Marco Delrio

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25/10/1923 – #118

Mi serviva solo smarrirmi ‘n un sonno sin pensieri e sogni, sì raro e fugace ma sì splendido, col senno del poi, anch’all’ora di stamane, molt’ore prima dell’alba, quando, pe’ i soliti obblichi lavorativi mi son trovato a uscir di casa nel petrolio offuscato d’una Lylcoin che mi ignorava ancora. Barrel Street giaceva in una simile coltre zuccherata, tagliuzzando col suo grigiume il respiro solenne dell’autunno. Claudette e il signor Tinsteel son stati molto comprensivi verso la mia odierna prestanza mediocre e, anzi, con il loro goliardico schernire, hanno rinvigorito il mio ottimismo fin a un livello ch’oggi non avrei creduto possibile. Le nostre strade, poi, si son divise a metà mane, pe’ impegni svariati e incompatibili; impegni che m’han spinto fino a Knighthill, alla Crosspath Factory del luogo, esiliata in una periferia anonima e scocciata, accerchiata da carrozze frettolose ed erbacce ambiziose. Purtroppo, ho dovuto rimandare molti dei miei discorsi preparati a causa d’un’emergenza all’interno della sala macchine. Nel trambusto dell’incompetenza di gestione degli addetti dello stabile, son riuscito a malapena a fissare un ulteriore appuntamento con il responsabile della produzione, sebbene il tutto mi scombini davvero molto i piani di quel che resta di questa settimana. Con la solita fame ‘n testa ch’aveo scordato ieri, ho raggiunto le mie mura qualche ora dopo ‘l pranzo, ch’oggi ho completamente scordato; qui ho ritrovato quell’Arthur Parker che‘n tanti bicchieri ho cercato e affogato ieri, qui ho ritrovato quel sorridente arrangiarsi tra un’epifania e un errore in apparenza imperdonabile. Sicchè m’ha raggiunto Ada, ho scritto, letto e sghignato quel che basta per riuscire a far, con un passo solo, due scalini, e recuperare quello che ieri m’ha fatto mancar la presa e tornar dietro.