06/05/1926 – #1041
Oi ho avuto di che ricuperare molte obbligazioni presso la contea di Wedgeville. Il signor Tinsteel e ‘l signor Cauque hanno ottemperato all’urgenze del progetto Kryomont presso Lake Bird e Overknow. Non ho mosso confutazioni alle nuove che son giuntemi da codesti luoghi. Son ben certo ch’hanno effettuato un travaglio accettabile ne’ limiti. Di più, ho di che concentrarmi sulla ripresa mia dell’ultimi giorni, tentando di ‘n sfociare ‘n un collasso repentino ch’avrebbe di che demoralizzarmi non poco. La contea di Wedgeville, oi, ha dimandato non poco della mia condizione fisica già_alquanto precaria poscia l’ora tarda d’iersera. Ho completato tutto lo ch’aveo di che fare, tuttavia, ed or attendo ch’il sonno giunga sin ritegno, in vista della levata presta di dimani ch’ha di che spingermi fuor del giaciglio mezzora dopo la terza ora. Alla sesta ora della mane debbo trovarmi ‘n Verily ove m’attenderà ‘l signor Tinsteel. L’Activa Corp. del luogo non dovrebbe richiedere molto del contributo mio, e conto d’aver di che sortire verso l’ottava ora della mane pe’ giungere ‘n la contea di Augustine e completare l’ulteriori obbligazioni Frontprice che m’attendono. V’è poco di che dire d’oi. Orbene. Mento. Essìa. V’è una locanda ‘n Lylcoin. Si chiama Timbernight. Coll’anni, il luogo è divenuto punto d’incontro pe’ molteplici individui la cui sola mira diviene la ricerca d’un qualcheduno col quale passare tempo di qualità giunto e, quissà, incipire un rapporto ch’abbia di che ser significativo e lungimirante. Non n’ho discusso mai ‘n precedenza. Chessìa pe’ vergogna, pe’ la palese superficialità ch’un luogo dalle siffatte sembianze e costumi abbia di che contrare colle mie idee, o pe’ mera pigrizia. V’ho messo piede, oggidì. Non colla speme d’aver di che soluzionare la mia solitudine – chì ben la tratto qual tesoro ed ella fa lo stesso meco – ma poscia le recenti riprese dell’umore mio ch’hanno un poco la lena d’esercitare la mia_attuale affabilità coll’individui di torno. Per vero, vi sarebbero molt’altre maniere pe’ sperimentare tale mio vezzo, ma ‘l bene che deriva d’un luogo qual il Timbernight è ‘l medesmo animo effimero e leggero che ‘n dimanda molto delli clienti o dell’avventori: parecchi, quissà tutti delli dialoghi ch’ho intrapreso lìvi didentro s’han defunti sin alcuna conseguenza. Mento ancora. Quissà ho mentito ‘n precedenza riguardo. Conobbi Susan al Timbernight. Il primo dì che vi entrai. Sin brame, aspettative, o disìi. V’è un frammento dimmé ch’orora_anela vagamente ad una divagazione simile, un qualché che m’avulga dall’obbligazioni Frontprice e Kryomont, dal vacuo esistenziale, dall’astrattismo del mio perpetuo ire tra i dì. Anche se ciò puote significare cedere un poco all’animo primordiale. Ch’ì ben detesto. Il Timbernight avrebbe dovuto ser tale quel dì lontano ch’incontrai Susan: non era ne’ piani miei lassare un ulteriore brandello dell’alma mia presso un’altro petto. Orsù, quissà questa è storia pe’ altri momenti. Credo di poter contare sulle dita delle mani soltanto quanti minuti ho speso lìvi didentro. Ma è qualcosa già. Debbo d’ogni modo esplorare tale opzione. Sebbene, col senno di poi, ben so ch’il mio inconscio sta perlustrando l’anfratti de’ mie’ dintorni ‘n cerca d’un’altra Susan. Non verrà, ben lo so. Come non verrà un’altra Allison. Perché mai son finito a ciarlare di cuore, oi?