Marco Delrio

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Frammento #105

S’addensava lungo l’infisso una trina opaca, più da colaticcio d’ombra che da respiro umano, e l’aria — se pur potea dirsi tale — parea ricalcata da strati d’un tempo spoglio, senz’ore né rintocchi. La parvenza d’un ciglio sfiatato tremava, ma non d’occhio, bensì di vetro stanco, com’un ciglio posto su lastra o memoria, ché certi affacci non appartengon più a chi li regge, ma a ciò ch’infisse ne rimembra. Le piume, spente d’ali ma non d’agitazione, trasudavano un moversi sghembo, casi non calcolato ma pur presente, com’un battimuro che permane in sogno pur non sapendosi udito. Nissun corpo in cornice, né suono verace, ma ‘l barlume d’una voglia che già fu veduta ma mai detta, e che si struggeva — da sé, forse — pur di non esser sciolta se non nel tremore d’altrui, ch’ella aduggiasse con lentezza.