Marco Delrio

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AnalisiAnalysis

Bruscoli Propedeutici, #1: La genesi topografica

diby Aldous Edgar Prynn

Testo in italiano.Text in Italian.

La genesi topografica

Il primo frammento dei Bruscoli Propedeutici è un atto di fondazione. Non del testo, che si fonderà da sé nell'accumulo delle entrate successive, ma del soggetto scrivente in quanto soggetto collocato nel mondo. Arthur esordisce con una nascita: la propria. E la scelta, per quanto possa apparire ovvia a chi non abbia dimestichezza con la natura dei Bruscoli, non lo è affatto. Un memoriale retrospettivo non è vincolato a partire dall'inizio. Potrebbe incominciare da un evento saliente, da un ricordo che brucia più forte degli altri, da una scena che il tempo ha cristallizzato anziché dissolvere. Arthur, di contro, sceglie la cronologia. Sceglie di partire dal punto in cui non ricorda nulla e di dichiararlo con una franchezza che gli è caratteristica: «nulla rammento dell'anni 'n Stone Lake». La scelta è programmatica. È la dichiarazione di un uomo che intende procedere con ordine, o quantomeno con l'illusione dell'ordine, attraverso un trentennio di cui possiede solo frammenti e racconti altrui.

Close Lake, contea di Sageville, regione di Lakelike: è il primo dato. Arthur vi nasce «all'ultimi spiri del milleottocentoottantotto», formula che colloca la nascita negli ultimi mesi dell'anno senza precisare il giorno né il mese, con una vaghezza che nel diario principale sarebbe inconsueta ma che nei Bruscoli diventerà un marchio ricorrente. La vaghezza non è sciatteria. È il residuo di un'informazione che Arthur ha ricevuto, non vissuto. «Dalle cronache ricevute», scrive poche righe dopo, e la formula è rivelatrice: il primo domicilio della famiglia Parker a Stone Lake non è un ricordo, è un racconto che qualcun altro gli ha consegnato, presumibilmente i genitori, presumibilmente in forma orale, e che Arthur deposita nei Bruscoli con la consapevolezza di chi maneggia un dato di seconda mano. Per chi si occupa di scritture retrospettive, questa distinzione fra memoria diretta e memoria mediata è il primo, e forse il più importante, discrimine analitico: Arthur sta scrivendo ciò che gli è stato detto di sé prima che avesse la capacità di osservarsi.

Il secondo dato è la famiglia. Dalila Treeper e Samuel Arthur Parker hanno «suggellato 'l nuzio da pochi mesi» al momento della nascita di Arthur, e il matrimonio è definito con una formula che merita attenzione: «un azzardo mandatorio pe' crescere un novo cittadino britannico». La parola «azzardo» non è neutra. In un testo che potrebbe limitarsi a registrare il fatto, Arthur vi inserisce un giudizio retrospettivo che appartiene all'uomo adulto, non al neonato. Il matrimonio dei genitori fu un rischio, e un rischio necessario, e il «legame ch'avrà di che ser posto alla prova più volte ne' decenni a seguitare» è una sentenza pronunciata con il senno di chi sa già come la storia è andata. È il primo esempio, nei Bruscoli, di quella che definirei sovrapposizione temporale: il narratore del 1923 o 1924 non riesce a impedirsi di commentare il dato del 1888 con la consapevolezza del presente. È un fenomeno che nel diario si manifesta di rado, perché il diario è scrittura sincrona, ancorata al giorno; nei Bruscoli diventerà una costante, perché ogni fatto narrato è, per definizione, un fatto già digerito.

Dei due genitori, Arthur fornisce un profilo professionale di notevole precisione. Dalila «travagliava presso la fabbrica di combustibili situata alle porte del centro di Close Lake» e lo fece fino al ritiro nei primi anni Venti. Samuel «dressava l'armi pe' la divisione latiromica dell'Impero», con una carriera militare che Arthur descrive come prevalentemente burocratica, limitata agli edifici di Sageville, con sporadiche partecipazioni a «schermiglie poco distanti dalla nazione domestica». La caratterizzazione è asciutta ma non innocente. La «tendenza alla burocrazia ch'al sorveglio 'n le calli» con cui Arthur chiude il ritratto di Samuel è una precisazione che ridimensiona il ruolo militare del padre da una possibile aura eroica a una realtà impiegatizia. Non è un giudizio esplicito, ma la costruzione della frase, con quel «piute» che sposta il peso dall'azione alla scrivania, compie un lavoro di definizione che un cronista puro non si permetterebbe. Arthur non sta descrivendo: sta posizionando i genitori nel suo sistema di valori, e lo fa già nella prima entrata.

Il trasferimento da Stone Lake a Newbrick è motivato da due ragioni pratiche: l'arrivo di Theodore, «due anni appresso ammé», e il fatto che Newbrick fosse il paese natale di Dalila e dei suoi genitori.[1] Arthur non ricorda nulla degli anni a Stone Lake; i primi ricordi consapevoli, per quanto non dichiarati come tali, riguardano Newbrick. La descrizione che ne offre è la parte più densa del frammento e merita di essere letta con attenzione, perché è il primo paesaggio dei Bruscoli, e il modo in cui Arthur costruisce un paesaggio ci dice molto sul modo in cui la sua memoria opera.

La casa dei Parker siede «al margine settentrionale del borgo, ben fuori dalle calli ornate e pietrate del budello, ben distante dall'acque salmastre e dalla strada ch'ospitava le vetture». La descrizione procede per negazione: non nel centro, non vicino al mare, non sulla strada principale. Arthur definisce il luogo dicendo dove non è, e questa strategia di localizzazione per esclusione produce un effetto di marginalità che non è accidentale. Il complesso d'appartamenti sta «dinnanzi ad un edificio scolastico», comodità pratica che Arthur riconosce, e «poc'altro. Orbene, null'altro.» La ripetizione è deliberata: Arthur corregge il suo stesso «poc'altro» in «null'altro», come se la prima formulazione fosse stata ancora troppo generosa. Poi, con quel movimento di riconsiderazione che nel diario è una firma stilistica, concede due eccezioni: la botteghina e lo stabile per giochi d'azzardo, già chiuso per fallimento. L'aggiunta dello stabile chiuso è un dettaglio che non serve alla topografia ma serve alla tonalità. Arthur sta dipingendo un luogo dove anche le cose che c'erano hanno smesso di esserci.

Le campagne circostanti sono «fin troppo oblique lungo 'l fianco della valle», gli edifici sono «mangiucchiati dall'anni», il verde «avea di che combattere coll'inquilini delle case di torno pe' lo spazio». La natura non è un rifugio: è un contendente. Il paesaggio è quello di un borgo che non ha avuto la forza di imporsi sul territorio e che il territorio sta lentamente riassorbendo. Tutto ciò, va ricordato, non è il paesaggio di Newbrick nel 1890; è il paesaggio di Newbrick filtrato dalla memoria di un uomo che scrive nel 1923 o 1924 e che nel diario, nell'entrata che il corpus numera come la porzione dedicata alla nostalgia per Newbrick, descrive lo stesso luogo come un «nido rurale e ignorante» fatto di «mattonacci e ghiaia alli bordi delle calli che mugolavano silenti al camminar via delle stagioni».[2] I due ritratti non si contraddicono, ma non coincidono. Nel diario, la nostalgia addolcisce; nei Bruscoli, la ricostruzione irrigidisce. La differenza è di genere, non di sentimento: il diario cattura un umore, il Bruscolo ricostruisce un fatto, e il fatto è più spigoloso dell'umore.

La chiusa è una frase che da sola giustificherebbe l'intera entrata: «L'appartamento 'n Blacktall Square era una reggia; ma ce ne saremmo accorti tutti e quattro sol un ventennio dopo.» La struttura è quella di un'agnizione differita: la reggia non fu riconosciuta come tale nel momento dell'abitarla, e la rivelazione del suo valore avvenne solo a distanza di vent'anni, ossia intorno al 1910, quando i Parker avevano presumibilmente lasciato Newbrick da tempo. Il «tutti e quattro» è significativo: Arthur, Theodore, Dalila, Samuel. La famiglia è ancora intera. Il pronome collettivo abbraccia un'unità che il diario, scritto vent'anni dopo, documenta come frammentata: nel Preambolo, Arthur menziona «la demarcazione d'un finito recinto con Samuel e Dalila» e «l'elisione di Theodore dalle funzioni inerenti» come atti compiuti. La reggia di Blacktall Square è dunque la reggia di una famiglia che non esiste più nella forma in cui la abitava, e il riconoscimento del suo valore coincide, nella cronologia implicita, con l'epoca in cui quell'unità cominciava a sgretolarsi. Arthur non lo dice. Non ha bisogno di dirlo. La frase lo contiene.

In definitiva, il Bruscolo #1 è un documento di fondazione anagrafica che opera simultaneamente su due livelli. Sul primo, il livello della registrazione, Arthur deposita dati: anno di nascita, genitori, professioni, località, traslochi, composizione familiare. I dati sono scarni, verificabili dove il corpus lo consente, e privi di ornamento. Sul secondo, il livello della ricostruzione, Arthur inserisce nei dati il filtro dell'uomo che li racconta trent'anni dopo: il giudizio sul matrimonio dei genitori, la riduzione del ruolo militare del padre, la descrizione di Newbrick per negazione, la reggia riconosciuta troppo tardi. I due livelli non sono separabili, e la tensione fra essi è, a mio avviso, il tratto più fertile dell'intero progetto dei Bruscoli: un uomo che tenta di raccontare chi era, e che nel farlo non può fare a meno di mostrare chi è diventato.

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