Marco Delrio

CanzoniSongs

Sentimentalismi Generazionali

C’era la neve a sporcare le strade;
Sarà stato gennaio o giù di lì,
Col temporale schiacciato sul mare,
In sottofondo un film di James Dean;
Una palude di strane domande,
Lo so che ti annoio, son fatto così,
Col mio parlare di tutto e di niente,
Un marinaio in un oceano di gin

E c’era il tuo lieve lasciarmi passare,
Cadeva il silenzio del mercoledì
E, senza difese, dal mio davanzale,
Piangevo al triennio volato in un dì.

Rime deluse cantavo per fame
Su un orrido arpeggio, ogni weekend;
La noia palese e parole insensate
Gettate su un foglio, di notte alle tre.
Cambiare paese, cambiare risposte,
Il libeccio di maggio mi porta con se
Ma nel veronese ti vedo viaggiare
E, se avessi il coraggio, verrei a dirti che

Ricordo il tuo greve non considerare
L’eccentrico stronzo che sono, e vabbè,
Non basta l’assenzio o il mio stornellare
A scollare il mio culo da questo parquet

E ancora piove sul mio marciapiede
E calpesto, distratto, una pozza di tè
Coi miei stivali da finto borghese,
Tra il tanfo di marzo e del tuo narghilé
E un gioco di leve per alzar le persiane
E scrutare il mercato di vecchi cliché
E ti vedo insieme a un uomo normale,
Forse più bello e noioso di me

E noto le rughe del tuo divenire
Rifarti il contorno del viso, cioè,
Intendo si vede che adesso stai bene,
È palese non fosse destino, ahimè.

C’era la vita a sporcare il mio fare,
Sarà stato uno sbaglio volerti per me
Ma, scusa, alla fine, che c’era di male
Nel poetare a braccio e cantare di te?
Ed ogni mattina a cercare l’odore,
Dentro al lavabo, dei fondi di caffè
Che, con le dita, tenevi a giocare,
Sciogliendoli piano e ridevi, anche se

Sembrava una breve metafora amara
Di quello che siamo, eravamo, giacché
Io, dalla tua mano che mi sorreggeva,
Mi sciolsi in un fiume di “ma” e di “se”.