Senza “O”
Pareva la fine dell’ennesima estate
Sul vibrare echeggiante dell’ultima cicala
E sussurravi cheta dalle tue calze spaiate,
Sdraiata tra le sedie della sala,
Che i primi freschi del mese
Saran le mani che mi cercherai,
Che i caldi camini di castagne
Saran gli sguardi che mi ruberai,
Che i cremisi stemperati del paese
Saran la lacrime che celerai
Tra una felpa, una sciarpa, una pigna,
Sarai l’infinite estati che mi regalerai.
Me “e” te.
Senza “o”.