Marco Delrio

PoesiePoems

Meraki

Si cade 'ncora ov’ormai vite 'ndietro
Ti gettai, tra l’errori e ‘l cheto uccidersi,
Nei tappeti scompigliati dai cocci di vetro
Che riflettean discorsi de’_'n voler perdersi

E l’ultime cose non dette che, a pensarci,
Fan del detto il più superfluo dell’errori;
Sì ch’ancor veglio dì per dì a sperarci
E negar qualsivoglia, dal fin all’albori,

Ed odiarmi ed odiarci e mancarsi
E poi 'l cranio sul legno, che 'n fa male
O forse non abbastanza, e 'l solito
E cruento silenzio del vuoto ch’indomito

Inquina 'nche l’eco del gaio pensare
Chè forse, 'sì è fatto il sentiero del poi,
Di frasi ritrite ch’impiccio e svanvero
'N cerca del senso, quel senso di noi

Ch’infine non fu, chel noi che macero
E 'n riesco a scordare per strada
E 'n riesco a 'mbrattare di gioie
E 'n riesco, non riesco, per casa,

A sommerger di fumo e di noie,
C’la nausea del farsi coraggio
Soltanto per pena, obbligo, caso,
Coll’abiti nuovi che planan adagio

Sui solchi affamati d’un viver randagio
E penare, pensare, dannare i tuo’ cieli,
La sete d’urlare e tornare a spirare
Di noi, solo noi, di ieri e di ieri;

Ricordi i ricordi di noi 'n mezzo al mare
Di 'lo che 'n si fa, pondera o dice?
E iva a mille, sia l’anno, ch’il core
E ti dicesti, mi dicea ‘sì felice

Tra due sorsi, quiete e 'l torpore
E sì, 'sì 'ncor resto, 'sì sto,
Contando l’ore, coll’occhi 'mbriachi
Di quel che non avremo e non ho,

Colli strascichi del nostro meraki.