Marco Delrio

PoesiePoems

Al Confine

Esiste anche una versione alternativa:There is also an alternative version: «At the Border»

Mi culla violento il gigante grigiastro
Senza badare alla mia colazione
Contornato da vuote poltrone
Quasi coscienti del ventre del mostro.
Un’occhiata priva d’emozione
Rapida e fredda degli ufficiali
E stento a mostrar le credenziali
E non mi degnan d’attenzione.
Sfumano i mille dialetti locali
Al cambiar la locomotiva
E più in là un’altra serpe arriva.
Penso ai giorni, tutti uguali.
Quelli degli inservienti, checché si scriva
Han fatto tesoro della minestra
Di noia e mali, vista dispersa
Nel detergere ogni stiva.
Arriva il fischio oltre la finestra
Spezzata dalla tenda giallina
Che già dalla prima mattina
Mi parla di un giorno di festa.
Dondola e arranca, si china
E si contorce sul solito metallo,
Confine di mappe, ma ballo
Come se fossi di nuovo alla cima.
Le ore son lente e in fallo
Quando siedo nel mio pensare
E così rapide, forse amare
O forse sono di nuovo in stallo.
Sembriamo in zone a me care
Eppure piccoli difetti sparsi
E massi dal tempo ormai arsi
Mi costringono a non restare
Come se nei pochi momenti scarsi
Per veramente fare un gesto
Avessi modo di uscir presto
E lasciar il cuor mio qui insediarsi.
Melenso e inutile rimetto in sesto
Il mio sedermi un po’ spaesato
Tra il vento elettrico gelato
E il mio vestirmi buio pesto.
Qualcuno sale, qualcuno andato
E poche soste fino all’arrivo
Ma di 'sto posto non ne scrivo
Ché già mi vorranno impegnato
E come eroe, come divo
Scendo serio coi bagagli
Metaforici e non, gli sbagli
Con cui convivo e sopravvivo.