Marco Delrio

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Frammento #033

Dissolvenza, sbriciolo d’ora sospesa d’in tra battiti e screzi, là-dd-ove ‘l torto d’un alito confondea cartaccia e mancanze; accavallati, gli stenti sgusciavano sui rimorsi, traccini di trame abbandonate, e quivi l’ombra non sfuggiva e si disfacea, ricomposta in grumi di faville stinte. D’in tra li groppi d’una parola ammutolita, il foglio stentava a trattenere ‘l levigare d’un moversi stanco, piegato su ei medesmo qual ricoglio sfilacciato, e ‘l diradarsi d’un sospiro marcato e ben pacato, disvelava lembi di cogito sparso, che più ‘n cercava ordine ma sol il peso dello che resta. Nessuna storia si spandea, sol frammenti d’atto sospesi, ‘l passo che volge e s’inarca sin meta, un atto che ‘n sussiste né sfugge e termina pe’ incagliarsi nel fluire incerto d’una vita spezzata, inventata a stento, col fiato trattenuto d’in tra le pieghe d’un ticchettio sfumato, torvo, irrimediabilmente smarrito, casi cancellato, oramai, mia regina.