Marco Delrio

CanzoniSongs

Diacronia Referenziale

Assopita, ciondolavi in una blusa di picché,
Stiepidita, tra le mani, una copita di ruché;
Pasmoffile senza vasi abbandonate sul parquet
Tra i “perché” lanciati invani al suo riflesso sul Monet
Ma non odi il suo atteggiarsi dietro un amber di Bruxelles
Ma quei futili discorsi sul domani, Dio o checché.

“Che fatica…” mormoravi, era finita ormai testé
E, tra le dita, gli origami da memento demodé;
Mille rime senza frasi ricucite sul mohair
E un sorriso che sfuggiva da due anni o, forse, tre
Ma non odi il suo lasciarti tra le strade di Saint Pierre
Ma quell’ultimo guardarsi da lontano, come se

Fosse valso a chissa che ignorare la felicità;
Forse questo è maturare o, forse, è tardi alla tua età.
Fuori è terso ed informale tra i selciati di città
E fanno a gara per parlarti tra un daiquiri e un sazerac;
Perlomeno, quel momento di caciara e ariosità
Sa di caprifoglio e menta e, forse, è solo libertà

E rincorri con la mente quel frammento di Huysmans
Che ripeti erroneamente in un inferno di Gauloises
E lo vedi naufragare in un ricordo, nel suo frac,
In un sorriso ormai nascosto dietro i suoi semordnilaps;
Perlomeno, ora, il silenzio è intriso delle amenità
Ch’eran mere fantasie anche solo un mese fa

E oltre quel velo rosé di frasi fatte e monotonia
V’era nostalgia di te, vera vita o quel che sia
E, oltre quel senso di sè, di malinconia follia,
V’era nostalgia di te e d’iperbolica allegria.

In un boulevard cremisi si sfocava un ritmo folk
E meriggiavi, spensierata, nel disagio di un tailleur,
In un poutporri di lividi, metaforici e oltrennò,
Incrociavi il suo profilo che approdava in rue Margaux
E lo adori quel timore che nasconde col trench coat
E la voglia di discorrere finché va, sai o si può.

Tramontava sulle ante sverniciate del trumò,
Lui ammirava, sorridente, il tuo taglio alla Monroe
E cadde inesorabilmente un buio lieve su Bordeaux
E ti dipinse sulle gote quel suo quid catartico
E, forse, questo è stare bene, questa dissonanza in Sol
Che cominci ad apprezzare quando ti ci abitui un po’.

E oltre quel velo rosé di frasi fatte e monotonia
V’era nostalgia di te, vera vita o quel che sia
E, oltre quel senso di sè, di malinconia follia,
V’era nostalgia di te e d’iperbolica allegria.