Marco Delrio

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Frammento #028

Sbrinava colla scopa l’orlatura d’un battente a mezzo chiuso, ché l’andito non schiudea verso ma ricacciava in giacitura, e l’abrasivo d’un setolato stanco spingea salivazzi di scorza sin cantuccio, dove ‘l fango si grattava co’ bottoni d’una giacca appesa sin scusa. D’in traverso, sguainata tra la cornice e ‘l traversone, la foggiatura d’un altoparlante girava ‘l rombo d’una litania già scalza, ch’intonava col flusso la stessa nenia. L’orlo del grembiale, chiazzato di zolfo, stazionava su d’una pedagna franata, e la tunica, che si tenea su com’una vesta, non parea scelta, ma lascito d’un corpo che più ‘n anela vestimento. S’udiva l’arsura del vetusto percolare, come ‘l rimbombo d’un fiasco mai levato. Cada folata che pigliava la mente, la piegava per vagheggiamento appena e per svuotamento. E il recipiente d’oppio su la credenza restava dove ‘l dito l’avea scartato.