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Frammento #024
Scrocchiò l’innesto tra placca e strozzino, ché la levetta, strofinata in fingimento, s’era sfibrata d’un tremito per torsione riflessa; ne venne un rimbalzo ottuso, come sfiato d’ampolla mal saldata, e ‘l chiarore tentò, sì, ma non sfondò la schermatura: si sbriciolò in residuo fotonico, appena trasudato su vetro d’antiappoggio. Tra bulbo e dorso, l’impronta lasciò stame d’un attrito sopito, ché la piega dell’epitelio, se pur d’istinto, non mentì: s’affisse su gommosità calcata, più simile a patina che non a memoria. Quivi il recinto smise d’emettere. E l’apparato, nudo del suo senso, s’affossò nel vano, ché l’interruzione, qui, fu d’origine tattile — e mai riparabile.