21/04/1926 – #1026
M’è stato arduo, oggidì, completare tutte l’obbligazioni della Frontprice presso le contee di Naught Port e Greenrice; l’occhi han pesato, nonostante l’ore di buio ove paio ‘n aver mosso arto didentro al giaciglio; il passo temporeggiava, le fibre muscolari aveano di che maledire ‘l mio rincorrere l’urgenze; ho limitato la favella colle poche impiegate di ricevimento delle fabbriche e nulla più, col viso contratto ‘n una spossata smorfia di disinteresse che pur la màscara solita mia avea di ch’evitare di posarvisi in dosso. S’il proseguio de’ mesi ha di che ser tale, debbo agire ‘n maniera differente ‘n qualché. Vi sono alcuni intrugli rinvigorenti ch’ho di che ingollare al mattino, nulla che ‘n si trovi alla botteghina d’ogni crocicchio, e, quissà, debbo dimandare alla dottoressa Nauer un qualché ch’abbia di che governare ‘l mio stato umorale. Ho colloquiato con ella, di ritorno dall’obbligazioni fuori da Lylcoin, ed ho tentato di venire a capo de’ crucci che paiono ‘n cessare d’affliggermi. Per vero, oi, come ‘n l’altri dì di codesto recente trascorso, ho risposto ai telegrammi di Lilian, Juliet e William, sin dare loro idee chiare sulle mie reali condizioni, per quanto William sappia già molto – Lilian e Juliet inniorano del mio travagliato presente. Pure con essi non nego d’aver faticato a trasparire ‘n una maniera leggera e sin massi sulle spalle; ciò m’inquieta. L’unici fugigli costanti che sanano l’animo mio hanno di che rimanere ogniddì Lily e Jules, e veder incrinarsi anche i capisaldi dell’àncore mie, ha di che scaraventarmi presso la dottoressa Nauer ‘n meno d’una giornata intera. Debbo trovare, tuttavia, un armistizio colla mia ricerca introspettiva e stabilire alcune risposte: chiaramente fu l’incipio del periodo Kryomont, sopra di tutto la parte operativa, ad affondare la sciabola didentro le coste ed abbandonarmi ‘sì malconcio ‘n balia del mio malumore. Per vero, l’altre diagnosi ch’ho listato ne’ giorni addietro hanno di che cumulare a tale argomento, ma, per quanto le situazioni precedenti alla Kryomont fossero cruccio e avvoltoio didentro il mio cranio, è stato ‘l progetto inventariale ch’ha dimandato troppo, quissà nel momento più errato pe’ farlo. Ebbene, ‘sì è. Non vi sono soluzioni pronte o celeri che posso attuare, eccetto codesta salvaguardia difensiva e preventiva ch’innalzo cotidianamente, recidendo corrispondenze ed estremizzando ‘l mio minimalismo pe’ riguadagnare ordine e geometria dai dì. Non vi sono soluzioni ch’hanno di che donarmi un ghigno pago dall’oi al dimani e, quissà, vi sono altre ombre ch’ho di che scovare ch’hanno necessità d’uno spurgo scritto od orale, e ch’attendono meste didietro delle quistioni palesi ch’or occupano i mie’ dì ma fanno peso e spingono d’ogni modo. Ed anche ‘l mio cessare ogni vizio, quissà, ne viene al momento più errato, or ch’in fondo l’evasione e la distrazione che tali donavano aveano di che somatizzare ‘l nervo. Ben so ch’orora la lucidità esacerba ulteriormente ‘l mio malestare e ch’in fondo tale è pregio e non malasorte. Eppure non v’è quiete nell’ore dei dì, ch’imperterrito ‘l tintinnìo d’un cogito e poi l’altro e poi l’altro ancora sovviene pe’ grigiare viso e atteggiamento. Fatico e poco ho di che potermelo permettere ‘n codesto periodo. Ed ì che tròvomi a fissare sfuocato ‘l nulla innanzi col cranio che danza d’un’ansia all’altra, d’un timore all’altro, d’un vacuo all’altro, sin per vero donarmi appoggi ma sol altri_interrogativi. Orora vi sono molte ore prima ch’il buio raggiunga Lylcoin e le lancette siano ‘n una posizione consona pe’ coricarsi, ed ì, eppure, or bramo spengermi ‘n codesto istante, colla speme d’aver di che destarmi dimani e ch’ogni brandello sia tornato al posto proprio. Di contro, dimani ho di che destarmi per la quarta ora e dirigermi all’ennesima Crosspath in Bolinthos e garantire ulteriori eccellenze. Per vero, la ricompensa pecuniaria ha di che sollazzarmi non poco tra due settimane o poco piute, ma ch’ho di che fare col conio, salvo ‘l saldo delle pendenze, le burocrazie e il conforto pe’ Lilian? Nulla viene d’utile d’una carretta di ori se ‘n fondo nulla ha di che servirmi pe’ l’animo. E, quissà, mi viene di che ser grato di spendere molto del tempo diario ‘n una solitudine omai caratteristica, or ch’ho di che insegnare quasi le fondamenta d’un sano esiliarsi, or che nulla avrei di bene d’offrire a una compagnia domestica o saltuaria. Orsù. Ben so dove puntano le mire annuali, le mire concrete, le mire dello ch’ho di che fare. Quissà, debbo anche stabilire ove direzionano le mire astratte, le mire didentro, lo ch’ì punto a essere com’individuo. Codesta panoramica, chi sa, ancora manca.