Miraggio
La riva del fiume brillava
Com’un quadro senza nome
Tra minuscole gocce di rugiada
Poggiate su denti di leone
E s’un riflesso rosso e arancione
Dipinto sul pelo dell’acqua,
Ancor assopita nel tremore
D’una notte non pronta all’alba.
La solita, forse più fredda, brezza
Appiccava alle gote un incendio
E un ragazzo e una ragazza
Seduti, avvolti dal silenzio,
Nel sentore d’erba e arancio,
Si godevano la carezza
Del vento umido e stanco
Che pe’ i campi si strozza.
Marie vestiva come sempre
Quelle maniche lunghe a lei care,
Con righe per lungo bianche;
Il vestito di preziose lane
Cadea sgraziato oltre il ventre
Ov’i suò jeans baciavan le gambe
Incrociate sull’onnipresente
Smorfia di chi amava l’estate.
Pierre staccava per pigrizia,
Una maglietta una volta nera
Abbracciata d’una grigia camicia
Senza bottoni nè cerniera
E i calzoni in cotone da sera,
Stropicciati tra le trame vinaccia
Arrotolati in qualche maniera
Per mezzo dito sulla caviglia.
I due fissavano le onde,
Minute, concentriche, effimere
Create dalle bestiole che, dalle fronde,
Planavan sull’acque libere,
Le frasi ancora da decidere,
L’elenco infinito di domande,
Tutto ancora chiuso a stridere
Nella testa ancora sognante.
Marie avvicinò la sua mano
A quella del ragazzo, ora distratto,
Voltandosi elegante, piano,
Verso quell’occhi color asfalto.
Lui la sfiorò con lo sguardo,
Abbozzando un sorriso amaro
Accompagnato in ritardo
Dal ciglio inarcato dal sarcasmo.
In quell’istante, Pierre, si perse
Nei pallidi riflessi del fiume
Dove giurò che nel nulla apparse
Il film di què giorni, fatto di luce:
La ragazza sedea come le muse
Leggendo con fare inerte
Qualche saggio d’amor e brame
S’una panchina sotto le querce;
Fu lì ed allora che, fegato avanti,
Pierre provò a parlarle, infine,
Calmando i suo’ arti ardenti
Ripetendosi mantra di sere prime.
S’incrociavan le mattine,
I pomeriggi, le notti, tra le genti,
In biblioteca, in classe o un cortile
D’amici a una festa di studenti.
Cambiar giro, passar lontano
Solo per tremar nello sperato
Rubarsi un cenno con la mano
O un mezzo sorriso accennato.
E, Pierre, quel viso delicato
Non lo rimuovea dal pensare:
Que’ mondi, dal mascara abbracciato,
Due occhi che parean parlare.
Gli era come se il resto, il tutto,
Al di là della sua figura perfetta,
Fosse sfocato, inutile, brutto,
Una tenaglia, allo stomaco, stretta.
I soliti convenevoli sull’anno distrutto,
La scuola, le sfide, qualche cliché,
Poi questioni di età, spontaneo duetto
Sull’educazione moderna, Sartre e Voltaire.
Si videro, un crepuscolo sfacciato,
Lontano dai rigori, solo parlare e bere,
Appoggiati al contorno annoiato
Della monotonia del quartiere.
Marie si perdea’n quel pensare
Sì, ch’è grazioso, arguto e interessato,
Non proprio un fisico per lottare
Mentre lui stava a busto stirato:
Quel palmo, forse, più alto,
L’acconciatura da cuscino,
Qualche sospiro di barba in volto
E il riflesso pallido del corpicino
Che stonavano col guardo fino
Intriso d’ammirazione, nient’altro;
E forse era addirittura cattivo,
Pensò, giocar con lui sì tanto.
Marie confondeva con le cicale
Il sorriso che gli regalava
Tentennando sullo strale
Che dal suo torace pendeva
Che poi, che poi lo sapeva,
Pierre che prenderla tale
Una guerra impari pareva,
Rassegnato al suo sognare.
Sì arguta, svelta e delicata
Si ponea la fanciulla francese
Alla corte più che spudorata
Di tutti i gastoni del paese
Eppur, senza vaghe pretese,
Se la gustò accalappiata
Una sera come mille sere;
Era distrazione agognata?
Quell’effusioni a un respiro
Alle quali lei pronta scappava
E le dialettiche, un mezzo sospiro
Ov’anche la speranza giaceva.
Sul fiume, il presente tagliava
Com’un bisturi al cuor persino
Mentre, quel pelo troppo brava,
Sciorinava il loro destino.
Schietta e diretta’n favella,
Pierre le dedicava il tormento
Co’ smorfie di labbra e spalla,
Col discorso che tenea dentro
Ché fu un niente di tanto,
Una digressione che scavalla
La monotonia, un incanto,
Una raffinata storiella
Un’impalcatura di desideri
Ch’adornava il castello a metà
De’ meravigliosi pensieri
Ch’ora odiava più che mai.
Ma allora cosa non va?
Ricominciare lo “ieri”
Ripristinar quello stand by
Dell’esser solo stranieri?
Si rimisero le scarpe a’ piedi
'Ntorno all’erba soffocata
In due effimeri crateri;
Una mattina ormai passata.
Pierre si ritrovò allungata
Giro i suoi fianchi austeri
La mano della spasimata
E addosso i suo’ occhi neri;
Lo baciò in punta di piedi
Sulla gota arrossata,
Uno di quei baci seri,
Un bacio da sconosciuta.
Il ragazzo restò impassibile
Sguainando la spada
Contro il cuore instabile,
Ora torrente di lava.
Testa ed occhi in luoghi diversi,
S’allontanarono ancora
E Pierre, a pensier spenti
Decidea la prossima ora:
Se smarrirsi nell’aurora
Dell’avvenimenti persi
O rivedere, a scuola,
Que’ suoi occhi diversi;
Dalla tasca, come svogliato
Estrasse un foglio bianco
Troppe volte ripiegato,
Ironico per lui sì franto;
Si ricordò giust’in tempo
La sostanza dello stampato
E ora’l cestino e’l disincanto
Quell’amor tenean bracciato.