Marco Delrio

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04/03/1925 – #613

Ancor non posso vantare le stesse frizzanti energie ch’han caratterizzato l’ultime due settimane ma oi non posso ser deluso del mio operato pe’ la Frontprice. All’ottava ora della mane mi trovavo già presso la Activa Corp. di Orreads poscia un tragitto sin problemi colla vettura temporanea che m’è stata concessa mentre il mio rottame viene chirurgicamente sezionato presso l’officina di Blackhand Burg. Ho tentennato ne’ dintorni di Naught Port date le numerose fabbriche ch’aveo di che visitare – all’inizio del mese, l’urgenze sono spesso triplicate in numero – e sebbene avrei potuto continuare sin problemi di sorta, ho deciso ch’alla prima ora del meriggio mi sarei diretto verso Lylcoin per completare alcuni tabulati presso il mio scrittoio e lassarmi recuperare completamente dalla recente spossatezza ch’ancor m’attanagliava da ier mattina. Inoltre, dimani debbo essere in Gersburg verso l’alba e ciò implica due ore di convoglio ancor prima che spunti il primo raggio di sole. Oi ho avuto modo di conversare col signor Tinsteel su alcune quistioni finanziarie in vista delli sviluppi del progetto Kryomont che quest’anno pare palesarsi tre o quattro volte più complicato rispetto l’anni antecedenti. Ne illustrerò eventuali dettagli o ragioni col tempo, probabilmente a seguito delle riunioni alle quali io e ‘l signor Tinsteel dovremmo dar presenza presso Fairing, un poco come l’anno passato, ove avremo modo di ottenere una panoramica completa sull’intenzioni che la dirigenza Kryomont possiede per quest’estate. Anche di ciò n’irò cronacando a tempo concessomi, essendo paragrafi lunghi e precisi ai quali non serve ch’ì dedichi pensiero io. Nel meriggio d’oi, di contro e cambiando argomento, m’ha raggiunto Ada pe’ una celere rassettata de’ quarti, che d’ogni modo vedono sovente anche ‘l mio fare durante la settimana, e abbiamo confabulato un poco sull’eventuali perfezionamenti ch’hanno di che farsi ‘n April Street. La mira mia principale è il consueto minimalismo di poco sforzo ch’abbisogna qualche spolvero a giorni alterni. Ada propende pe’ alcune addizioni eleganti e dallo sfarzo composto ma palese e, per quanto le trovi pleonastiche e opposte al mio essenzialismo di fondo, credo vi sia un punto d’incontro da qualche parte pe’ li stili offerti, sopra di tutto poiché tendo a fidarmi parecchio d’ella che ha fatto dell’organizzazione domestica l’intera sua professione. Inoltre non urta mai ricordarmi che la di lei dimora è un lieto guardare, nonostante l’eccesso di ninnoli e rifiniture sin utilità che ne puntinano fin i fugigli. Virando completamente un’altra volta, rimuginavo, poco prima di pormi a scribacchiare su queste pagine, che v’è dell’attrito inusuale nel mio ritagliarmi ‘l tempo pe’ buttare in parole i pensieri e debbo comprendere se di fatto deriva da una mancanza di stimolo o se vi sono ragioni materiali e agibili all’istante per intervenire. Me ne rendo conto quando ‘l pensiero mi si posa sulla pila di fogli gianchi ancor da pittare colle mie vanvere e percepisco alcuni strattoni frenanti, come s’il maginarmi discorrere ‘sì come sto facendo adesso sia più una fatica ch’una ricompensa o uno sfizio checché sia. Eppure, codesta solitanza tra ‘l creativo e la disciplina terapeutica marca molti de’ requisiti che dovrebbe possedere una sana attività ricorrente. È nettamente misurabile in striscie e in pagine, produce un risultato concreto di valore e sopra di tutto, stimola l’essenza stessa della disciplina che mi par d’aver inniorato ‘sì tant’anni addietro. Sin scordare che si tratta di collezionare la maggior quantità possibile di pensieri e memorie su fogli che, anche se quissà non leggerò mai nuovamente, solidificano quella necessità di rivivere un poco il giorno appena scorso pe’ trarne spunti, lezioni e schiaffi. Un poco come narravo nel prologo del primo libriccino. Orsù, quissà è tutto derivato dalla recente paludosità di carne e spirito, la che lamentavo ieri e poco fa. Avrò di che commentarne a seguire se lo reputerò necessario.