Barche di Carta
C’è la scia di una sirena dentro ‘l vuoto della sera,
Noi di nuovo senza cena, col respiro in quarantena
E che follia sfiorarti appena col tuo sguardo che mi sfregia
E le retoriche di scena con la voce che mi trema.
10:10 e bisbigliavi “Forse è meglio se non parli…”
E le tue mani nei capelli;
Troppi sbagli troppo belli,
Troppi anni che t’aspetto in un silenzio fanciullesco
E son due giorni che non dormo e a mangiare non ci riesco.
Resto al freddo d’un messaggio, tra un arpeggio e ‘l tuo miraggio,
Insulto un vetro di passaggio e gli occhi urlano allo specchio
Che forse tutto andrà a puttane e pensarci mi fa male
Ché sei il mio attimo di pace, sei un casino che mi piace
E forse è solo un temporale che mi scaglia ad abbracciarti
Ma non riesco a respirare e, forse, è inutile provarci
E chissà se un “chissà” questa sera ti basta
O vuoi una fiaba che resta e non un cuore di scorta
Ma ti tengo nascosta in ogni strofa perfetta
E, persi in questa tempesta, noi
Siamo barche di carta.
C’era il tuo viso sfocato, stamattina sul cruscotto
E un profumo al cioccolato tra le frasi che m’hai detto
E, dentro un semplice discorso che t’ho scritto un po’ di getto,
C’è nascosto anche il tuo nome, dietro inutili parole
E si spegne anche la luce e finisce la canzone
E non so più cosa dire e non so più cosa fare;
Torna ancora un paio d’ore ché non so più dove andare
E, forse, non potrà durare anche se non può finire
E chissà se un “chissà” questa sera ti basta
O vuoi qualcosa che resta e una fiaba diversa
Ma ti tengo nascosta in ogni strofa perfetta
E, persi in questa tempesta, noi
Siamo aerei di carta.
E chissà, se ti va,
Ogni giorno che resta,
Puoi sorridermi e basta
Ché alla fine mi basta.