Marco Delrio

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Frammento #031

Sfiatava da fanghìna lattescente una rasciuga schiumosa, rattoppata d’acquetta che già non ristagna ma tracima, e in essa l’affondo non facea da specchio ma da ribattuta, ché quel ch’ivi tralucea parea reliquia viscida d’un abbozzo disusato, privo di naspo e di cigliatura, sbollito come corna d’icneumone in dissoluzione. Dal lastricato, zampillava l’incartamento roco d’una slitta balestrata, le cui ruote s’appiattivan per stroppio e confittea scagliosi vapori che mulinavano tra borra e strusciamento. Lìvi, ciò che fu forma s’abbassava in polvere umorale, e l’urto, sin rintocco, pareva già scarico, ché ‘l viavai non vi corrispondeva per compimento, ma per scorza d’urgenza: ‘l tracollo che s’annida tra tallone e dovere. ‘N quel riboccolo, tra sgorbî e svirgole, s’appianò la retinatura d’un mento già sbocciato: ed ei, pur sin peso, parve essersi disciolto. Bastò lo sfrigolio.