Marco Delrio

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Saggio breveShort essay

La matrice primaria

Strutture psicologiche nel periodo inaugurale del corpus parkeriano (giugno-luglio 1923)

diby Hasselmann · Psicomarchi Inchiostrati – Saggi Brevi

Testo in italiano.Text in Italian.

Quando un testo diaristico si apre, ci offre raramente un accesso diretto alla psiche del soggetto scrivente. Più spesso ci consegna la versione performativa di quella psiche, la forma che il soggetto ritiene appropriata per la propria auto-presentazione in quello che, a tutti gli effetti, è il momento di fondazione di una nuova relazione con se stesso. Il primo mese e mezzo del corpus di Arthur Parker, compreso tra il 30 giugno e il 31 luglio 1923, non fa eccezione a questa regola, ma la complica in una direzione inusuale: Parker è perfettamente consapevole della propria performatività, la smaschera attivamente, e ciononostante non riesce a uscirne. È questa tensione, tra la lucidità critica e la sua irrisolvibilità pratica, la struttura portante del periodo inaugurale.

Il corpus che mi accingo a esaminare comprende le entrate dalla #1 alla #32, includendo le numerose voci catalogate come appunti sparsi, che in questo periodo costituiscono una proporzione rilevante dell'insieme e meritano un'attenzione specifica. Pur non essendo questa sede per un'analisi formale dei modi di scrittura parkeriani, la distinzione tra entrate di tono riflessivo-narrativo e appunti sparsi corrisponde, sul piano psicologico, a una distinzione tra elaborazione secondaria e materiale pre-riflessivo, e come tale acquista valore diagnostico.[1]

L'entrata #1 come atto fondativo ambivalente

L'entrata inaugurale, datata 30 giugno 1923 e vergata alle 21:42, ha la struttura retorica di una dichiarazione d'intenti, ma il suo contenuto latente contraddice sistematicamente l'intenzione manifesta. Parker afferma di voler interrompere "questo inutile e maligno ciclo di menzogne," di voler essere "di modo sincero" con se stesso "una volta per tutte." Sono affermazioni che, nella loro enfasi, rivelano l'esatto opposto di ciò che promettono: chi si propone la sincerezza come conquista finale, anziché come pratica ordinaria, sta già costruendo un'altra narrazione compensatoria. Il soggetto è consapevole di questo meccanismo, e lo dice: "E chi sa che 'n inizi coll'esser di modo sincero meco, una volta per tutte." La stessa formulazione, con quell'inizio titubante, ne segnala la fragilità.

Ciò che l'entrata #1 compie con assoluta chiarezza è tuttavia il gesto di nominare il centro gravitazionale di tutta la scrittura a venire: Valerie, la cui assenza è la vera ragione dello scrivere. Parker la nomina verso la fine dell'entrata, in un'apostrofe diretta, e il passaggio dal tono riflessivo-penitenziale all'allocuzione è uno dei più psicologicamente rivelatori dell'intero corpus inaugurale. Il diario nasce come lettera impossibile, come dialogo che non può avvenire se non per mezzo della carta. Non è un dettaglio trascurabile: significa che la scrittura diaristica ha, per Parker, fin dall'origine una funzione relazionale fantasmatica, non semplicemente introspettiva.

Il sé multiplo e il parlamento interiore

Una delle caratteristiche più diagnosticamente significative del periodo è la frammentazione del sé in voci distinte. Parker descrive questo fenomeno con frequenza crescente nel corso di luglio. Nell'entrata #4 (appunti sparsi, 3 luglio), le voci interne sono percepite come esterne, "paion voci d'altri, paion senni scagliatimi 'n volto." Nell'entrata #8 (7 luglio, appunti sparsi), l'esperienza è articolata in quadranti funzionali, ciascuno con una propria istanza desiderante: uno vuole conservare i pensieri, un altro vuole dormire, un terzo vuole continuare a scrivere, altri ancora restano incomprensibili, "caciara, soffi di libeccio." Nell'entrata #22 (21 luglio), Parker descrive il diario come luogo in cui tutti gli "Arthur" che incontra negli specchi di casa litigano tra loro.

Non si tratta di un fenomeno patologico nel senso clinico convenzionale. Si tratta piuttosto di una struttura ordinaria del sé in condizione di stress prolungato: la perdita di un legame significativo, la riorganizzazione identitaria che ne consegue, e l'assenza di un vocabolario personale adeguato per gestirla producono una dissociazione funzionale, in cui istanze parziali del sé si trovano a competere senza che un'istanza centrale riesca a svolgere una funzione integrativa stabile. L'uso della scrittura è, in questo senso, il tentativo di costruire artificialmente quella funzione integrativa: mettere in parole significa gerarchizzare, e gerarchizzare significa, almeno provvisoriamente, unificare.[2]

L'archivio relazionale come peso psicologico

Nelle entrate di luglio, la mente di Parker ospita simultaneamente figure femminili appartenenti a fasi diverse della sua vita: Madeleine (entrata #2), Fleur Birdborn (entrata #7), Allison, Genevieve Jumper (entrata #13), e, onnipresente, Valerie. Il trattamento psicologico di ciascuna figura è significativamente diverso. Madeleine è dolcificata dal tempo, quasi de-reificata in un'entità mitica: "lo zuccherino retrogusto d'un bacio rubato." Fleur è ricordata con una colpa che Parker riconosce esplicitamente, ma che il tempo ha reso sopportabile: "ogni fedifraga menzogna e ogni stupida infantilità gettata sin cagione." Genevieve, infine, è il caso più interessante: l'entrata #13 ha la struttura di un'autopsia relazionale lucidissima, in cui Parker riconosce il proprio funzionamento per proiezione e per bisogno di ammirazione. "Ella volea solo veder un uomo. Ì le mostrai l'ombra d'un fanciullo." È difficile trovare nel corpus inaugurale una formulazione più esatta dell'inadeguatezza come meccanismo difensivo.

Questa galleria di assenze non è una semplice nostalgia. È la costruzione di un archivio di muse, ossia la trasformazione retroattiva di relazioni fallite in materiale creativo ed emotivo da cui continuare ad alimentarsi. Parker lo dice esplicitamente nell'entrata #2: "ì che di tali muse intangibili, di fantasmi remoti, di desei, rimpianti, rammarici e biasimi vivo, scrivo e mi nutro." La funzione psicologica di questo archivio è duplice: da un lato, fornisce una fonte continua di energia creativa; dall'altro, impedisce la chiusura elaborativa, mantenendo il soggetto in uno stato cronico di incompiutezza emotiva. Il costo di tale incompiutezza è visibile nell'entrata #10.

La soglia di luglio: l'entrata #10 e la consegna a Nauer

L'entrata #10, datata 9 luglio 1923 e vergata alle 21:21, è il documento psicologicamente più urgente del periodo. Parker descrive una giornata trascorsa tra le erbacce di Eggville, in uno stato di dissociazione marcata, e l'esperienza di una presenza figurata, l'"abisso," la cui mano "ghiacciata" raggiunge la parte più vulnerabile del sé. La sequenza che segue è inequivocabile nella sua implicazione: "Lassarsi andare, quissà, sarebbe il miele più dolce che potessi trovare quel dì, sarebbe la quiete ch'anelo fin da che ho memoria." Parker si trova a un respiro dalla desistenza. La formulazione successiva, "un respiro soltanto tra me e 'l cosmico niente di pace e silenzio," non lascia margini di ambiguità interpretativa.

Ciò che distingue questa entrata da una semplice registrazione di disperazione è la sua struttura narrativa: Parker la scrive in passato, da una posizione di sopravvissuto consapevole, e la chiude con l'atto di consegnare il "core" alla dottoressa Nauer, "spaurito, solo, divelto." L'appello alla figura terapeutica come luogo di deposito del sé in crisi è uno dei pochi atti di autopreservazione concreta registrati nel periodo. Vale la pena sottolineare che non è Parker a scegliere la guarigione in senso generico, ma a scegliere la relazione terapeutica come alternativa alla dissoluzione, il che è psicologicamente molto più specifico e molto meno eroico di quanto la narrazione popolare sulla resilienza tenderebbe a suggerire.[3]

Le funzioni di regolazione: Ada, Nauer e la scrittura

Il periodo inaugura anche tre figure di regolazione psicologica che resteranno strutturali nel corpus: Ada, la dottoressa Nauer, e il diario stesso come strumento. Ada compare nell'entrata #11 (10 luglio, appunti sparsi) come detentrice di una saggezza pratica e non clinica: l'analogia tra la mente e un appartamento da tenere in ordine è esplicitamente attribuita a lei, e Parker l'accoglie come un'indicazione operativa che fatica ad attuare. La dottoressa Nauer è il polo professionale, il luogo dove si portano le emergenze, come documenta l'entrata #10. Tra i due poli, il diario funge da dispositivo di regolazione intermedia, accessibile in qualsiasi momento e in qualsiasi condizione, come attestano le entrate vergata di notte, di prima mattina, in locande di paese, su tabulati d'ufficio dimenticati nella valigetta.

L'entrata #31 (30 luglio), in cui Parker descrive il rilievo in noce appeso sopra il camino spento raffigurante un uomo che scala un'altura con i pesi sulle spalle, rappresenta forse il momento di maggiore chiarezza di questo repertorio regolativo: "Elli mi ricorda lo che so di non aver bisogno di ricordarmi." È una delle rare occorrenze nel corpus in cui il soggetto mostra una capacità di simbolizzazione matura, senza eccessive mediazioni linguistiche. L'immagine lavora per lui; non ha bisogno di spiegarla.

Osservazioni conclusive

Il periodo giugno-luglio 1923 stabilisce con una coerenza quasi sistematica i parametri psicologici entro cui si muoverà il corpus successivo. La lucidità autocritica che non produce modificazione del comportamento, l'archivio relazionale tenuto in vita come musa, la frammentazione funzionale del sé, la dipendenza dalla scrittura come strumento di regolazione e la ricerca di figure di contenimento esterne: nessuno di questi elementi è casuale o transitorio. Sono le strutture primarie di una mente che lavora costantemente al proprio limite, e che sceglie di documentare tale lavoro con una fedeltà che raramente trova eguali nei diari del periodo.

Questa documentazione, però, non è mai neutrale. È sempre anche una costruzione, e l'entrata #1 lo dichiara con la franchezza involontaria di chi sta cominciando qualcosa che non capisce ancora del tutto. Il diario di Arthur Parker nasce come atto d'amore impossibile. Il seguito, come sappiamo, è la storia di un uomo che impara a vivere con questo fondamento senza mai del tutto dissolverlo.

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