08/03/1925 – #617
Debbo trascorrere ancora poco pi d’un’ora presso April Street prima di dirigermi in Greenrice – non avrebbe senso dipartire ‘sì presto ch’il complesso di stabilimenti ancor sarebbe serrato; mi lasso pensare un poco e rimuginare sulle proposizioni ch’ho per oi e su lo ch’è occorso ieri, probabilmente tentando di perdonare la mia scarsa prestanza fisica e mentale che ne ha delineato l’ore. Debbo ammettere che vìè stata l’occasione pe’ recuperare un poco di cose di che fare, coll’ore ch’ho speso nel meriggio perusando pe’ l’archivi, i registri e le cartelle di fogli e documenti ancor sin una dimora ben precisa. Quissà ‘l senso d’ordine ch’or essi si concedono non sia propedeutico al risorgere del mio benestare ‘sì assuefacente e frenetico cui tendo quotidianamente. Per vero, anche il mero ragionare su queste paginette appena desto non è un qualché di cui essere scorbutico riguardo, considerato che mi fornisce una sana dose d’iniziativa, idee e svuota un poco il cranio prima ch’inizi per vero il dì innanzi. Oi non ho molto di che fare pe’ la Frontprice – o perlomeno, non ho voluto fissare molti appuntamenti considerando la natura del dì da cui rivo – e mi limiterò a giungere in Greenrice verso la nona della mane, per poi spostarmi chetamente verso St. Yohan e Thrice, a pochi minuti di carrozza dalla stessa Greenrice. L’obbligazioni quotidiane non dovrebbero richiedermi poco più di qualche ora visto che debbo limitarmi a qualche tabulato informativo per conto della Milkalis e della Mowlmon, affari sia facili che semplici. Nel meriggio, di contro, e in linea colla previsione d’inizio settimana, ho predisposto svariate ore da dedicare allo sviluppo dei mie’ progetti secondari, quali la stesura d’una serie di approfondimenti sui racconti ch’or sto sviluppando, alcune correzioni sui brani da presentare alla riunione della Fox Reprise e, probabilmente, la bozza d’alcuni saggi recensori sull’ultimi tomi che mi son capitati pe’ le mani. Aveo considerato la possibilità di incontrarmi con la signorina Calvin ma credo che, se ho recepito dalla sua ultima epistola, sarà quistione del giorno successivo. A questo proposito ho tentato di lassare ‘l dì di festa ch’ha di che venire piuttosto scarno d’obbligazioni di modo da poter dedicarle più attenzioni possibili. V’è uno scrigno di criptici interrogativi riguardo quest’ultimo discorso ch’or non sarebbe leale ne’ confronti del mio rimuginarci s’ì n’esplorassi ipotesi e soggetive conclusioni – probabilmente attendere gli sviluppi di domani, della settimana innanzi e, quissà, de’ mesi ‘n arrivo, è la soluzione più razionale e assennata possibile. ‘Sì che coll’arrivo del buio, oi pensavo d’ir un poco alla taverna di Mark e lassarmi crogiolare nel fumoso e leggero ambiente coccolato dalle ciarle poco ispiranti dell’avventori della zona. Oi, di più, ricorre un qualche anniversario pe’l signor Tinsteel ch’or non rammento con dettaglio – debbo controllare le note appuntatemi a parte – e mi prodigherò a un minuto presente e corredata missiva di congratulazioni alla cui consegna penserà Watson, già avvertito nel meriggio d’ieri. Nessuna nuova da Gersburg o da Playbar – quest’ultimo luogo d’impiego e residenza della signorina Vermeer – e ciò mi fa supporre a un lieto scorrere della quotidianità. Non cessano le corrispondenze da e per Adelback, nella regione di Lakelike, ove le comunicazioni con Eleanor, per quanto triviali ed ermetiche, si mantengono diarie e di tiepido piacere.