crisi finanziaria del primo aprile: il problema non è la mancanza di denaro ma la mancanza di scopo per il denaro.

Le entrate dal ventidue al ventiquattro (#1027-#1029) segnano una stabilizzazione operativa. La #1027 registra un intervento a Bigsilk Avenue, una valutazione onesta dei colleghi Tinsteel e Cauque ("s'assomigliano molto"), una corrispondenza con Juliet che gli ricorda di non esagerare con l'eremitismo, e la ripresa del rapporto epistolare con Eleanor di Adelback dopo settimane di silenzio. La #1028 menziona un intervento a Oilbury, la fierezza per "venticinque anni di bocchino" superati dalla sola disciplina, e l'arrivo di Lily per il fine settimana. La #1029 registra un articolo di Florence Calvin ripubblicato su un altro giornaletto, e l'annotazione del progetto del viaggio di Annie, Lilian e un amico verso la Britannia Bassa per fine maggio, con tappa in April Street.

La #1030 del venticinque aprile è il sabato con Lily, e contiene la domanda che aprirà l'ultima settimana del mese: "ch'ì sia scrittore, ch'ì sia figurante, venditore, musico, orbene non paiono allietarmi codeste insegne fondate sullo che faccio e non sullo che sono." Arthur distingue per la prima volta nel corpus fra le mire concrete (ciò che fa) e le mire astratte (ciò che è). La metafora finale, "un disteso campo arato innanzi, solcato dall'olio di gomito ch'ho impiegato fino ad oi, ed ì sperso a mirarlo d'un colle vicino dimandando qual seme ficcare ne' garbi", è la preparazione della risposta che la #1031 fornirà.

La #1031 del ventisei aprile è la risposta. Arthur dichiara di aver "appreso" a concedersi "al nero delle sofferenze, anche quan esse ancora 'n portano un nome o un viso chiaro", e riconosce che le componenti oscure della propria interiorità non sono difetti ma "parti e cornici dello ch'ì sono". Il seme che mancava nella metafora della #1030 viene trovato nella consapevolezza che lo scopo di Arthur è "lassare voce, motti, memorie, e un avvenire cheto pe' l'individui ch'hanno di che seguire l'orme". La chiusa è solenne e merita di essere registrata: "Morrò anch'ì medesmo, un dì, e non vi sono molt'altri scopi che debbo inseguire oltre li che governano 'l mio ire cotidiano."[128]

Le entrate dal ventisette al ventinove (#1032-#1034) preparano il terreno per la scoperta della #1035. La #1032 registra un intervento a Nutterpyne e, soprattutto, una seduta con Nauer in cui Arthur elabora il concetto di "spurgo" scritto come forma di rassetto interiore: le ansie e i timori "debbono sittare inamovibili pe' dell'ore indefinite su fogli, carte, quivi dinnanzi". Arthur decide di eliminare una delle due agendicole che porta con sé, comprimendo tutto in un unico libretto: il gesto è minimale ma emblematico della tendenza a semplificare che governa la settimana. La #1033 contiene la formula di passaggio: Arthur dichiara di aver appreso ad "agire verso 'l difuori" (libelli, liriche, rassetto, obbligazioni, tabulati) ma che "tutto ciò ne sortiva pe' non dare conto allo ch'in vece doveo frontare". La distinzione fra il fuori come prodotto e il dentro come problema è ora esplicita, ma la #1033 non ne trae ancora le conseguenze. La #1034 aggiunge il confronto con la mortalità: il "bieco guardo dell'oblio mortale" che pipe e chiare "offuscavano 'sì assiduamente" ora si mostra attraverso un "vetro lucido", e il "terrore" che Arthur identifica non è la morte in sé ma il timore di "non aver fatto a sufficienza". Arthur dichiara di aver "donato un poco piute di libertà dello ch'arrìa dovuto" al proprio malumore, soprattutto in campo professionale, ma chiude con un'affermazione di fiducia nel percorso: "non ho dubbio alcuno sulla realizzazione ch'ogni movimento intrapreso dall'incipio di codesti diari abbia di che ser veduto qual crescita e invidiabile miglioria umana."

La #1035 del trenta aprile è l'ultima entrata del mese e la più importante della sequenza. Arthur torna da una giornata Kryomont senza complicazioni e da una seduta con Nauer. Ciò che scrive dopo la seduta è un rovesciamento dell'assioma che il corpus portava con sé dalla #22 del luglio 1923. Per tre anni, Arthur aveva operato sulla base del principio che l'ordine esterno (l'appartamento, il minimalismo, la geometria dei quarti) fosse la proiezione dell'ordine interno, e che curare il fuori significasse curare il dentro. La #1035 demolisce questa costruzione. Arthur scrive che "viene più semplice frontare li spostamenti delle masserizie e la nettatura de' quarti di contro alle faccende che didentro scorrono" e si pone la domanda retorica: "v'è senno 'n tutto ciò? Possedere un invidiabile e lussurioso ambiente dintorno quan di dentro v'è un fienile trasandato 'n balia de' venti." Il minimalismo non era mai stato un progetto interiore: era un'evasione dall'interiore. La pulizia dell'appartamento era il sostituto della pulizia del cranio, non il suo specchio. E il "quarto non rassettato" del titolo, come ho analizzato nel commento dedicato a questa entrata in questo stesso volume, è il quarto interiore che Arthur ha evitato di affrontare per tre anni. La chiusa formula un nuovo principio che sostituisce il vecchio: il minimalismo "non ha di che ser veicolo. Ma 'l risultato." Non più il mezzo attraverso cui l'ordine si propaga dal fuori al dentro, ma il risultato finale di un processo che parte dal dentro e solo dopo si manifesta nel fuori.[129]

Sul piano relazionale, aprile segna un ripiegamento senza precedenti nel Libro Quarto. Arthur riduce i propri interlocutori a tre: Lily, Juliet, William Sharv. Florence Calvin riceve un telegramma con una sola parola quando chiede notizie. Il circolo letterario viene abbandonato con un telegramma secco. I colleghi Tinsteel e Cauque sono tollerati con la "maschera del lavoro" ma non ammessi alla sfera personale. Ada continua a operare come presenza domestica silenziosa. La dottoressa Nauer viene consultata con una frequenza crescente che culmina in tre sedute consecutive il ventotto, ventinove e trenta aprile. Eleanor di Adelback riappare alla fine del mese come corrispondente discreta che non chiede ragioni per il silenzio. La signora Maney di Dwarven Mounts viene trattata con un autocontrollo esplicito: Arthur ammette l'attrazione ma la contiene con "rigore". L'unica figura femminile che mantiene pieno accesso è Lily, la cui presenza nei fine settimana è descritta come l'unico "fugiglio" che "sana l'animo" senza richiedere sforzi.

Sul piano lavorativo, il mese è il più operoso dell'intero corpus finora. Ventiquattro giorni di interventi inventariali Kryomont, con levate fra le tre e le cinque del mattino, spostamenti quotidiani fra contee, e rientri nel pomeriggio. Le fabbriche toccate includono le Crosspath di Red Avenue, Craneville, Knighthill (Sageville Avenue e la più piccola), Sheenville, Snatchmount Avenue, Dwarven Mounts, Oilbury, Given Avenue, Nutterpyne, Bigsilk Avenue, Bolinthos centro, più la Whiton di Wedgeville e le Activa Corp. di varie sedi. I capimacchine incontrati e nominati per la prima volta includono Augustus Alhoff, Louis Chovies, Hugh Thresh, Mortimer Rarecrop. La struttura gerarchica è articolata: Raventale invia le risorse, Tinsteel coordina la squadra, Arthur supervisiona le operazioni e compila i tabulati. Il conflitto con Tinsteel della #1021, l'unico scontro aperto del mese, viene risolto pragmaticamente quando Cauque stesso annuncia la divisione delle squadre che Arthur aveva proposto.

In sintesi, aprile 1926 è il mese in cui Arthur Parker lavora più di quanto abbia mai lavorato, smette di bere e di fumare, abbandona il proprio circolo letterario, riduce al minimo i contatti umani, vede la dottoressa Nauer con una frequenza quasi quotidiana, e scopre che l'intero sistema di ordine esterno su cui aveva costruito la propria identità per tre anni era una fuga dall'ordine interno che non ha mai affrontato. Il mese è, per certi versi, la versione adulta dell'agosto 1923 che avevo analizzato nel primo volume: come allora, Arthur scrive ogni giorno fino a svuotarsi, e come allora, il vuoto produce una scoperta. Ma la scoperta è di natura diversa. Ad agosto 1923, lo svuotamento portava al silenzio. Ad aprile 1926, lo svuotamento porta alla lucidità. Arthur non smette di scrivere: cambia ciò che scrive. E ciò che scrive, dalla #1035 in avanti, non sarà più la cronaca di un uomo che pulisce il proprio appartamento per sentirsi meglio. Sarà la cronaca di un uomo che ha smesso di confondere il pavimento con il cervello.

#1036 — Il presente dei tre giorni e il diario che fugge

La #1036 cade di venerdì 1 maggio 1926. Arthur scrive alle 08:21 del mattino da April Street, in una giornata festiva che la Britannia osserva come ricorrenza nazionale e che, cadendo di venerdì, si salda ai due giorni del fine settimana per produrre tre giorni consecutivi senza obbligazioni. È il primo intervallo di riposo prolungato dall'inizio della stagione operativa Kryomont il 7 aprile, e Arthur lo tratta non come pausa ma come programma: il programma è il "completo nullafacere", e la determinazione con cui lo formula, "sono non poco determinato", è la stessa che nella #1012 del 7 aprile applicava alla promessa di non lasciare lacune nel diario. Arthur, quando decide qualcosa, lo annuncia con la solennità di un editto, e il riposo totale non fa eccezione.

Ma il nucleo dell'entrata non è il riposo. È la messa in discussione dello strumento che Arthur ha usato per quasi tre anni come pilastro della propria sopravvivenza psicologica: il diario stesso.

L'entrata si articola in due movimenti. Il primo è breve e contestualizza la pausa. Il secondo, che occupa i due terzi del testo, è una riflessione sulla funzione del diario scaturita dalle recenti sedute con la dottoressa Nauer, e contiene un'ammissione che il cronista deve trattare come una delle più importanti dell'intero Libro Quarto fino a questa data, perché mette in causa non solo ciò che Arthur scrive, ma ciò che sceglie di non scrivere.

Il primo movimento è operativo. Arthur vede "tre dì 'n solitudine e quiete innanzi" e li chiama con una formula che merita attenzione: un "presente" che si fa a se stesso. La parola "presente" ha il doppio valore di regalo e di tempo presente, e Arthur la usa con la consapevolezza del gioco: si regala il presente, ossia il qui e ora, tre giorni in cui non deve essere altrove, non deve alzarsi alle tre o alle quattro, non deve raggiungere fabbriche, non deve indossare la maschera del lavoro. Maggio, il secondo mese della stagione Kryomont, comincerà lunedì con le salite che Arthur enumera con lucidità: la Kryomont, le "altre salite ch'ho di che percorrere", le "azioni e confronti ch'ho evitato finora". L'ultimo punto è il più significativo. Arthur sa di aver rimandato dei confronti, e sa che il maggio li riporterà sul tavolo. Non li nomina, ma il lettore del diario può ricostruirli dalle entrate precedenti: il rapporto con la Fox Reprise, sospeso dal telegramma del 14 aprile (#1019) e il cui aggiornamento è stato ricevuto da Cauque il 15 aprile (#1020) con la notizia della cancellazione dello spettacolo al Neighborhood; il rapporto con Florence Calvin, ridotto a una parola nella #1027 del 22 aprile; il rapporto con Tinsteel, che la #1021 del 16 aprile e la #1032 del 27 aprile hanno messo sotto tensione.

Il secondo movimento è il cuore dell'entrata, e il cronista deve scomporlo con la massima cura perché contiene un rovesciamento di prospettiva che investe l'intero progetto diaristico.

Arthur scrive che le "recenti visite presso la dottoressa Nauer hanno stravolto alcune prospettive che teneo qual capisaldi al mio movermi cotidiano". Fra queste prospettive stravolte c'è la convinzione che "aver di che cronacare 'l diario didentro di queste pagine qual faceo avea una sua funzione sanifica oltr'ogni misura". La frase va pesata parola per parola. Arthur sta dicendo che credeva nella funzione terapeutica illimitata del diario, e che Nauer gli ha mostrato che quella convinzione era parzialmente sbagliata. Non del tutto sbagliata: Arthur si corregge immediatamente, riconoscendo che "codesta effemerida ha sfiorato milliaia di volte dal miracolarmi e ha mantenuto sane parti dimmé ch'aveano di che sbriciolarsi". Il diario ha funzionato. Ha tenuto insieme pezzi che si sarebbero rotti. Ma la qualifica "oltr'ogni misura" è quella che Nauer ha messo in discussione. Il diario non è un terapista onnipotente. È uno strumento che ha i propri limiti, e Arthur, fissando le pile di fogli inchiostrati, riconosce di avere "sittanto ancora di ch'apprendere sulla maniera corretta di mantenere codesti paragrafi utili e saggi".[130]

L'ammissione che segue è la più tagliente dell'entrata. Arthur riporta la posizione della dottoressa Nauer in forma quasi diretta: "non posso dare torto a Camille quan afferma che pure 'l diario è divenuto strumento pe' fuggire dalle complicazioni materiali cotidiane e dall'assilli emotivi ed esistenziali didentro". La frase pronuncia ad alta voce ciò che il cronista, leggendo le entrate degli ultimi tre anni, può aver sospettato in più di un'occasione. Il diario, che il Preambolo del giugno 1924 presentava come strumento di registrazione raccomandato dalla dottoressa Nauer, che la #1 del giugno 1923 inaugurava con la promessa di "esser di modo sincero meco, una volta per tutte", e che la #1008 del 3 aprile 1926 descriveva come dispositivo di "spurgo diario" la cui funzione retrospettiva permette di "denotare sviluppi e miglioramenti sulla persona mia", quel diario è anche, secondo Nauer e secondo l'Arthur che le dà ragione, un luogo dove nascondersi. Non solo un luogo dove mostrarsi: un luogo dove scegliere cosa mostrare e cosa omettere, e dove la scelta è governata non dalla sincerità ma dalla comodità.[131]

Arthur specifica il meccanismo con una precisione che rivela quanto il lavoro con Nauer abbia prodotto una consapevolezza nuova. Scrive: "ì ho controllo sullo che scrivo quivi e perusare fra 'l cranio dello ch'ho di che spurgare e frontare diviene elementare s'ho di che inniorare alcune nuvole scure didentro, sicché scelgo lo che brucia meno, lo che 'n mandami a coricarmi co' rimasugli di cogito, lo che ho appreso a descrivere e narrare ché più semplice e meno spinoso". Il passaggio va scomposto in tre elementi.

Il primo è il controllo. Arthur ha il controllo su ciò che scrive nel diario. Il dato sembra ovvio, essendo l'autore l'unico responsabile del proprio testo, ma nel contesto di un'effemerida che si presenta come "spurgo impulsivo" e "cronaca non filtrata", il riconoscimento del controllo è un'ammissione di selettività che contraddice la retorica dell'impulsività. Arthur non scrive ciò che affiora: scrive ciò che sceglie di far affiorare.

Il secondo è la gerarchia della scelta. Arthur sceglie "lo che brucia meno". Non lo che è più importante, non lo che è più urgente, non lo che è più vero: lo che brucia meno. La selezione è governata dal dolore, e il criterio è l'evitamento. Le "nuvole scure didentro" vengono ignorate in favore di materiale che Arthur "ha appreso a descrivere e narrare ché più semplice e meno spinoso". La competenza narrativa, lungi dall'essere una virtù, è diventata uno strumento di evasione: Arthur è talmente bravo a scrivere che riesce a riempire pagine intere di materiale elaborato, convincente, strutturato, senza mai toccare ciò che fa più male. Il diario diventa il luogo in cui lo "spinoso" viene sostituito dal "semplice", con una maestria che rende la sostituzione invisibile perfino al suo autore, fino a quando Nauer non gliela fa notare.[132]

Il terzo elemento è la funzione terapeutica rovesciata. Il diario, concepito come strumento di guarigione, è diventato uno strumento di protezione dalla guarigione. Scrivere ogni sera permette ad Arthur di sentirsi produttivo, di sentirsi onesto, di sentirsi "purgato", senza mai affrontare ciò che la purga dovrebbe espellere. È l'equivalente letterario del meccanismo che la #1034 del 29 aprile diagnosticava per la produttività compulsiva: come le mire annuali servono a riempire il tempo per non guardare il burrone della morte, così il diario serve a riempire le pagine per non guardare le "nuvole scure" che il diarista ha imparato a evitare con la destrezza di chi conosce il proprio strumento troppo bene per lasciarsene sorprendere.

La #926 dell'11 gennaio 1926 aveva già formulato una versione parziale di questa diagnosi. In quell'entrata, Arthur riconosceva che gli appunti sparsi erano "concepiti 'n la maniera più tortuosa possibile p'evitare d'esser compresi" e ammetteva che l'oscurità era una scelta deliberata. Ma la #926 parlava degli sparsi, non del diario regolare. Parlava della cripticità stilistica, non dell'omissione tematica. La #1036 va oltre: il problema non è come Arthur scrive, è cosa sceglie di scrivere. E la risposta, formulata con l'aiuto di Nauer, è che sceglie ciò che è gestibile, lasciando il resto nelle "nuvole scure didentro" senza nome e senza pagina.[133]

La frase "ciò ha di che cangiare" è la dichiarazione d'intento che chiude la diagnosi e apre il programma. Arthur non spiega come cambierà, perché non lo sa ancora: "non so, non posso ancora saperlo". Ma la direzione è dichiarata: il diario dovrà ospitare ciò che finora ha evitato. La "cronaca che, quissà, avrà di che cangiare un poco" è la promessa di un diario diverso, dove lo spinoso non venga sostituito dal semplice, dove le nuvole scure non vengano ignorate in favore di ciò che brucia meno. È una promessa che il cronista, scrivendo nel 2003 con la conoscenza di ciò che il corpus contiene nelle entrate successive, non può valutare in questo momento: può solo registrare il punto in cui la promessa è stata formulata, e lasciare alle entrate a venire il compito di verificarla.

La chiusa dell'entrata introduce un termine che non era apparso nelle entrate precedenti in questa forma: "decostruzione". Arthur scrive di aver promesso a Nauer un "processo di decostruzione" che deve "sedurmi e proiettarmi verso 'n luogo donde ne ho di che uscire ancora e ancora 'n una maniera ch'ha di che ser ogniddì un poco più commendevole". La formulazione è complessa e va scomposta. La decostruzione non è una demolizione: è un disassemblaggio che permette di vedere i pezzi di cui l'insieme è composto. Il "luogo" verso cui il processo proietta Arthur è un luogo dal quale si esce, non un luogo in cui si resta: non è una destinazione ma un transito, un passaggio che va attraversato e riaffrontato "ancora e ancora", ogni volta un poco meglio. L'immagine è quella di un esercizio ripetuto, non di una rivelazione unica. Arthur non sta cercando un'epifania finale. Sta cercando un metodo per attraversare ripetutamente i propri labirinti interiori con una competenza che migliora a ogni passaggio.

La frase finale, "codesta immensità di labirinti inesplorati ch'or miro didentro me", è il rovesciamento esatto della condizione da cui l'entrata è partita. All'inizio del testo, Arthur guardava tre giorni di quiete davanti a sé. Alla fine, guarda un'immensità di labirinti dentro di sé. Lo spazio esterno è vuoto: niente fabbriche, niente colleghi, niente obbligazioni. Lo spazio interno è pieno: labirinti inesplorati, nuvole scure senza nome, pagine che avrebbero dovuto essere scritte e non lo sono state. E Arthur, per la prima volta nel Libro Quarto, dichiara che la cosa gli "aggrada". Non lo terrorizza, non lo paralizza, non lo spinge a riempire il vuoto con le mire o con le tabulazioni. Lo seduce. La parola è sua, e il cronista deve prenderla al valore nominale: il processo di decostruzione è diventato attraente, e l'attrazione è la condizione necessaria perché il processo funzioni. Nessuno attraversa i propri labirinti se non ne è, almeno un poco, sedotto.

In definitiva, la #1036 è l'entrata in cui il diario guarda se stesso e vede i propri limiti. Nelle milletrentasei entrate che lo precedono, il diario è stato lo specchio in cui Arthur si osservava, lo strumento con cui registrava, l'archivio in cui conservava. Nella #1036, il diario diventa l'oggetto dell'osservazione, e ciò che Arthur vede non è rassicurante: un registro che ha funzionato come rifugio dalle proprie profondità, un luogo dove il controllo dell'autore ha prodotto una narrazione selettiva in cui il tollerabile ha sostituito l'intollerabile con una destrezza che ha ingannato perfino chi la praticava. La dottoressa Nauer, con l'autorità di chi ha consigliato la nascita di questo diario quasi tre anni fa, ha mostrato ad Arthur che lo strumento che gli ha salvato la vita ha anche, in parte, impedito alla vita di essere guardata in faccia. È una diagnosi che il Preambolo non avrebbe potuto contenere, perché nel giugno 1924 il diario era troppo giovane per essere giudicato. Nella #1036, il diario ha quasi mille pagine, quasi tre anni, quasi mille entrate, e la sua massa è sufficiente perché il suo stesso creatore possa guardarlo dall'esterno e chiedersi: cosa non ho scritto? Cosa ho evitato? Cosa ho sostituito con una frase elegante quando la verità avrebbe richiesto una frase che brucia?

La promessa della #1012 del 7 aprile, quella di non lasciar morire il diario durante la Kryomont, ha retto per venticinque giorni consecutivi. Ma la #1036 suggerisce che tenere in vita il diario non è sufficiente se ciò che il diario ospita è una versione curata della realtà interna di chi lo scrive. Il diario deve cambiare, o il diario continuerà a funzionare come lo sgabuzzino dove Arthur ripone le "cianfrusaglie" della mente anziché guardarle. Maggio comincia domani. I labirinti attendono.

#1039 — Wish Street, le tre addette e il motore ingolfato

La #1039 cade di lunedì 4 maggio 1926. Arthur scrive alle 17:09 da April Street, di rientro dalla Crosspath di Wish Street dove ha lavorato otto ore consecutive, dalle sei alle due del pomeriggio, nel primo giorno operativo Kryomont del secondo mese di stagione. È un'entrata che segna un cambio di tono rispetto alla sequenza delle settimane precedenti, e il cronista deve collocarlo con precisione nel suo contesto. Le entrate dalla #1014 del 9 aprile alla #1031 del 26 aprile hanno tracciato una parabola discendente documentata con una sistematicità che il diario non aveva mai raggiunto in un periodo di crisi: l'esplosione contro Vixen, il ritiro dalla Fox Reprise, l'isolamento relazionale, la scala decimale dell'affetto, la cessazione dei vizi, l'astinenza come amplificatore della lucidità, la seduta d'emergenza con Nauer, il riconoscimento della Kryomont come causa prima, la distinzione fra mire concrete e mire astratte nella #1026, la crisi esistenziale della #1031, e infine i "timidi barlumi di ricupero" della #1033 del 28 aprile. La #1039 si colloca cinque giorni dopo l'ultima entrata disponibile nel corpus, e Arthur vi arriva dopo tre giorni di pausa trascorsi in April Street, durante i quali ha "ricoltivato" una speranza che l'intervento di oggi avrebbe potuto demolire se le condizioni operative fossero state sfavorevoli.

Non le sono state. E questo è il dato centrale dell'entrata.

Il primo nucleo è il resoconto della giornata in fabbrica, e va letto nella sua specificità topografica prima che operativa. Arthur è alla Crosspath di Wish Street, dentro Bolinthos. Wish Street è la calle che il corpus ha reso familiare fin dalla #22 del luglio 1923 e dalla #39 dell'agosto 1923 come sede del Moore Shop, lo stabilimento dove Arthur ha lavorato sotto la direzione di Fernand Shores, la figura professionale che il diario documenta con un affetto e un rispetto che poche altre figure nel corpus ricevono. Nella #997 del 23 marzo, durante la calendarizzazione Kryomont, Arthur visitava la Crosspath di Plugged Avenue descrivendola come "poco distante da Wish Street", e nella #1015 del 10 aprile menzionava la "Crosspath di Wish Street, orbene, non proprio Wish Street ma fianco" come sede di un intervento posticipato.[134] La #1039 conferma che l'intervento è ora avvenuto, nello stabilimento effettivamente collocato in Wish Street o nelle immediate adiacenze. Per Arthur, lavorare a Wish Street nel maggio del 1926 è lavorare nella via dove è cresciuto professionalmente, e il dato va tenuto presente nella lettura dell'entrata: il territorio è familiare, e la familiarità produce un comfort che i reparti anonimi delle Crosspath periferiche non possono offrire.

Il trio Frontprice, per la prima volta nelle entrate Kryomont del secondo mese, opera in modo completamente separato. Cauque e Tinsteel sono alla Activa Corp. di Mawl Street, non lontano da Arthur, ma il loro lavoro è indipendente: hanno finito poco dopo le nove della mattina, mentre Arthur ha lavorato fino alle due del pomeriggio. La differenza di cinque ore è notevole e va registrata come dato strutturale della distribuzione del carico. Arthur, nelle settimane precedenti, aveva già documentato di lavorare più a lungo dei colleghi: nella #1013 dell'8 aprile, a Craneville, Cauque lasciava alle dieci, Tinsteel alle undici, Arthur all'una del pomeriggio. Nella #1039, lo schema si ripete in forma ancora più accentuata. Le Crosspath, con i loro reparti di combustibile a freddo di grandi dimensioni, richiedono più ore delle Activa Corp., e Arthur, che nella #1020 del 15 aprile sceglieva deliberatamente per sé i carichi maggiori, qui gestisce l'intero intervento praticamente da solo con il supporto di tre addette.

Le tre addette sono il secondo nucleo dell'entrata, e il più significativo dal punto di vista relazionale. Genevieve Bicker, Claire Pickerdoth e Daphne Bootrope sono tutte nuove nel diario. Arthur precisa che "aveano già presenziato ad alcuni interventi precedenti", il che colloca le tre donne nel circuito delle risorse mobili che Raventale impiega come supporto operativo alle squadre Frontprice durante la stagione Kryomont, un meccanismo che la #1013 dell'8 aprile aveva introdotto come pratica ricorrente e che le entrate successive hanno documentato con risultati oscillanti, dai lavoratori lenti e noncuranti di Tallshore nella #1014 del 9 aprile alle "quattro comari dall'età più prossima ai mie' genitori ch'alla mia, dalle movenze tentennanti e dal piglio operativo scadente" della #1032 del 27 aprile.

Il contrasto con le tre addette della #1039 è totale. Arthur scrive che il loro supporto "s'è rivelato fondamentale" e che senza di esso la giornata "avrebbe preso una piega decisamente meno affabile e avrebbe demolito la speme ch'ho ricoltivato durante li scorsi tre dì 'n April Street". La frase va pesata nella sua interezza. Arthur sta dicendo che la propria ripresa psicologica, costruita in tre giorni di pausa domestica, era abbastanza fragile da poter essere demolita da un intervento in fabbrica andato male. L'equilibrio emotivo che le entrate di aprile hanno eroso fino alle fondamenta non è stato ricostruito: è stato rattoppato, e la tenuta del rattoppo dipendeva dalla qualità della giornata operativa. Le tre donne, con la loro competenza manuale e la loro disciplina, hanno salvato non solo il risultato in fabbrica ma lo stato d'animo di Arthur. È una dichiarazione di dipendenza dalla variabile umana che l'Arthur del 7 aprile, quello che nella #1012 proclamava l'intenzione di non cedere alla Kryomont, non avrebbe formulato in questi termini. Due settimane di crisi hanno insegnato ad Arthur che il proprio umore non è solo una questione di volontà e di regime: è anche una questione di chi lavora al suo fianco.

Arthur distingue il contributo delle tre. Bicker e Pickerdoth hanno mantenuto "una condotta impegnata, precisa e diligente, mantenendo le chiacchiere al minimo", il che ha permesso ad Arthur di "allentare la presa sulla mia stessa maschera". Il dettaglio è importante: la professionalità delle colleghe ha prodotto in Arthur non la necessità della maschera ma la possibilità di toglierla. Nella #1026 del 21 aprile, Arthur descriveva una giornata in cui la maschera del lavoro aveva ceduto senza il suo consenso, lasciando trapelare "una spossata smorfia di disinteresse". Nella #1039, la rimozione della maschera è volontaria e causata dalla fiducia nelle persone circostanti, non dal collasso delle risorse nervose. La differenza è fra una resa e una scelta.

La distinzione si specifica nel passaggio su Daphne Bootrope, al quale Arthur dedica uno spazio significativamente maggiore rispetto alle altre due colleghe. A lavoro concluso, Daphne si è fermata con Arthur per "le ultime minuzie estetiche della disposizione dell'ingredienti", e la compagnia professionale è sfociata in "discorsi e ciarle leggere ed interessanti" che Arthur ha "sostenuto benvolentieri". La formula è tutt'altro che neutra nel lessico di un uomo che nelle ultime tre settimane ha tagliato corrispondenze, mutato conversazioni e fissato il suolo davanti alla pacca di Cauque. Arthur qualifica il piglio di Daphne come "sereno" e la sua lena come "buona", e conclude che "hanno abbattuto i muri che solgo innalzare all'arrivo 'n fabbrica". La metafora è quella della #1020, dove Arthur descriveva le palizzate erette dal ritiro relazionale come strutture funzionanti. Daphne le ha abbattute, o quantomeno le ha scalfite, e Arthur registra l'effetto senza resistere.

Lo scambio degli indirizzi all'esterno dello stabilimento è il gesto concreto che sigilla l'incontro. Arthur lo accompagna con una descrizione fisica: Daphne è "un donnino di uno o due anni oltre la trentina, dalla liscia chioma paglierina che tiene ordinata 'n una coda fino a mezza schiena". Il registro è lo stesso che Arthur adotta nella #993 del 19 marzo con Leslie Cheeks, "modi pacati e un poco goffi dati dalla giovine età", e nella #1013 dell'8 aprile con Euris Farnsworth, "atteggiamento affabile ma che tradisce una determinazione e autorità che le invidio appena". In tutti e tre i casi, Arthur registra l'aspetto fisico e il carattere della donna con una precisione che non applica ai colleghi maschi, i quali ricevono giudizi funzionali ma raramente descrizioni corporee.[135] Nella #1024 del 19 aprile, Arthur analizzava la propria tendenza al corteggiamento innocuo con la signora Maney e la definiva "piute pe' ricaricare l'ego mio solitario e rugginito". Con Daphne il tono è diverso: non c'è corteggiamento dichiarato, non c'è analisi dell'attrazione, non c'è autocritica preventiva. C'è un incontro professionale che ha prodotto una connessione, uno scambio di indirizzi, e una disponibilità a future collaborazioni formulata con una generosità che Arthur estende anche a Bicker e Pickerdoth, ma che con Daphne ha il sapore di qualcosa di più personale.

Arthur specifica la condizione professionale di Daphne: il supporto Kryomont è saltuario, ed ella "s'occupa d'obbligazioni non dissimili dalle mie, per altri clienti" fuori dal settore del combustibile a freddo. Il dettaglio è rivelatore perché stabilisce un piano di parità professionale che Arthur non ha con le altre addette di supporto: Daphne non è un'operaia a giornata, è una collega di pari livello che opera per conto proprio in settori diversi. Arthur la riconosce come pari, e questo cambia il registro dell'interazione.

Il terzo nucleo riguarda le ore del pomeriggio e la ripresa delle "mire annuali" nella loro versione rivisitata. Arthur scrive di voler dedicare il tempo rimanente "rivisitando le nuove rimodulazioni sulle mire mie annuali, or che sto listando nuovi sistemi e nuove direzioni ch'abbiano di che rispondere all'interrogativi esistenziali dell'ultimi tempi". Il passaggio è la continuazione diretta della distinzione formulata nella #1026 del 21 aprile, quattordici giorni prima, quando Arthur concludeva: "ben so dove puntano le mire annuali, le mire concrete, le mire dello ch'ho di che fare. Quissà, debbo anche stabilire ove direzionano le mire astratte, le mire didentro, lo ch'ì punto a essere com'individuo. Codesta panoramica, chi sa, ancora manca." Nella #1039, la panoramica è in corso di elaborazione. Arthur sta "listando", verbo operativo che appartiene al lessico della pianificazione concreta, applicato però a materia esistenziale. I "nuovi sistemi e nuove direzioni" non sono tabulazioni da calendarizzare: sono risposte ai turbinii che la #1031 del 26 aprile descriveva come "la prossimità col vuoto del significato e l'ulteriore familiarizzazione ch'ho di che fare coi volti più bui dell'inconscio mio".[136] Il fatto che Arthur stia lavorando su queste risposte nella calma del pomeriggio di un lunedì, dopo una giornata di fabbrica andata bene, indica che la crisi dell'aprile non è stata solo distruttiva: ha aperto uno spazio di interrogazione che le settimane precedenti alla Kryomont non avevano prodotto. La catastrofe del primo mese operativo ha generato la domanda; il secondo mese sta producendo i primi tentativi di risposta.

Il quarto nucleo è la pianificazione del giorno successivo, e la densità logistica è fra le più impegnative della stagione. Domani Arthur sarà alla Crosspath di Neckwood con due risorse di Raventale. Cauque e Tinsteel saranno in una giornata tripartita: Activa Corp. di Lake Bird alla mattina, Activa Corp. di Overknow probabilmente nel primo pomeriggio, e poi la grande Activa Corp. di Chesterville alla sera, dove si ricongiungeranno con Arthur. A Chesterville il signor McNee sostituirà Tinsteel, impossibilitato alle operazioni serali. McNee è una figura che il corpus documenta come "un'atmosfera cordiale ch'il signor McNee porta seco 'n ogniddove" (#973 del 1 marzo 1926), venditore competente nel settore del combustibile a freddo e capace di inventariare a temperature sotto lo zero "sin patire eccessivamente". La sua presenza a Chesterville è un dato positivo nell'economia della giornata: Arthur avrà al suo fianco un collega che conosce, di cui apprezza la cordialità, e che non genera le frizioni che le ultime settimane hanno documentato con Tinsteel.[137]

Il quinto nucleo è la riflessione sulla ripresa e sulla perdita della spinta creativa. Arthur dichiara che la ripresa "pare continuare, quissà più per inerzia che pe' cagioni cronacabili 'n lunghi paragrafi", con la cautela che ormai caratterizza ogni suo pronunciamento sulla propria condizione: la ripresa c'è, ma Arthur non sa spiegarla e non si fida a celebrarla. L'inerzia è il motore, non la volontà, il che suggerisce che il miglioramento è fisiologico prima che psicologico: il corpo si sta adattando al regime, il sonno migliora, i tre giorni di pausa hanno restituito riserve. Ma la psiche non segue: "scarseggi non poco la brama mia solita che mi trascina verso 'l desco o lo scrittoio ove solgo dilettarmi 'n tutte l'altre mie passioni creative". Il dato è importante perché non era stato formulato con questa chiarezza nelle entrate precedenti. Arthur non sta dicendo di non avere tempo per scrivere: sta dicendo di non averne la voglia. Il "motore creativo", come lui stesso lo definisce, si è "ingolfato", e la diagnosi che ne dà è di esaurimento fisiologico "pe' 'l troppo fatto", la stessa conclusione a cui era giunto in periodi analoghi del passato. La #354 del giugno 1924, scritta nel dopo-Kryomont del primo anno, documentava una condizione simile: il tonico in polvere del medico, il corpo che cedeva mentre i vizi si attenuavano, la prestanza psicofisica che "paia affievolirsi" proprio quando avrebbe dovuto migliorare. Il pattern è ciclico, e Arthur lo riconosce come tale: "non m'è raro riconsiderare a posteriori che s'han palesatosi molti periodi ov'il mio motore creativo ha ingolfatosi d'un momento l'altro". Ma il riconoscimento non è rassegnazione: "avrà di che irsi pure codesto" è una dichiarazione di fiducia nel decorso naturale dell'esaurimento.

La chiusa, "frattanto, perlomeno 'l diario merita motti e uno sforzo", è la frase che chiude il cerchio aperto nella #1012 del 7 aprile, quando Arthur prometteva di non lasciare lacune nel diario per tutta la durata della Kryomont. Quasi un mese dopo, la promessa regge. Il diario ha documentato la crisi, il ritiro, l'isolamento, la resa di tutti i canali creativi eccetto sé stesso. Nella #1039, Arthur lo riconosce come l'unico "risvolto creativo" rimasto. I tomi dormono sullo scrittoio, le sinfonie sono in pausa, il giornaletto non riceve contributi, perfino il libercolo che la #929 del 14 gennaio celebrava come prossimo al traguardo annuale è stato messo da parte. Resta solo l'effemerida, e Arthur la tiene in vita con uno sforzo che dichiara come tale. Non è più il piacere che guidava la scrittura del gennaio 1926, quando nella #925 Arthur si concedeva "ne son gaio" alla fine di una giornata di produzione soddisfatta. È la disciplina che si applica per non perdere l'ultima cosa che ancora funziona. Il diario sopravvive non perché Arthur vuole scrivere, ma perché Arthur sa che smettere di scrivere significherebbe cedere all'unica cosa che, in questo momento, distingue la crisi del 1926 da quelle del 1924 e del 1925: la continuità della registrazione. Le lacune precedenti hanno dimostrato cosa succede quando il diario tace: Arthur perde non solo le pagine ma la traccia di sé. E questa volta, anche a costo di produrre entrate come la #1039, brevi, operative, senza il fuoco delle analisi introspettive delle settimane precedenti, ha deciso di non perderla.

#1040 — Due fabbriche, Demetrius Ship e i ricordi con Lonegoods

La #1040 cade di martedì 5 maggio 1926. Arthur scrive alle 22:48, un orario notturno che nel contesto delle entrate della stagione Kryomont non ha precedenti: nessuna delle entrate dalla #1012 del 7 aprile in poi era stata scritta dopo le diciannove. L'orario è il primo dato dell'entrata, e va pesato come tale. Arthur, che nella #1012 dichiarava di voler scrivere "prima dell'alba" per proteggere il diario dalla voracità della giornata operativa, qui scrive al termine di una giornata che è stata, per ammissione sua, equivalente a "due dì 'n uno soltanto". Il diario ha resistito anche oggi, ma è stato l'ultima cosa rimasta in piedi.

L'entrata copre due interventi distinti in due stabilimenti separati della contea di Bolinthos, ciascuno con la propria squadra, i propri ostacoli e il proprio registro: la Crosspath di Neckwood al mattino e l'Activa Corp. di Chesterville alla sera. Il passaggio dall'uno all'altro produce una giornata lavorativa che si estende dalla sesta ora del mattino a dopo le ventidue, sedici ore durante le quali Arthur ha tabulato, coordinato, negoziato, riposato un'ora, tabulato di nuovo, delegato, conversato e infine scritto. È il tipo di giornata che le stagioni Kryomont del 1924 hanno prodotto in forma analoga, e che in quelle occasioni hanno fatto tacere il diario per settimane. Il fatto che la #1040 esista è, di per sé, una differenza.

Il primo blocco riguarda la Crosspath di Neckwood. Arthur vi era alle sei della mattina sotto un cielo che "venìa giù a secchiate", e l'immagine con cui apre è di una concretezza che merita attenzione: le dita tremanti, l'aria gelida che entra nelle ossa, e la mancanza assoluta di desiderio di trovarsi in un reparto di combustibile a freddo in quelle condizioni. Il corpus documenta Neckwood fin dalla #108 dell'ottobre 1923, dove Arthur vi si recava per un intervento alla fabbrica della "signora Reen", descrivendola come "non lontano da Lylcoin". Nella #109, il giorno successivo, Arthur arrivava ai cancelli ancora chiusi dello stabilimento prima dell'alba, trovandosi ad attendere nel buio. La Neckwood della #1040, quasi tre anni dopo, è lo stesso luogo ma l'intervento è di scala diversa: non più un supporto inventariale di routine ma una rimodulazione Kryomont con squadra dedicata.

Le due risorse affiancate da Raventale sono Claire Pickerdoth, già presente nella #1039 del giorno prima alla Crosspath di Wish Street, e Aisling Frostand, figura nuova nel diario. Arthur le qualifica entrambe come "ottime collaboratrici" con "parecchi interventi similari alle spalle in questa e nell'ultime stagioni", il che le colloca nel novero dei lavoratori stagionali della Kryomont che ritornano anno dopo anno, una manodopera esperta che il sistema Raventale mobilita su richiesta.

L'ostacolo della giornata è umano, non tecnico. Demetrius Ship, responsabile del reparto del combustibile a freddo di Neckwood, è descritto con una formula che non ammette sfumature: "ha la fama di nemesi pei venditori esterni, corniciato dai modi bruschi ed egoistici ch'una vita in uno delli stabilimenti più storici della contea possono generare". La presentazione è interessante perché Arthur, invece di partire dalla propria esperienza diretta, parte dalla "fama" del personaggio, cioè dalla reputazione che circola nel circuito dei venditori Frontprice. Ship è un ostacolo noto, non una sorpresa.[138] La #112 dell'ottobre 1923, dove Arthur visitava per la prima volta la fabbrica di Chesterville, conteneva un riferimento analogo: "il carattere del direttore della divisione ne comprometta sempre la sicurezza" del riscontro positivo. Il tipo umano è lo stesso: il capomacchine anziano, radicato nello stabilimento da una vita, che percepisce i venditori esterni come intrusi da tollerare e non come collaboratori da accogliere. Arthur, nel 1926, li conosce e li classifica.

L'intervento è durato fino alla prima ora del pomeriggio, ben oltre le previsioni di Arthur che sperava di uscire prima. La valutazione del lavoro è netta: "completato 'n maniera eccellente, l'ammetto sin riserve o modestie". L'assenza di modestia è un dato che il cronista deve notare perché è sempre più frequente nelle entrate della seconda metà della stagione Kryomont: Arthur ha smesso di attenuare i giudizi sul proprio operato e li formula con la sicurezza di chi conosce il proprio mestiere e il metro con cui misurarlo. La reazione di Ship, tuttavia, non corrisponde all'eccellenza dichiarata: "ha visionato pe' meno d'un minuto 'l risultato e ci ha congedato sin ulteriori convenevoli". Arthur registra la sorpresa. Da un responsabile così formale ed esigente, si aspettava almeno un interrogatorio sulla qualità delle decisioni prese. Nulla. Il congedo sbrigativo di Ship è leggibile in due modi: o il lavoro era talmente impeccabile da non richiedere domande, o Ship non attribuisce abbastanza importanza all'operazione per degnarla di un esame. Arthur, con la pragmaticità che caratterizza le entrate recenti, sceglie di non interpretare: "poco male". L'unica nota sfavorevole è l'orario d'uscita, e la frase va presa alla lettera: ciò che ha pesato nella giornata non è il silenzio del capomacchine ma il ritardo che ne è derivato per il programma pomeridiano.

Il secondo blocco riguarda l'Activa Corp. di Chesterville. Il passaggio fra i due interventi è attraversato da un'ora di sonno recuperata ad April Street nonostante "l'emicrania lancinante" e da alcuni "intrugli" ingeriti al risveglio, coerenti con la dichiarazione della #1026 del 21 aprile dove Arthur menzionava la possibilità di ricorrere a preparati rinvigorenti acquistabili "alla botteghina d'ogni crocicchio". Il corpo viene gestito come una macchina che necessita di manutenzione fra un turno e l'altro: carburante, riparazione minima, ripartenza.

Chesterville è uno degli stabilimenti più documentati nella storia lavorativa di Arthur. La #112 dell'ottobre 1923, scritta durante la prima visita, ne forniva un ritratto topografico di rara vivacità: "estremamente scomoda da raggiungere in carrozza, per le numerose stradelle scavate tra le campagne", adagiata "su una grande pianura spennellata di nebbioline mistiche", "dimora di molti magnati della regione, ereditieri e proprietari terrieri". La #112 aggiungeva che la serata lavorativa di quel primo intervento "s'è svolta senza troppi problemi" ma che il carattere del direttore di divisione ne comprometteva la sicurezza relazionale. Quasi tre anni dopo, nella #1040, Chesterville è ancora il medesimo luogo complicato da raggiungere e mastodontico nelle dimensioni, ma il rapporto con il responsabile è cambiato radicalmente. Rupert Lonegoods accoglie il gruppo "serenamente, qual usanza omai ferma a seguito dell'anni di collaborazione". L'avverbio "serenamente" e la formula "usanza omai ferma" indicano che il rapporto fra Arthur e Lonegoods si è consolidato nel tempo, attraverso ripetute stagioni Kryomont, fino a diventare una collaborazione stabile e cordiale.[139]

La sorpresa operativa della serata è che Lonegoods "avea già cominciato l'operazioni d'ottimizzazione del reparto ne' dì addietro", facilitando il lavoro della squadra. È un dato che va confrontato con la condotta di Ship a Neckwood, dove il responsabile ha visionato il risultato per meno di un minuto e ha congedato gli operatori senza una parola. La differenza non è solo caratteriale: è strutturale. Lonegoods percepisce l'intervento Kryomont come un progetto condiviso e vi si prepara attivamente; Ship lo percepisce come un'intrusione da subire. Arthur, che nella #1011 del 6 aprile identificava nella "gestione dell'umori" la sfida cruciale della stagione, trova nei due responsabili l'intero spettro della tipologia umana con cui deve convivere: dal collaboratore che anticipa il lavoro al nemico dei venditori che li congeda con un'occhiata.

L'arrivo di Felix Gwettle è il dato che il cronista deve registrare con la dovuta attenzione per il suo valore nella rete relazionale di Arthur. Gwettle è venditore della Gilldeuce, il marchio di punta del rifornimento per i combustibili a freddo che il corpus documenta come concorrente diretto della Kryomont e come fornitore principale delle fabbriche Crosspath dell'intera Britannia. Arthur lo definisce "vecchia conoscenza delle mie de' mie' tempi presso il Moore Shop di Wish Street", il che lo colloca nella stessa generazione professionale di Fernand Shores, di Adrian Candlemon, e degli altri nomi che il corpus lega alla formazione di Arthur negli anni precedenti al diario. Il Moore Shop di Wish Street, documentato dalla #22 del luglio 1923 in poi, è il vivaio dal quale sono usciti molti dei rapporti professionali che Arthur mantiene nel 1926, e Gwettle ne è l'ultimo tassello a emergere.[140]

La collaborazione fra Gwettle e il gruppo Frontprice all'interno di una fabbrica dove operano sia Kryomont sia Gilldeuce è un dato che merita una nota. Il corpus, nelle entrate del Libro Secondo e del Libro Terzo, documenta le tensioni commerciali fra Gilldeuce e Kryomont come questione di mercato: le due aziende competono per la fornitura di carburanti alle Crosspath, e la #340 del maggio 1924 descriveva il confronto in termini di "problematiche di distribuzione" e di "boicottaggio" da parte della Crosspath nei confronti della Gilldeuce. Che nella #1040 un venditore Gilldeuce porti risorse aggiuntive per coadiuvare un intervento Kryomont rivela che la competizione commerciale fra le due aziende non impedisce la collaborazione operativa sul campo, dove l'interesse del responsabile dello stabilimento, Lonegoods, prevale sulle rivalità dei fornitori. È il principio della priorità al capomacchine che Arthur applica fin dalla #997 del 23 marzo e che la #1021 del 16 aprile elevava a principio strategico della stagione: ciò che conta è il rapporto con la fabbrica, non la gerarchia dei marchi.

Il passaggio sulla delega a Cauque è significativo per l'evoluzione del rapporto interno al trio Frontprice. Arthur scrive di aver "lassàto un po' di spazio e controllo al signor Cauque, fiancato dal signor McNee, di modo ch'avesse di finare ulteriormente le capacità in tali lavori". Il verbo è "finare", affinare, il che colloca la delega non come abdicazione ma come formazione. Arthur sta insegnando a Cauque a gestire le operazioni in autonomia, e lo fa mantenendo un "controllo più panoramico che sui dettagli, intervenendo solo quando 'l signor Cauque non riusciva a strattonare i guinzagli dell'addetti 'n la maniera corretta". È un cambiamento rispetto alla #1020 del 15 aprile, dove Arthur descriveva la propria ossessione per il "ricontrollo sistematico d'ogni movimento che l'altre mani effettuano". Il controllo c'è ancora, ma è diventato panoramico anziché capillare, e la differenza è tanto più rilevante in quanto avviene a Chesterville, uno degli stabilimenti più grandi e complessi della contea, dove un errore di coordinamento ha conseguenze proporzionate alle dimensioni del reparto. Arthur si fida di Cauque abbastanza da osservare, non abbastanza da non intervenire. È un punto intermedio, e il cronista lo registra come tale.

Lo spazio liberato dalla delega produce l'episodio più personale dell'entrata: le conversazioni con Lonegoods, descritte come un percorso attraverso "alcuni vicoli tra i ricordi d'entrambi, signando alcuni punti d'incontro e comprensione che, lìvi questa sera, sol ì poteo condividere, viste l'esperienze similari ch'han condottoci fino quel punto". La formulazione è deliberatamente vaga, e il cronista deve rispettarne la vaghezza. Arthur non specifica quali ricordi, quali esperienze, quali punti di comprensione. Dice solo che Lonegoods è una delle pochissime persone con cui può condividere qualcosa che altri non capirebbero, e che il contesto, la sera in una fabbrica dopo ore di lavoro, è l'unico in cui quella condivisione può avvenire. Per un uomo che nella #1014 del 9 aprile collocava tutti i rapporti umani sotto il terzo gradino della scala decimale dell'affetto, e che nella #1026 del 21 aprile dichiarava che nessuno eccetto Lily meritava il massimale, la conversazione con Lonegoods è una crepa nella palizzata. Arthur non la chiama amicizia, non la chiama confidenza, non la chiama nulla. Dice "vi sarebbe molt'altro di cui discorrere" e si ferma, perché l'ora è tarda e le membra implorano il letto. Ma l'impressione che resta è quella di un uomo che, nel mezzo del regime di isolamento costruito nelle settimane di aprile, ha trovato in una fabbrica, di sera, con un capomacchine che conosce da anni, un momento di risonanza che il diario non può ospitare per intero.

La chiusa è fisica e disciplinata. Arthur ammette che la scrittura "par già frettolosa e compressa" e che ha vissuto "due dì 'n uno soltanto". La promessa della #1012 regge per il ventinovesimo giorno consecutivo, ma regge al limite: "perlomeno 'l diario merita motti e uno sforzo" è la frase con cui Arthur giustifica a sé stesso la fatica di scrivere alle undici di sera dopo sedici ore di lavoro. Il diario non è più la priorità che era nelle entrate di gennaio, quando Arthur scriveva per ore nella quiete del pomeriggio. È un obbligo che Arthur onora per disciplina, non per piacere. Ma lo onora, e questo, nella cronistoria delle stagioni Kryomont dove il diario è regolarmente la prima cosa a saltare, è il dato che conta.

La #1039 del giorno prima annotava che la "brama solita" che trascinava Arthur verso lo scrittoio e la creatività "scarseggia non poco", e che il "motore creativo ha ingolfatosi". La #1040 ne è la conferma operativa: il diario è l'unico atto di scrittura rimasto, e viene eseguito al termine di una giornata che non ha lasciato spazio per nient'altro. Ma la stessa #1039 aggiungeva: "non dispero" e "avrà di che irsi pure codesto". La #1040, con la sua esistenza stessa, scritto nell'ultimo quarto d'ora prima di spegnersi, è la prova che Arthur non ha ancora smesso di provare, e che il motore, per quanto ingolfato, gira ancora.

#1041 — Il Timbernight, la menzogna e il cuore che non doveva parlare

La #1041 cade di mercoledì 6 maggio 1926. Arthur scrive alle 19:42 da April Street, nel tardo pomeriggio di una giornata spesa nella contea di Wedgeville per le obbligazioni ordinarie della Frontprice, mentre Tinsteel e Cauque hanno gestito in autonomia le urgenze Kryomont alle Activa Corp. di Lake Bird e Overknow. L'entrata comincia come un resoconto operativo di routine, si interrompe a metà con una correzione brutale del proprio stesso testo, e si trasforma nella confessione più destabilizzante del mese di maggio: Arthur rivela l'esistenza del Timbernight, la locanda di Lylcoin dove gli abitanti della città si recano in cerca di compagnia sentimentale, dichiara di esserci stato oggi, e ammette che è lì che conobbe Susan Rommer.

L'entrata va divisa in tre movimenti: il resoconto operativo, la confessione sul Timbernight, e la riflessione conclusiva in cui Arthur si sorprende a parlare di ciò che aveva deciso di non trattare.

Il primo movimento è breve e si chiude con il proposito di dedicare le ore rimanenti alla revisione delle mire annuali, un lavoro che la #1039 del 4 maggio, due giorni prima, collocava già fra le attività del pomeriggio libero. La formula "nuove rimodulazioni sulle mire mie annuali" richiama direttamente la distinzione formulata nella #1026 del 21 aprile fra mire concrete e mire astratte, e il dato è che Arthur sta ancora lavorando a quella riformulazione, a quindici giorni di distanza, il che ne conferma la portata come progetto di lungo respiro e non come digressione episodica.[141]

La constatazione sulle operazioni di Tinsteel e Cauque è registrata con una formula che merita attenzione: "non ho mosso confutazioni alle nuove che son giuntemi da codesti luoghi. Son ben certo ch'hanno effettuato un travaglio accettabile ne' limiti." La frase contiene due strati. Il primo è il giudizio professionale: "accettabile ne' limiti" è la stessa valutazione che nella #1027 del 22 aprile Arthur attribuiva al lavoro dei due colleghi, quel "perlomeno accettabile e salvabile" che segnava la soglia minima tollerata. Il secondo strato è la postura: Arthur non ha mosso obiezioni, non ha contestato. La separazione operativa, con i tre membri del nucleo Frontprice distribuiti su stabilimenti diversi secondo il modello a rotazione documentato dalla #1014 del 9 aprile, produce un risultato che Arthur sceglie di accettare senza verificare. È la stessa disciplina del non-controllo che la #1027 formulava come proposito: "mi rimetto dai giudizi, oi". La differenza è che nella #1027 il proposito era ancora accompagnato dall'ansia del non sapere; nella #1041, l'accettazione pare genuina, segno che la ripresa a cui Arthur fa riferimento, "tentando di 'n sfociare 'n un collasso repentino", include anche un allentamento della morsa ossessiva sul lavoro altrui.

Arthur aggiunge che intende concentrarsi sulla propria "ripresa dell'ultimi giorni", formula che collega la #1041 al percorso di uscita dalla crisi che il corpus dell'ultima settimana di aprile e della prima settimana di maggio ha tracciato. La #1033 del 28 aprile parlava di "timidi barlumi di ricupero", la #1034 del 29 aprile chiudeva con "milliaia di rivelazioni e impronte ottimistiche che 'n trovano ancora una forma salda e comprensibile". La #1041, nel suo esordio, situa Arthur in una fase intermedia: non è fuori dalla crisi, ma la crisi ha smesso di divorare tutte le risorse disponibili, lasciando un margine che Arthur sta imparando a gestire senza bruciarlo.

Il secondo movimento è il cuore dell'entrata, e il cronista deve trattarlo con la massima attenzione perché contiene una serie di atti linguistici che nel corpus hanno pochi paralleli. Arthur scrive: "orbene. Mento. Essìa." Tre parole che interrompono il flusso dell'entrata come un colpo di freno. "Orbene" chiude il resoconto operativo. "Mento" lo smentisce. "Essìa" lo conferma. Arthur si accusa di menzogna nel momento stesso in cui sta scrivendo il diario, lo strumento che il Preambolo del giugno 1924 definiva come il luogo "ove mentire ha meno senso del non scriverle". Il fatto che Arthur dichiari di mentire proprio nel diario, il solo spazio dove la menzogna non ha giustificazione, è un atto di onestà retrospettiva che rovescia il significato di ciò che precede: tutto il passaggio sulle mire annuali e sulla ripresa era, se non falso, incompleto. Ciò che Arthur aveva realmente da dire non stava nel calendario della Kryomont né nella revisione delle mire: stava nel Timbernight.[142]

Il Timbernight è descritto come una locanda di Lylcoin divenuta "punto d'incontro pe' molteplici individui la cui sola mira diviene la ricerca d'un qualcheduno col quale passare tempo di qualità giunto e, quissà, incipire un rapporto ch'abbia di che ser significativo e lungimirante". La descrizione è limpida: è un luogo dove ci si reca per conoscere qualcuno, con un'intenzione sentimentale o relazionale che non è mascherata da altri pretesti. Arthur dichiara di non averne "discusso mai 'n precedenza" nel diario, e adduce tre possibili ragioni: vergogna, la "palese superficialità" che un simile luogo contrasterebbe con le sue idee, o "mera pigrizia". Il cronista può verificare l'affermazione: il nome "Timbernight" non compare nelle entrate del corpus precedenti alla #1041. L'omissione, dunque, è reale e pluriennale: Arthur frequenta o ha frequentato un locale di incontri sentimentali nella propria città senza mai nominarlo nel diario che tiene da quasi tre anni. L'entità del silenzio va pesata nel contesto di un corpus che ha dedicato centinaia di pagine a Valerie, ad Allison, a Susan, alla dottoressa Nauer, alla solitudine come condizione e come scelta, eppure ha taciuto sistematicamente il luogo fisico dove Arthur si recava, o si era recato, per cercare compagnia.

Arthur dichiara di esserci entrato oggi, e subito ne precisa la motivazione con una cautela che tradisce la consapevolezza della contraddizione: "non colla speme d'aver di che soluzionare la mia solitudine, chì ben la tratto qual tesoro ed ella fa lo stesso meco". La frase è fra le più importanti dell'entrata. Arthur personifica la solitudine come un rapporto reciproco: lui la tratta come un tesoro, e lei ricambia. È la stessa solitudine che la #1008 del 3 aprile descriveva come "privilegio" e che la #1014 del 9 aprile radicalizzava nella scala decimale dell'affetto dove nessuno supera il terzo gradino eccetto Lily. Ma se la solitudine è un tesoro, che cosa ci fa Arthur al Timbernight? La risposta che dà è che la ripresa recente dell'umore ha prodotto "un poco la lena d'esercitare la mia attuale affabilità coll'individui di torno", e che il Timbernight offre un contesto dove l'interazione è effimera e senza conseguenze: "parecchi, quissà tutti delli dialoghi ch'ho intrapreso lìvi didentro s'han defunti sin alcuna conseguenza". Il locale è, nel sistema parkeriano, un luogo dove la maschera dell'affabilità può essere indossata senza le implicazioni professionali della fabbrica e senza le implicazioni affettive della cerchia: un palestra sociale a bassa posta, dove il rischio è nullo perché nulla si impegna.

E qui Arthur si corregge per la seconda volta. "Mento ancora." La frase spacca l'entrata come la prima: Arthur sa che la versione appena fornita, l'esercizio dell'affabilità, la leggerezza senza conseguenze, è incompleta. E la correzione che segue è la bomba dell'entrata: "conobbi Susan al Timbernight. Il primo dì che vi entrai. Sin brame, aspettative, o disìi."

Il dato va collocato nella cronistoria del rapporto con Susan che il corpus ha costruito lungo quasi tre anni. La #49 dell'agosto 1923, nella prima estate del diario, la includeva fra le figure femminili che esercitavano una presa sul "benestare" e sul "vagheggiare" di Arthur, distinguendola per la capacità di "divincolarsi delle costrizioni razionali nel minor tempo". La #927 del 12 gennaio 1926 ricostruiva la serata alla Foamy Carpet del novembre 1925, l'ultimo incontro di persona, e la constatazione che il rapporto non avrebbe avuto sviluppi oltre la distanza epistolare. La #984 del 10 marzo documentava il telegramma conclusivo, "l'ultimo, quissà". La #1008 del 3 aprile descriveva il processo di lasciare che Susan "scivolasse via delle mie giornate sin concedere pertugi ove poterne rincasare". In nessuna di queste entrate Arthur aveva mai indicato le circostanze dell'incontro originario. La #1041 le rivela: il Timbernight, il primo giorno in cui Arthur vi mise piede, senza intenzione né desiderio. L'incontro con Susan, dunque, non è stato il frutto di una ricerca deliberata: è stato un incidente prodotto dalla frequentazione di un luogo che Arthur è sempre stato troppo pudico per nominare nel diario.[143]

Ma la confessione non si chiude con il dato. Arthur aggiunge: "v'è un frammento dimmé ch'orora anela vagamente ad una divagazione simile, un qualché che m'avulga dall'obbligazioni Frontprice e Kryomont, dal vacuo esistenziale, dall'astrattismo del mio perpetuo ire tra i dì. Anche se ciò puote significare cedere un poco all'animo primordiale. Ch'ì ben detesto." Arthur sta dicendo che una parte di sé desidera un'altra Susan. Non la Susan specifica, ma l'esperienza: l'incontro non cercato, la deviazione dalla traiettoria, il cedimento all'istinto che le entrate del Libro Quarto hanno sistematicamente condannato come "istinti primordiali" incompatibili con la maturità raggiunta. L'espressione "animo primordiale" richiama direttamente la #992 del 18 marzo, dove Arthur, ragionando sul sogno di Allison e sulla colpa per aver tradito la stabilità di quella relazione per lo "spettro di Valerie", scriveva di "detestabili istinti primordiali" che hanno "di che maciullare la ragione dell'individui di quell'età, pergiunta maschi". Il lessico è lo stesso, e la condanna è la stessa, ma la posizione è diversa: nella #992 Arthur guardava al passato con rimpianto, nella #1041 guarda al presente con un desiderio che cerca di non diventare intenzione.

L'osservazione sul Timbernight e Susan si chiude con una frase che il cronista deve riportare nella sua interezza: "il Timbernight avrebbe dovuto ser tale quel dì lontano ch'incontrai Susan: non era ne' piani miei lassare un ulteriore brandello dell'alma mia presso un'altro petto". Arthur sta dicendo che il Timbernight avrebbe dovuto restare ciò che era, un luogo senza conseguenze, e che Susan è stata l'eccezione che ne ha violato la funzione. E oggi, tornandoci, Arthur sa di esporsi alla stessa possibilità: che l'effimero diventi permanente, che l'esercizio diventi investimento, che il "brandello dell'alma" finisca di nuovo "presso un'altro petto". Il fatto che ci sia andato lo stesso, sapendo tutto questo, è il dato che il cronista deve registrare con la dovuta serietà.

Il terzo movimento è la riflessione conclusiva, e contiene due ammissioni che chiudono l'entrata con un equilibrio precario fra lucidità e resa. La prima: Arthur dichiara che il proprio inconscio "sta perlustrando l'anfratti de' mie' dintorni 'n cerca d'un'altra Susan". È una dichiarazione di ricerca attiva che contraddice ogni posizione difensiva presa nelle righe precedenti. Non è più l'esercizio dell'affabilità, non è più la leggerezza senza conseguenze: è una ricerca, condotta dall'inconscio ma riconosciuta dalla coscienza, di una persona specifica, un tipo specifico, una donna con le qualità di Susan, capace di far scivolare i dialoghi "in tematiche impegnate" come Arthur scriveva nella #927 del 12 gennaio. La seconda ammissione è la correzione immediata: "non verrà, ben lo so. Come non verrà un'altra Allison." Arthur chiude la porta che ha appena aperto. Non ci sarà un'altra Susan, così come non ci sarà un'altra Allison. Le figure che hanno segnato la sua vita sentimentale sono irripetibili, e la ricerca dell'inconscio è destinata alla frustrazione. Il parallelismo fra le due assenze, Susan e Allison, è l'unico punto dell'entrata in cui Arthur le colloca sullo stesso piano: non per il tipo di legame, radicalmente diverso, ma per l'irrecuperabilità. Entrambe sono state, ed entrambe non saranno più.[144]

La domanda con cui l'entrata si chiude è fra le più nude del Libro Quarto: "perché mai son finito a ciarlare di cuore, oi?" Arthur si guarda allo specchio del diario e si scopre a parlare di sentimenti in un'entrata che avrebbe dovuto essere un resoconto operativo di Wedgeville e una nota sulla Kryomont. Non l'aveva previsto. Non l'aveva pianificato. Il "mento" che ha aperto il passaggio sul Timbernight era la confessione di un diarista che stava scrivendo ciò che non intendeva scrivere, trascinato dall'onestà del foglio bianco verso un territorio che la maschera del lavoro, la disciplina della Kryomont, l'astinenza dai vizi, la scala decimale dell'affetto e tutte le palizzate costruite nelle ultime settimane non sono riuscite a bloccare. Il cuore ha parlato nonostante tutto. E Arthur, chiudendo l'entrata, non lo censura: si limita a chiedersi come ci sia finito. La domanda è retorica, e Arthur lo sa. Il cuore ha parlato perché il Timbernight ha una porta, e Arthur l'ha aperta. Tutto il resto, la solitudine come tesoro, l'affabilità come esercizio, l'effimero come stile, è la cornice che il diarista ha costruito intorno a un gesto semplice: un uomo è entrato in una locanda dove si va a cercare qualcuno, e ne è uscito scrivendo di cuore nel diario che aveva giurato di tenere asciutto.

#1042 — Verily, l'acquirente e i due fine settimana consecutivi

La #1042 cade di giovedì 7 maggio 1926. Arthur scrive alle 18:53 da April Street, al termine di una giornata iniziata alle sei alla Activa Corp. di Verily e proseguita con un giro di obbligazioni Frontprice nella contea di Augustine, passando per Glasspool, Little Castle, Henchester e Augustine stessa. È il trentunesimo giorno della stagione operativa Kryomont, ed è la prima entrata del mese in cui il tono di Arthur registra una stabilizzazione che le entrate dell'ultima decade di aprile non concedevano. Non è un'entrata di euforia, non è nemmeno un'entrata di ripresa dichiarata. È un'entrata di funzionamento ordinario, e nel contesto delle settimane che la precedono, l'ordinarietà è già di per sé un dato che il cronista deve notare.

Il primo nucleo è operativo e va trattato con brevità, come Arthur stesso lo tratta. L'Activa Corp. di Verily ha richiesto tre ore di lavoro: dalle sei alle nove della mattina. Arthur vi era con Tinsteel e due addetti di Raventale, e ammette apertamente che la sua presenza non era necessaria: Tinsteel e i due addetti "sarebbero stati 'n grado di ottemperare alle richieste Kryomont sin la mia partecipazione". È un'osservazione che il cronista deve registrare perché segna una distanza rispetto alla posizione delle prime settimane della stagione, quando Arthur nella #1020 del 15 aprile descriveva il proprio apporto come ossessivamente supervisorio, assegnandosi il coordinamento esclusivo di sei risorse aggiuntive e ammettendo un controllo "quissà 'n eccesso talvolta". Nella #1042, Arthur riconosce che non tutto richiede la sua presenza, e lo fa senza che il riconoscimento gli costi. La frase che segue specifica la ragione di fondo: "il mio rinnovato piglio un poco piute ottimistico ha permesso una collaborazione sin attriti di sorta". L'ottimismo non è dichiarato come conquista ma come ripristino parziale, "rinnovato" e "un poco", con la cautela di chi non si fida ancora della propria stabilità. Ma il risultato operativo è concreto: tre ore di lavoro, nessun attrito, stabilimento abbandonato prima delle dieci.[145]

La seconda metà della mattinata e il primo pomeriggio sono stati dedicati alle obbligazioni Frontprice nella contea di Augustine, e l'itinerario che Arthur percorre, Glasspool, Little Castle, Henchester, Augustine, è una sequenza che il corpus documenta fin dalla #105 dell'ottobre 1923, quando Arthur attraversava le stesse tappe in una giornata di "faccende tediose posposte da troppo". La continuità del tragitto lungo quasi tre anni di diario è un dato di struttura: le fabbriche della contea di Augustine sono distribuite lungo un percorso fisso che Arthur conosce a memoria e che percorre con la regolarità di un postino. Il rientro in April Street è avvenuto "verso la terza ora del meriggio", il che configura una giornata lavorativa di nove ore, dalla sesta del mattino alla terza del pomeriggio, con un intervento Kryomont e un ciclo completo di tabulazioni Frontprice. Arthur la definisce "un dì a dir poco produttivo", e la soddisfazione, per quanto contenuta, è visibile nel tono.

Il secondo nucleo riguarda Florence Calvin. Arthur scrive di aver risposto alla collega, che "dimanda aggiornamenti da settimane sin ricevere alcuna missiva 'n risposta". Il dato va collocato nella cronologia del taglio relazionale documentato nelle entrate dell'aprile 1926. Nella #1014 del 9 aprile, Arthur aveva interrotto la corrispondenza con Florence come "forma d'isolamento dall'attività ch'ella avrebbe di che lassar trapelare" in merito alla Fox Reprise. Nella #1027 del 22 aprile, Arthur rispondeva con "una parola" sola, filtrata da "alcuni zampilli d'empatia". Nella #1042, quattordici giorni dopo, Arthur risponde di nuovo, e il tono è diverso: "m'è parso corretto condividere codesta con ella", dove "codesta" indica una comunicazione di sostanza, non più il monosillabo della #1027. Tuttavia, Arthur si limita ancora a "un ermetismo criptico e sbrigativo". La riapertura è in corso ma non è completa: Florence riceve risposte, non conversazioni. L'evoluzione va letta nel contesto della ripresa che l'entrata registra su più fronti: la maschera del lavoro funziona senza fatica, le obbligazioni vengono completate in anticipo, e ora anche la corrispondenza con l'amica più stabile riprende, seppur con il contagocce.[146]

Il terzo nucleo è il cuore dell'entrata, e merita lo spazio principale. Nel pomeriggio, il signor Paulson ha comunicato ad Arthur l'arrivo di una potenziale acquirente per l'appartamento di April Street. Il dato va collocato nel contesto della lunga cronistoria immobiliare che il corpus documenta dal marzo 1926. La #978 del 4 marzo registrava il primo sopralluogo di Paulson e l'avvio delle pratiche. La #988 del 14 marzo formalizzava il prezzo a centoquindici lingotti d'oro con trattativa accettabile fino a centocinque. La #1005 del 31 marzo annotava che Arthur era disposto a non scartare eventuali visite. La #1007 del 2 aprile documentava un colloquio con Paulson privo di proposte concrete e il timore di dover abbassare il prezzo di una dozzina di lingotti. La #1042, più di un mese dopo la formalizzazione e cinque settimane dopo il colloquio deludente, porta finalmente un'acquirente concreta sulla soglia dell'appartamento: una donna sola, accompagnata dalla madre.

Il resoconto della visita è fra i passaggi più rivelatori dell'entrata per la finestra che apre sul modo in cui Arthur gestisce le interazioni non lavorative attraverso le competenze sviluppate nel lavoro. Arthur scrive di essere "rimasto a lato a far da cicerone sol quando venìo chiamato 'n causa", e di aver trovato l'esperienza "utile piute qual esercizio della maschera mia applicata 'n contesti differenti dell'usuale travaglio". La frase è importante perché documenta un'estensione consapevole della maschera professionale al di fuori dell'ambito delle fabbriche e dei rapporti con i capimacchine. La maschera del lavoro, quella che la #53 dell'agosto 1923 descriveva come capacità di mostrarsi "cordiale, sollecito, perfino partecipe" mantenendo una distanza interiore, e che la #1020 del 15 aprile Arthur si rifiutava esplicitamente di indossare con Cauque perché avrebbe "tradito le recenti delineazioni e fondamenta dell'intero ecosistema" di autenticità che stava costruendo, qui viene applicata volontariamente a un contesto nuovo: la vendita dell'appartamento. Arthur non sta più discutendo se la maschera debba essere usata solo in fabbrica. La sta testando su un terreno diverso, e la sta testando con curiosità, non con ripugnanza.[147]

Il colloquio con le due donne non viene descritto nei contenuti ma nel metodo. Arthur e Paulson hanno eseguito "un'ottima opera di convincimento ed intrigo, vendendo ogni fugiglio dello stabile ove dimoro qual prezioso ed effimero". La formulazione è di chi è consapevole di star recitando un copione, e lo ammette al diario con una punta di divertimento. Il verbo "vendere" è usato due volte nello stesso passaggio, una per l'oggetto, l'appartamento, e una per il metodo, la persuasione. Arthur si osserva vendere la propria casa come osserverebbe un attore recitare il proprio monologo: con la distanza critica di chi valuta la prestazione, non di chi si identifica con il personaggio. Il prezzo, annota, non è stato abbassato "nonostante le mie ripromesse", un riferimento alla #1007 del 2 aprile dove si interrogava sulla possibilità di accettare una dozzina di lingotti in meno. Arthur ha resistito alla tentazione del ribasso e ora attende l'esito con la consapevolezza che il prezzo potrebbe essere troppo alto per chi cerca.

Il quarto nucleo riguarda Lily, e la sua importanza nell'economia dell'entrata va pesata con cura. Arthur apprende che il prossimo fine settimana sarà trascorso senza la figlia: Lily ha un impegno con il proprio gruppo teatrale la domenica, che sommato alla lezione del venerdì pomeriggio renderebbe il tempo trascorso insieme "un poco troppo esile pe' giustificarne l'avvenimento". La decisione è pragmatica e non traumatica. Il sistema di custodia alternata, che assegna Lily ad Arthur un fine settimana su due, subisce una variazione di calendario che Arthur gestisce con razionalità: rinuncia a questo fine settimana e ha concordato con Annie due fine settimana consecutivi a partire dalla settimana successiva, un arrangiamento che il corpus non aveva documentato in precedenza.[148]

L'attività teatrale di Lily merita una nota. La #1015 del 10 aprile collocava Arthur a Gersburg, fuori dall'entrata del teatro dove Lily "svolge le sue riarature settimanali". La #945 del febbraio 1926 lo ritraeva sulla panchina gelata all'esterno dello stesso edificio. Il gruppo teatrale di Lily è dunque un impegno costante che il diario registra come cornice della vita della figlia, e la menzione nella #1042 di un impegno domenicale aggiuntivo indica che l'attività si sta intensificando, forse in vista di uno spettacolo o di una prova di fine stagione. Arthur non specifica, e il cronista non congettura.

La chiusa dell'entrata è dedicata al sentimento dell'assenza. Arthur scrive: "avrà di che mancarmi non poco ne' prossimi giorni: ben so quanto bene fa ad entrambi 'l tempo scorso giunti sin obbligazioni, caciare, ed avulsi dal mondo dintorno". La frase va letta nel contesto del regime di ritiro relazionale che le entrate dell'aprile 1926 hanno documentato. Nella #1014 del 9 aprile, Arthur dichiarava che nella propria scala decimale dell'affetto "niuno avrebbe di che toccare 'l terzo piolino" a eccezione di Lily, che "sorte pure della scala oltre 'l massimale". Nella #1026 del 21 aprile, la triade ridotta ai soli destinatari di corrispondenza era "Lily e Jules, l'ammetto". Nella #1042, il rapporto con Lily non è semplicemente confermato come prioritario: è descritto nei termini della reciprocità del beneficio. Il bene che Arthur trae dal tempo condiviso con la figlia è lo stesso bene che Lily trae dal tempo condiviso col padre. Non è un rapporto unidirezionale dove il genitore dà e il figlio riceve: è un rapporto dove entrambi si rigenerano "avulsi dal mondo dintorno". L'isolamento, che nelle settimane di crisi era una necessità di sopravvivenza, qui diventa, quando è condiviso con Lily, una forma di guarigione condivisa. Il padre e la figlia si esiliano insieme, e l'esilio è il luogo dove entrambi trovano pace.

In definitiva, la #1042 è un'entrata di transizione verso una normalità che il mese di aprile aveva cancellato. L'intervento Kryomont è breve e ben gestito. Le tabulazioni Frontprice sono completate in anticipo. Florence riceve una risposta. L'appartamento ha una potenziale acquirente. Il prezzo non è stato abbassato. Lily mancherà ma tornerà per due fine settimana consecutivi. La promessa fatta nella #1012 del 7 aprile, quella di non lasciar morire il diario durante la stagione, regge al trentaduesimo giorno, e Arthur chiude con una frase che ne ribadisce il valore: "perlomeno 'l diario merita motti e uno sforzo". La formula è dimessa, senza la solennità delle dichiarazioni d'intento delle prime entrate della stagione. Ma la dimestichezza ha il peso della costanza: Arthur scrive non perché lo ha promesso, ma perché ormai non sa fare altrimenti. Il diario è diventato ciò che Nauer aveva sperato che diventasse quando, quasi tre anni prima, consigliava a un uomo in crisi di mettere i propri giorni su carta. Non uno strumento terapeutico usato con disciplina, ma un'abitudine che sopravvive anche quando la disciplina cede.

← Parkerverse